[Il retroscena] La notte lacrime e sangue del Pd.  Ecco i nomi dei candidati, tra sorprese, esclusioni e polemiche. Renzi: “Una delle esperienze umanamente peggiori” 

Il segretario del Pd consegna le liste quasi alle quattro del mattino:“E’ stato un lavoro umanamente molto difficile”. La minoranza accusa di non essere stata coinvolta nelle decisioni e lascia la direzione prima del voto. Tra le new entry, il portavoce Filippo Sensi, la scrittrice Francesca Barra e il costituzionalista Stefano Ceccanti. Bonino al Senato a Roma, Della Vedova a Prato, Lorenzin a Modena, Lucia Annibali a Parma. Confermato Casini a Bologna. Ufficiale la Boschi a Bolzano. In corsa anche Damiano, Pollastrini e Martella, gli orlandiani su cui invece Renzi aveva nicchiato

[Il retroscena] La notte lacrime e sangue del Pd.  Ecco i nomi dei candidati, tra sorprese, esclusioni e polemiche. Renzi: “Una delle esperienze umanamente peggiori” 
Francesca Barra, giornalista e scrittrice candidata col Pd

E’ un accordo lacrime e sangue basato su un forte compromesso per tutte le anime del partito quello che alle 4 del mattino chiude una battaglia durata quattro giorni e quattro notti. E che ancora una volta vede la minoranza furiosa con il segretario accusato di avere deciso in solitudine, “senza consultarci e facendoci trovare nomi di cui non sappiamo nulla, alla faccia della collegialità” gli rimproverano Andrea Orlando e Michele Emiliano.

Il tema della collegialità sembra soprattutto un buon alibi per tacere del vero motivo dello scontro: il ministro e il governatore, a cui Renzi aveva garantito il rispetto della quota congressuale nelle liste, avevano con sé un gruppo di circa 130 parlamentari. La richiesta era per almeno quaranta seggi tra deputati e senatori. Ne sarebbero arrivati 17 per gli orlandiani (che comprende Gianni Cuperlo) e 5 per Emiliano. Troppo pochi. Insopportabile poi il veto che sarebbe arrivato in giornata su quattro nomi - Martella, Damiano, Di Lello, Sarracino e Sergio Lo Giudice, Pollastrini, tutti della quota Orlando - per motivi, anche, di anzianità parlamentare. “Il segretario già decide quanti, non credo possa decidere anche chi” diceva nel pomeriggio un orlandiano che passeggiava nervoso a Montecitorio. Alcuni di loro dopo lunghe trattative, soprattutto sui posizionamenti, rientrano: Barbara Pollastrini, Andrea Martella, Cesare Damiano. Per gli altri finisce qua.   

Le liste vengono approvate dalla direzione alle 3 e 40 del mattino. Orlando e le minoranze avevano chiesto una sospensione di un’ora per valutare i nomi. “Si è persa un’occasione per lavorare insieme, volevamo farci parte attiva nel lavoro di tutta la commissione” aveva detto Orlando prendendo la parola alle 3 e 20 del mattino. L’assemblea ha respinto la richiesta. E le minoranze non hanno votato le liste. Provvede Lorenzo Guerini a leggere i nomi (i fogli saranno consegnati solo stamani). Ci sono molte sorprese: Filippo Sensi, il primo portavoce di Matteo Renzi, corre nel plurinominale a Empoli, Luca Lotti nel maggioritario; in Basilicata è in campo la scrittrice Francesca Barra; in Friuli il condirettore di Repubblica Tommaso Cerno (Senato), Serracchiani e Rosato alla Camera;  nel plurinominale Pisa-Livorno c’è Rosa De Giorgi e torna il costituzionalista Stefano Ceccanti; Silvia Velo è nell’uninominale Livorno-Grosseto. Matteo Renzi corre al Senato (Firenze 1) e nei listini di Umbria e Campania.  In Toscana, a Prato, viene blindato il sottosegretario Benedetto della Vedova della lista +Europa. Minniti a Pesaro, Fedeli a Pisa, Padoan a Siena, Gentiloni nell’uninominale Camera-Roma 1, Marianna Madia nel Roma 2 dove correranno anche Matteo Orfini e Emma Bonino (Senato), Beatrice Lorenzin a Modena (uninominale), Andrea Orlando a La Spezia. Bologna è generosa e lascia a Pier Ferdinando Casini il collegio uninominale per il Senato. In Emilia correranno anche Lucia Annibali (uninominale Camera a Parma), Dario Franceschini a Ferrara (Camera), a Reggio Emilia Graziano Delrio (Camera) e a Ferrara (Senato) Sandra Zampa. A Viterbo, per il Senato, riemerge Giuseppe Fioroni che molti davano ormai fuori viste e considerate le numerose legislature. E’ ufficiale, poi: Maria Elena Boschi correre nel collegio blindato di Bolzano (nonostante le protesta di una parte della Svp)  ma anche in altre due regioni. Non in Toscana. Non sembra esserci il collegio per Donatella Ferranti, presidente della Commissione giustizia, e per la vicepresidente della Camera Marina Sereni. Anna Finocchiaro ha rinunciato e, dopo quasi vent’anni in Parlamento, entra a far parte della squadra delle cosiddette e preziose riserve della Repubblica. 

