[Il ritratto] Il superman dei conti, l’appassionato di tennis e il consigliere di Mattarella. Ecco chi sono i burocrati più potenti

Tra i più potenti c’è Ugo Zampetti, colui che scandisce i tempi delle consultazioni davanti alle telecamere, ma soprattutto il consigliere di fiducia di Mattarella. E’ il segretario generale del Quirinale. Uno di loro prima accusato di essere dalemiano e poi renziano

Alessandro Rivera, Direttore Generale del Tesoro
Alessandro Rivera, Direttore Generale del Tesoro

Ma alla fine chi sono i burocrati dello Stato nemici del governo? Nella guerra in corso fra le idee politiche contro i paletti delle leggi e della lentezza ministeriale non vengono solo alla luce due progetti contrapposti, ma soprattutto due poteri abbastanza incompatibili fra di loro. I grandi burocrati sono gente preparatissima e navigatissima, che conosce tutti i meandri del sottogoverno, le regole e le chiavi per scardinarle, e che se devono disattendere una norma lo fanno aggirandola con virtuosismi giuridici, mai ignorandola. Dall’altra parte i burocrati sono l’oligarchia che sostituisce la democrazia e che perpetua il suo potere in tutti i governi che si succedono. Non importa nemmeno capire chi abbia ragione. Questa è la realtà. Come alla fine ha ammesso Rocco Casalino: «Ormai abbiamo capito che Tria c’entra relativamente. Il vero problema è che al Mef ci sono una serie di persone che stanno lì da decenni. Sono loro che hanno in mano tutto il neccanismo e che proteggono il solito sistema e non ti fanno capire le voci di bilancio, in modo che si possa tagliare».

Tutti hanno identificato in tre nomi i nemici di Casalino, e cioé quelli sotto attacco dall’inizio, il ragioniere dello Stato Daniele Franco, il direttore generale del Mef Alessandro Rivera, voluto da Tria, e Roberto Garofali, confermato come capo di gabinetto. In realtà, i cosiddetti nemici sono molti di più, perchè rappresentano un sistema di potere trasversale a tutti i governi, che affonda le sue radici in più di un ministero oltre che nella vicinanza con il Presidente della Repubblica. Senza contare che siamo solo agli inizi, perchè devono ancora scendere in campo la Corte dei Conti e la Corte Costituzionale che metteranno la loro parola su parecchie delle leggi che vuole realizzare l’esecutivo gialloverde. Sono uomini potenti che hanno litigato duramente anche con gli altri governi, senza mai perdere, e persino con l’odiatissima Fornero. Come tutti gli uomini di potere oggi sono grandi nemici e domani possono diventare alleati indispensabili, come era appena successo con Tito Boeri, il numero uno dell’Inps, che aveva realizzato i calcoli e gli schemi per il progetto di legge del taglio sulle pensioni. E’ che devi passar da loro perché loro hanno in mano le chiavi.

