Bruxelles ha chiesto e ottenuto un cronoprogramma sulle riforme. E Draghi ha promesso

Entro luglio le Semplificazioni, la riforma della PA, della Giustizia e del Fisco. Ecco il programma. Senza, il Pnrr non potrà decollare

Il premier Mario Draghi
Il premier Mario Draghi

“Certo sono tante le cose che dobbiamo fare a maggio…” ha riflettuto a voce alta il premier Draghi l’altro giorno mentre rispondeva alle questioni poste da deputati e senatori sul Piano nazionale di ripartenza e resilienza. Oggi il Consiglio dei ministri adotterà il Pnrr che subito dopo, entro domani, sarà trasmesso alla Commissione europea. Una fretta, come ha spiegato il premier, “non mediatica” ma finalizzata a rientrare nella prima tranche di prestiti. Sono 24 miliardi che dovrebbero arrivare tra agosto e settembre.

Il cronoprogramma di Bruxelles

Il fatto è che la sfida del Pnrr - per cui le definizioni si sprecano, “l’occasione”, “la svolta”, “la nostra ripartenza e il nostro futuro” - comincia adesso. E ha tempi e condizioni serrate. “Non è nel mio stile dire garantisco io” si è schernito Draghi a proposito dello stallo che si era creato sabato con Bruxelles e risolto con una telefonata Draghi-Von der Leyen. I dubbi della task force della Commissione riguardavano le riforme. E allora forse non ha detto “garantisco io” ma si è impegnato perchè le riforme - l’unico vero motivo per cui l’Italia è il primo beneficiario del Recovery fund - vengano incardinate entro l’estate. Entro luglio. Che, per l’appunto, è anche un’altra scadenza: i primi di agosto inizia il semestre bianco per cui non potranno essere sciolte le Camere fino all’elezione del capo dello Stato (febbraio 2022). E inizia anche la campagna elettorale per le amministrative. Due condizioni di estrema fibrillazione tra le forze politiche che alzeranno il livello dello scontro. Alla faccia dell’unità nazionale. Ecco perchè Draghi e il suo governo, cioè i tecnici, hanno indicato un calendario serrato di scadenze. Che l’altro giorno ha impressionato lo stesso premier con quel “certo sono tanti gli impegni che dobbiamo mantenere a maggio”. Conviene guardarli uno per uno.

Le semplificazioni

Entro metà maggio “sarà approvato - ha spiegato Draghi - un decreto con gli interventi urgenti nel capitolo vasto delle Semplificazioni”che riguarda in maniera trasversale tutte le sei missioni del Piano. Si comincia in materia di appalti pubblici e concessioni “per il rilancio del settore delle costruzioni”. Sarà riformata “la disciplina nazionale degli appalti sulla base delle direttive europee per renderla più snella”. Si comincia col Codice degli appalti che blocca la maggior parte dei cantieri in Italia. E rende quasi inaccessibile, ad esempio, il Superbonus edilizio al 110%. Più in generale, ha promesso Draghi, “entro il 2021 sarà adottata una legge delega” che dovrebbe andare a semplificare la complicata macchina della burocrazia italiana. Ancora più specifico è stato il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. “Siamo quasi pronti - ha detto - bocciamo approvare il decreto Semplificazioni entro metà maggio. E’ la madre di tutte le battaglie, innesco anche per le altre riforme. Ci stiamo lavorando da quasi due mesi con tutti i ministri”. Il settore che dovrà essere più semplificato è proprio quello della Pubblica amministrazione. Draghi ha indicato “quattro ambiti principali”: assunzioni e concorsi mediante la razionalizzazione delle procedure e la programmazione degli organici; semplificazione del quadro normativo e procedurale; rafforzamento delle competenze; digitalizzazione. Sarà questo un delicato banco di prova per la maggioranza perchè si andranno a scontrare visioni opposte, quella riformista di Lega, Forza Italia, Italia viva e una parte di Pd e quella più conservatrice di 5 Stelle, partiti di sinistra e un altro pezzo di Pd. Un altro pacchetto di Semplificazioni, sempre a maggio, riguarderanno il mistero della Transizione ecologica. Ad esempio nascerà un ufficio nazionale per le Valutazioni di impatto ambientale, le famigerate Via che negli anni anni hanno bloccato grandi e piccoli cantieri, piccole e grandi opere soprattutto viarie. Un altro passaggio stretto perchè si andranno a scontrare sensibilità diverse in materia di ambiente, i partiti del No con quelli del Si.

La banda larga

Per quanto riguarda la banda larga (6,3 miliardi per le reti ultraveloci e il 5G) l’obiettivo del governo è portare entro il 2026 “reti a banda ultralarga ovunque senza distinzioni territoriali ed economiche. “A maggio, quindi tra pochi giorni - ha spiegato Draghi - avvieremo la mappatura dei piani di investimento previsti dai privati per identificare le aree del Paese che, senza interventi del governo, resterebbero sfavorite”. Rendere connesso tutto il Paese e quindi dare pari opportunità a tutti, è uno degli obiettivi principali del Pnrr.

