Gente che va, gente che viene. I cambi di casacca in Parlamento, i nuovi gruppi e i nuovi movimenti politici

La nuova formazione politica lanciata da Renzi, che assume subito una sua vera e propria conformazione parlamentare, ha trascinato dietro di sé un primo cambiamento radicale della fisionomia delle Camere uscite dalle elezioni politiche dello scorso 4 marzo 2018

Matteo Renzi
Matteo Renzi

Italia Viva di Renzi. Cambiamo di Toti. I centristi dell’Udc. Neppure è nato, il governo giallorosso guidato da Conte, ed ecco che, in Parlamento, succede di tutto. Cambi casacca e scissioni come se piovessero e una geografia politica che, di giorno in giorno, cambia negli assetti, nei nomi e nei volti. Urge, evidentemente, fare un po’ d’ordine. Ci proviamo… 

Di nuovo i cambi di casacca? Sì, e come se piovessero… 

Innanzitutto, va detto che è la nuova formazione politica lanciata da Matteo Renzi, che assume subito una sua vera e propria conformazione parlamentare (i gruppi di Italia Viva, appunto) a trascinarsi dietro di sé un primo cambiamento radicale della fisionomia delle Camere uscite dalle elezioni politiche dello scorso 4 marzo 2018. Non che, prima, non vi siano stati cambi di casacca di ogni tipo (soprattutto sul lato delle fuoriuscite dei 5Stelle), ma erano stati modifiche che avevano, sostanzialmente, influito sulla conformazione dei due gruppi Misto di Camera e Senato. Fino alle dimissioni di Conte, lo scorso 20 agosto, i cambi di gruppo erano stati solamente 28, ma nelle ultime settimane il numero è salito fino a 35 con 7 cambi repentini (6 alla Camera e uno al Senato) fino alla nascita del governo mentre, in totale, oggi siamo già a quasi 80 cambi. Cifre lontane da quelle registrate nelle legislature precedenti, ma il cambio di passo appare evidente.

Il saldo del dare e dell’avere di Camera e Senato

Alla Camera, l’onorevole Bignami ha lasciato Forza Italia per entrare in Fratelli d’Italia. FI ha anche subito le perdite degli onorevoli Benigni, Gagliardi, Pedrazzini ed Sorte, passati nel movimento “Cambiamo!” di Giovanni Toti, iscrivendosi, per ora, al gruppo Misto, come sotto-componente, ma collegati a un’altra sotto componente, quella di ’10 volte meglio! ’ (Vitiello, Silli, Gagliardi) che ora, dunque, conta 7 deputati. Per Forza Italia, dunque, il saldo negativo, per ora, è di -5 deputati. Il deputato siciliano Lo Monaco ha invece lasciato la Lega per entrare nel gruppo Misto. Stessa destinazione di Matteo Richetti, che dopo la nascita dell’alleanza 5stelle-Pd ha deciso di lasciare il Pd e di seguire Calenda nell’avventura di Siamo Europei.

Al Senato, in sede di dichiarazioni di voto sulla fiducia al nuovo governo, i senatori Gianluigi Paragone (M5s) e Matteo Richetti (Pd) hanno dichiarato che avrebbero votato in dissenso con i gruppi di appartenenza, trovandosi in forte disaccordo con il nuovo accordo di governo. Entrambi infatti si sono astenuti sul voto di fiducia a Palazzo Madama e non hanno seguito la linea dettata da Movimento 5 stelle e Partito democratico, ma per ora solo Richetti ha ufficializzato il suo passaggio al gruppo Misto. Un'azione, quella del senatore, che segue anche la rottura, per i medesimi motivi, dell’europarlamentare Calenda. In più, a Camera e Senato, è arrivata la nascita di ‘Italia Viva’, 41 parlamentari passati quasi tutti dal Pd al nuovo partito.

