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[Il punto] Calenda: "Pronto a fondare un nuovo partito". Ecco cosa pensa di Salvini e del M5S

L’ex ministro lo afferma in un'intervista a Repubblica: “Sono iscritto al partito e lavoro con Zingaretti, ma se serve sono pronto a fondare un partito che si allei col Pd”.

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
L'ex ministro Carlo Calenda (Ansa)
L'ex ministro Carlo Calenda (Ansa)

Non può certo passare inosservato quanto dichiarato da Carlo Calenda in una freschissima intervista a Repubblica: il prestigioso esponente del Pd, ex ministro dello Sviluppo economico, non disdegnerebbe l’idea di varare un nuovo partito politico. Una nuova , ulteriore, entità alleata del Partito Democratico, nella galassia del centro-sinistra. “Sono iscritto al PD e lavoro con Zingaretti, ma se serve sono pronto a fondare un partito che si allei con i dem”, afferma l’alfiere della lista europeista Siamo Europei alle ultime elezioni per il parlamento Ue. Movimento che lui concepisce quale "collante di un mondo più ampio della sinistra", ma se fosse necessario…

L'affermazione elettorale

Va dato atto all’ex esponente dei  governi Renzi e Gentiloni di aver raccolto nel Nord Est, nell'ultimo appuntamento elettorale,  qualcosa come 272mila preferenze, che ne fanno il più votato tra gli esponenti Pd scesi in campo per le  europee. Uno che, insomma, ha certi numeri. Ma la sua eventuale scelta farebbe bene agli assetti del centro-sinistra o rischierebbe comunque di frantumare ulteriormente un corpo già oltremodo variegato? Anche se, a dirla tutta, potrebbe servire a fare maggior chiarezza all’interno di una realtà composta da anime spesso molto differenti  e lontane per ispirazione e visione sociale.

Calenda con l'ex premier Renzi (Ansa)

Calenda precisa subito di non volere una scissione, tanto meno di ambire a mettere in atto qualcosa contro il suo attuale partito, ma  sostiene l’opportunità di creare una compagine di centro e liberaldemocratica, in grado di offrire una casa comune alle culture della sinistra, del cattolicesimo democratico e del liberalismo con un programma comune. Per la nascita di una forza simile – confessa – lui è pronto a dare una mano.

Il risultato del Pd alle europee

A considerare quanto afferma nella sua intervista non vibra di entusiasmo per il risultato Dem alle Europee. Quel 22,7 per cento a suo avviso rappresenta “un minimo sindacale”, ritenuto in ogni caso importante per “dimostrare che si è ancora vivi”. Nessun trionfalismo, dunque. Per lui comunque il futuro leader della sinistra italiana non può essere Nicola Zingaretti, anche se ammette di averci "lavorato molto bene, pur essendo molto diversi”. Ma il suo sguardo è volto altrove. Per lui il leader potrebbe essere invece “Paolo Gentiloni, la forza tranquilla di cui abbiamo bisogno”. A suo avviso l’ex presidente del Consiglio si è mosso bene in campagna elettorale ma “ora è giunto il momento di fare di più. Di proporsi come leader della coalizione di sinistra che in parte tocca a lui costruire”.

Carlo Calenda

"Salvini gigante dai piedi d'argilla"

Calenda sembra già proiettato verso le prossime elezioni politiche. Convinto che il momento di tornare al voto si verificherà presto e dunque occorra attrezzarsi subito, creando un più ampio spazio di aggregazione. “Crollerà anche Salvini col castello di illusioni che ha messo in piedi”, sostiene. “Non dimentichiamoci che anche noi eravamo al 40% e siamo finiti al 18”. Per lui il leader leghista, che parla di spendere senza limiti e fare debito, “è un gigante dai piedi d’argilla”. Destinato quindi a cadere, prima o poi.  Ed anche in Europa la presenza maggiore di sovranisti comporterà che l’Italia, che ora assomiglia alla Polonia e all’Ungheria, conterà sempre meno.

No ai cinquestelle

Calenda è nettamente contrario a un’alleanza con il M5S. Non ha voglia di “parlare con una classe dirigente che “è un disastro e gestisce in maniera imbarazzante la cosa pubblica”. Rappresentano “una classe dirigente dilettantesca e fra le peggiori che l’Italia ricordi”, sostiene.

Attendiamo maggiori chiarimenti

E qui il suo progetto diventa necessitante di approfondimento: con chi dovrebbe allearsi il suo eventuale nuovo partito, alla Macron (dice qualcuno), alleato già in partenza del Pd? Solo con i liberaldemocratici, il Pd e i Verdi “che però non sono quelli italiani”? Con +Europa e Italia in comune? E soprattutto quali sono i programmi concreti? Si riassumono completamente nell’abbraccio di un liberismo europeista tutto lacrime e sangue, con tagli al welfare, alla istruzione e alla sanità, in nome del contenimento del debito pubblico, com'è accaduto in passato su certi fronti? Oppure è aperto a politiche di investimento e sviluppo per creare lavoro e migliori condizioni di vita soprattutto per chi è rimasto indietro? Non resta che attendere maggiori e ulteriori chiarimenti.

Ignazio Dessìdi I. Dessì   

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