[il caso] Autostrade, qualcosa si muove in vista della Consulta. Ponte & dintorni: simboli del paradosso italiano

Importante decidere prima dell’8 luglio quando la Corte Costituzionale deciderà su due ricorsi fatti da Aspi contro l’esclusione dal consorzio che ha ricostruito il ponte e contro lo sconto sulla multa per la revoca. Oggi nuovo incontro. La parola “revoca” non c’è più. Al suo posto una trattativa in quattro punti

Autostrade (Ansa)
Autostrade (Ansa)

Governate o sarà un autunno di licenziamenti” ammoniva ieri Beppe Sala, sindaco di Milano, rivolto al governo giallorosso. L’Europa ci chiede “garanzie sulle riforme, unico modo per sbloccare i paesi contrari e dare il via libera ai miliardi del Recovery fund”. Richiesta ineccepibile perché i soldi si prestano – ballano 750 miliardi di cui 172 per l’Italia  - a chi si sa che ne farà buon uso. A chi ha un progetto vero, di visione e nel dettaglio, di rilancio del paese. Abbiamo fatto anche gli Stati generali ma non è uscito nulla. Per il decreto Semplificazioni bisogna aspettare. Di settimana in settimana è passato oltre un mese dal primo annuncio. La riforma fiscale? Se ne parla. Ieri sera il presidente dell’INPS Tridico è uscito da palazzo Chigi e dopo due ore di colloquio con Conte ha assicurato gli italiani, tramite i giornalisti, “che mancano solo 150 mila persone e poi la Cig sarà stata recapitata a tutti coloro che l’hanno richiesta”. Parliamo della Cig di marzo. Poi, una volta partito il meccanismo, i mesi a seguire dovrebbero arrivare puntuali. Ora, 5-6 mesi sono i tempi ordinari di erogazione della cassa integrazione in questo paese. Solo che finora se ne sono accorti coloro che ci sono passati. 

Storia di un paradosso

In questo contesto, il dossier Ponte di Genova/vertenza Autostrade è paradigmatico del paradosso italiano: il genio e il gusto lo hanno costruito in due anni, la retorica politica e l burocrazia rischiano di non farlo riaprire.  E tutto questo perchè in due anni il governo, prima gialloverde e poi giallo rosso, non sono stati in grado di risolvere la questione del rapporto con il concessionario Aspi, Autostrade per l’italia, controllata da Atlantia e dalla famiglia Benetton. Poche ore dopo il crollo del ponte e la morte di 43 persone, Di Maio, i 5 Stelle, lo stesso Conte decisero che il giorno dopo avrebbero revocato la concessione. Peccato che non sia  possibile stracciare un contratto  che va avanti fino al 2038 senza una giusta causa accertata: una sentenza penale o civile (siamo ben lontani da entrambi, ancora non si vede neppure l’idea del processo), un atto che attesti la responsabilità di Aspi nel crollo del ponte e quindi il venir meno delle condizioni alla base del contratto di concessione che comprende la manutenzione dei tratti stradali. Non c’è dubbio che il ponte sia caduto per incuria. E non c’è dubbio che non sia stata fatta la manutenzione necessaria. Però fare quello che chiedono da due anni i 5 Stelle - revocare - e che il premier “accetta” con rassegnazione costerebbe una penale da 20 miliardi. Oltre al fatto che affidare i tremila km contralti da Aspi all’Anas potrebbe non migliorare la qualità del concessionario. Dopo il primo momento di emozione è stato subito chiaro cosa si poteva e non si poteva fare al di là delle responsabilità oggettive e delle condizioni capestro della concessione (2007) che però è stata firmata e nel frattempo rinnovata. L’assurdo stallo sulla concessione ha avuto alcuni effetti collaterali: Aspi tiene fermi da due anni 14 miliardi di investimenti per la manutenzione delle rete;  sono fermi, o iniziati da poche settimane (il lockdown ha mandato tutti in cassa integrazione), anche altri interventi sulla rete autostradale ligure e proprio intorno al ponte. Su due gallerie, ad esempio, subito prima e subito dopo il ponte. Motivo per cui se anche riuscissimo ad inaugurare il ponte alla data prevista di agosto, il suo utilizzo sarebbe parziale. Un capolavoro di inconcludenza. Da mettersi le mani nei capelli. diventato pubblico e palese nel primo week end di fughe al mare: ovunque code di ore.

La soluzione, forse

Al Mit, ministero delle Infrastrutture, che fu il regno di Toninelli e oggi della De Micheli,  l’imbarazzo si taglia a fette. Il non-detto che fa arrabbiare è che la firma sulla eventuale revoca della concessione “sarà del ministro Paola De Micheli, sarà la responsabilità politica e anche in sede civile. Eppure questa storia deve sempre finire sul tavolo di Conte che - ripete la fonte - deciderà ma non firmerà nulla”. Il sottinteso è che  servirebbe un colpo di reni, di responsabilità in grado di superare l’inerzia di Conte e dei 5 Stelle prigionieri delle loro solite bandiere belle ma impossibili.