La nuova geografia dei gruppi parlamentari 

Al momento, dunque, la geografia dei gruppi parlamentari è diventata la seguente. Alla Camera dei Deputati (630 membri, 316 il quorum per avere la maggioranza), restano, all’opposizione, i 124 deputati della Lega, i 34 di FdI e i 99 di Forza Italia (-5 a causa dei -4 totiani e di un altro). Trenta sono, al momento, i componenti del Misto, di cui sette appartengono alla componente “Cambiamo!” – Dieci volte meglio, tre a Più Europa (Tabacci, Magi e Fusacchia), tre a Civica e Popolare-Psi-Ap-Area civica (Lorenzin, Soverini e Longo, eletto all’estero), capitanata da Beatrice Lorenzin, che però ha annunciato il suo ingresso nel Pd, tre al Maie (Borghesi, Cacconi e Tasso), quattro alle minoranze linguistiche, quattro a Noi con l’Italia (Lupi, Sangregorio, Tondo, Colucci), di fatto vicini al centrodestra, sette non iscritti ad alcuna componente. 

Invece, nell’ambito della maggioranza di governo, stanno i 216 deputati dell’M5S, che resta il gruppo più numeroso, gli 86 del Pd (che sale a 87 con l’ingresso di Beatrice Lorenzin, ma che ne aveva 111 e ne perde, dunque, 25), i 14 di LeU e, da pochi giorni, i 26 deputati di Italia Viva (25 arrivati dal Pd e uno dal Misto, Gabriele Toccafondi). 

Passando al Senato, la situazione è questa. Al netto dei sei senatori a vita, che portano il plenum del Senato a 321 (quindi il quorum della maggioranza è di 161 voti), 58 sono i senatori della Lega, 18 quelli di FdI, 61 quelli di FI, i tre gruppi che stanno, formalmente, all’opposizione. Ma dal partito azzurro sono annunciate anche altre quattro uscite: (Berruti, Quagliariello, Vitali e Romani) destinati, a loro volta, come i quattro deputati azzurri già passati al Misto alla Camera, a “Cambiamo!” di Giovanni Toti, che però non potranno formare un gruppo autonomo al Senato. Se verranno confermate queste altre uscite Forza Italia resterà con 57 senatori, uno in meno della Lega (58) che diventerebbe così il secondo partito più numeroso in Aula, mentre il Misto salirebbe a ben 19 componenti. 

Con la maggioranza di governo stanno invece i 107 senatori dell’M5S (compreso ancora, al momento, Paragone), 37 del Pd (erano 51, quindi -14, compreso il senatore Richetti, ora al Misto, e 12 passati a Italia Viva), 15 i senatori di Italia Viva-Psi (che, oltre ai 13 senatori dem, ne pesca uno dal gruppo Misto, Nencini del Psi, e uno da Forza Italia, Conzatti). A complicare le cose, al Senato, ci sono due gruppi ‘speciali’. Il gruppo delle Autonomie, composto da otto senatori (quattro delle minoranze linguistiche, due senatori a vita, Cattaneo e Napolitano, due eletti ‘speciali’: Casini e Bressa, che votano a favore del governo), e il gruppo Misto (15), composto da 5 senatori di LeU (De Petris, Grasso, Errani, Laforgia e Nugnes, entrata da poco, ex M5S) che votano a favore del governo, due del Maie (Merlo e Cairo), che pure votano sempre con il governo, due senatori a vita (Segre e Monti), un ex dem (Richetti), quattro non iscritti ad alcuna componente (Bucarella, De Bonis, De Falco e Martelli, ma tutti ex M5S) e, infine, un senatore di +Europa (Bonino), mentre Nencini ne è da poco uscito per andare con Renzi. Infine, vi sono due senatori a vita (Piano e Rubbia) non iscritti ad alcuna componente. 

