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Batacchi: “Sarà una guerra lunga. Per Putin è anche un problema di sicurezza interna”

“Non ci sarà intervento Nato perché ci sono le bombe atomiche. Oggi le hanno entrambe le parti e proprio questa è, paradossalmente ma non troppo, una garanzia assoluta per la pace”

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Missile nucleare (Ansa)
Missile nucleare (Ansa)

Pietro Batacchi è uno dei maggiori esperti in Italia di studi strategici military, direttore di RID, Rivista Italiana di Difesa, che è un po’ la bibbia di tutti coloro che si occupano di difesa, una bussola per orientarsi nella guerra in Ucraina. E di questa bibbia, Batacchi è un po’ il profeta, terzo direttore di una testata che funziona un  po’ come le cose vaticane, con direzioni lunghissime, anche se fortunatamente slegate dalla vita dei numeri uno che guidano la testata. In quarant’anni di vita, infatti, sono stati solo tre i direttori: Giovanni Lazzari, che la fondò nel 1982, Andrea Nativi e ora per l’appunto Batacchi, che vive fra Firenze, dove è nato e ha casa, Chiavari, dove ha sede la redazione di RID, e Roma dove è spesso opinionista televisivo su questioni belliche, ospite di varie testate e soprattutto del Tg1 di Monica Maggioni che, anche per la sua storia personale, sa scovare gli esperti veri su ogni vicenda che tratta, dal Quirinale con Andrea Montanari per l’appunto all’Ucraina e agli sviluppi militari dell’invasione russa. Con una premessa indispensabile: in questa intervista non vengono dati giudizi etici e di valore – ognuno di noi ha i suoi e a mio parere non c’è neppure da discutere sulle responsabilità, visto che è chiarissimo chi è l’aggredito e chi l’aggressore – ma viene analizzato l’andamento della guerra dal punto di vista militare.

Direttore Batacchi, lei prevedeva che si arrivasse a questo punto?
“Sinceramente no, non credevo che lui, Putin, arrivasse qui. Abbiamo sbagliato tutti la previsione perché ci dicevamo che era una scelta talmente enorme che non poteva essere possibile”.

Pensa che sarà una guerra veloce?
“Assolutamente no, ho detto subito che credo sia una cosa lunga per una serie di motivi e anche per la molteplicità dei fronti, ad esempio con quello che è successo nel Sud dell’Ucraina. E ad allungare i tempi è stata la reazione degli ucraini che ha creato moltissimi problemi alla manovra di accerchiamento dei russi. I contrattacchi sono la chiave per capire cosa è successo e sta succedendo”.

Quindi secondo lei i russi hanno sbagliato i loro conti?
“Qui ci occupiamo delle questioni militari e non, ad esempio, di quelle economiche. Ma certamente sì, hanno sbagliato: penso al fatto che gli ucraini abbiano fatto saltare i ponti, impedendo a molte forze russe di avanzare, o alle enormi difficoltà logistiche, evidentemente non preventivate a sufficienza”.

Eppure, dal punto di vista strategico, la scelta sembrava quella di cingere d’assedio le città, il più antico dei piani. Troppo antico?
“Certamente è così e il rischio di catastrofe umanitaria a cui stiamo assistendo nasce anche da questo: la battaglia è lenta, al Sud c’è resistenza e il prossimo obiettivo ora sarà Odessa”.

Uno spiegamento di forze così massiccio non si organizza da un giorno all’altro. Lei pensa che Putin stesse studiando questa guerra da anni?
“No, io penso di no. Credo che, davvero, la situazione sia precipitata all’improvviso”.

Cioè lei crede davvero alla versione di russi e bielorussi delle truppe ammassate ai confini per esercitazioni che poi, all’improvviso, decidono di cambiare strada?
“Che per i soldati russi questa missione fosse un’esercitazione l’hanno testimoniato gli stessi militari russi”.

Magari molti di loro erano stati tenuti all’oscuro da Putin e dai vertici. Quindi le testimonianze sono sincere, ma la missione era pianificata da molto. Ci sono anche altre evidenze che le fanno pensare che non fosse così?
“Oggettivamente sono stati troppi gli errori strategici dei militari russi per pensare che ci lavorassero da mesi o addirittura da anni. Penso agli errori in alcune operazioni aeree, alla pianificazione non ottimale, anche ad alcune carenze logistiche…”.

Ma è così mal ridotta l’Armata Rossa e la potenza militare di Putin?
“Il punto è che da trent’anni che sostanzialmente non combattono, nonostante abbiano fatto alcune guerre: in Georgia; in Crimea, dove non è stato sparato un colpo; in Siria, dove c’è stata una task force aerea; in Libia dove sono andati i contractor…”.

Quali pensa che possano essere gli obiettivi finali di Putin?
“Per me potrebbe spingersi fino alla Moldavia, non penso oltre”.

Ma alcune dichiarazioni della Bielorussia parlano apertamente di sbocco al mare e quindi il pensiero va immediatamente ai Paesi baltici, da sempre fieramente anti-russi e anti-sovietici.
“Lettonia, Lituania ed Estonia sono Paesi Nato e dell’Unione Europea e quindi mi pare fuori dalla realtà che si attacchino Paesi Nato”.

La guerra è fatta anche di psicologia. Perché l’Ucraina è ritenuta così importante da Putin e rischia di farlo anche entrare in un declino irreversibile, internazionale, ma anche interno?
“C’è un problema geografico: quello ucraino per Putin è anche un problema di sicurezza interna. Senza andare a scomodare Napoleone e la campagna di Russia, comunque il confine fra Russia e Ucraina è quello rispetto al quale i russi sono più sensibili e dal confine ucraino a Mosca ci sono solo tre ore. E’ un elemento psicologico molto forte e da non sottovalutare”.

Abbiamo parlato di vari fronti: quello Bielorusso, quello dell’Est, quello del Sud, anche quello del mare, con Odessa. Ma anche Leopoli può essere un obiettivo?
“Credo che la prospettiva su Leopoli possa essere quella della politica sui rifugiati e sugli aiuti. Ma non mi pare proprio che l’avanzata verso la Polonia sia un obiettivo militare in questo momento”.

Si parla di negoziati, ma in verità si rischia un’escalation continua. E’ ipotizzabile un intervento diretto della Nato?
“Direi proprio di no”.

Ma perché no? In fondo si tratta di fermare un tiranno che minaccia la possibile convivenza dei popoli e rischia di colpire anche Paesi aderenti all’Alleanza Atlantica.
“Non ci sarà intervento Nato perché ci sono le bombe atomiche”.

Le bombe atomiche c’erano anche nella seconda guerra mondiale.
“Sì ma le aveva una sola delle due parti. Oggi le hanno entrambe e proprio questa è, paradossalmente ma non troppo, una garanzia assoluta per la pace”.

Cioè scatterebbe quella che la sottosegretaria alla Difesa del governo Draghi Stefania Pucciarelli, proprio l’altro giorno in un’intervista a Tiscalinews, ha definito la “forza deterrente delle armi”?
“Che piaccia o no, è esattamente il meccanismo che scattò con gli Euromissili e gli SS20”.

Lo chiamavano “equilibrio del terrore”.
“La presenza di bombe atomiche da entrambe le parti garantisce più equilibrio che terrore”.

 

 

 

 

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