[L'analisi] Nazionalizzare Bankitalia: “Ingerenza politica” o “emancipazione dalle lobby bancarie”? E’ scontro

La proposta è di Giorgia Meloni, ma il M5S e la Lega dovrebbero essere sulla stessa lunghezza d’onda. Da una parte c'è chi parla di tentativo della politica di mettere le mani sull’istituto, dall’altra chi vuole sottrarre il massimo organo di vigilanza alle ingerenze delle lobby bancarie che di fatto lo condizionerebbero. Ecco come stanno le cose

Giorgia Meloni, Bankitalia e, nel riquadro, Di Maio e Salvini
Giorgia Meloni, Bankitalia e, nel riquadro, Di Maio e Salvini
di I. Dessì   -   Facebook: I. Dessì

L’ipotesi sostenuta da più parti di nazionalizzare la Banca d’Italia assume adesso contorni concreti. Nel calendario dei lavori della Commissione Finanze della Camera è stata infatti incardinata una proposta di legge di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, per arrivare all’obiettivo. Al progetto sembrano destinati ad  aderire sia il M5S che la Lega. Del resto il presidente della Commissione, l’esponente del Carroccio Claudio Borghi, ha dato l’assenso alla calendarizzazione, mentre la pentastellata Francesca Ruggiero, sarà relatrice del provvedimento. La Ruggiero non ha mai nascosto la sua posizione critica sull’Istituto governato da Ignazio Visco. Sua una interrogazione presentata a ottobre scorso con cui si addossavano pesanti responsabilità a via Nazionale sulla vigilanza di Carige e Banca Popolare di Bari

Il progetto

Ma cosa prevede il progetto di legge di Giorgia Meloni? In parole povere capovolge l’assetto di Bankitalia così come delineato a partire dal 1936. In pratica “le quote dell’Istituto detenute da soggetti privati" dovrebbero essere "acquisite dal ministero dell’Economia al loro valore nominale”. Questo perché, dal punto di vista dei proponenti, "qualunque vero rafforzamento dell’Italia non può non può che passare attraverso la proprietà pubblica di Bankitalia”.

Claudio Borghi (Lega)

In pratica (vedi Secolo d’Italia) si tratterebbe di riportare la Banca d’Italia nell’ambito dell’interesse nazionale che oggi, al di là del nome, risulterebbe solo marginale rispetto alle decisioni sovranazionali della Bce ma anche rispetto al controllo della governance di via Nazionale.

La posizione di chi è contrario

Chi si schiera contro sostiene invece che “la politica vuole impossessarsi del potere di nomina di governatore e direttorio e minare l’indipendenza dell’Istituto”. Si dice, a questo proposito, che del resto “Banca d'Italia a norma dell’articolo 1 dello statuto, è già un istituto di diritto pubblico anche se dotato di autonomia e indipendenza”. Gli avversari della svolta evidenziano poi difficoltà anche rispetto alla fattibilità. A parlare di vero e proprio “esproprio” è Renato Brunetta. L'ex ministro sottolinea come acquistando le quote delle banche al valore nominale (4 miliardi) si produrrà una grossa perdita per queste ultime perché in realtà oggi Bankitalia varrebbe 7,5 miliardi.

Toglierla dall'influenza delle lobby bancarie

Sul versante opposto però si replica che occorre distinguere la forma dalla sostanza, l’apparenza dalla realtà, e si parla della necessità di una autonomia vera. L’obiettivo principale insomma, ad avviso dei sostenitori dell’iniziativa,  è “emancipare il massimo organo di vigilanza dalle lobby bancarie che di fatto lo condizionano, ma anche rimettere al centro un ruolo di controllo e di indirizzo sull’economia nazionale che sappia riequilibrare i giochini forzosi dello spread e i bazooka europei attivati, a comando, dai paesi che dominano in Europa”.

“Sono contenta che il M5S ne abbia compreso l’importanza – dichiara Giorgia Meloni - e mi auguro che lo stesso appoggio arrivi anche dalla Lega. In primis da Claudio Borghi, che dovrebbe sapere bene che qualunque vero disegno di rafforzamento dell’Italia non può che passare anche attraverso la proprietà pubblica di Banca d’Italia, così come dal ritorno alla Banca d’Italia delle riserve auree. Confido quindi che, su questo, chi un tempo parlava di autonomia monetaria adesso non storca il naso”.

Francesca Ruggiero (M5S)

A fare la relazione sul provvedimento sarà Francesca Ruggiero. Grillina. E sotto un certo punto di vista la scelta dei cinquestelle non è strana visto che nella scorsa legislatura avevano presentato una proposta di legge quasi identica. Ovvio che questa vicinanza di intenti con FdI induca tuttavia a pensare a convergenze possibili con il governo. Allargamento dell’esecutivo? Si vedrà. Quel che è certo è che in passato il movimento fondato da Grillo si era posto l’esigenza della nazionalizzazione. Basta riprendere le pagine dei giornali per averne conferma. Nel 2016, per esempio, era stata presentata una proposta, primo firmatario Alessio Villarosa, in cui si parlava di “indipendenza, autorevolezza ed efficacia”, in riferimento al fatto di renderla “di nuovo pubblica, svincolata dai controllati ed immune da potenziali conflitti di interesse”.

"L'anomalia italiana"

Come spiegava il Fatto quotidiano nell'edizione del 18 maggio 2016, ci si ispirava in quel momento allo studio della Banca centrale svedese nel quale si evidenziava tra l’altro che il 70% delle banche centrali operanti nel mondo sono per il 100 per cento di proprietà pubblica”. Mentre “solo il 6% delle banche centrali” si caratterizza per “un assetto proprietario nel quale lo Stato detiene meno del 50%”.

Insomma, ad avviso del M5S, Bankitalia rappresentava una anomalia a livello internazionale “vista la rilevante partecipazione azionaria detenuta, quasi completamente, dalle banche private”.  Ad avere quote in Banca d’Italia sono, solo per citare gli azionisti principali, Intesa Sanpaolo S.p.A., UniCredit S.p.A., Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A., Generali Italia S.p.A., Banca Carige S.p.A., Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense, Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti – INARCASSA, Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri – Fondazione ENPAM , Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., Banca Monte dei Paschi di Siena, altre banche ed altri fondi professionali che non si possono tutti elencare qui ma che è facile verificare con una veloce ricerca su Internet.