Nasce ‘Italia Viva’. Terremoto nel Pd, ma non solo 

I 41 parlamentari che già sono passati con l’ex premier Matteo Renzi potrebbero presto salire a quota 50. Oggi la Boschi ha annunciato l’arrivo di “altri dieci parlamentari” entro ottobre, cioè entro il battesimo ufficiale del movimento che si terrà alla Leopolda dal 18 al 20 ottobre e dove sarà presentato, oltre al nome, anche il simbolo – che ancora manca - e l’organigramma interno del nuovo partito, di cui il senatore Francesco Bonifazi, che già ricopriva tale incarico dentro il Pd di Renzi, potrebbe diventare tesoriere. Intanto la pattuglia di ‘transfughi’ (in 38 arrivano dal Pd, una da Forza Italia, uno dal Psi e uno da Civica Popolare) ha già una loro casa in Parlamento e due responsabili politici: Teresa Bellanova sarà capodelegazione nel governo, Ettore Rosato si occuperà del movimento, mentre i due capigruppo dovrebbero essere Luigi Marattin (o Maria Elena Boschi, in nome della parità di genere negli incarichi) alla Camera e il siciliano Davide Faraone al Senato.  

Gruppo al Senato grazie all’aiuto ‘tecnico’ di Nencini 

“Io non parteciperò a nessun tavolo perché non avrò alcun ruolo” afferma Matteo Renzi che è riuscito nel colpo gobbo, non scontare, di costituire un gruppo autonomo anche al Senato grazie all'aiuto dei socialisti. A Palazzo Madama, infatti, per regolamento è impossibile costituire un gruppo, a meno che non sia dotato di un simbolo che è stato presentato alle ultime elezioni. Requisito soddisfatto dalla presenza del socialista Nencini che, alle ultime Politiche, si era presentato con i prodiani di ‘Area civica’ di Giulio Santagata e con i Verdi di Angelo Bonelli in un ‘triciclo’ elettorale (la lista ‘Insieme’) allora collegato al centrosinistra, ma che ora si riprende la sua libertà e concede l’uso del suo simbolo a Italia Viva. E così al Senato sono i 15 parlamentari che si staccano dai rispettivi gruppi, tutti ex Pd tranne l’azzurra Donatella Conzatti e, appunto, il socialista Riccardo Nencini, hanno dato vita al nuovo gruppo Psi-Italia Viva proprio grazie al piccolo Psi. La scissione renziana ridimensiona numericamente il Pd in Senato che, dopo l’addio di Matteo Richetti, contava 50 poltrone, e ora con l’uscita dei 13 di Italia-viva ne conta 37. 

La scelta controcorrente della Lorenzin che entra nel Pd 

Ma lo stesso giorno in cui nasce il gruppo di Italia Viva, cui aderiscono 26 deputati e 15 senatori, è anche il giorno in cui l'ex ministro della sanità Beatrice Lorenzin annuncia il suo contestuale passaggio nel Pd. Proveniente da Ncd-Alternativa Popolare e con un passato in Forza Italia, la Lorenzin si era presentata, ed era stata eletta, all’interno della lista di centrosinistra ‘Civica e Popolare’ (contraltare di ‘Insieme’ alla Camera e milieu di ex prodiani, come Serse Soverini, che la seguirà nel Pd, e di ex centristi ed ex-FI come Toccafondi, andato con Renzi), a Modena, in un collegio uninominale. Un percorso lineare, il suo, anche se politicamente ha fatto scalpore con ingiuste critiche, che la Lorenzin, ex ministro della Salute, spiega così: “Bisogna rafforzare i dem ma anche di allargare il campo dei moderati e costruire una grande casa comune politica per combattere alla pari con il vero avversario di tutti, Salvini”. 

Tutti i nomi dei deputati e senatori di ‘Italia Viva’ 

Per quanto riguarda i nomi di Italia Viva, questo conta la presenza di 26 parlamentari perché, oltre ai 25 ex Pd, figura anche Gabriele Toccafondi, proveniente dal Gruppo Misto). Ecco i componenti della nuova formazione: Lucia Annibali, Michele Anzaldi, Maria Elena Boschi, Nicola Caré, Matteo Colaninno, Camillo D’Alessandro, Vito De Filippo, Mauro Del Barba, Marco Di Maio, Cosimo Ferri, Silvia Fregolent, Maria Chiara Gadda, Roberto Giachetti, Gianfranco Librandi, Luigi Marattin, Gennaro Migliore, Mattia Mor, Sara Moretto, Luciano Nobili, Lisa Noja, Raffaella Paita, Giacomo Portas (leader di una piccola formazione, ‘I Moderati’, radicata in Piemonte e collegata al centrosinistra da diverse tornate elettorali), Ettore Rosato, Ivan Scalfarotto, Gabriele Toccafondi e Massimo Ungaro. 

