[il caso] Il grande cantiere dei riformisti si mette al lavoro. Renzi a Letta: “Confronto sui temi”

Il leader di Iv lancia la “Primavera delle Idee”, per dare identità e contenuti ai nuovi libdem italiani ed europei. E sulle alleanze: “Mai con i populisti”. Oggi i lavori di la “Base” di Bentivogli e Cottarelli. Ieri il seminario di “Libertà Eguale”

Enrico Letta e Matteo Renzi (Foto Ansa)
Enrico Letta e Matteo Renzi (Foto Ansa)

Tutti pazzi per il riformismo, parola magica cui si affida il ruolo di risollevare la “politica” intesa come arte e mestiere della gestione e della guida della cosa pubblica dopo anni di sconfitte anche clamorose. Se non tutti, sicuramente la parte di “campo” del centrosinistra perché quella del centrodestra pare aver già ritrovato senso e sostanza e collante in forme evolute di populismo e sovranismo. Nel sabato in cui inizia la primavera, suggestione scelta non a caso, sono state lanciate tre sfide interessanti in nome del riformismo. La proposta più strutturata arriva da Matteo Renzi e Italia viva, i responsabili dell’arrivo di Mario Draghi alla guida del governo italiano, ha presieduto la quarta assemblea nazionale del partito e ha lanciato la Primavera delle idee, “tre mesi da oggi al 21 giugno in cui aprirsi, ascoltare, usare questo tempo senza elezioni per capire cosa vuole il paese. E per capire noi liberal-democratici italiani ed europei cime definiamo la nostra identità”.

La parola chiave

Oggi si ritrova - da remoto come tutte queste iniziative in tempi di Covid - anche “Base Italia” di Marco Bentivogli e Luciano Floridi, progetto a cui partecipa anche Carlo Cottarelli, la rete che ha come obiettivo quello di tornare a far vincere il riformismo. E per farlo, citando le parole di Bentivogli, “vogliamo partire dalle idee ma senza fare il club dei competenti e senza morire di chat e aperitivi”. Sempre ieri si è riunito il gruppo di “Libertà Eguale”, il Think tank saldamente ancorato nel Pd, presieduto da Enrico Morando e Stefano Ceccanti, da sempre critico rispetto a certe derive grilline e vigile rispetto a forme sinistre di populismo, statalismo e assistenzialismo. La giornata di confronti di idee si è conclusa con l’invito di Morando “al confronto plurale per i riformisti di centrosinistra per contribuire a costruire la nuova coalizione di governo impernia sul partito a vocazione maggioritaria”. Che sarebbe il Pd al suo ultimo tentativo di rilancio e di ritorno alle origini sotto la guida di Enrico Letta. Anche il neo segretario ha messo la parola chiave riformismo al centro della sua relazione programmatica una settimana fa.

"Con il 2% abbiano saputo fare politica"

