Balneari, spunta la mediazione. Draghi vince la resistenza di Lega e FI minacciando la fiducia

Come cambieranno le norme e gli indennizzi, ma resta ancora in parte aperta la delega fiscale. La conferenza stampa di palazzo Chigi

Uno stabilimento balneare
Uno stabilimento balneare (Foto Ansa)

E’ un Mario Draghi visibilmente soddisfatto quello che dice, in una conferenza stampa convocata all’improvviso, ieri sera, a palazzo Chigi, che “abbiamo passato in rassegna gli obiettivi del PNRR che vanno raggiunti entro giugno. Quella del cdm è stata una riunione positiva e tutti gli obiettivi saranno raggiunti”. Ma Draghi scende anche nei particolari sui due fronti più ‘caldi’, il ddl Concorrenza e la riforma fiscale. Sul primo, in bilico fino a poche ore prima, si dice “molto più sereno dei giorni scorsi. Vedo che, avendo raggiunto l’accordo sull’articolo sui balneari, che era l’ultimo aspetto aperto, l’orizzonte si schiarisce sensibilmente”. Anche se poi precisa che “se la legge sulla concorrenza può andare avanti, deve essere approvata entro dicembre ma occorre approvare ora la legge delega per poi poter scrivere i decreti legislativi. Per questo il termine che ci siamo posti è l'approvazione in questi giorni. E anche per tutti gli altri obiettivi intermedi che noi dobbiamo raggiungere siamo a un ottimo punto”. Sul secondo tema, la delega fiscale, altro tema su cui ha dovuto superare le resistenze di Lega e FI, si limita a dire che “stiamo definendo con i referenti di tutti i partiti gli ultimi passi e mi pare che siamo vicini a un accordo”. La questione della riforma del catasto resta, in parte, ancora aperta, però.

Ancora aperta la definizione della delega fiscale

Ma se è stato raggiunto, come vedremo, il compromesso sulle concessioni balneari, Palazzo Chigi non vuole che si perda altro tempo sulla delega fiscale. Infatti, già ieri sera, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Roberto Garofoli, ha convocato per una riunione serale i rappresentanti dei partiti di maggioranza: "Dobbiamo chiudere la delega fiscale", è stato il suo messaggio. Un obiettivo che il premier è convinto di poter incassare. E i partiti di maggioranza, al termine dell'incontro, mettono a verbale di aver raggiunto un'intesa politica anche su questo fronte e di essere pronti a ripartire con l'esame in Parlamento. Ora non resta che attendere la riformulazione del testo. La delega fiscale, che per il presidente del Consiglio non è meno importante dei provvedimenti direttamente collegati alla road map per il Pnrr, è in stallo da quando l'8 marzo la commissione Finanze ha approvato la riforma del catasto con il voto contrario di Lega e FI. Una ventina di giorni fa Matteo Salvini e Silvio Berlusconi hanno ottenuto da Palazzo Chigi una riscrittura del testo, rivendicando di aver "sventato una patrimoniale sulla casa" ma ora quell'intesa deve entrare in un accordo di maggioranza, con le richieste avanzate anche da altri partiti. Ad esempio quella del Pd di dare priorità ai redditi medio-bassi se si tagliano le aliquote Irpef. O quella del M5s di mettere la tutela del bene casa al centro del riordino del sistema di deduzioni e detrazioni. L'obiettivo di Garofoli era proprio esporre il quadro dopo le interlocuzioni con i vari gruppi per accelerare il raggiungimento di un'intesa, necessaria a far ripartire l'iter in commissione Finanze della Camera e arrivare al voto in Aula il 20 giugno.

