Cara Maria Elena, i partigiani "veri" non cantano l'inno di Forza Italia

Secondo la logica boschiana "i partigiani dell'Anpi sarebbero come i neofascisti di Casapound perché anche i ragazzi della destra radicale votano No"

Maria Elena Boschi
La ministra Maria Elena Boschi (lapresse)

Il candidato legga la seguente frase del ministro Maria Elena Boschi: "L'Anpi sicuramente come direttivo nazionale ha preso una linea, poi ci sono molti partigiani, quelli veri, che voteranno 'SI' alla riforma". Quindi il dato nuovo contenuto nella frase, è un inedito ed entusiasmante salto evolutivo del pensiero politico prodotta dalla ferrea linearità logica della ministra: un partigiano è "vero", e forse ha combattuto con le armi in pugno, soprattutto se è d'accordo con la Boschi e se vota Sì al referendum. È meno autentico, e presumibilmente non ha partecipato alla Resistenza, se non è d'accordo con Maria Elena e se inopinatamente si permette di votare No. Su questo non ci piove.

Altra vicenda illuminante di questa campagna elettorale. Il candidato si concentri sulla prestigiosa figura di Pietro Ingrao, ex direttore de L'Unità, ex direttore del Centro di Riforma dello stato, ex presidente della Camera, leader del comunismo più eretico, scomparso, purtroppo, il 27 settembre 2015 senza nemmeno chiedere il permesso a Luca Lotti (e dispiace). Tuttavia, l'ex presidente della Camera compare in una geniale campagna comunicativa, in una grande foto in bianco e nero, in un manifesto di propaganda del Si. La foto è corredata da due elementi grafici di grande risalto: il simbolo del Partito Democratico (a cui purtroppo Ingrao non ha mai aderito), e il logo del Sì al referendum (su cui malauguratamente Ingrao non si è ancora espresso). Peccato. A giustificazione di questo simpatico endorcement post mortem coatto, con una trovata davvero brillante, è stata inserita nel poster una frase sul bicameralismo dell'ex presidente del Centro di riforma dello stato pronunciata nel 1986, nemmeno trent'anni prima della convocazione del  referendum. Ha scritto Celeste Ingrao, una delle figlie dell'ex dirigente del Pci: "Sono una convinta sostenitrice del No: ma non ho mai pensato di utilizzare mio padre per sostenere le mie ragioni". 

Male. Proviamo invece a prendere in considerazione l'idea che la neo-logica di Maria Elena sia la via maestra da seguire, e che la figlia di Ingrao non abbia capito nulla: si può senza dubbio sostenere che nel 1986, quando  Maria Elena aveva solo cinque anni, e andava all'asilo di Laterina, il dirigente del Pci si sia preoccupato di fare una dichiarazione a futura memoria per sostenere la titanica riforma costituzionale della futura ministra. E di certo si può anche pensare, come ci suggerisce con rigore la Boschi, che il direttivo dell'Anpi sia l'organizzazione meno indicata per rappresentare l'opinione dei partigiani italiani. Senza dubbio non è più rappresentativo di organizzazioni più prestigiose come  la fondazione Big Bang e il club di Topolino, che -per fortuna - sono saldamente schierati con Maria a Elena e Matteo. 

Seguendo questa logica, il profilo morale dello statista Nicola Cosentino (sostenitore con i suoi seguaci sia del Sì che della lista Pd in Campania), appare molto più nitido di quello assai incerto del presidente dell'Anpi Carlo Smuraglia, che dichiara di aver fatto il partigiano nella divisione Cremona, a 22 anni (ma vai tu a capire se c'era davvero! Ernesto Carbone hai dei dubbi). Così come è sicuramente inconfutabile l'arguta osservazione della ministra, quella secondo cui i partigiani dell'Anpi sarebbero come i neofascisti di Casapound, perché anche i ragazzi della destra radicale votano No al quesito. Seguendo la stessa logica boschiana si può certamente affermare che Smuraglia avrebbe avuto più successo come comico, che come partigiano, se è vero - ed è vero -  che è nato il 12 agosto, lo stesso giorno del grande Teo Mammuccari.