Esistono almeno una mezza dozzina di definizioni “alte” di cosa sia il riformismo. Il concetto base è quello di una società che evolve continuamente cercando di dare a tutti uguali opportunità ma riconoscendo poi il diverso merito e di un’economia che premia e favorisce la libera impresa mettendo in primo piano i diritti e i doversi di chi lavora e di chi fa impresa. In nome della salvaguardia e della tutela del riformismo che è stata una delle cifre fondanti del Partito democratico, Matteo Renzi ha fondato nel settembre del 2019 Italia viva staccandosi da un Pd che lo accusava ogni giorno e in ogni modo di essere responsabile del crollo del partito al 18 per cento (dopo averlo portato al 40% nelle Europee del 2014). Oggi Renzi rivendica quella che è stato e di aver consegnato l’Italia nel suo momento più difficile a Mario Draghi. “L'avvento di Draghi è la sconfitta del populismo e il trionfo della politica con l'Italia che torna ad avere una leadership credibile a livello internazionale”. Ha voluto stimolare l’orgoglio dei parlamentari e degli iscritti. “Una legislatura iniziata con il ministro Savona che voleva uscire dall’ euro e Di Maio che incontrava i gilet gialli termina con l’ex numero uno della Bce, l’uomo che ha salvato l’euro, a palazzo Chigi. "Che vittoria” ha scandito Renzi in diretta streaming, con 500 mila utenti collegati, da un podio brandizzato Italiaviva#4 perchè è stata la quarta assemblea nazionale. “E il merito è vostro, della vostra determinazione in questi mesi, del coraggio di Teresa, Ivan e Elena (Bellanova, Scalfarotto e Bonetti), se in italia ha vinto la politica e ha perso il populismo”. Non è stato facile con tutto il mondo contro, attacchi da destra e da sinistra. E a chi adesso rappresenta Italia viva come “inutile perchè non più decisiva nella maggioranza”, Renzi ha ripetuto come “non sia questo l’obiettivo, cioè ritagliarsi una nicchia di potere”. Il partito è uno “strumento per la salvezza del paese”. E per essere più chiari: “Se ci fossimo limitati ad andare alla cassa per qualche posto in più, oggi l’Italia sarebbe in crisi nera. Invece abbiano un G20 da presiedere e io mi sento più tranquillo se a guidare tutto questo c’è Mario Draghi”.

La nuova mission

Ma basta passato e rivendicazioni. Un partito vive solo se sa progettare il futuro. Così il leader di Iv raccoglie la sfida di Enrico Letta sul riformismo e rilancia: dalle parole bisogna passare al confronto sui fatti. Giustizia e diritti in primis. Dove? Come? Il “luogo” di Italia viva si chiama appunto “Primavera delle idee”. La fase dell’ “Enrico stai sereno” sembra archiviata. Renzi riconosce il cambio di passo dei Dem grazie al nuovo segretario, “la novità del Pd guidato da Enrico Letta che rappresenta oggettivamente una svolta rispetto all'epoca di Zingaretti”. Un Pd che è stato “ostaggio, quasi stregato da Conte e dai 5 Stelle” ma chi diceva “o Conte o morte e voleva asfaltare Italia viva (il riferimento è a Conte, ndr) andando ad acquistare senatori di notte e di giorno, uno dopo l’altro, è andato a casa”.
Dunque, bene Letta ma ora occorre passare “dalle parole ai fatti”: sull’agenda e sulle alleanze perchè non si può andare alle elezioni in compagnia di “sovranisti e populisti” perchè non ci si può definire riformisti “se si accetta di stare nella cultura dell’odio, c’è una contraddizione in termini”. E Grillo fomenta da anni l’odio, contro le persone, “con la violenze delle parole che poi diventano bossoli”. Sull’agenda Renzi dice a Letta e al Pd che Italia viva è pronta al confronto su tutti i punti. Però è necessario appunto, passare dalle parole ai fatti.

Confronto subito su quattro punti

Ci sarebbe un test facile da fare, su quattro temi, per capire di cosa si parla quando si parla di garantismo . Il primo è la giustizia (“Si sta dalla parte dei garantisti o di Travaglio? La vicenda Eni, che è solo l’ultima di una serie importante, grida vendetta”). Al secondo posto ci sono le riforme a cominciare dalla semplificazione e da uno Sbloccacantieri vero, che funziona. “Il Reddito di cittadinanza non è una riforma, ha fallito e va ripensato per non dire abolito” E a chi lo accusa di non pensare ai poveri, Renzi replica con i numeri: “Quando io arrivai a palazzo Chigi trovai 20 milioni destinati alla lotta alla povertà. Quando ho lasciato c’erano 2,7 miliardi”. Al terzo punto ci sono i diritti: “Certa sinistra ne parla ma non li pratica, li auspica ma non li realizza”. Dunque ben venga lo ius soli che Renzi aveva portato a metà strada con il via libera della Camera e poi però Gentiloni non ebbe il tempo di portare fino in fondo. Il governo Renzi ha firmato, giusto per dirne qualcuna, la legge sulle unioni civili, sul caporalato, sul Dopo di noi, contro lo spreco alimentare e in favore dell’autismo. Quello dei diritti è un fronte su cui il renzismo fa rima con riformismo. Così come sul lavoro. “Lo creano le imprese e non il Reddito di cittadinanza o i navigator. Allora Jobs act e decontribuzione, che noi avevano immaginato e fatto, aumentano posti di lavoro. Vedo che alcune modifiche introdotte negli ultimi mesi seguono queste soluzioni”. A cominciare dal bonus cultura per i giovani”.