Draghi non arretra e alla fine la spunta

Certo è che, tra una telefonata al premier russo Putin sulla guerra in Ucraina (Putin ha chiesto la revoca delle sanzioni in cambio dello sblocco delle forniture di grano e della crisi alimentare che ne è conseguita) e una visita di Stato in Italia del presidente della Repubblica algerina (per trovare nuove fonti di energia), Draghi non arretra e tiene il punto sulle concessioni balneari, come ha detto e ribadito in conferenza stampa. “Non arretriamo di un millimetro” fa sapere ai suoi quando l’intesa che sembrava a un passo, l’altra notte era tornata in alto mare per poi trovare – come vedremo più avanti – la definitiva schiarita nel pomeriggio di ieri. Draghi e i suoi sono andati avanti a oltranza per cercare una soluzione politica e tecnica al problema dei problemi contenuto nel dl Concorrenza. Nessun compromesso al ribasso, è la linea, di fronte a Lega e FI che puntavano i piedi mirando allo stralcio o ad annacquare il ddl. La minaccia è sempre quella, il ricorso alla fiducia, e sul testo base, mossa che avrebbe fatto decadere tutte le modifiche fin qui chieste e ottenute dal centrodestra. La messa a gara delle spiagge, pur con tutte le reti di protezione per gli operatori del settore, è rimasta uno dei principi “non negoziabili” illustrati tre giorni fa da Draghi ai gruppi minori del centrodestra e prima in cdm. La misura va approvata subito perché, pur non rientrando tra gli obiettivi del Pnrr, deve evitare che l’Ue apra sull’Italia la procedura d’infrazione. Per non parlare della spada di Damocle impugnata dal Consiglio di Stato che, nel respingere il ricorso di un imprenditore, ha ribadito che le concessioni attuali sono efficaci fino al 31 dicembre 2023, poi saranno nulle. Ecco perché, ragionano a Palazzo Chigi, lo stralcio o un rinvio indiscriminato era ed è “impraticabile”. Lo hanno spiegato anche ad Antonio Tajani, il vicepresidente di FI che, come già accaduto sul catasto, ha fatto asse con la Lega per sabotare il Ddl Concorrenza. Gli è stato detto che è inutile farsi illusioni, stavolta il premier non cederà. Del resto, bastava ascoltarlo l’altro ieri, Draghi, per rendersi conto che la sua pazienza è ormai al colmo. Tra le righe dell’intervento alla Bocconi per ricordare Alberto Alesina, il primo ministro lo ha fatto capire chiaramente: lui sulle riforme ci ha messo la faccia e non intende perderla per i capricci della sua tumultuosa maggioranza. «Bisogna essere coerenti con quello che si dice», ha spiegato il presidente del Consiglio. «La credibilità è fondamentale. In politica si ha un mandato attribuito dagli elettori, nel mio caso dal presidente della Repubblica e dal Parlamento. Bisogna restare nei limiti di questo mandato e la cosa più importante è che le parole devono essere suffragate dai fatti». Un monito che vale per la Concorrenza (attesa alla Camera da un secondo tempo altrettanto teso, visto che la Lega chiede lo stralcio della norma sui taxi) e per tutte le altre partite ancora aperte. A cominciare dalla Delega fiscale, dopo vari rinvii calendarizzata a Montecitorio per il 20 giugno. Ma la maggioranza riesce a raggiungere un’intesa sull’ultima, faticosissima, mediazione, sul ddl Concorrenza, proprio nella mattina di ieri.

Primo giro di boa al Senato, lunedì si vota in Aula

E proprio ieri mattina, dopo il nulla di fatto del giorno precedente, arriva il primo giro di boa in Senato per il disegno di legge delega sulla concorrenza alla cui approvazione è legato il rispetto di impegni presi con il Piano di ripresa e resilienza a cui il premier tiene moltissimo. La commissione Industria ha dato ieri, finalmente, disco verde, con modifiche, al provvedimento il cui esame era iniziato a gennaio. Dopo una lunga serie di audizioni, a marzo era scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti ed era stato presentato anche l'emendamento del Governo che 'arricchiva' il testo con le gare per le concessioni balneari. Era poi iniziata una lunga fase di approfondimenti e riunioni tra maggioranza e Governo prima sui tempi di esame (per rispettare la dead line di luglio fissata dal Governo per avere il tempo di varare i decreti delegati entro la fine dell'anno) e sul coordinamento con la Camera (per dividere i temi sui quali intervenire a Palazzo Madama e quelli lasciati ai deputati che devono ancora esaminare il testo). Si è poi passati, sempre a livello di riunioni di maggioranza, a sciogliere i nodi sui temi a partire dalla ridefinizione del golden power sull'idroelettrico, anche se il tema è stato disciplinato principalmente nel Dl taglia-prezzi. L'ultimo scoglio da superare è stato quello dell'apertura a gara delle concessioni balneari. Con un 'arrocco' su posizioni divergenti sui tempi di apertura e sugli indennizzi tra il Governo e le forze politiche, in particolare FI e Lega.

La minaccia di Draghi ha funzionato

Questo stop aveva portato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, a 'minacciare' la fiducia sul testo originario del Ddl approvato dal Consiglio dei ministri se il Senato non avesse dato disco verde entro fine maggio. Con uno sprint iniziato martedì sera, la commissione Industria ha iniziato a votare gli emendamenti e ieri, anche se solo al foto-finish, è arrivato ed è stato approvato anche l'accordo sui balneari. La riformulazione su uno dei punti controversi, quello della quantificazione degli indennizzi, ha rinviato ai decreti delegati per sciogliere tutti i nodi. Il provvedimento è dunque atteso in Aula per essere discusso e votato lunedì prossimo, 30 maggio, come voleva la tabella di marcia imposta da palazzo Chigi. Tra le novità dell'ultim'ora la esclusione del riferimento a nautica da diporto e ormeggi nella parte che regola le gare e prevede la eventuale proroga al 2024: al momento, dunque, resta il termine di fine 2023 per la scadenza delle concessioni. Sembra probabile che la questione possa essere regolata in altro provvedimento, non esclusi i decreti delegati. L'iter del provvedimento, che dopo il Senato passerà alla Camera, dovrebbe concludersi a fine giugno - primi di luglio per consentire il timbro definitivo del Parlamento entro metà luglio. Alla Camera, però, si preannuncia spinoso, tra gli altri, il tema dei taxi.