E’ indubbio comunque che quei tre nomi sono oggi i primi della lista. Tutti personaggi di rilevante spessore, va detto. Il più emblematico è Alessandro Rivera, 47 anni, originario dell’Aquila, appassionato di maratone, definito dal Financial Times «un superman del Tesoro», che ha svolto tutta la sua carriera all’interno del dicastero di via XX Settembre, e se ha lavorato per l’ex ministro Pier Carlo Padoan, ha collaborato anche con Ignazio Visco, Giulio Tremonti, Silvio Berlusconi, Tommaso Padoa Schioppa, Mario Monti, Vittorio Grilli e Fabrizio Saccomanni, cioé con il diavolo e l’acqua santa, con tutti quelli che c’erano, trovando con ognuno di loro il sistema per fare cose opposte, sempre con lo stesso paradigma però. Il suo. Il più facile da far fuori dei tre è Daniele Franco, in scadenza a fine anno, una lunga carriera in Bankitalia e da sempre poco amato dal Movimento. Lui è l’uomo che stringe tra le mani il cuore della spesa, che ha responsabilità sul bilancio di previsione e sul rendiconto generale dello Stato, che tiene la contabilità e vigila sulle uscite. I grillini lamentano «una totale assenza di comunicazione». Il terzo della lista è Roberto Garofali, capogabinetto riconfermato per volere di Tria, al centro del primo scontro a luglio con cinque stelle e leghisti. La lista degli indesiderati del Tesoro è in realtà più lunga, e coinvolge gli uffici a diretta collaborazione del ministro, e quindi probabilmente anche Francesca Quadri e Glauco Zaccardi dell’ufficio legislativo, anche se l’uomo di punta è senz’altro Garofali, già capo gabinetto al ministero dell’Economia con Padoan, presidente generale della Presidenza del Consiglio con Enrico Letta, giudice del Consiglio di Stato e grand commis fra i più stimati, magistrato e alto funzionario, che vanta nel suo curriculum la codirezione della Treccani giuridica. Viene definito «un uomo dalla memoria fuori dal comune», un genio, una sorta di Pico della Mirandola. Algido, poco mondano, appassionato di tennis, ma tifoso di Borg e McEnroe, cioé di nuovo dei due estremi, del ghiaccio e del fuoco, a simboleggiare la caratteristica principale dei grandi burocrati, uomini adatti a tutte le stagioni. Il problema è: ti devi adattare tu a loro o viceversa? Il fatto è che sono abituati meccanicamente a trovare un’intesa a metà strada. Lo sanno ancora prima di cominciare a tirare la corda. Durante il governo Renzi entrò in collisione con il rottamatore perché sospettato di simpatie dalemiane, entrambi pugliesi (lui è di Molfetta, e torna a casa tutti i fine settimana). Adesso il Movimento lo accusa di essere renziano. Tutto vero perché è tutto possibile: i grand commis sono indefinibili. Uomo del Sud, nostalgico e silenzioso, ma anche molto meticoloso, che fatica ad accettare gli errori dei coleghi, è considerato un maniaco della meritocrazia.

Ma oltre a questi nomi, c’è tutta la vasta rete del deep State. Che parte dall’alto, dagli ambienti che circondano il presidente della Repubblica. E allora tra i più potenti c’è Ugo Zampetti, colui che scandisce i tempi delle consultazioni davanti alle telecamere, ma soprattutto il consigliere di fiducia di Mattarella. E’ il segretario generale del Quirinale. Molto vicino a Garofali e al suo vice Antonio Malaschini. A scendere si arriva anche al ministero di Di Maio, dove ci sarebbe Vito Cozzoli,capo gabinetto del Mise, altro buon amico di Zampetti. E a risalire, secondo la Verità, va segnato Giancarlo Montedoro, che guida l’ufficio legislativo del Qurinale. Altri nomi sono quelli ai vertici della Difesa, visto che Mattarella è il capo delle Forze Armate. Quando Di Maio se la prende con loro, sottolinea sempre un fatto: «Attaccano sempre noi. Mai la Lega». Che attraverso Giorgetti li ha pure difesi. Il sospetto è che il deep State abbia fatto una scelta di campo, e non solo in materia economica, «trovando i soldi per la flat tax e l’abolizione della Fornero, e meno per il reddito di cittadinanza». Eppure per l’ultimo nome dell’elenco, che è fra i più importanti, vale il discorso opposto. Perché Tito Boeri, numero uno dell’Inps, preso a insulti da leghisti e grillini all’inizio del governo, era diventato alleato dei Cinque Stelle, visto che erano suoi i calcoli e gli schemi che sostengono la legge sul taglio delle pensioni. E secondo La Verità lo aveva fatto proprio «perché sa bene che quella sforbiciata permetterà di remare a favore della legge Fornero», che la Lega vuole abolire, visto che rende quei tagli retroattivi e in molti casi più penalizzanti. Che è quello che chiede l’Ocse. E quindi Mattarella. Errore. Quando ha visto la manovra, Boeri s’è accorto che quella sforbiciata era una inezia rispetto ai soldi da spendere e spandere modello vecchia dc, ai più deboli e alle partite Iva. Allora ha tuonato che sono degli irresponsabili, e che non fanno nessun taglio agli sprechi, e che lo spreco poù grande sarà quelli dei miliardi buttati via per pagare un debito sempre più grande. Da nemicio a amico, e poi di nuovo nemico. Ma non cercate di capirci qualcosa. Nelle maglie della burocrazia, nella grande rete del sottopotere e dello Stato profondo, ci si può solo perdere. Non a caso, per riuscire a sopravvivere, Berlusconi si era affidato a Gianni Letta. Che era quasi uno di loro.