Berlusconi si fida del governo che ricambia con misure ad hoc. Meloni: “E’ un bluff”. Centrodestra in ordine sparso

Stamani riunione decisiva per capire come votare sullo scostamento di bilancio. Il voto al Senato domani alle 16. Necessari 161 voti. La maggioranza ne ha 159. Guastatori in azione su entrambi i fronti. La Lega attacca il “punto debole” 5 Stelle: vuole le dimissioni di Morra per il caso Santelli. Mentre Dibba e Casaleggio formalizzano la propria “corrente” e fanno arrabbiare . Crimi. Dal Pd Bettini torna a chiedere “allargamento e rimpasto dopo la legge di bilancio”

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini
Silvio Berlusconi e Matteo Salvini

Il Movimento 5Stelle continua ad essere in piena crisi di nervi, ma non si può dire. Si può far notare che Davide Casaleggio, tra i proprietari di Rousseau, e Alessandro Di Battista, eterno outsider, stanno modificando alcune funzioni della piattaforma che è la cassaforte del Movimento e i portavoce eletti possono rischiare la censura e peggio, di restare senza voce e senza gambe. Di contro Dibba e Casaleggio jr spopolano sulla nuova funzione social appena introdotta dallo stesso Casaleggio. Si chiama “mi fido”, è un indice di valutazione ed è molto simile ai “like” di Facebook. Sconcerto tra i parlamentari grillini, di area dimaiana, governisti inside: “Ma così si crea il correntismo”. Il capo politico Vito Crimi dice che questa roba “non è stata approvata nè concordata con i vertici del Movimento”. Che però non si sa chi siano. A un passo dall’anarchia. Con buona pace degli Stati generali che ancora non si sa cosa abbiano prodotto al di là di una nuova investitura per Di Maio.

Il centrodestra si fa i dispetti

Il centrodestra si fa i dispetti. Sai che novità, si dirà. Ma dopo lo strappo della scorsa settimana quando Salvini arrivò a sfidare “le aziende di famiglia”, cioè Mediaset che un emendamento del governo ha messo al riparo da scalate francesi, e dopo la nuova ennesima pace siglata, siamo alla vigilia di uno nuovo e questa volta, nel caso, definitivo strappo. Domani il governo mette in votazione il quarto scostamento di bilancio del 2020 per un totale di 108 miliardi. La variazione di bilancio, e di deficit, ha bisogno di 161 voti, la maggioranza assoluta. Al Senato sono sempre molto ballerini e due scostamenti sono passati con l’aiuto delle opposizioni. Ieri sera Berlusconi era ancora convinto di votare con il governo lasciando Lega e Fratelli d’Italia al loro destino. Ma questa volta non sarà una delle tante separazioni che poi si risolvono in qualche modo. Questa volta, qualora fosse così, sarà un divorzio.

Il rimpasto di Bettini

Italia viva continua a fare il terzo incomodo tra Pd, Leu e 5 Stelle. Nulla di particolarmente grave. Il dissenso riguarda le chiusure - i renziani puntano più sull’autodisciplina che non sulle regole imposte dall’alto - la minaccia di condannare la montagna alla rovina se non saranno aperti gli impianti di sci, la richiesta di riaprire la scuola, i cantieri, più libera impresa e meno statalismo. Fare e smetterla di discutere senza fare. Goffredo Bettini, che della segreteria Zingaretti è il teorico e da qualche tempo anche il fustigatore, è tornato anche ieri sera a riproporre un rimpasto di governo. “Dopo la legge di bilancio - ha suggerito - sarebbe opportuno un riassetto di governo con i rappresentanti più significativi delle forze politiche. Sarebbe utile alla Repubblica e alla democrazia. Per Conte sarebbe un punto di forza e non un indebolimento”. Più chiaro di così, anche Bettini, non lo era mai stato. Va tutto bene, al governo e all’opposizione. Sono ormai due anni e mezzo che si va avanti così. Adesso però siamo oltre il litigio: siamo alla decomposizione e alla ricomposizione degli attuali assetti.