24 mesi di tempo

Il governo Draghi, oltre a mettere l’Italia in buone mani, ha “concesso” alla politica 24 mesi per riorganizzare idee e schieramenti. Tutto il quadro politico è in veloce scomposizione e si andrà presto a ricomporre. E’ una fase molto interessante, positiva, di nuove idee e sfide da lanciare e realizzare. Da qui l’invito a mettersi al lavoro. “Chi ritiene esaurito qui il suo ruolo, può andare noi non tratteniamo nessuno” ha risposto ai rumours di un paio di senatori che vorrebbero tornare nel Pd (da qui il battibecco sgradevole tra Gad Lerner e il capogruppo Marcucci sull’etica dei cambi di casacca). A tutti gli altri scandisce il calendario degli appuntamenti: amministrative in ottobre e suppletive ad esempio nel collegio di Siena; l’elezione del Capo dello Stato a febbraio 2022; a maggio ’22 nuove amministrative insieme a elezioni in Francia e il voto peri sindaco di Palermo. A novembre il voto per il rinnovo della Regione Sicilia da sempre laboratorio nazionale di tendenze. Qui, nel 2012, ci fu la prima vera vittoria dei 5 Stelle. Cosa può fare Iv in questa fase? Intanto la Primavera della idee. In cui ragionare di temi. Ma anche di alleanze. “ "Abbandoniamo la retorica mistica delle alleanze” ha detto Renzi citando l’ex segretario della Dc Mino Martinazzoli. “Di sicuro però mai con i populisti e i sovranisti, nè a destra nè a sinistra”. Intanto lui ha scritto un altro libro, si chiama “Controcorrente, contro l’odio e le fakenews”. “Non per levarmi sassolini dalle scarpe ma per essere capici di essere leader e on follower, giocare in attacco e non in difesa”.

Bentivogli, Morando e gli altri

Dal Pd rispondono stizziti solo Bordo e Russomando (corrente Orlando). Il senso è “Renzi la smetta di provocare. Sulla giustizia il Pd è garantista”. Di ben altro spessore sono le altre iniziative riformiste. Da Morando e Ceccanti hanno ospitato gli interventi tra gli altri di Vittorio Ferla, la vicepresidente vicaria del Pd Irene Tinagli, Umberto Ranieri, Claudio Petruccioli, Dario Parrini, il renziano Massimo Ungaro. La Base di Bentivogli inizia stamani i lavori. “E’ necessario - ha detto l’ex leader della Cisl - ripensare il quadro politico italiano integrando le migliori energie del pensiero riformista, popolare e liberale, dell’ecologismo non decresciuta presente nelle varie forze politiche e nel paese. Alternativi alle derive populiste, lontani dalla tendenza assistenzialista, la galassia dei soggetti autenticamente europeisti, liberali, popolari, deve ritrovarsi in in progetto unico per sostenere la transizione dell’Italia. Le idee sono chiare, i leader emergeranno da soli, bisogna aggregare le persone e costruire un’alternativa”. Bentivogli parla a tutti, ai partiti come Iv, Pd, Azione, + Europa e anche a pezzi di Forza Italia. E alle tante associazioni nate in questi mesi. Riformisti al lavoro. Magari verso una sola e unica e nuova casa comune.