[Il retroscena] Arresti, passerelle, dirette social e nuove promesse: “E ora li prendiamo tutti questi terroristi…”. Così il leader della Lega cavalca il caso Battisti

Lo definisce “vigliacco” e “assassino”.  In cima alla lista ci sarebbero Casimirri e Pietrostefani. Ma gli apparati della sicurezza precisano: “Noi cerchiamo sempre i latitanti, non aspettiamo gli input politici, servono però circostanze idonee come adesso in Brasile”. Il premier Conte e il Guardasigilli Bonafede cercano di contenere la marcia trionfale del ministro dell’Interno. Che per 36 ore riesce annullare gli scomodi dossier economici

[Il retroscena] Arresti, passerelle, dirette social e nuove promesse: “E ora li prendiamo tutti questi terroristi…”. Così il leader della Lega cavalca il caso Battisti

“E adesso li andiamo a prendere tutti, uno per uno, è finita la pacchia per i terroristi… sisi, di ogni colore politico, li andiamo a prendere tutti”. Alle tre e mezzo del pomeriggio Matteo Salvini esce dall’ingresso principale di palazzo Chigi, da una parte la portavoce Iva Garibaldi, dall’altra il capo di gabinetto del Viminale Matteo Piantedosi. Mani in tasca, col sorriso di chi ha già messo il gatto nel sacco, solca a passo lesto piazza Colonna tra il  tripudio di telecamere. “Grazie ma ho un appuntamento e sono già in ritardo…”. Alle sue spalle, nel palazzo del Governo restano il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro Guardasigilli Alfonso Bonafede. Che volontariamente, mezz’ora prima, ha lasciato muto l’ingordo alleato. “Vi comunico – ha detto Bonafede in conferenza stampa – che proprio adesso abbiamo deciso di trasferire Battisti non nel carcere romano di Rebibbia ma in quello di Oristano dove starà sei mesi in isolamento”. Che è sempre di massima sicurezza ma decisamente più scomodo per amici, parenti e condizioni logistiche. Salvini sembra accusare il colpo. L’aggiornamento gli arriva in diretta. E se questo vorrebbe essere un punto a favore dell’efficienza grillina al governo, non c’è dubbio che la nuova crociata “per arrestare tutti questi schifosi terroristi, comunisti, che stanno in giro per il mondo a bere e mangiare” lanciata dal ministro dell’Interno  dovrebbe pagare di più in termini di consenso.

Gara & rincorsa

Per 36 ore, dalle 5 di domenica mattina – momento dell’arresto di Battisti in Bolivia – alla consegna dell’ex leader dei Pac alla direzione del carcere di Oristano, è andata in scena la più incredibile “gara e rincorsa politica” vista in questi sei mesi e mezzo di governo: quella di far percepire l’arresto del terrorista latitante da 37 anni come il “merito” di una parte piuttosto che del sistema Paese; quella di far diventare l’arresto – merito soprattutto degli investigatori di polizia che non lo hanno mai perso di vista, della procura generale di Milano che ha sempre rinnovato passo dopo passo le richieste di estradizione e dell’intelligence italiana - come la trionfale passerella di un leader e di una parte politica in cerca dell’ennesima medaglia/vessillo da sfoggiare in campagna elettorale.

Dopo 36 ore, nella fin troppo banale contabilità politica del chi-ha-vinto e chi-ha-perso, si può dire che Salvini è partito per primo ed è arrivato primo. Nonostante il premier Conte gli abbia nei fatti impedito di stravincere sottraendogli un po’ la scena. Nonostante Bonafede si sia immolato, anche lui con Salvini, ieri mattina in una surreale diretta (il titolare dell’Interno anche sui social) dall’aeroporto di Ciampino con vista sulla pista dove stava atterrando il Falcon della Presidenza del Consiglio in arrivo dalla Bolivia. Ovviamente i due ministri non l’hanno neppure visto, Battisti. Però hanno potuto comunicare da Ciampino con i propri follower e simpatizzanti digitali tutta la loro soddisfazione. Vendicativa quella Salvini: “Stiamo lavorando su altre decine di terroristi” ha detto accontentandosi intanto di “questo vigliacco, balordo, assassino e infame” di Battisti. Più istituzionale Bonafede, che comunque partecipa alla sceneggiata, mentre spiegava “la fuga aiutata da alcuni governi amici, sia in Francia che in Brasile” ma soprattutto di un'Italia che “ora si fa rispettare perché conta il fatto che chi ha sbagliato deve pagare”.

