Botte da orbi. Pd e Iv se le danno di santa ragione. Bettini e Zingaretti puntano a sostituire i renziani con i Responsabili

Non nuove elezioni, di sicuro, perché sarebbero impossibili, ma un nuovo governo di certo sì. Ma fatto da chi? Conte? E con quali numeri? Senza IV e i nuovi Responsabili? Forse

Renzi e Zingaretti
Renzi e Zingaretti

La maggioranza è esplosa. Dopo lo scontro tra M5S e Iv, le accuse al veleno tra Renzi e Conte, ora tocca a Bettini e al Pd caricare a testa bassa i renziani. Ma la fine, così, è nota. Non nuove elezioni, di sicuro, perché sarebbero impossibili (siamo entrati in una sorta di ‘semestre bianco improprio’), ma un nuovo governo di certo sì. Ma fatto da chi? Conte? E con quali numeri? Senza IV e i nuovi Responsabili? Forse.  

Governo al capolinea? 

Non più, e non solo, Italia Viva contro M5S, Renzi (e i suoi) contro Bonafede (e Crimi e, dietro ancora, Di Maria), sulla prescrizione e sulla giustizia. Non più, e non solo, il premier attuale, Conte contro l’ex premier, Renzi, al grido di accuse e sospetti reciproci (“Vuoi far saltare il governo”, il primo; “Vuoi farci fuori dal governo”, il secondo, etc.). Non più, e non solo, le veline di Palazzo, più o meno interessate, che fanno supporre – subito smentite via comunicati di stampa infuocati del Colle come di palazzo Chigi – che Conte, parlando con Mattarella, gli avesse già prefigurato il futuro prossimo venturo (“Ho i numeri anche senza Renzi, Senato compreso, se strappa vado avanti”). Quello di un ‘Conte ter’ con relativa sostituzione in corsa di Iv con i ‘Nuovi Responsabili’ (azzurri e non solo). 

Il Pd vuole ‘sostituire’ Iv, Renzi vuol sostituire Conte… 

No, ieri, domenica, si è arrivati allo show down finale, al punto più acuto di uno scontro che appare, ormai, inevitabile. Quello della guerra - ormai aperta, non solo guerreggiata – e diretta tra Pd e Iv, i fratelli coltelli, i cugini serpenti che vengono da una doppia, reciproca, scissione e che, d’altra parte era abbastanza prevedibile prevedere, che sarebbero arrivati ai ‘materassi’, alla sfida all’Ok Korral. E ‘grazie’ alle parole di fuoco dell’ideologo e vero mentore dell’attuale segretario del Pd, Goffredo Bettini, che spara ad alzo zero contro Renzi e Iv, ponendo apertamente il tema della sostituzione, in corso d’opera, dei renziani con altri parlamentari più ‘democratici’ e ‘liberali’ con lo scopo, appunto, non di andare al voto, ma di rinserrare le fila e dare vita, se non a un nuovo governo, a nuove maggioranze. 

Renzi cerca un altro premier, Conte nuovi Responsabili 

Ipotesi, va detto, che anche molti renziani accarezzano, anche se di tutt’altro tipo: un governo di ‘unità nazionale’, o di ‘larghe intese’, o forse persino insieme al centrodestra, di ogni tipo e di ogni colore purché non sia più guidato da quel Conte che Renzi detesta ben più dello stesso Bonafede e Zingaretti, invece, difende come se fosse un suo uomo mentre i 5Stelle, per una volta, si godono la scena di Pd e Iv che litigano, corroborati da una (modesta) prova di piazza e dal fatto che i loro voti restano, ad oggi, ancora decisivi. 

Poi, certo, a sera, arrivano le frenate, le mezze retromarce, ma ormai cosa fatta capo ha: dentro la maggioranza di governo che regge il Conte due l’aria, tra i principali contendenti (Renzi e Iv da una parte contro ‘Resto del Mondo’, cioè M5S-Pd-LeU, anche se LeU, in realtà, tace), si è rarefatta fino al punto da diventare irrespirabile. In questa settimana che si apre, e che si preannuncia di fuoco, l’incidente parlamentare, quindi la relativa crisi di governo, potrebbe essere, o forse già è, a un passo, pochi millimetri. 

Le ipotesi di cui si parla: il Conte ter o il governo di ‘X’ 

Il che non vuol dire, come vedremo, che la conseguenza è andare a votare, cioè le urne anticipate (anzi, tutt’altro), ma che un ‘Conte ter’ o un nuovo governo guidato da ‘X’ diventi sempre più un’ipotesi fattibile o plausibile e a breve. Solo che mentre per il Pd e per l’M5S ci sono solo due soluzioni (o un governo Conte ter guidato da Conte o il voto anticipato), mentre tertium non datur (né Zingaretti dentro il Pd né il reggente Crimi dentro i 5Stelle potrebbero reggere, restando al loro posto, un governo di altro tipo), per Renzi le scelte sono diverse. In pratica, sono ben tre: un governo guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti se  nascesse da un ribaltone di Iv e fosse fatto insieme al centrodestra (un doppio salto mortale carpiato, certo); un governo guidato dalla presidente della Consulta Cartabia, se fosse un governo elettorale di pochi mesi per andare a voto; un governo Draghi o X se fosse un governo di salvezza nazionale causa crisi economica, degli spread e sui mercati. Tutti governi che, per Renzi, può guidare chiunque, persino Dario Franceschini, tranne un uomo solo: Giuseppe Conte. 

