[Il retroscena] La cannabis fa vacillare il governo: il nuovo scontro fra M5S e Salvini

I Cinquestelle depositano una proposta per legalizzare la coltivazione e la detenzione della marijuana e puntano a farla passare coi voti di sinistra, Pd e “cani sciolti”. La Lega si infuria: “Non se ne parla, piuttosto legalizzo la prostituzione”, dice Salvini.

[Il retroscena] La cannabis fa vacillare il governo: il nuovo scontro fra M5S e Salvini
TiscaliNews

La maggioranza sembra andata in fumo proprio sulla marijuana. Fatto sta che, sul tema, i partner della maggioranza sembrano avere idee molto diverse. I Cinquestelle, una volta tanto, ricorrono a un linguaggio formale, parlando di “uso ricreativo della cannabis” e di “uso terapeutico”. La Lega, invece, chiama le cose col loro nome: “Non siamo a favore della legalizzazione delle canne”. A far scoppiare il caso, l’ennesimo dentro al governo che da giorni si divide su Tav, Trivelle e regolamento per il reddito di cittadinanza, è stato il partito di Luigi Di Maio. 

La proposta del M5S

Ad accendere la miccia che rischia di provocare una deflagrazione è l’offensiva guidata da due parlamentari del M5s, Matteo Mantero e Lello Ciampolillo, che hanno depositato in Senato un disegno di legge il primo e due l’altro con lo stesso obiettivo: ottenere di legalizzare la coltivazione, la lavorazione e la vendita della cannabis e dei suoi derivati. Per spiegare le ragioni della proposta, i due sono ricorsi al più classico degli argomenti degli antiproibizionisti storici: “Ci troviamo di fronte ad una situazione nella quale le organizzazioni criminali controllano la produzione la trasformazione e la vendita di ogni tipo di sostanza proibita, i trasformatori e gli intermediari”. E ricordano che la stessa Direzione nazionale antimafia, sia nel 2016 che nel 2017, nella sua relazione annuale, si è detta “favorevole alla legalizzazione”.

Cosa prevede il disegno di legge

Il disegno di legge del senatore Mantero, diventato subito la pietra dello scandalo prevede che  sia consentita la coltivazione della cannabis  “in forma individuale “, cioè fino a 3 piante, o associata, fino a 30 persone, dopo averne dato comunicazione alla Prefettura, e rende legale la detenzione della sostanza fino a 15 grammi in casa e 5 grammi all’esterno, consentendo anche la vendita  nei cosiddetti “shop di cannabis light”. Non c’era da sorprendersi, dal momento che i Cinquestelle sono sin dalla loro fondazione a favore della liberalizzazione. E che sull’argomento il Movimento abbia deciso di aprire un’offensiva su larga scala è testimoniato dal fatto che, nei giorni scorsi, il blog di Beppe Grillo ha dato al tema un largo spazio, ospitando gli interventi di Mantero e Ciampolillo.  

Il proibizionismo della Lega

Il “problema” è che la Lega, invece, è proibizionista sin nel midollo. “C’è qualche parlamentare che pensa alla legalizzazione della cannabis, ma io non penso che non sia priorità. Se dobbiamo sconfiggere davvero la criminalità, togliamo dalle strade la prostituzione a cielo aperto che è una vergogna”, è intervenuto, stroncando la proposta grillina, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Per il leader della Lega, di legalizzare la ganja “non se ne parla proprio”. Il suo collega all’Agricoltura,  Gian Marco Centinaio, se possibile, è ancora più tranchant: “Non ne ne parla proprio. Non è nel contratto di governo. Se vogliono liberalizzare la cannabis facciano un governo con qualcun altro”. 

Decida il Parlamento

Stavolta, però, i pentastellati non hanno per niente abbozzato. “Esiste il contratto di governo, ma anche la Costituzione, che dà al Parlamento la centralità del potere legislativo”, ha detto all’Adnkronos uno dei senatori che hanno scritto le proposte di legge, Mantero. “Su questi temi il governo dovrebbe farsi da parte  e lasciare che il Parlamento faccia il suo percorso, con maggioranze anche trasversali, magari con possibili contributi anche da parte della Lega, perché non credo che tutti i leghisti si oppongano al ddl in maniera pregiudiziale”, ha aggiunto, con una frase che ha il sapore di una sfida. A dare forza alla “resistenza” degli antiproibizionisti grillini il fatto che, come segnala Arturo Scotto di Articolo Uno-Mdp, “se si  lavora in questa direzione, i numeri per far passare una legge ci sono, dalla sinistra ai Cinque Stelle”. Anche il Pd non sembra ideologicamente ostile alla legalizzazione della cannabis, dal momento che in commissione, alla Camera, aveva presentato una risoluzione in cui si chiedeva “una riorganizzazione organica della materia” per “garantire a tutti gli operatori del settore norme certe entro cui operare” e la “definizione di massimali di Thc”. E il Maie (Movimento associativo degli Italiani all’estero), con una risoluzione firmata dall’ex  grillino Andrea Cecconi,  proponeva di inserire la cannabis sativa nell’elenco delle piante officinali. Una maggioranza Cinquestelle - Pd - sinistra,  magari con qualche voto, espresso a titolo personale, proveniente dai settori del centrodestra, potrebbe dunque mandare sotto la Lega su un tema così delicato.  Riccardo Magi, ex segretario del Partito radicale e ora deputato di +Europa, ne è certo: “Se si avviasse l’esame senza vincolo di mandato, emergerebbe una maggioranza di deputati e senatori favorevoli alla legalizzazione della cannabis”.

Il no del ministro della famiglia

Niente da fare, il ministro competente, quello per la Famiglia e per la Disabilità, Lorenzo Fontana, anche lui leghista, fa blocco: “Non se ne parla; ci sorprende che vengano presentati disegni di legge che sembrano più provocazioni che altro”, sostiene, avanzando il sospetto che l’attivismo degli alleati nell’avanzare, in questo periodo, proposte piuttosto estemporanee, sia del tutto strumentale. Caso chiuso? Nient’affatto. Perché se i ministri pentastellati provano a restarne fuori, in Parlamento la questione non è per niente chiusa. Mentre la proposta è agli atti del Senato, è però alla Camera che si tornerà prestissimo a parlare di legalizzazione della cannabis ad un altro livello. Come sta succedendo con la Tav, a riaprire la partita potrebbero essere gli studi scientifici sulla materia, con la conseguenza che il Carroccio potrebbe essere messo in difficoltà . I presidenti delle  Commissioni Affari sociali e Agricoltura della Camera. entrambi eletti coi pentastellati, hanno infatti già deciso di avviare un ciclo di audizioni sui prodotti derivati dalla cannabis sativa. Filippo Gallinella e Marialucia Lorefice hanno fatto partire le convocazioni rivolte al ministero dell’Agricoltura, al Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell’economia agraria, ad alcune delle più importanti Università e alle  associazioni di settore.  La chiamata al ministero guidato proprio da Centinaio può sembrare una specie di provocazione. Ciascuno arriverà davanti alla Commissione con i propri studi e con le proprie conclusioni. Se da loro dovesse arrivare la dimostrazione che la legalizzazione porterebbe più benefici che danni, per la Lega potrebbe esserci un problema.