[L’analisi] Cari burocrati europei gli insulti all’Italia non servono a niente. E rafforzano i populisti

C’è una sorta di cupio dissolvi da parte di una commissione che con ogni probabilità il prossimo anno non sarà più alla testa dell’Unione dopo le elezioni di maggio. Come se a Bruxelles non avessero capito che l’ascesa dei populisti è stata anche in parte dovuta all’incapacità europea di essere solidale quando si sono manifestate le ondate migratorie dalla Libia. Il ritornello che “l’Italia è stata lasciata sola” miete ancora vot

Mario Draghi, Pierre Moscovici e Günther Oettinger
Mario Draghi, Pierre Moscovici e Günther Oettinger

Siamo entrati in piena campagna elettorale per le europee del maggio 2019. Non c’è bisogno di tirare in ballo Mussolini come fa il commissario europeo Pierre Moscovici per dire all’Italia che deve rispettare i conti. Che dire allora di Macron che, sforando i parametri, respingendo i migranti e con il “reddito di attività”, fa più o meno le stesse cose di Salvini e Di Maio? Qui non è il caso di difendere una coppia governativa con le sue evidenti inadeguatezze _ Di Maio ha dimostrato di non sapere neppure cos’è la legge europea sul copyright _ ma la percezione è che anche nell’insulto all’europea ci sia un doppio standard. E soprattutto che manchi completamente  quella sensibilità politica che oggi serve a un Paese come l’Italia per restare nei binari europei.

Salvini e Di Maio non sono macellai

Il commissario agli affari economici Moscovici dimentica poi - ed è strano per un ebreo di origini romene - che ha in casa la signora Marine Le Pen erede diretta con suo padre della repubblica di Vichy, del rastrellamento di 40mila ebrei al Velodrome di Parigi, della guerra di Algeria con il suo milione di morti: il padre Jean-Marie ha mostrato con orgoglio il coltello con le tacche dei nemici uccisi nella guerra di liberazione nordafricana. Salvini e Di Maio, per quanto inaffidabili, non sembra che facciano parte di quella schiatta di macellai. Salvini, come dichiara su “Time”, che gli dedica la copertina, vuole guidare una “rivolta del popolo contro le élite”. Appare più un Masaniello che un Mussolini. Ma l’aspetto più sconsolante è che in poche ore il commissario al bilancio Gunther Oettinger, Moscovici e il capo della Bce, Mario Draghi, per dare una mano al ministro dell’Economia Tria abbiano tirato anche giustamente le orecchie all’Italia sul bilancio senza capire che invece di sostenerlo lo indeboliscono.

Attacchi all'Italia portano acqua al mulino dei populisti

I moniti europei saranno anche corretti ma gli insulti sul fascismo che li accompagnano non fanno altro che portare acqua al mulino dei populisti e rafforzare l’idea che a Bruxelles ci sia un nemico del popolo. L’opinione pubblica pensa, come dimostrano i sondaggi, che ci sia nei confronti dell’Italia una sorta di doppio standard: neppure l’ungherese Orbàn, appena bersagliato dalle sanzioni, è stato apostrofato come fascista, eppure è l’erede di un movimento ipernazionalista e razzista che nel secondo dopoguerra ha fatto pogrom di ebrei e di serbi della Vojvodina. Bisogna stare attenti a toccare la storia europea che già ha lasciato indietro macerie senza precedenti. Moscovici non rafforza ma indebolisce la posizione di un ministro come Tria che sta cercando di fare di tutto perché l’Italia rispetti i parametri europei.

Anche Mario Draghi, il salvatore della nostra patria monetaria con il Quantitative Easing, l’acquisto dei titoli di stato, ha voluto sostenere il già traballante Tria affermando che dopo le parole ora servono i fatti. Ha aggiunto che lui si fida del premier Conte, del ministro degli Esteri Moavero e appunto di Tria: purtroppo dobbiamo segnalare che nessuno di questi è stato eletto, che nessuno di loro ha dietro un partito. Sono degli esponenti “tecnici” di un governo che potrebbero essere fatti fuori da Lega e Cinquestelle in qualunque momento se non obbediscono alla richieste dei due partiti di governo.

C’è inoltre una sorta di cupio dissolvi da parte di una commissione che con ogni probabilità il prossimo anno non sarà più alla testa dell’Unione dopo le elezioni di maggio. Come se a Bruxelles non avessero capito che l’ascesa dei populisti è stata anche in parte dovuta all’incapacità europea di essere solidale quando si sono manifestate le ondate migratorie dalla Libia. Il ritornello che “l’Italia è stata lasciata sola” miete ancora voti. 

Non era e non è soltanto una questione di numeri

Si sa perfettamente che la caduta di Gheddafi per l’Italia è stata la maggiore sconfitta geopolitica dalla seconda guerra mondiale e che questa debàcle è stata innescata dagli interventi di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Londra ha votato la Brexit e l’America di Trump è quanto di più anti-europeo ci possa essere, non solo perché vuole imporre i dazi ma perché rifiuta qualunque concertazione multilaterale.

Qualche volta l’Italia ha anche ragione e non soltanto torto. Lo ha appena dimostrato il Consiglio di sicurezza dell’Onu respingendo la proposta della Francia approvata al summit libico a Parigi per convocare elezioni il 10 dicembre. In queste condizioni, ha detto l’Onu, non si possono fare elezioni. Questo non vuol dire che ci daranno  una mano a sostenere il governo Sarraj ma che comunque il nostro ambasciatore a Tripoli aveva ragione ha chiedere il rinvio delle consultazioni. L’errore italiano è stato di farlo dire all’ambasciatore e non a un esponente del Governo: gli ambasciatori fanno gli ambasciatori ma sono i governi che danno la copertura politica. Il risultato è che adesso il rappresentante italiano non rientra a Tripoli perché dall’altra parte il generale Haftar lo ha dichiarato persona non grata.

La partita per l’Italia è che è stata privata del suo più importante alleato nel Mediterraneo, che la Francia comunque è in vantaggio e che gli insulti non porteranno niente di buono, né sulla Quarta Sponda né a Bruxelles.