Bettini spara ad alzo zero contro Renzi, il quale cita Confucio… 

Certo è che ieri il precipitare della possibile crisi di governo ha visto il suo diapason e proprio nel rapporto tra Pd e Iv. Senza neppure bisogno di mandarsi messaggi trasversali, ma alla stregua di un Salvini qualsiasi, Goffredo Bettini e il Pd da una parte, Renzi e i renziani dall’altra si sono menati. 

“Sei una tigre di carta, fatti il governo con Salvini e Meloni, se sei capace. Noi andremo avanti con i veri ‘responsabili’, parlamentari democratici, anti-sovranisti, veri liberali, a costo di dover sostituire i tuoi fanatici, nella maggioranza”. “La tigre di carta sei tu. Con te ci vuole tanta pazienza, come direbbe Confucio. Fatti il tuo governo con i Razzi e gli Scilipoti, se sei capace. Ci rivediamo in Parlamento”. Il dialogo – non immaginario, ma reale, in pratica testuale – tra Goffredo Bettini e Matteo Renzi è andato in onda live, via social, pagina Facebook contro pagina Facebook. 

Attacca Bettini, letti i retroscena sui giornali, di mattina presto: “Quanta pazienza si può avere ancora con il fiorentino?”. È tempo di allargare la maggioranza, sostituendo la pattuglia renziana con i ‘responsabili’”. Spietato, diretto, immediato e di facile comprensione, per uno come Bettini, ideologo abituato a fare ‘ragionamendi’, ideatore del ‘modello Roma’, inventore delle candidature a sindaco di Rutelli e Veltroni (che detestano Renzi entrambi) e, nel 2018, di quella di Zingaretti a segretario del Pd. “Oggi è chiaro a tutti, tranne ai fanatici – scrive Bettini - che la condotta di Renzi pone problemi acutissimi al campo democratico e al governo Conte”. Per Bettini, “Iv è diventata uno strumento della destra per picconare il governo”, ma “Renzi è una tigre di carta. Il suo tentativo di creare un terzo polo sta naufragando così rapidamente da renderlo prigioniero di un attivismo autodistruttivo”. Ma anche una ‘tigre di carta’ può far danni, ecco perché – dice caustico - “consiglio, in attesa di scelte più sagge di Italia Viva, di preparare al più presto scenari alternativi. Dopo Conte non c’è per il Pd un altro Governo. Se Renzi vuole farlo, lo deve fare con Salvini e la Meloni. C’è invece la possibilità, certamente allo stato attuale tutta da costruire, di sostituire Italia Viva con parlamentari democratici (in quanto non sovranisti, illiberali e autoritari) pronti a collaborare con Conte fino alla fine della legislatura. Penso anche che, in questo scenario, nel Parlamento si aprirebbe una riflessione perfino nel gruppo renziano. Si deve lavorare subito, dunque, per allargare la maggioranza”.

Parole che si contraddicono (prima Bettini dice ‘no’ a un nuovo governo e parla solo del voto, poi invita Conte e il Pd a trovare nuovi Responsabili per farlo, il nuovo governo purché senza Renzi…), ma tant’è. La replica di Renzi arriva sempre via Facebook e all’apparenza predica calma ‘zen’: “Sono giorni pieni di inutili polemiche. Mi piace allora augurarvi buona domenica con il pensiero del cardinal Ravasi che cita Confucio: la pazienza è potenza. Noi ne abbiamo tanta: il gelso diventerà seta” scrive l’ex premier dalle montagne innevate del Pakistan dove ancora si trova. 

Ceccanti spiega perché non si può andare a votare  

Ma dato che, per una serie di motivi che il costituzionalista e deputato dem Stefano Ceccanti spiega, ogni giorno, al colto e all’inclita della categoria dei giornalisti di Palazzo perchP è “come fosse in vigore un semestre bianco improprio (i sei mesi prima della fine del mandato di ogni Capo dello Stato in cui, per Costituzione, questi non può scogliere le Camere, ndr.) durante il quale votare è di fatto già impossibile” è evidente che chiunque minacci il voto sta sparando a vuoto. Per incidens, i motivi in sintesi sono questi: bisogna prima che si tenga il referendum costituzionale, il 29 marzo, poi bisogna attendere due mesi perché bisogna fare la legge delega per ridisegnare i collegi e riattarli al nuovo, decurtato, numero dei parlamentari, poi bisognerebbe indire i comizi elettorali, altri 55-60 giorni, morale, si arriva a fine luglio e se ne riparla a settembre. 