La soluzione: il governo deciderà gli indennizzi

Sarà dunque il governo a definire i criteri degli indennizzi da riconoscere agli imprenditori del settore balneare che non dovessero riuscire a rinnovare le concessioni con il demanio. Eccola la soluzione trovata dalla maggioranza e dall'esecutivo. L'intesa supera l'ultimo ostacolo per il via libera al ddl Concorrenza. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, si legge nell'emendamento frutto dell'accordo, il ministero delle Infrastrutture e quello del Turismo dovranno varare dei decreti delegati con la "definizione di criteri uniformi per la quantificazione dell'indennizzo da riconoscere al concessionario uscente" che sarà "a carico del concessionario subentrante". Il nodo sulla scadenza delle concessioni era stato già sciolto nei giorni scorsi. Dovranno dunque essere messe a gara entro il 31 dicembre del prossimo anno ma è stato stabilito che "in presenza di ragioni oggettive che impediscono la conclusione della procedura selettiva" entro quella data - per "la pendenza di un contenzioso" o per "difficoltà oggettive legate all'espletamento della procedura stessa" - l'autorità competente "con atto motivato" può rinviare i termini "per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024".  Un anno di tempo in più - dunque - per gli attuali titolari della concessione. Con altri decreti il governo dovrà poi definire la disciplina delle procedure selettive, che - è stato stabilito – dovrà tener conto di diversi criteri. Per la scelta del concessionario si dovrà dare "valorizzazione" e "adeguata considerazione" anche "dell'esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all'attività oggetto di concessione" e "della posizione dei soggetti che, nei cinque anni antecedenti l'avvio della procedura selettiva, hanno utilizzato una concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare". Tutele premiali sono previste anche a favore delle società sportive e per gli enti e le associazioni del Terzo settore che svolgono attività sociale e di tutela ambientale. Un'altra novità introdotta prevede che entro il giugno del 2024 il ministero delle Infrastrutture consegni al Parlamento una relazione sullo stato delle procedure selettive al 31 dicembre 2023, "evidenziando in particolare l'esito delle procedure concluse e le ragioni che ne abbiano eventualmente impedito la conclusione". Lo stesso ministero, entro la fine del 2024, dovrà inoltre trasmettere alle Camere una relazione relativa alla conclusione delle procedure su tutto il territorio nazionale.

La soddisfazione di Lega e FI per l’accordo

Soddisfazione viene espressa da Forza Italia e dalla Lega. "Per tutelare il valore e l'attività delle imprese italiane, che rappresentano una risorsa fondamentale per il turismo e per l'economia del nostro Paese - dicono i capigruppo al Senato, Annamaria Bernini e Massimiliano Romeo - occorre sì cancellare le furbizie, verificando il valore reale delle concessioni, ma vanno assolutamente evitate ingiustizie. Le imprese balneari rappresentano una specificità italiana e Lega e Forza e Italia continueranno a seguire l'iter del provvedimento e dei decreti delegati anche negli anni a venire per tutelare il valore economico, occupazionale, imprenditoriale e sociale di questo patrimonio".
Per Antonio Misiani, responsabile economia del Pd, "la soluzione trovata è positiva e ragionevole. I decreti che saranno discussi dal consiglio dei Ministri risolveranno la questione trovando un buon punto di equilibrio". Anche il presidente M5s, Giuseppe Conte, parla di una “soluzione equilibrata" e ricorda "il fortissimo contributo" dato dal Movimento "perché fosse definita bene e chiaramente la partita degli indennizzi a favore dei balneari con criteri anche di premialità per i concessionari che hanno investito". Duro invece il commento di Giorgia Meloni che definisce l'accordo "ridicolo e vergognoso. Rimandare la questione degli indennizzi addirittura al Governo, con il rischio più che concreto che questi vengano fortemente osteggiati dalla Commissione Europea e non vedano mai la luce, vuol dire lasciare totalmente senza tutele i concessionari attuali, che si vedranno in buona parte espropriate le loro aziende a favore delle multinazionali straniere", afferma il presidente di Fratelli d'Italia. Il passaggio di oggi al Senato viene infine definito "importantissimo" dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà: "Stiamo rispettando i tempi che ci siamo dati" sul Pnrr. "Continuiamo con le riforme fondamentali per il Paese che si aggiungono alla delega sul fisco, alla riforma degli appalti, del Csm, degli Its. Siamo particolarmente contenti, vogliamo continuare la grande collaborazione con le forze politiche con il confronto e il dialogo", conclude D’Incà.