Bagnasco ordina il voto segreto sulle Unioni Civili, in diretta dal Medioevo

Il presidente della Conferenza episcopale italiana interviene sul Parlamento italiano. Cosa sarebbe successo se fosse accaduto in un altro Paese

Bagnasco ordina il voto segreto sulle Unioni Civili, in diretta dal Medioevo

E Bagnasco parló. La breccia di Porta Pia è stata aperta nel 1870 (a quanto pare invano). Il Processo a Galilei si è svolto nel 1633 (concludendosi per la soddisfazione della Cei  con una bella abiura). Il Family day si  è celebrato nel 2016, ma con la soave trovata del collegamento in diretta dal medioevo, dove, dal palco del Circo Massimo, personaggi curiosi e buffi arringavano le masse spiegandoci - tra l'altro - che il sesso a fini non procreativi deve considerarsi peccato, e che gli unici paladini della famiglia naturale sono loro.

Questi difensori della presunta "legge naturale", quel giorno, sul palco, si dividevano in linea di massima in due categorie: da un lato quelli che la famiglia non ce l'hanno, e quindi non la conoscono. Dall'altro quelli che ne sono molto pratici, visto che ne hanno distrutte almeno un paio. Nei giorni successivi all'adunata dei novelli crociati quell'uomo pio di padre Livio Fanzaga, ha ululato, dai sobri microfoni di radio Maria, augurando la morte a Monica Cirinnà: non prestissimo, a onor del vero, ma in tempi tali da farla pentire di essersi dedicata alla legge sulle unioni civili. Giusto. 

In attesa che qualcuno provi a rimettere in discussione anche l'idea eversiva che la terra sia tonda e che il sole non giri intorno al nostro pianeta, monsignor Bagnasco - forse un po' eccitato da questa piacevole tempesta di anacronismo che ci ha investito - si è levato dal suo scranno di presidente della Conferenza episcopale italiana per chiedere che anche nel Parlamento italiano si faccia un po' di chiarezza: "La libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone - sostiene - sia non solo rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto".

Ci sono due modi per accogliere questa meravigliosa, spudorata  ingerenza: il primo è preoccuparsi e basta. Il secondo è preoccuparsi, ma soffermarsi anche sul lato comico e grottesco di una dichiarazione che prova simpaticamente ad abbattere il principio - cavouriano e bisecolare - di separatezza di poteri tra "libera Chiesa" e "libero Stato". Se Bagnasco pretendesse di interferire sulle scelte del parlamento americano, probabilmente, sarebbe deriso in mondovisione. Se lo avesse fatto con l'Assemblea nazionale francese sarebbe stato arrestato e di certo multato. Se lo avesse fatto con il Bundestag sarebbe stato più prosaicamente invaso. Pensate, per un attimo, che belli sarebbero i superattici dei monsignori a tre stelle, e la terrazzona del cardinal Bertone occupati dalle Sturmtruppen: un sogno (così la restituiamo ai piccoli pazienti del Bambin Gesù).

Ma siccome siamo in Italia, e fra poco si vota pure, dal nostro governo arriva qualche tremula imbarazzata nota, e qualche cauto distinguo, soppesato con il bilancino. Ad esempio quello del sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti, che pareva il ruggito di un topolino: "Le esortazioni sono giuste e condivisibili, ma come regolare il dibattito del Senato lo decide il presidente del Senato". 

Renzi: "Non decide la Cei"

Intanto, in questo clima sereno  in cui il senatore Gaetano Quagliariello, firma il liberalissimo emendamento-Erode per cui i figli dei genitori omosessuali dovrebbero essere strappati ai loro padri (e alle loro madri) e il senatore Maurizio Gasparri chiede ad un suo collega nell'aula del Senato quanto ha pagato per suo figlio (qualcuno spieghi a Maurizio che anche i figli naturali a partire dal parto "si pagano"), insomma, in questo serenissimo clima, invece della libertà di coscienza teorizzata da Beppe Grillo, e da altri comunicatini miserabili servirebbe qualcosa di più, come minimo un sussulto di dignità. Nel 1974 - quasi di mezzo secolo fa - mentre la politica e i giornali prendevano terribilmente sul serio la crociata referendaria della Dc di Amintore Fanfani e del Msi di  Giorgio Almirante contro il divorzio ("Donne! Vogliono distruggere la famiglia, sarete abbandonate in mezzo alla strada dai vostri mariti!"), un sussulto di dignità attraversó questo paese producendo una clamorosa vittoria del No alla abolizione del divorzio. Perdevano i clericali, i conservatori, i terroristici difensori della famiglia, e perdevano anche e soprattutto nel meridione d'Italia, a Napoli, in Sicilia. 

Quando si è votata la legge sulla procreazione - con la complicità del centrosinistra - si abbandonò il parlamento alle tenebre. E quando morì Piergiorgio Welby accettammo come ineluttabile l'orribile precetto ratzingeriano secondo cui un malato terminale potesse essere bollato come suicida e tenuto fuori da una Chiesa il giorno del suo funerale (per non farci mancare nulla è la stessa dove è stata celebrata con cerimonia regale la famiglia Casamonica). 

Quando è morta Eluana Englaro abbiamo subito l'idea che suo padre potesse essere dipinto come un killer, fermato - se possibile con decreto - per impedirgli di dare la libertà ad una figlia ridotta a larva. Adesso, prima che qualcuno ci proponga di riabilitare il delitto d'onore, l'infibulazione o la schiavitù (magari per i pericolosi extracomunitari musulmani) forse bisognerebbe avere la forza di dire basta.

Il Bagnasco che fa il capogruppo del partito della famiglia, è la goccia che fa traboccare il vaso, una scenetta fuori luogo. È come se padre Livio Fanzaga chiedesse di condurre Sanremo, come se io e voi chiedessimo di candidarci in conclave. La prima cosa che mi viene in mente è che con le teste di cuoio e e i kalasnhikov dobbiamo andare a liberare Papa Francesco da questa banda di squilibrati. La seconda è che bisogna andare con i forconi davanti a Palazzo Madama per spiegare ai senatori del Pd che non sono nelle segrete di Castel Sant'Angelo con i ceppi, possono reagire. 

Mi viene in mente che, anche che se i confini della famiglia naturale li disegnano la Binetti e Giovanardi e, quella banda di poveretti dei teodem, noi si va in montagna con un metaforico parabello in spalla. Non per sparare al nemico, certo. Ma  almeno per  impedire di sparare, altre assurdità neoclericali.