Non ci crede neppure lo stesso Bettini ma prefigura già, alle prossime elezioni, un’alleanza progressista con Conte alla guida dei 5Stelle (o di ciò che ne resterà dopo tot scissioni), una “sinistra di movimento” a sinistra, le Sardine, etc., più, persino, un’area liberal-repubblicana laica e cattolica e con, ovviamente, “il Pd al centro di questo schieramento”. Ma se nel Pd hanno scoperto che “si può dire di ‘no’ a Renzi e lui fa marcia indietro, come ha dimostrato sulla prescrizione” (così, almeno, dicono al Nazareno), anche i renziani sanno meglio del Pd che la minaccia del voto è una pistola scarica. E alzano subito la voce, punti sul vivo dalle ricostruzioni che vedono diversi dei loro deputati e senatori scettici e dubbiosi delle intemerate di Renzi e pronti, addirittura, a fare marcia indietro, cioè a tornare nel Pd se davvero il loro (attuale) leader dovesse aprire la crisi. 

Renziani a testa bassa contro Bettini, dubbi pure nel Pd 

Luciano Nobili dà della “tigre di carta” lui a Bettini (e gli rimprovera, data la passione per il cinema, pure Cinecittà), il capogruppo al Senato, Davide Faraone, parla di “autogol storico del Pd che vuole far fuori Renzi per sostituirlo con tanti Razzi e Scilipoti. Sperino che l’operazione funzioni” (il che suona come una minaccia), ma anche dentro il Pd temono che Bettini (il quale, in serata, smussa gli angoli) abbia fatto il passo più lungo della gamba. Dalla ex renziana Anna Ascani al ministro Giuseppe Provenzano è tutto un ‘troncare, sopire, sopire, troncare’, ma il guaio è che ormai la stalla è aperta e i buoi sono belli che scappati. 

Fioccano le smentite dal Colle come da palazzo Chigi 

E così, per tutto il giorno, oltre alle accuse e controaccuse, fioccano anche le smentite. Conte nega decisamente di stare cercando di dare vita a una nuova maggioranza ma di voler solo lavorare “con quella attuale” per stilare l’Agenda 2023, cioè il programma di governo, al punto da citare anche Iv, come se nulla stesse accadendo (Iv incassa ma resta fredda) mentre dal Colle si esprime “stupore” (un modo per dire che Mattarella è assai “irritato”, oltre che “preoccupato”) per le ricostruzioni che lo vedono coinvolto come se anche lui, il Capo dello Stato, brigasse per aiutare Conte a dar vita a nuove maggioranze (Mattarella ha sempre detto che, dopo questo governo, non avrebbe dato vita a nuove maggioranze ma dato il semestre bianco ‘improprio’ potrebbe essere costretto a ricorrervi, ove nascessero, dentro il Parlamento). 

 “O Conte si accorda con Renzi o si dimette” 

Il guaio è che, ormai, le asce di guerra sono state dissotterrate, la guerra è di tutti contro tutti e nessuno si fida più di nessuno. Una – durissima e intrisa nel curaro – nota di autorevoli fonti parlamentari di Italia Viva rimette in fila i ‘temi’ della giornata e, a serata, spara il siluro finale. In essa si sostiene che “il tentativo di trovare responsabili per sostituire Italia Viva - caldeggiato da Palazzo Chigi e dalle parole di Goffredo Bettini - sembra miseramente fallito. Al momento non solo nessuno si stacca da Italia Viva ma i gruppi renziani si dichiarano fiduciosi di accogliere nuovi ingressi già dalla settimana prossima”. Come se non bastasse, le fonti di Iv spiegano che “il muro contro muro cercato da Conte - in sponda con Zingaretti e Franceschini - appare ogni giorno più inspiegabile. Se davvero Conte non riuscisse a portare a casa i responsabili, ed e difficile immaginare che il tentativo riesca, per il Premier ci sarebbero solo due strade. O un accordo con quel Renzi che fino ad oggi è stato attaccato direttamente dal premier o le dimissioni”. Insomma, nel ‘mirino’ di Renzi e dei suoi ci sono Conte, il Pd (da Bettini a Zingaretti passando per Franceschini) e i 5Stelle. E la minaccia resta palese: o Conte si accorda (tradotto: china il capo) a Renzi o si deve dimettere. Dall’altra parte, ribadiscono dal Nazareno, “uno a Renzi si può dire di no, due un’altra maggioranza, se continua a provocarci, la troviamo, anzi già c’è al Senato, compresi i renziani che si sono pentiti di averci lasciato”. Posizioni, come si vede, inconciliabili, almeno non a breve. 

Una settimana, quella che inizia, davvero decisiva 

Come finirà non si sa, ma lo scontro è arrivato al limite. Nella settimana che si apre, il voto di fiducia sul dl MilleProroghe nell’aula della Camera dei Deputati (votazioni a partire da martedì), e il decreto intercettazioni in quella del Senato, tra martedì e mercoledì, saranno due test forse decisivi per verificare la salute della maggioranza. L’incidente parlamentare è dietro l’angolo e il ‘delitto perfetto’ anche. Resta solo di capire chi sarà l’assassino perché la vittima si sa: il Conte 2 e la stabilità del Paese.