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Al via il toto-candidature delle europee. Partiti alla ricerca di volti noti e portatori di consensi

Fra i vari nomi spunta anche quello di Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele recentemente scomparso

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Al via il toto-candidature delle europee. Partiti alla ricerca di volti noti e portatori di consensi
Anche Emanuele Filiberto fra i candidati? (Ansa)

È già partito il toto candidature in vista delle europee. L’ultima indiscrezione rimanda a Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele recentemente scomparso. È tentato il capo della casata Savoia, tentato di scendere in campo. Non sarebbe la prima volta. Nel 2008 la sua lista “Valori e futuro” prese l’0,4%, fu l’ultimo partito in ordine di preferenze. A dimostrazione che nel Paese la fascinazione per la casa Reale dei Savoia non esiste più. E più o meno lo stesso successe nel 2009 quando si candidò questa volta alle elezioni europee con l’Udc  e raccolse 22 mila preferenze. Ora non è dato sapere quale partito potrà ospitare un personaggio come Emanuele Filiberto. Di sicuro il principe ci sta seriamente. 

Corsa verso l'8 e 9 giugno

Sia come sia, il totocandidature  sarà il grande gioco dei prossimi mesi e delle prossime settimane.  La data cerchiata in rosso è quella dell’8 e del 9  giugno prossimo. Segreterie prese di assalto. Capi-corrente alla ricerca dei portatori di consenso, i cosiddetti acchiappavoti. E poi leader indecisi se candidarsi o meno. Evidente che mettere alla testa delle liste i segretari di partiti sia un booster ulteriore. Un modo per drogare i numeri e i percentuali delle singoli compagini. 

Cosa farà Meloni?

Giorgia Meloni ci sta seriamente pensando. Scioglierà la riserva fra qualche settimana. Per adesso è occupata da una serie dossier delicati: da Stellantis ai trattori. Eppure dalle parti di Fd’I si dà per scontata la candidatura della presidente del Consiglio. Anche perché darebbe un «2%» aggiuntivo a Fratelli d’Italia. Antonio Tajani, leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, è indeciso sul da farsi. Se fosse per lui preferirebbe non scendere in campo. Però è consapevole che senza il suo profilo il partito potrebbe essere poco attraente. Matteo Salvini, segretario della Lega e vicepremier, ha deciso che non sarà della partita. Perché? I suoi detrattori sono convinti che sia terrorizzato di fare una figuraccia. Solo cinque anni fa, alle europee del 2019, la Lega di Salvini fece il record storico del 34%. Da quel momento in poi è stata tutta una discesa. Il Partito ha perso percentuali mese dopo mese. E oggi - stando alle ultime rilevazioni - è attorno al 8%. Quasi trenta punti dilapidati in cinque anni. Un po’ tanto per chi immagina di volersi riprendere lo scettro della coalizione di centrodestra. 

La strategia salviniana

Tutto questo serve a capire la strategia salviniana. Il leader della Lega ha in mente uno schema gioco che si basa su candidature nuove e note. Ecco perché ha preso in considerazione di puntare tutte le fiches sul generale Roberto Vannacci, autore di un libro “il Mondo al contrario” che ha fatto il record di vendite. Un’ipotesi quest’ultima che è stata percepita male dallo stato maggiore della Lega. Da quelle parti propugnano un altro modello di candidatura territoriale e dopo un percorso significativo all’interno del partito. Salvini però continua a insistere che servono nomi e volti noti. Ragion per cui il leader della Lega non demorde su Vannacci con cui avrebbe avuto più di un colloquio. Ritiene infatti possa portare un 2% aggiuntivo così da far superare alla Lega la soglia del 10%. Sulla stessa scia l’ipotesi di puntare su Cristina Seymandi, l’imprenditrice torinese finita al centro di un ciclone mediatico, con tanto di separazione show con il promesso sposo Massimo Segre. Certo, poi ci sono altre candidature come quella di Luca Zaia, governatore del Veneto, a cui viene preconizzato di fare il capolista nel Nord-Est. Un profilo che potrebbe sbancare al botteghino per numero di preferenze.

Volti noti e grandi ritorni

Si punta insomma ai volti  noti, a chi avrebbe un seguito. Non a caso, per settimane si è parlato di un ritorno in pompa magna di Totò Cuffaro. L’ex presidente della Regione siciliana, oggi leader della Nuova Dc, è stato corteggiato per settimane da Forza Italia. «Il presidente Schifani ci aveva offerto di entrare nelle liste di Forza Italia, che correrà avendo il simbolo del Partito popolare europeo, e noi avremmo accettato. Ma le carte del Partito popolare in Italia le dà Antonio Tajani e Forza Italia ha ritenuto che il nostro ingresso sarebbe problematico». Insomma, nulla da fare per Totò Vasa Vasa. Mentre ha diverse chance di essere candidata Renata Polverini. Già segretaria dell’Ugl, già deputata di Forza Italia, Polverini potrebbe essere la capolista di Fi nella circoscrizione centro. Così come le avrebbe Raffaele Lombardo, altra vecchia conoscenza della Seconda Repubblica, che sarebbe corteggiato da Matteo Salvini nel segno dell’autonomismo. 

Caccia ai portatori di voti

La caccia ai portatori di voti è partita. Siamo ancora nella fase di riscaldamento. Le segreterie si stanno iniziando a riunire per definire le liste che si dovranno chiudere ai primi di aprile. Alcuni profili usciranno all’ultimo secondo. L’effetto sorpresa può essere sempre premiante. 

Tanto dipenderà se ci saranno o meno i big all’inizio di ogni circoscrizione. Una sfida tra i leader renderebbe diversa la partita delle europee, perché la trasformerebbe in un vero e proprio test per le coalizioni. Leader che poi alla fine dovranno cedere il passo a chi li segue. Un unicum tutto italiano. Che certifica quale considerazione hanno i partiti italiani dell’istituzione europea. Non a caso, tutto questo fa sbottare chi come Osvaldo Napoli, oggi membro della segreteria di Azione, ne ha viste tanti in trent’anni di politica: «Sfido chiunque a cercare negli altri 26 Paesi dell’Unione un primo ministro o ministri candidati al Parlamento europeo. Non ne troverà uno che sia uno. Già in questo si registra purtroppo la differenza del tessuto civile ed etico, logorato in Italia rispetto al resto d’Europa. Non conosco in modo migliore di queste candidature farlocche per esprimere il disprezzo che il nostro ceto politico nutre per l’Unione europea. In tutto questo c’è il riflesso del degrado forse irreversibile della nostra vita pubblica». Un ragionamento, quello di Napoli, che si conclude così: «Candidarsi al Parlamento europeo per non sedere mai in quegli scranni è una ferita alle istituzioni europee che dicono di voler potenziare e valorizzare. Meloni, Schlein, Tajani dimostrino con gli atti di essere davvero europeisti: con gli atti e un minimo di senso istituzionale». E se i 5Stelle punteranno su Pasquale Tridico, inventore del reddito di cittadinanza e già presidente dell’Inps, c’è poi il caso Sgarbi. Il sottosegretario alla Cultura dimissionario sarebbe in pole position per un posto alle europee. Potrebbe essere il capolista di un partitino del centro del centrodestra, altrimenti sarebbe tentato di far nascere il partito degli eccentrici. In questo caso proverebbe a reclutare Roberto Vannacci e Stefano Bandecchi, il sindaco di Terni che proprio ieri  si è dimesso: «Così non rischieremo una dittatura bandecchiana». 

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   

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