La direzione inizia alle 2 e mezzo del mattino dopo ben quattro rinvii (alle10 e 30; alle 16; alle 20; alle 22.30) e quattro giorni e quattro notti di via vai e bivacchi al Nazareno mentre Matteo Renzi, Luca Lotti e stavolta Rosato e Guerini, sono stati chiusi nell’ufficio-bunker per venire a capo di un lavoro durissimo e difficile. Il segretario, camicia bianca e giacca blu, adrenalina a mille nonostante la stanchezza,  arriva nel grande salone al piano attico del Nazareno e trova  una sala stracolma, nonostante l’ora. Duecento persone che da giorni attendono il segnale che sono dentro, qualcuno più sicuro - pochi -, altri meno, comunque in campo per giocarsi un posto nella XVIII legislatura. Al tavolo della presidenza siedono Orfini, Barbara Pollastrini, i vice Martina e Guerini. In sala Andrea Orlando, Michele Emilano,  Francesco Boccia e Dario Ginefra, anche Gianni Cuperlo. Sono le minoranze una volta di più sul piede di guerra. Per tutta la sera, ad ogni rinvio, hanno fatto riunioni dentro e fuori dal Nazareno, l’ultima all’una di notte quando in strada non c’era più neanche un bar aperto ma solo i sacchi dell’immondizia e un gruppetto di giornalisti e cineoperatori. “Avete visto passare una minoranza?” si è affacciato Cuperlo all’una di notte rammaricato di “sbagliare sempre le porte del Nazareno ma non le correnti”. Era in cerca di Orlando che a sua volta lo cercava all’interno. Si sono poi trovati qualche marciapiede più in là. E dire che arrivando, alle 22, Cuperlo aveva immaginato questa notte “più difficile di quella del congresso del 1921 a Livorno”, quella della scissione e della nascita del Pci.      

L’amarezza del segretario 

Renzi prende la parola alle due e mezza nel silenzio totale della grande sala. La verità è che in questi giorni nessuno ma veramente nessuno ha potuto sapere nulla di sicuro. Alcune regioni, ad esempio la Campania e la Calabria, hanno fatto tribolare fino all’ultimo minuto. Il segretario parla di “sentimento contrastante” perché “da un lato siamo all’avvio di una campagna elettorale, a 35 giorni dal voto, con i dati che ci danno in leggero recupero. Dall’altro, la formazione delle liste è un passaggio triste. Chiunque ha fatto l’amministratore conosce il sapore della delusione di chi fino ad un attimo prima ci sperava”. 

Questa volta, se possibile, è stato più difficile di altre. Per vari motivi, a cominciare dal fatto che ci sono molti meno posti a disposizione.  E perché la “legge elettorale ha complicato le cose. “E’ stato un tetris” dice Renzi che però , “impatta sulla vita delle persone. Per chi crede nella politica come servizio, la compilazione di queste liste è stata un’esperienza ma umanamente difficile. Personalmente, una delle peggiori”.  

Adesso si fa sul serio

E’ il suo modo di chiedere scusa ma anche comprensione ai tanti e alle tante che questa notte restano delusi. “Da domani però si deve iniziare a correre” cambio tono Renzi che cerca di scuotere la sala e la squadra. Perché se noi prendiamo 2-3 punti e ci avviciniamo al 30% ci sono decine di seggi che diventano da contendibili a vinti”. Sembra di sentire una lezione del coach del volley Mauro Berruto, un motivatore, uno che insegna la bellezza della sfida e l’importanza della squadra per vincere. “ Da domattina - dice Renzi - dobbiamo fare una grande battaglia perché la squadra avversaria è impegnativa e forte ma meno forte di noi”.

Peccato per questa ennesima lite con le minoranze. E’ vero anche che quando si fanno le liste, ad un certo punto può essere solo il segretario, in solitudine a decidere. Altrimenti, a dar retta a tutti, non verrebbero mai consegnate. Alla fine anche Orlando cerca di mettere un punto e andare a capo.   “Il Pd - dice lasciando il Nazareno alle quattro del mattino - non esce più debole dopo la spaccatura sulle liste. Il Pd deve vincere e combatterà qualunque sia la decisione presa. Ma riteniamo che il modo scelto non sia giusto”.

Oggi i coordinatori regionali completare le documentazioni. La consegna presso le vaie corti d’Appello deve avvenire entro le 20 di lunedì. Fino a quell’ora, tutto è deciso ma nulla è certo.