È evidente che i partigiani "veri" sono quelli convinti dalle brillantissime argomentazioni della Boschi, e inseguiti fin dentro le case di cura dalla tenace ministra, mica quegli sfigati dell'Anpi, che nulla sanno della Resistenza, al contrario della brillante statista di Laterina, la stessa secondo cui Amintore Fanfani è preferibile ad Enrico Berlinguer, soprattutto "perché è nato ad Arezzo". E siccome Arezzo è più vicino a Laterina che a Sassari la coerenza logica della neo-logica boschiana è inattaccabile. D'altra parte, visto che il ragionamento non fa una grinza anche l'ex segretario del partito comunista è stato arruolato da Renzi a sostegno del referendum. Non esiste dubbio che anche lui (scomparso nel 1984) avrebbe di certo sostenuto il Sì, e - di questo passo - spero che  arrivino presto anche dichiarazioni di voto entusiastiche da Sandro Pertini, Leonida Bissolati, Andrea Costa e Carlo Pisacane.

L'infaticabile attività propagandistica, e la persuasività dell'eloquio della ministra hanno dato un grande slancio alla campagna di adesioni al comitato elettorale per il referendum costituzionale. La Boschi, erudita conoscitrice della storia Contemporanea sta per annunciare che il Si convinto alla riforma miete consensi fra i "veri" giolittiani, incontrati e convinti proprio davanti all'omonimo bar di via Uffici del Vicario (una sede storica della politica italiana), e c'è grande fervore anche fra i "veri" azionisti (non quelli dei fratelli Rosselli e di Lussu, ma quelli di Banca Etruria), che votano - se non altro - per riconoscenza familiare. Un altro sì arriva dai veri "Panelliani". Quelli con una enne sola, però: non gli eredi di Marco Pannella, sia chiaro, ma i clienti della celebre enoteca di campo de' Fiori, molto cari a Maria Elena.

C'è poi la differenza fra i "veri" Costituzionalisti (praticamente tutti) che hanno firmato l'appello per il "Sì" e i falsi che sono per il "No". Questi ultimi sono da considerare - come già spiegato da Maria Elena - dei "professoroni". È perfettamente condivisibile e corretto - invece - che il rettore dell'Università di Catania abbia tempestivamente tolto la parola a questo stolto ragazzino, Alessio Alessio Grancagnolo, che in otto minuti aveva rovinato la giornata propagandistica della ministra, dimostrando di conoscere la riforma che porta il nome della Boschi meglio di lei stessa (e dispiace).

D'altra parte, ho sentito con le mie orecchie, durante una serata all'Auditorium  la Boschi rispondere ad una domanda su cosa pensasse di Enrico Berlinguer (protagonista del film di Veltroni che aveva appena visto), con queste parole: "Un giudizio su questa figura storica mi è difficile, dal momento che il giorno in cui è morto avevo solo tre anni". Anche io dovrei astenermi dal giudicare negativamente Adolf Hitler, dal momento che quando è morto non ero ancora nato. Adesso però le quotazioni di Berlinguer salgono e sarei contento se la Boschi rivedesse il suo giudizio, magari dicendo: "Quando è morto avevo tre anni, ma sono sicura che avrebbe applaudito sia alla misura degli ottanta euro che al decreto sulle banche popolari".

Anche io dopotutto non sono boschiano, ma un "vero" boschiano: ho 46 anni e sono nato a Cagliari, a poco più di 200 chilometri da Sassari, quindi più vicino a Berlinguer di lei. Vorrei che vincesse il Sì, per vedere una nuova Italia con un bel Senato pieno di nominati, che fanno i pendolari far le loro regioni e  Palazzo Madama, si affiancano agli altri nominati eletti con il superporcellum instaurato dall'Italicum, garantiscono un sostegno pieno a Matteo e Maria Elena e non rompono i co...oni. Se invece muoio vorrei essere sepolto a Laterina. Laterina ha tanti pregi che ti consentono di diventare un vero statista: è molto più vicina di casa mia a Fivizzano, dove, oltre al mitico Denis Verdini, è nato anche un altro convinto sostenitore del Sì come il ministro Sandro Bondi.

E poi dai libri di storia della scuola di formazione politica dei giovani del Pd (quelli così attenti ai contenuti che svengono se vedono la ministra senza giacca con la maglia a girocollo) abbiamo appreso anche che i "veri" partigiani hanno combattuto con le armi in pugno cantando "E forza Italia" insieme ai mazziniani. E i mazziniani, come è risaputo, sono gli storici frequentatori della sezione Mazzini del Pd, un gruppo di quarant'anni che oggi in prevalenza si riconoscono nella corrente di Matteo Orfini. È noto che quando si riescono a mettere insieme queste forze di ispirazione risorgimentale i mazziniani, i giolittiani, i cosentiniani gli azionisti, gli alfaniani i verdiniani il Sì andrà al 110% del Pil con un grande risaparmio per l'erario.