[La polemica] Il finto scandalo della borsetta da 9 mila euro della Raggi. La ridicola fake news del lusso

Il lusso continua ad essere lo strumento di attacco nel prontuario della polemica politica. Il lusso rinfacciato dagli uni agli altri, in nome di un imprecisato imperativo pauperista. Il lusso contro la logica, perché con il suo stipendio di circa 4000 euro al mese, è difficile immaginare che la Raggi potesse impegnarne 25 mila in una borsa. Il lusso come un cartellino rosso

La sindaca di Roma Virginia Raggi con la borsa dello 'scandalo'
La sindaca di Roma Virginia Raggi con in mano la borsa dello 'scandalo'

Lo scandalo della borsa Hermes di Virginia Raggi. Che poi non è uno scandalo. E che poi - per giunta - non è nemmeno una Hermes. E così questa storiella da social diventa un piccolo apologo sulla battaglia politica e sull’abusata materia delle “fake news” costruite ad arte. Un piccolo segno dei tempi, dopo gli insulti alla moglie di Bonolis, le polemiche sulle nozze dei Ferragnez, i dibattiti sui balletti di Vacchi. 

Riassunto delle puntate precedenti per poter capire cosa è successo: a Roma si organizza una manifestazione di protesta contro la giunta sul tema dei disservizi nella Capitale (cosa del tutto legittima). E la Raggi il 27 ottobre, risponde pan per focaccia. Proprio commentando l’esito della manifestazione «Roma dice basta» aveva criticato le manifestanti con una stoccata acida definendole: «Signore del Pd con borse firmate da mille euro». Le avevamo queste borse? Non le avevano? Mistero. Forse un po’ politicamente scorretto, ma pure questo ci sta, dato che si trattava di una accusa generica, più immaginifica che circostanziata. 

Quello che è più curioso (e meno chiaro) è la dinamica con cui inizia a girare una foto diffusa ieri sui social network, dove il sindaco di Roma viene immortalata con una borsa che per tutti diventa: “La Hermès della Raggi”. Un contrappasso. Una vendetta perfetta. Si lancia all’attacco, su Facebook, la battagliera deputata del Pd Alessia Morani, che commenta: “In Campidoglio l’unica con la borsa firmata (Hermès, 9mila euro) sei tu, Raggi”. Polemica ghiotta. Tutti i quotidiani online riprendono la notizia. Sul Corriere, ad esempio si poteva leggere: “La Raggi è comparsa con una borsa Kelly 32 di Hermès, del valore di alcune migliaia di euro. Molte le polemiche”. Sui siti si fanno anche le cifre del presunto valore, che sale a seconda del grado di antipatia riscosso dalla prima cittadina a Cinque stelle: 5mila, 9mila, 15mila. 

Peccato che già nella serata di due giorni fa il marito della sindaca Andrea Severini, pubblichi (sempre su Facebook) un controvideo in cui smentisce quella che lui stesso definisce una “fake news”. Mostra la famosa “Hermes” della foto, che già visibilmente nulla aveva della Kelly e spiega.  “Eccola qui la borsa: volevo già farmi una vacanzetta, dopo averla venduta, ma scopro che è di Maurizio Righini, un noto artigiano di piazza di Spagna. Bravissimo. Ma la borsa costa circa 100 euro”. Pelle nera, fibbie in ottone, ottima fattura, ma nulla a che vedere con l’oggetto del desiderio del lusso europeo. Nessun dubbio sulla panzana, quindi, una polemica mediatica che finisce in una bolla di sapone. Come ti del marito: “Una fake news creata ad arte per gettare discredito su Virginia”.

Molto più interessante, invece, il risvolto simbolico della vicenda: il lusso continua ad essere lo strumento di attacco nel prontuario della polemica politica. Il lusso rinfacciato dagli uni agli altri, in nome di un imprecisato imperativo pauperista. Il lusso contro la logica, perché con il suo stipendio di circa 4000 euro al mese, è difficile immaginare che la Raggi potesse impegnarne 25 mila in una borsa. Il lusso come un cartellino rosso. Incuranti del fatto che se la sindaca avesse voluto togliersi lo sfizio ne aveva piena legittimità. Una sola domanda per i deputati pauperisti del Pd. Quando capirete che finché non direte una parola sulla Villa da 1.3 milioni di euro appena colorata da Renzi a Firenze l’argomentazione de lusso vi è preclusa? Perché è vero che sui social le polemiche sul lusso accampano, è anche vero che per poterle fare bisogna essere credibili. Oppure si deve tacere.