Tra gli effetti collaterali di queste 36 ore iniziate in Bolivia e concluse ieri a palazzo Chigi, c’è stato senza dubbio quello di aver, consapevolmente o meno, distratto l’attenzione dai dossier che scottano. E tengono appeso il governo: reddito di cittadinanza, pensioni, gli indici al ribasso sul pil e produzione industriale, l’incubo di una manovra correttiva già in aprile. Altro che elezioni europee.

Gli apparati investigativi

La promessa di Salvini – “adesso li andiamo a prendere tutti uno per uno questi balordi e vigliacchi di terroristi latitanti” – ha lasciato un po’ sconcertati gli apparati investigativi. Tutti.  “La cattura dei latitanti è quello che noi chiamiamo in gergo obiettivo latente. Significa che operiamo sempre, in continuazione, per la loro cattura. Tanto che quando poi quando emergono le opportunità, siamo pronti per andare a coglierle. Come è successo in queste ore con Battisti…”. Gli addetti alla sicurezza non ci stanno, insomma, a passare per quelli che cercano i latitanti a seconda dell’imput politico. Meno che mai per allestire una passerella di consenso politico. Più che riduttivo, è offensivo per gente che cerca i latitanti 24h su 24 e 365 giorni su 365. Allo stesso modo, le stesse fonti, restano perplesse rispetto alla promessa del ministro che sa di propaganda e campagna elettorale. Tanto che qualcuno di loro lascia intendere chiaramente che “se ci fossero le condizioni nei paesi dove hanno trovato rifugio, saremmo già andati a prenderli”. Condizioni che non ci sono state fino all’altro giorno per Battisti. E che ancora non ci sono, tanto per fare un nome, per Alessio Casimirri (omicidio Moro) che fa il ristoratore in Nicaragua. O per Pietrostefani (omicidio Calabresi) riparato in Francia alla vigilia del nuovo arresto negli anni novanta. Sarebbero questi i nomi in cima alla lista della nuova caccia del ministro dell’Interno. Intanto l’antiterrorismo della polizia sta setacciando la rete di nomi che ha fornito appoggio logistico a Battisti in questi anni.

Conte lo “sminatore”

Dicono, a palazzo Chigi, che il premier è stato, anche in questa occasione, “uno sminatore”. “Presidente, non trova che ci sia stato un eccesso di attivismo politico da parte del governo in questo vicenda?” è stata ieri la domanda in conferenza stampa. Conte ci ha riflettuto un attimo per poi rispondere piccato: “Non raccolgo la provocazione e considero un valore l’attivismo in una vicenda come questa che è motivo di soddisfazione per tuto il Paese”. E su questo non ci sono dubbi. Salvini ha preso la parola e ha aggiunto: “Se poi c’è qualcuno che rosica perché noi abbiamo preso un terrorista comunista…”. La verità, al netto dell’indubbia soddisfazione per l’operazione andata a buon fine, è che il premier, e con lui i vertici del Movimento, aveva capito perfettamente che l’arresto di Battisti stava diventando una faccenda di Salvini e dell’amico Bolsonaro.

Ne sono la prova la raffica di tweet domenica mattina tra il leader leghista e il presidente brasiliano. A cominciare da quello, inequivocabile, delle 8.30 di domenica: “Regalo per il ministro Salvini (l’arresto di Battisti, ndr) , congratulazioni e conta sempre su di noi”. E la risposta dall’Italia: “Grazie di cuore @jairbolsonaro”. Peccato che il terrorista sia stato arrestato in Bolivia dopo che aveva fatto perdere le sue tracce in Brasile. Come il fatto che il Brasile ha fatto subito partire un volo di stato per prendere in custodia Battisti arrestato in Bolivia. Non a caso ieri Conte in conferenza stampa ha indugiato sulla “lunga telefonata avuta ieri con il presidente Bolsonaro per spiegargli perché per noi era più utile che l’estradizione fosse direttamente dalla Bolivia”.