Il vertice stamani

“Stiamo discutendo e trattando ma non è facile” diceva ieri sera una fonte parlamentare di Forza Italia propensa al dialogo con il governo. Meloni, Salvini e Tajani si vedranno questa mattina per decidere che fare domani. Forza Italia è decisa a votare lo scostamento: lo ha promesso se ci fossero stati “fatti concreti” in risposta agli appelli lanciati dal Cavaliere - ormai dalla scorsa primavera - all’unità nazionale per fare il bene comune dell’Italia. E “i fatti concreti” sarebbero proprio negli 8 miliardi di deficit destinati al rinvio delle tasse fino al 31 marzo e per tutte le aziende in base al fatturato e non più in base al codice Ateco. Tutte richieste che qualche giorno fa Gelmini e Polverini hanno presentato a Gualtieri durante un faccia a faccia. Il Cavaliere è stato esplicito: “Noi siamo pronti a votare lo scostamento di bilancio. Ho preso atto della disponibilità di Gualtieri. Mi confronterò con Salvini e Meloni”. I quali però hanno ripetuto più volte di non essere più disponibili a votare “a scatola chiusa”, senza sapere euro dopo euro a crossano destinati i soldi. Ma questa volta il ministro economico ha spiegato a cosa servono gli otto miliardi l’altra sera in audizione alla Camera: rinvio tasse e misure per le partite Iva. Lega e Fratelli d’Italia sono u po’ nell’angolo. Spiazzati. Meloni ieri ha capito il giochino e ha scritto un lungo post. Il cui succo è: “Fratelli d’Italia ha presentato anche dieci giorni fa sette proposte di buon senso su taglio tasse e sostegno ai lavoratori autonomi. Non abbiamo avuto risposta. Proposte analoghe le ha fatte dopo di noi Forza Italia e vediamo Pd e 5 Stelle sperticarsi in elogi e considerazioni positive. Allora, il gioco del governo a questo punto è smaccato: dividere il fronte del centrodestra, altro che bene comune e coesione”. Non ci riusciranno, ha promesso la leader di Fdi. Che stamani arriverà al vertice con una proposta chiara e snella: “Un documento comune con le nostre misure. Lo mandiamo al governo. Sulla base delle risposte scritte che ci arrivano, decidiamo come votare”.
Il Senato voterà giovedì intorno alle 16. In mattinata toccherà alla Camera. Come al solito è palazzo Madama il luogo da tenere sotto controllo. I giallorossi fanno trapelare un certo ottimismo, “non avremo bisogno di soccorso esterno”. Come nel terzo voto sullo scostamento quando Lega, Fdi e Forza Italia si sono astenuti e la maggioranza ha avuto 170 voti pescando tra i responsabili del gruppo Misto. Sulla carta, senza assenze, la maggioranza al Senato ha 159 voti. Gli espulsi 5 stelle approdati al Misto in genere votano sempre con la maggioranza. Alla Camera la maggioranza parte con 330 voti, quindici in più del necessario. E tutto dovrebbe essere più tranquillo.

I guastatori/1

In attesa del voto e dietro la scena ufficiale, maggioranza e opposizioni giocano a rimpiattino con incursioni dei guastatori in una metà campo e nell’altra per vedere a chi per primo saltano i nervi. Le pedine sono continuamente in movimento. In cerca di assestamento nelle rispettive metà campo, quale centrodestra, quale centrosinistra, cosa diventerà il Movimento 5 Stelle. Ma in cerca, anche, di un posto al sole al gran tavolo della manovra. E’ a quello che gestirà i 209 miliardi del Recovery fund. E già che ci siamo, è in arrivo anche una bella tornata di nomine dove è sempre un piacere poter partecipare.  Fatte queste premesse, si possono inquadrare le mosse di queste ore. La Lega ha deciso di tentare l’affondo sul caso Morra, il presidente 5 Stelle della Commissione antimafia che venerdì scorso ha offeso la memoria della presidente della Regione Calabria Jole Santelli («Era noto a tutti che fosse una grave malata oncologica. I calabresi l’hanno votata”). Forza Italia ha chiesto subito le dimissioni di Morra. Salvini ha invece festeggiato l’arresto del presidente del consiglio regionale Tallini, quasi dimenticando che era stata anche una sua scelta. Ora i leghisti hanno cambiato partita e chiedono con Forza Italia le dimissioni di Morra. “Fino ad allora – hanno spiegato ieri in una conferenza stampa e lo hanno ripetuto in aula alla Camera – il centrodestra non metterà più piede in Commissione Antimafia”. Morra non viene difeso neppure troppo dai suoi. E il Pd è in profondo imbarazzo. Così una sacrosanta battaglia etica e di principio (la difesa non solo della memoria di una persona ma del diritto di tutti di lavorare e rendersi utili anche se al momento malati), diventa per le opposizioni l’occasione per provare a marciare di nuovo unite e l’assist perfetto per seminare zizzania nella maggioranza che ha già i suoi dossier in sospeso da dover gestire (ieri a palazzo Chigi c’è stato anche un lungo e teso confronto sul Mes).