Invece, il gruppo di Italia Viva al Senato conta, ad oggi, su 15 senatori: oltre a Riccardo Nencini (Psi) e alla ormai ex senatrice di Forza Italia, Donatella Conzatti, ci sono Matteo Renzi, Davide Faraone, Giuseppe Luigi Cucca, Laura Garavini, Eugenio Comincini, Leonardo Grimani, Mauro Marini, Daniela Sbrollini, Ernesto Magorno, Francesco Bonifazi, Teresa Bellanova, Valeria Sudano, Nadia Ginetti. 

Scissione nella scissione. Italia viva vs Base riformista 

Una curiosità riguarda una scissione nella scissione. Sul totale dei nuovi gruppi parlamentari renziani (41 membri), solo una parte, sono renziani di stretta osservanza mentre la maggioranza erano aderenti alla componente guidata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini, Base riformista. Di fatto, 15 parlamentari sono passati dall’area Lotti-Guerini ai gruppi di Italia Viva, ma, nonostante abbia perso 15 parlamentari, Base Riformista ha al momento più parlamentari di Italia Vva. L’area del Pd che fa capo a Lotti e Guerini vanta 34 deputati e 19 senatori contro i 41 (26 deputati e 15 senatori) di Italia Viva. In totale dei (quasi) 100 renziani eletti alle Politiche, 53 sono restati nel Pd contro 39 andati con Renzi. 

“Eppur si muove!”. Dentro Forza Italia tutto cambia 

La scissione promossa da Renzi ha scosso, di rimando, ma profondamente anche Forza Italia, dilaniata ormai da tempo tra chi guarda alla Lega e chi lavora a un rafforzamento del centro. E la mossa dell’ex premier rischia di avere conseguenze immediate sulla tenuta dei gruppi azzurri: da giorni girano, in Transatlantico, voci di abbandoni di diversi parlamentari berlusconiani pronti ad aderire ai nuovi gruppi renziani. Al Senato i ‘malpancisti’ dentro Forza Italia, secondo le indiscrezioni, sarebbero almeno cinque. 

Gli azzurri ‘sospettati’ di voler andare con Renzi 

Oltre a Donatella Conzatti, astenutasi sul governo Conte 2 e che ora ha formalmente aderito a Italia Viva, ci sarebbe Massimo Mallegni, senatore toscano e amico di Renzi, e anche colui il quale lo ha avvicinato a Berlusconi, che pare non abbia digerito il no di Salvini a una sua candidatura alle regionali in Toscana. Poi ci sarebbe il veneto Andrea Causin, da tempo in sofferenza dentro il gruppo azzurro, la senatrice Maria Virginia Tiraboschi imprenditrice, che tuttavia smentisce ogni interessamento, e la trentina Elena Testor, ma anche al ex teodem (nel Pd) Paola Binetti. Un altro nome che circola è quello di Paolo Romani. L’ex capogruppo di Forza Italia, da tempo in rotta di collisione con il suo partito, aveva annunciato la sua adesione al movimento di Giovanni Toti, “Cambiamo”. La componente doveva essere presentata anche al Senato ma il ritardo, secondo gli azzurri, è dovuto proprio alla novità di Renzi. 

“Né con Renzi né con Salvini”: la mossa della Carfagna 

Intanto, la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, da sempre ostile all’abbraccio ‘mortale’ di FI con la Lega, l’altra sera, ha riunito a cena un consistente gruppo di parlamentari azzurri. “Una cena di amici, non di corrente”, assicura la vice-presidente della Camera che – assicurano i suoi – “non ha assolutamente intenzione di lasciare FI, ma anzi di diventarne sempre di più il punto di riferimento”. 

