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Autonomia differenziata, c'è chi dice no. La rivolta al Sud ma non solo, Giani: "Pronti al referendum"

Diverse Regioni si smarcano dal ddl Calderoli, tra queste anche la Calabria guidata da Occhiuto (Fi). Che dice: "Sarà un boomerang elettorale". Bonaccini tranchant: "Spaccherà il Paese". Todde: "Un attentato alla specialità della Sardegna"

Antonella A. G. Loidi An. Loi   

Mentre la Commissione europea sembra dare uno stop alla legge approvata ieri in via definitiva dalla Camera dei deputati, diversi governatori insorgono e anche nella maggioranza c'è chi è critico nei confronti di un provvedimento che potrebbe aggravare il divario economico e sociale già esistente tra Regioni del Nord e del Sud. Il testo sull'Autonomia differenziata, firmato da Calderoli e approvato nella notte di mercoledì, si tira dietro critiche feroci e promesse di raccolta firme per futuri referendum abrogativi. Intanto l'esecutivo europeo ha scritto nel "Country report 2024" che contiene le raccomandazioni "politiche economiche, sociali, occupazionali, strutturali e di bilancio dell’Italia". Bocciatura senza appello. "La devoluzione di ulteriori competenze alle Regioni italiane comporta rischi per la coesione e le finanze pubbliche del Paese", dice la Commissione. Un giudizio che va a rafforzare la voce delle opposizioni che, appellandosi a Mattarella perché non promulghi la legge, trova una sponda forte in molte Regioni, tra cui spiccano quelle del Sud. Anche, in alcuni casi, quelle governate da esponenti della maggioranza.

"Sono dispiaciuto, penso che il centrodestra rischi adesso un boomerang elettorale non solo al Sud ma anche al Nord. Da governatore farò di tutto per difendere la mia terra e i miei cittadini", ha detto Roberto Occhiuto, presidente della Calabria eletto con Forza Italia. Il partito guidato da Tajani in sede di voto alla Camera si è diviso, con l'astensione dei deputati delle Regioni del Sud. "Questa legge doveva essere costruita come un treno con tre vagoni: l'Autonomia, la garanzia del finanziamento dei Lep su tutto il territorio nazionale, e poi la perequazione. Invece hanno riempito solo un vagone, e non va bene", sostiene il governatore. Per Occhiuto "di notte e in fretta è stata votata la legge per dare un contentino a una forza politica di maggioranza". 

Per Michele Emiliano, governatore della Puglia, la legge è "un'ingiustizia orribile" e "il Parlamento ha scritto una pagina orribile che lede l'unità nazionale". "Quando consenti alle Regioni più ricche come Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia di trattenere il gettito fiscale, che oggi viene mandato a Roma per essere ridistribuito alle regioni meno ricche, determini principio per cui solidarietà non esiste più e non esiste più l'unità repubblicana. Si salvi chi può", ha aggiunto.

Sulla stessa linea d'onda anche la Campania che, fanno sapere da ambienti di via Torquato Tasso, non presenterà alcuna richiesta di autonomia, non condividendo la legge approvata dal Parlamento. La legge non è condivisa è la critica avanzata, nonostante il presidente Vincenzo De Luca avesse già presentato una proposta nel 2022 che suggeriva "semplificazione e decentramento delle competenze, a Costituzione invariata". Insomma, da parte di De Luca nessuna convergenza sul testo approvato. 

La rivolta delle Regioni a Statuto speciale

Ma a alzare i toni sono anche le Regioni a Statuto speciale, in primis la Sardegna, dove la neo presidente, Alessandra Todde, eletta con il Campo largo, vede nel ddl un attacco alla specialità dell'Isola. "L'autonomia differenziata è una vergogna, credo che leda le prerogative sarde, che vengono annacquate, è un attentato soprattutto alla nostra specialità, non saremo più soltanto un'Isola, ma saremo più poveri e dovremo competere con tutte le altre regioni per un contenitore che è il bilancio pubblico, che non si moltiplica come vorrebbe qualcuno, ma che ha dei soldi ben definiti e stanziati", ha detto la governatrice, sottolineando che non si può discutere di materie e competenze "indipendentemente dalle risorse finanziarie delle regioni, è un meccanismo che premia esclusivamente le regioni più ricche". 

Anche al Nord c'è chi dice no

Ma anche al Nord c'è chi non accoglie con favore il provvedimento. Tra questi spicca Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna che pure si era portato avanti con un piano di contrattazione proprio in vista di un testo sull'Autonomia differenziata. Oggi però la posizione è netta. E' "un provvedimento sbagliato nel merito e nel metodo, varato dividendo la Conferenza delle Regioni e senza il parere positivo di Comuni e Province, che rischia di spaccare il Paese - ha detto il presidente neo eurodeputato eletto tra le file del Pd -. Ma è anche un atto vuoto, senza un euro per garantire gli stessi diritti essenziali ai cittadini da Sud a Nord (i Lep, livelli essenziali delle prestazioni)", sostiene Bonaccini, per il quale la legge "non risponde ad alcuna necessità del Paese ma è solo lo scalpo politico che la premier Giorgia Meloni ha concesso alla Lega e a Salvini in cambio del via libera al premierato". 

La pietra tombale sul testo prova a metterla il presidente della Toscana, Eugenio Giani, che annuncia la possibilità di un referendum sostenuto da 5 Regioni. "Noi siamo disponibili, siamo tra queste. Noi crediamo nel regionalismo, ma in un regionalismo equo e solidale - sottolinea il governatore -, che le risorse le sappia distribuire in modo equilibrato e che sappia valorizzare le competenze delle regioni senza però far fare la guerra tra di loro. Purtroppo però il testo che è stato approvato determina invece questo". 

Antonella A. G. Loidi An. Loi   
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