I Guastatori /2

Se le opposizioni stuzzicano la maggioranza lavorando sul “punto debole” 5 Stelle (“prima si sono alleati con Renzi, poi col partito di Bibbiano, ora anche col Caimano” mette in fila un ex senatore grillino), la maggioranza a sua volta stuzzica le opposizioni lavorando sull’orgoglio identitario di Forza Italia. Quello che soffre da sempre la deriva a destra di Salvini e Meloni; che non ha mai digerito il tradimento del Capitano quando fece il governo con Di Maio; e rivendica, come dice Berlusconi, il fatto che “senza Forza Italia non esiste il centrodestra ma solo una destra estrema destinata a non vincere mai”. Da mesi, con l’arrivo della pandemia, Forza Italia sta giocando la sua partita. Non un secondo Nazareno, quindi “mai al governo con Pd e 5 Stelle”, ma una responsabile presa d’atto che qui bisogna tutti rimboccarsi le maniche e lavorare insieme per il bene comune. Nei fatti questo si concretizza se il governo accoglie qualcuna delle proposte economiche di Forza Italia. Illuminante in tal senso quello che è accaduto lunedì sera durante l’audizione del ministro Gualtieri davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. L’onorevole Dattis (Fi) ha posto otto domande al ministro. Le risposte del governo sono state quasi tutte positive: ok al rinvio delle scadenze fiscali che interesserà tutto il settore che fa capo ad un codice Ateco e non più solo a chi ha quello specifico codice Ateo. E’ il discorso della filiera in questi mesi troppo spesso dimenticata. Un “allargamento di perimetro” che è “una novità significativa” ha detto Gualtieri. E poi “misure per le partite Iva” nel decreto Ristori quater e la conferma del superbonus edilizio, quello al 110%, che sarà “uno dei capitoli del Recovery fund”. Un’apertura evidente e dichiarata.
Ben diverso il tono del fraseggio con Lega e Fratelli d’Italia per cui la manovra è “povera, senza visione né prospettiva, non semplifica, non crea lavoro e non fa crescere il Paese”. Altro che proposte, “solo accuse” ha sottolineato Gualtieri. Due mondi che non comunicano. Da qui il comunicato inferocito (“ora basta, altro che bene comune, qui ci volete solo dividere”) di Giorgia Meloni da una settimana al lavoro per ricucire e mediare tra i due “maschi che litigano” e che “vanno fatti sbollire”. Quante volte lo ha fatto in questi anni.

La Federazione

Lo stato maggiore della Lega che fa capo a Giorgetti e anche quel pezzetto di Forza Italia che da sempre guarda a Salvini, ha provato a correggere le fughe in avanti e fuori tempo del Capitano proponendo una Federazione del centrodestra, un modo per tenere tutti uniti ed evitare fughe in avanti o laterali di chicchessia. Ma questa destra è per sua natura identitaria e ogni ipotesi di federazione puzza subito di atto ostile per “mangiare” magari nel tempo un alleato più piccolo. Nel caso specifico Forza Italia. Berlusconi infatti ha declinato gentilmente l’invito: “Nessuna federazione che poi vuol dire fusione”. Piuttosto, ha proposto il Cav, “lavoriamo insieme fin da adesso con i nostri esperti a scrivere un programma comune per le prossime elezioni politiche”. Intanto lui si mette al tavolo con il governo perchè “qui c’è da salvare l’Italia, altro che storie”. Se poi si salva anche Mediaset dalla scalate francesi (che stanno facendo shopping un po’ ovunque ma il Covid copre tutto), in fondo si salva una realtà industriale italiana.