Autostrade (Ansa)

Qualcosa si è mosso martedì sera e oggi ci potrebbe anche essere la bella notizia. Quanto meno la decisione final sul dà farsi. Martedì sera qualcosa è cambiato. Anche dal punto di vista politico: alla riunione a palazzo Chigi il premier ha convocato la ministra delle Infrastrutture De Micheli (Pd) e il ministro dell’economia Gualtieri. Nessun 5 Stelle dove comunque si è ormai compreso - ma è difficile ammetterlo -  che è molto difficile revocare la concessione come chiedevano loro.

Il nuovo vertice in quattro punti

E’ previsto oggi ed è stato già spiegato che sarà soprattutto “un confronto politico”.  Qualcuno al Mit azzarda che ci sia “una luce in fondo al tunnel”.Dopo l'apertura della concessionaria, che ha rinunciato alla scadenza del 30 giugno per consentire una prosecuzione del dialogo, anche dal governo arrivano spiragli che allontanano il rischio di revoca e fanno intravedere ipotesi di accordo. Certo, poi anche ieri il blog di Grillo è tornato sul tema con la richiesta di azzerare tutto, ma la sensazione è che proprio nei 5 Stelle sia maturata la consapevolezza quanto sia urgente una soluzione. “Si tratta - spiegano al Mit - di lavorare ad una ragionevole controproposta”. La parola “revoca” è al momento fuori dal tavolo. Al suo posto, quattro punti: 1) riduzione delle tariffe dei pedaggi; 2)modifica dell’assetto azionario  con l'ipotesi di far entrare Cdp e il fondo F2i portando la holding Atlantia (ora all'88,06%) al di sotto del 50% di Aspi;  3)nessuna modifica dell’articolo 35 del Milleproroghe che ha scontato la penale per la revoca da 20 a 7 mld (Atlantia si è rivolta a Bruxelles accusando il governo italiano di giocare sporco); 4) tre miliardi da parte di Aspi  (1,5 per riduzioni tariffarie e/o ulteriori investimenti, 700 mln per manutenzioni aggiuntive e 700 per la ricostruzione del ponte e fondi per Genova.

A margine, come carte di riserva, il governo mette sul tavolo anche la disponibilità a rivedere il valore di indennizzo dell'articolo 9bis della Convenzione (quello che ne consente la risoluzione automatica) e omologarlo a quelli in essere in altre convenzioni. Aspi chiede soprattutto di cambiare il contestato articolo 35 del Milleproroghe “per consentire alla società di tornare ad essere finanziabile”. Sul tema dell'assetto azionario, Atlantia è disponibile a ridurre la propria quota e valutare un partner, ma di minoranza e solo dopo un accordo e la modifica del Milleproroghe.

14 miliardi di lavori e cantieri bloccati

Come si vede, una trattativa in piena regola su alcuni punti condivisi.  In ballo nella trattativa ci sono 7 miliardi di investimenti (parte di un piano complessivo di 14,5 miliardi al 2038) pronti a partire subito, lavori previsti in questi due anni, migliaia di posti di lavoro non attivati.

“In Liguria insistono il 17% delle gallerie di tutt’Europa ed è  necessario che l'attuale governo faccia uno sblocco immediato e una programmazione vera, profonda di cantieri per il futuro” ha detto Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva in Commissione Trasporti alla Camera, prima firmataria a dicembre del testo di legge Piano shock, ovverosia come fare a sbloccare in Italia cantieri pubblici per 120 miliardi che già esistono nei bilanci dell’amministrazione. Paita ho rimesso in fila, per l’ennesima volta, le  priorità per la Liguria. A cominciare dal cantiere della Gronda (4 miliardi) e la realizzazione opere collegate e tra queste alcuni tunnel.

In ballo c’è anche il destino di una società, Aspi, con 7 mila dipendenti. L’ad Roberto Tomasi ha parlato ieri e ha chiesto di “fare in tempi brevi un accordo sulla concessione”, accordo che è anche "nell'interesse del Paese”.  Aspi è disponibile a sedersi al tavolo anche subito. Facendo sapere di aver messo in atto tutte le azioni di tutela necessarie sia nei confronti dell'Europa che dei tribunali amministrativi per salvaguardare gli interessi dell'azienda.

L’8 luglio parla la Corte

Ora, questa improvvisa accelerazione (dopo due anni, meglio tardi che mai) e un clima oggettivamente mutato in pochi giorni intorno al tavolo Autostrade, potrebbe aver a che fare con il fatto che l’8 luglio la Corte Costituzionale esaminerà i due ricorsi di Aspi per l’esclusione dal cantiere del nuovo ponte di Genova (in teoria i lavori toccano al concessionario) e sulla legittimità dell’articolo 35 del Milleproroghe. E’ chiaro che se la Corte dovesse dare ragione ad Aspi, cosa da non escludere, a quel punto sarebbe molto più difficile per il governo trattare ed ottenere i quattro punti che chiede. Assai più difficile, ad esempio, far entrare nuovi soci, poter sventolare la bandiera “abbiamo cacciato i Benetton”, se il valore delle azioni dovesse aumentare e di parecchio dopo un verdetto favorevole.