La rivincita di Bersani, è diventato il testimonial (involontario) di un’azienda di poltrone

Chissà se Bersani sarà divertito, arrabbiato o lusingato di questa citazione (conoscendolo propendo per la prima ipotesi): anche se da domani chiunque potrà associare lui - il politico che nel 2013 rinunció a Palazzo Chigi ad una immagine politicamente poco felice

La rivincita di Bersani, è diventato il testimonial (involontario) di un’azienda di poltrone

Con una singolare collisione tra marketing pubblicitario e comunicazione politica, alla vigilia della grande giornata della sinistra bersaniana rediviva, il "Bersanese" diventa spot, campagna pubblicitaria, gioco di parole accattivante. Il caso è (come vedremo) quasi senza precedenti.  Ieri - infatti - Poltroneesofà, uno delle più grandi catene dell'arredamento italiano, ha comprato intere paginate sui giornali nazionali, per promuovere il suo nuovo slogan: "Siamo mica qui a fare salotto". 

Il tormentone del tormentone del tormentone

Un tormentone che fa evidentemente il verso al tormentone del finto Bersani di Maurizio Crozza ("Siamo mica qui a risciacquare gli scogli") che a sua volta facevo il vero al tormentone del vero Bersani ("Siamo mica qui a pettinare le bambole"). Vero e verosimile, a questo punto, si inseguono in un cortocircuito perfetto, già attivato quando accetto di duellare con Crozza davanti ad un leggio, coniando slogan in bersanese ipotetico. Di solito la politica è un tabù per i pubblicitari italiani, che la considerano poco adatta ad operazioni-simpatia. Negli anni ottanta una rara eccezione (finita in tribunale) fu quella che animó la querelle tra La Repubblica e Bettino Craxi. All'epoca Il pubblicitario incaricato di promuovere il giornale, Emanuele Pirella, ebbe la trovata geniale di far comparire il leader socialista in enormi tabelloni per promuovere il quotidiano di Eugenio Scalfari. Craxi era il "nemico" storico del quotidiano di Piazza Indipendenza, e tuttavia una mattina del 27 novembre del 1985, guardando la foto in bianco e nero in cui appariva stanco e stravolto con sotto lo slogan "Repubblica sveglia italia" si imbestialì. Il giorno dopo - caso senza precedenti - chiese ai suoi avvocati di presentare ricorso d'urgenza in Tribunale per ottenere "l'inibizione di ogni ulteriore uso dell' immagine fotografica dell' onorevole Craxi ai fini della campagna pubblicitaria". Ma la protesta dell'allora presidente del Consiglio non si era fermata lì. Craxi si era rivolto anche al tribunale civile per ottenere un risarcimento del danno subito. Chiese un miliardo di lire dell'epoca (!!) annunciando che se avesse vinto lo avrebbe devoluto a scopo benefico. Alla fine non vinse, ma la causa fece giurisprudenza.

La questione del casco

In tempi più recenti un altro caso clamoroso di collisione tra politica e pubblicità fu quello creato da Thomas Thumerelle, direttore generale di Motoblouz.com, la ditta che produceva il casco "Dexter", ovvero il principale beneficiario del cosiddetto "Julie-gate" che aveva travolto l'Eliseo. Quando i paparazzi inseguirono in presidente della repubblica fino al suo appuntamento galante con l'attrice Julie Gayet, infatti, Hollande aveva il volto protetto dal casco integrale prodotto dalla società (anche se - ovviamente - fu riconosciuto ugualmente). I social si scatenarono contro il presidente, prendendolo in giro, e Thumurelle ebbe la pensata di pubblicare su Liberation (il principale quotidiano della sinistra francese) del giorno dopo, un ironico avviso a pagamento per ringraziare Francois Hollande della pubblicità indiretta fatta al suo casco integrale, il Dexter «che vittima del suo successo è andato in rottura di stock». Non pago di questo sarcasmo, il produttore invitava addirittura Hollande a comprare degli articoli sportivi femminili per i regalo di San Valentino: «Soffre il vostro cuore in equilibrio nel fare la scelta? Non esitate a far appello ai nostri moto consiglieri per la vostra scelta».  E ancora: «Altri modelli della nostra collezione - si legge nella pubblicità della ditta - vi attendono sul nostro sito per le vostre prossime scappatelle in sicurezza». Qui all'ironia si aggiungeva il gioco di parole: perché "la sicurezza" a cui si faceva riferimento, ovviamente, è sia quella del casco, sia quella del servizi segreti, che avevano accompagnato Hollande in incognito all'appuntamento con la sua amante.

Hollande non è Craxi

Il Dexter andò esaurito, ma Hollande, in questo più prudente di Craxi, rinunció a qualsiasi querela o azione legale. Chissà se Bersani sarà divertito, arrabbiato o lusingato di questa citazione (conoscendolo propendo per la prima ipotesi): anche se da domani chiunque potrà associare lui - il politico che nel 2013 rinunció a Palazzo Chigi per un punto di coerenza ("Non posso guidare un governo di larghe intese") - ad una immagine politicamente poco felice, magari rimproverandogli di essere attaccato alla poltrona. Anche se - in questo caso - ad esser pignoli si tratta di un divano.