Aule cablate, idrogeno e medicina territoriale: cosa c'è scritto nel Recovery Plan di Draghi

Fondi per asili nido e sviluppo della telemedicina. Ancora superbonus e riforme nel Piano di ripresa e resilienza "rivisitato" dal governo e pronto per il via libera finale. Che arriverà dopo l'ok delle Camere

Aule cablate, idrogeno e medicina territoriale: cosa c'è scritto nel Recovery Plan di Draghi
Il premier Draghi (Foto Ansa)
TiscaliNews

Scuole più sicure e tutte le aule cablate. Cura del ferro da 11 miliardi per ridurre l'inquinamento dei trasporti su strada e avvicinare Nord e Sud Italia. "Casa primo luogo di cura" con lo sviluppo della telemedicina e la riforma della medicina territoriale. Tre miliardi per spingere il passaggio all'idrogeno e altrettanti per dotare il Paese di un numero adeguato di posti negli asili nido. E' quasi finito il restyling del Piano di ripresa e resilienza del governo Draghi, che domani farà un primo passaggio in Consiglio dei ministri per ottenere il via libera finale solo dopo avere incassato il nuovo ok delle Camere.

La struttura del piano è stata rimaneggiata, ai fondi europei - che nel ricalcolo sono scesi da 196 a 191,5 miliardi - viene affiancato il "Fondo complementare" da 30 miliardi fino al 2026 (56 in tutto fino al 2033) finanziato con il deficit del nuovo scostamento, appena approvato dal Parlamento insieme al Def, mentre, nelle nuove bozze ancora oggetto di limature, non viene più declinato l'utilizzo degli altri fondi che si trovano sotto l'ombrello del Next Generation Eu, come il React Eu.

Le missioni del Recovery

In tutto di qui al 2026 ci sono comunque 221 miliardi da suddividere tra 6 missioni (digitalizzazione, competitività e cultura, rivoluzione green e transizione ecologica, mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, inclusione e coesione, salute) 16 componenti, 39 assi di intervento: ancora più nel dettaglio il piano finanzia 135 progetti e 7 riforme, dal reclutamento della P.a. alle politiche attive del lavoro, cui si aggiungono i 29 investimenti del piano complementare. Questi ultimi saranno gestiti seguendo le stesse regole del piano principale, salvo non avere obblighi di rendicontazione a Bruxelles.

Banda ultralarga e superbonus

Sono stati spostati sul fondo extra Recovery parte dei fondi per la banda ultra larga e il 5G (1,4 miliardi che si aggiungono a quelli del Recovery, portando in tutto lo stanziamento a 6,71 miliardi), il piano per la modernizzazione e la sostenibilità ambientale dei porti (per 2,8 miliardi complessivi), il nuovo sistema di monitoraggio da remoto di ponti, viadotti e tunnel per 1,6 miliardi. Ma la voce più corposa è rappresentata dalle risorse aggiuntive per la copertura del Superbonus, 8,25 miliardi, che però non bastano a finanziare una estensione piena al 2023 come chiesto dai partiti di maggioranza, 5 Stelle in testa, ma anche da Confindustria.

Riforme e semplificazioni

Gli obiettivi di "riparare i danni economici e sociali" della pandemia e al contempo di superare le "debolezze strutturali" che frenano la crescita si perseguono però principalmente con il Piano da 191,5 miliardi, che sarà affiancato da una serie di riforme a partire da quella della pubblica amministrazione e della giustizia. Per la Pa, oltre a reclutamento e trasformazione digitale, il salto di qualità si farà con un pacchetto di semplificazioni - che sono allo studio e che arriveranno a maggio con un decreto urgente "per l'accelerazione degli investimenti pubblici" - e la revisione del codice degli appalti. Ma si rimetterà mano anche alle regole per le rinnovabili (che saranno supportate da moderne 'smart grid', cioè reti intelligenti in grado di supportare la produzione e di ottimizzare la distribuzione dell'energia) o ai programmi dei dottorati e dei corsi di laurea, insieme a un rafforzamento sia della formazione degli insegnanti sia del ruolo delle discipline scientifiche (Stem).

Per quel che riguarda la governance del Pnrr, c'è la "responsabilità diretta delle strutture operative coinvolte: ministeri ed enti locali e territoriali per la realizzazione degli investimenti e delle riforme entro i tempi concordati e la gestione regolare corretta ed efficace delle risorse". Mentre al Mef, che farà da "punto unico per le comunicazioni con la Commissione Ue" sono affidati compiti di "monitoraggio, rendicontazione e trasparenza", cioè di vigilare affinché vengano rispettati tempi e progressione dei progetti. Essenziale per continuare a ricevere tutti i fondi nei prossimi 5 anni.