Secondo questa impostazione, Renzi - è la linea dell’ex ministro - invece di essere un potenziale alleato è un chiaro competitor. “Senza una forte ripresa d’iniziativa, senza segnali di vitalità e rinnovamento, all’Opa ostile portata avanti per mesi da Lega e FdI - spiega la vicepresidente della Camera - potrebbero aggiungersi gli effetti della ‘scalata’ renziana”. Una cena che non è piaciuta, però, a molti altri maggiorenti del partito, a partire dalle due capogruppo, Bernini al Senato e Gelmini alla Camera. 

La cena ‘conviviale’: un partito nel partito dentro FI 

La cena della Carfagna, che si è tenuta mercoledì sera al ristorante ‘Gina’, nel quartiere Parioli di Roma, è stata – assicurano i commensali - una serata conviviale e non una cena carbonara per preparare una scissione. “Né salviniani né renziani ma per sempre berlusconiani”, ha detto ieri la vicepresidente della Camera, che ha organizzato l'incontro. Circa 50 i presenti, tra cui figurano anche nomi che erano stati indicati come pronti per andare nel partito di Matteo Renzi, e che invece, per ora, restano attaccati a FI come Massimo Mallegni e Andrea Causin. A sorpresa si presenta anche Renato Brunetta in compagnia della moglie Titti. Erano presenti i tre vicepresidenti del gruppo alla Camera (Gianfranco Rotondi, Roberto Occhiuto e Stefano Mugnai). Prevalente, come prevedibile, la presenza dell'area sudista: cinque calabresi (oltre allo stesso Occhiuto) Francesco Cannizzaro, Felice Maurizio D’Ettore, Jole Santelli, Fulvia Caligiuri; gli otto campani Paolo Russo, Marzia Ferrajoli, Enzo Fasano, Gigi Casciello, Luigi Cesaro, Cosimo Sibilia, Antonio Pentangelo, Carlo Sarro, Domenico De Siano, coordinatore del partito in Campania. Tra i commensali anche i deputati Renata Polverini; Alessandro Cattaneo; Matteo Perego; Michela Biancofiore; Matilde Siracusano; Dario Bond; Osvaldo Napoli, Marcello Fiori, Michele Casino, Daniela Ruffino, Roberto Novelli, Elisabetta Ripani, Antonio Martino, Erika Mazzetti, Andrea Ruggieri. Tra i senatori, c’erano l’ex tesoriere del partito, Maria Rosaria Rossi, Urania Papatheu; Massimo Mallegni; Andrea Cangini, Franco Dal Mas; Laura Stabile; Barbara Masini, Andrea Causin, e Raffaele Fantetti. Da notare il nome della Rossi, ex badante – molto amica della fidanzata di Berlusconi, Francesca Pascale – di Berlusconi. 

Il ‘patto della pizzella’ agita Berlusconi che telefona 

E se c’è già chi lo ha ribattezzato il 'patto della pizzella', molti scommettono che presto i 40 parlamentari azzurri potrebbero dare vita a un’associazione e, quasi sicuramente, a una nuova ‘componente’ di Forza Italia. Silvio Berlusconi, da Strasburgo prova a minimizzare: “Da quel che mi risulta, non esiste che nostri parlamentari possano andare con Renzi”. Sempre il Cav è intervenuto con varie telefonate dirette fatte ad alcuni partecipanti per capire il senso dell’iniziativa e, magari, frenarla: “Non c’è nessuno che mi abbia detto che la partecipazione a quella cena avesse un valore diverso dallo stare insieme e dal sentirsi amici”. Parole suonate come una sorta di legittimazione, anche se l’attuale direttorio del partito (Tajani, Gelmini, Bernini, Giacomoni) resta contrario a iniziative simili. 

Il drappello di parlamentari in uscita da FI per Toti 

Intanto, sull’altro lato dello schieramento politico, quello del centrodestra, nei giorni scorsi, a Roma, è stato firmato l'atto costitutivo di “Cambiamo!”, il nuovo soggetto politico lanciato dal governatore ligure Giovanni Toti. Con lui andranno i quattro senatori Massimo Berutti, Gaetano Quagliariello, Gino Vitali, Paolo Romani (incerto) e i quattro deputati che, già la scorsa settimana, hanno formato la nuova componente del gruppo Misto: Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini e Alessandro Sorte, che hanno lasciato Forza Italia per seguire il governatore. 