Quella promessa a Bruxelles

C’è poi il pacchetto di riforme che deve essere approvato entro fine luglio. Entro l’estate. E’ il cronoprogramma richiesta da Bruxelles per dare via libera al Piano. Perchè senza le riforme, hanno osservato i tecnici della Commissione, l’Italia non sarà in grado di realizzare il Piano. Più volte nei suoi interventi in questi giorni Draghi ha insistito su questo punto. “Il Pnrr è soprattutto un piano di riforme” perchè ciò che ha bloccato la crescita del Paese negli ultimi vent’anni, “oltre la corruzione, la stupidità e gli interessi costituiti è stata l’inerzia istituzionale”. Motivo per cui “i soldi non saranno mai abbastanza se non siamo capaci di spenderli”. Draghi si è quindi impegnato, anche con Bruxelles, ad approvare entro fine luglio le tre grandi riforme che dovranno disegnare l’ Italia del domani: giustizia, fisco e concorrenza.

La giustizia

“E’ uno degli impegni più importanti ed espliciti che abbiamo preso con l’Unione europea” ha premesso Draghi. Negli ultimi anni c’è stato qualche progresso. Ma è ancora e sempre troppo poco. Soprattutto non in linea con gli standard europei. Motivo per cui è così poco accattivante investire e far business in Italia. L’obiettivo finale è “ridurre i tempi dei processo civile del 40% e del penale del25%”. Obiettivi così dettagliati che dimostrano come la ministra Cartabia sia un pezzo avanti con la formulazione delle proposte. Ci sarà l’Ufficio del processo “una struttura a supporto del magistrato nella fase conoscitiva della causa”. E sarà rivista l’organizzazione degli uffici giudiziari. Nel civile sarà semplificato il rito processuale in primo grado e l’ appello sarà “definitivamente telematico”.

Il nuovo fisco

La riforma non fa parte del Pnrr. E infatti non se ne trova traccia nelle 270 pagine. Questo ha sollevato mugugni e perplessità. Le commissioni Finanze di Camera e Senato, i presidenti Marattin e D’Alfonso, sono al lavoro da mesi ma per una sintesi occorre ancora tempo. Quello del fisco è uno di quei dossier cui Bruxelles guarda con attenzione. E non da oggi. “La riforma del fisco - ha spiegato Draghi - fa parte di quell’insieme di riforme che, sebbene non ricomprese nel perimetro del Pnrr, ne devono accompagnare l’attuazione. La riforma fiscale - ha aggiunto il premier - è tra le azioni chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del paese e in tal senso è parte integrante della ripresa che si intende innescare”. Servirà, per scriverla e approvarla, una grande condivisone politica che al momento non si percepisce all’orizzonte. Ciascuna parte dovrà rinunciare a qualcosa. Ad ogni modo, oggi c’è una data: “Il governo si è impegnato a presentare una legge delega entro il 31 luglio 2021”. Il Parlamento sarà pienamente “coinvolto” e le indicazioni che arriveranno delle Commissioni “saranno riflesse - ha promesso il premier - nel testo del disegno di legge delega”. Il Parlamento però “deve fornire indicazioni politiche quanto più condivise e puntuali possibile”. Per realizzare i tempi certi la riforma e i relativi decreti attuativi, “il governo, dopo l’approvazione della legge delega, istituirà una commissione di esperti”.

Maggioranza litigiosa

E’ un programma serrato, che coinvolge il Parlamento e, più di tutto, ha bisogno di una maggioranza coesa. Cosa che non è adesso. Draghi ha portato a casa con ampio consenso il Pnrr, ha accettato una mediazione sul coprifuoco - solo formale perchè nella sostanza era già stata raggiunta - per tranquillizzare Lega e Forza Italia messe nell’angolo dagli ordini del giorno di Fratelli d’Italia e la maggioranza ieri è stata compatta nel respingere le tre mozioni di sfiducia individuale contro il ministro della Salute Roberto Speranza. “La Lega c’è ed è convintamente in questa maggioranza” ha promesso Salvini. Ma se a destra Lega e Forza Italia hanno il problema di Fratelli d’Italia con cui dovrebbero essere alleati nelle amministrative, nel centrosinistra c’è chi lavora (Pd e M5s) per dividere Forza Italia dal resto del centrodestra. Nelle ultime ore il tentativo è stato respinto. Ma in queste condizioni sarà difficile fare le riforme e quindi realizzare il Piano. Serve responsabilità. “Il successo o l’insuccesso del Pnrr dipenderà solo da noi” ha avvisato Draghi. Se sarà un fallimento, i responsabili a quel punto avranno nome e cognome. Non ci saranno più alibi. E neppure prigionieri.