Per questo Battisti potrà scontare l’ergastolo in Italia e non beneficiare dello sconto di pena previsto dalla giurisprudenza brasiliana. Peccato per chi aveva già gustato la consegna in diretta dell’ex leader dei Pac in una sorta di cerimonia intercontinentale condotta dal ticket Bolsonaro-Salvini, i due volti di quell’internazionale sovranista che il leader leghista si candida a cementare oltre i confini europei. Così, alla fine, è stato il leader socialista boliviano Ivo Morales a consegnare il terrorista all’Italia. Bonafede e i 5 Stelle hanno tenuto il punto, e si sono ritagliati la loro porzione di merito, con l’ultima mossa: il trasferimento di Battisti nel carcere di Oristano. Perché giustizia, estradizioni e detenzione sono nell’agenda di Bonafede.

Incontenibile Matteo

Detto ciò, Salvini ieri ha piantato la “sua” bandierina anche sul fronte immigrazione. Ieri mattina infatti era in visita a Roma il commissario europeo all’immigrazione Dimitris Avramopoulos. Prima ha incontrato Conte, poi il ministro dell’Interno. Sul tavolo il caso delle navi ong, la ricerca di porti sicuri, la ridistribuzione dei migranti dopo il caso delle due navi “See watch” e “See eye” rimaste in mare 19 giorni con 49 persone a bordo. La scorsa settimana il governo ha rischiato la crisi – Salvini chiese una verifica politica nella maggioranza – quando, dopo lo sbarco a Malta, il premier Conte dette l’ok alla presa in consegna in Italia di una quota di quei migranti. Il ministro dell’Interno, quel giorno in visita in Polonia, s’arrabbiò molto. “La linea sull’immigrazione la dà il ministro dell’Interno. E comunque in Italia non arriva nessuno se prima l’Europa non prende in carico i 141 migranti già assegnati quest’estate” certificò alla fine di un drammatico vertice notturno. “L’Italia ospiterà le famiglie, circa venti persone” teneva il punto il premier. Seguì lungo dibattito: chi ha vinto e chi ha perso? Quale linea? Quella di Conte o di Salvini?.

Vince la linea dura sui migranti

Bene, ieri, dopo l’incontro con Avramopoulos, si è avuta la risposta. “Non ho idea di quando arrivino quelli sbarcati a Malta. So – ha spiegato Salvini – di aver sommessamente messo nella mani del commissario una lista di 670 migranti che già adesso possono essere distribuiti negli alti paesi europei. Confido sul fatto che questi partano prima che arrivino gli altri”. Linea dura, anzi, durissima. Conte , che ascoltava accanto, non ha potuto far altro che rivendicare “l’eccezione” di un caso come quello della scorsa settimana.“La linea del governo - ha aggiunto - è compatta, difendiamo i confini. Detto questo, noi siamo per la gestione dell’accoglienza e non per subirla. L’Italia non è Alice nel paese delle meraviglie e se diamo, vogliamo anche ricevere. Insomma, Bruxelles deve rispettare gli impegni presi altrimenti qui rischia di cadere l’edificio dell’Europa”. Più allineato di così. Bonafede, accanto e silente, non può tacere. E, dunque, acconsente.

Il decreto sicurezza

Ieri a palazzo Chigi sono stati ricevuti anche i sindaci e l’Anci preoccupati per le conseguenze del decreto Sicurezza sui migranti espulsi dal sistema. Stando ai racconti, hanno strappato che “gli stranieri estromessi dal circuito dell’accoglienza hanno comunque l’accesso garantito ai servizi sanitari (a spese dei comuni, quindi, ndr). E che l’applicazione delle nuove norme potrebbero “pretendere l’introduzione di nuovi strumenti”. Aperture minime rispetto alle richieste. Tanto che Salvini può concedersi pure un latinismo: “Se i sindaci hanno finalmente capito cosa è scritto  nella norma, meglio, repetita iuvant, siano qui apposta”. 

Marcato stretto da Conte e dai 5 Stelle fino all’ultimo miglio di queste 36 ore, Salvini porta a casa, grazie al main stream dei social e a un paese ormai arruolato alla fabbrica della paura e della sicurezza, “il merito” dell’arresto di Battisti e la conferma del pugno duro sui migranti. E anche il tandem stellare Di Maio-Di Battista in trasferta a Strasburgo per tessere alleanze e campagne (“basta sprechi”), non sottrae luce alla passerella del Capitano.