Si muove, infine, anche l’area centrista e cattolica 

Si mette in moto anche quel poco che resta della vecchia ‘Balena Bianca’. L’iniziativa la prende il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, che dopo la convention del suo partito a Fiuggi annuncia: “Abbiamo deciso di mettere in piedi un cantiere di area democristiana e di centro. Un patto federativo per dare forza ad un’area popolare - democratico - cristiana - riformista - liberale che argini la sinistra ed i sovranisti. Vogliamo riaggregare quel settore che militava nella Democrazia Cristiana. Il sogno e l’obiettivo è una Dc proiettata nel futuro”, cioè una nuova Balena Bianca. E lo scudo crociato? Per Cesa, “naturalmente sarà il nostro simbolo perché senza memoria non c'è avvenire. Io credo ci debba essere, ma sarà oggetto di discussione tra noi”. Presenti all’incontro “una quarantina di persone”. Tra i partecipanti, rappresentanti di Dc, Cdu, Mir, Popolari per l’Italia, Popolari per la Puglia, ma anche repubblicani e liberali di area democristiana, e i movimenti Politica Insieme e Movimento per la Vita. Gianfranco Rotondi, vicepresidente del gruppo di FI alla Camera e presidente della Fondazione Dc, sull'eventuale uso dello scudo crociato afferma: “Lo scudo crociato può essere sempre riutilizzato unitariamente in forma non confondibile con la grafica di altri partiti presenti in Parlamento. Lo scudo crociato è già presente sulla scena politica: è il simbolo della mia fondazione ‘Democrazia Cristiana’, protagonista attiva nel dibattito politico e in parte è il simbolo dell’Udc”.

Al Senato, sarebbero pronti a cercare di ‘allargarsi’, per costituirsi in gruppo autonomo, tre senatori (De Poli, Binetti e Saccone) che vorrebbero offrirsi come sponda proprio al movimento neo-centrista di cui l’Udc è il perno, mentre alla Camera sono pronti i tre di Noi con l’Italia, anche loro, per ora, dentro il gruppo Misto ma in fuga. 

Ma i cattolici di ‘Politica insieme’ guardano a Conte

Intanto, però, una parte degli ‘invitati’ al tavolo neocentrista da Cesa e dall’Udc prende subito le distanze. “L'altro giorno Matteo Renzi che cerca di occupare un fantomatico centro ed una rappresentanza che non gli spetta, oggi Lorenzo Cesa che mette in circolazione la notizia di un fantomatico incontro per rifare la Balena Bianca, con lui logicamente alla testa. In realtà Cesa ha chiesto di incontrarci e noi lo abbiamo semplicemente ricevuto, nella nostra sede. Nulla di più. Abbiamo l'impressione che ci siano in giro troppi Brancaleone in cerca di un'armata. A loro rispondiamo, per l'appunto, con le parole di Brancaleone: ‘Ite pure’. Anche noi ‘imo, ma de un'altra parte'’…” afferma in una nota l'associazione Politica Insieme, nata per ridare unità alla presenza dei cattolici in politica, in relazione alle ‘consultazioni’ promosse ieri dal segretario dell’Udc per una Dc del futuro. L’obiettivo dell’associazione è, infatti, come quello di una serie di mondi, associazioni e sigle del mondo cattolico che è tornato ad ‘affacciarsi’ sulla scena politica, di dare vita a un contenitore politico-sociale ben più ampio e molto meno asfittico di un semplice ritorno in campo della sigla ‘Dc’ e che, alla lontana, punta al coinvolgimento dello stesso premier, Giuseppe Conte, dai solidi rapporti con le gerarchie vaticane, cui affidare un ruolo di loro ‘guida’. Sempre che, ovviamente, torni una legge elettorale di tipo proporzionale, condizione necessitata per tutti i movimenti e le sigle di cui abbiamo parlato, a partire da Italia Viva.