[Il caso] Oltre mille assunzioni, promozioni, chiamate dirette e nuovi enti: tutti i regali del decreto Agosto

Il testo, 114 articoli, inizia oggi l’iter in commissione al Senato. Deve essere convertito entro il 13 ottobre. Si tratta di provvedimenti che non hanno il carattere di “necessità” e “urgenza” necessari per un decreto. C’entrano molto poco col Covid. Si continua a fare debito cattivo. Un senatore Pd della Bilancio: “Per me questa roba va tutta stralciata”. Opposizioni sulle barricate

[Il caso] Oltre mille assunzioni, promozioni, chiamate dirette e nuovi enti: tutti i regali del decreto Agosto

Difficile dire se mille e passa assunzioni - tutte nella pubblica amministrazione - siano “debito buono” o “cattivo”. Sta di fatto che ci sono anche queste iniziative tra i 114 articoli che compongono il decreto Agosto. Si tratta della terza manovra economica post Covid, valore 25 miliardi, che da domani sarà all’esame della Commissione Bilancio del Senato. Con questo decreto arrivano a cento i miliardi che il governo ha chiesto a debito per fronteggiare l’emergenza economica della pandemia.  Come il Cura Italia (25 miliardi) e il decreto Rilancio (50 miliardi) sono provvedimenti assunti con altrettanti scostamenti di bilancio in nome dell’ “emergenza” e della “necessità”. Due criteri difficilmente riscontrabili in alcune misure del decreto Agosto che, per dirla senza tanti giri di parole, assomigliano soprattutto a misure più utili a creare consenso che rilancio e ripartenza, il sostegno a persone e aziende colpite dalla recessione da Covid. Debito cattivo, anche se per  poche decine di milioni. La dimostrazione che gli appelli del Presidente Mattarella (“no agli assalti alla diligenza”) e le raccomandazioni dell’ex governatore della Bce Mario Draghi (“se la pandemia  è una guerra, fare debito è necessario ma deve servire a creare futuro e sviluppo e non bonus e mancette”) sono buoni per fare titoli di giornale ma non a guidare l’azione del governo.

La coincidenza elettorale

Possiamo dire che il decreto anti Covid risente molto anche della coincidenza elettorale. E guarda caso alcune delle misure riguardano nello specifico alcune regioni che vanno al voto il 20 e 21 settembre.L’articolo 11 del decreto prevede 315 nuove assunzioni di personale civile “con profilo tecnico” all’Arsenale Militare di Taranto. Si tratta di un impegno di spesa, già bollinato dalla Ragioneria visto che il decreto è in Gazzetta, pari a circa dieci milioni l’anno. Si può anche dire che Taranto è una città che sta soffrendo da anni la crisi dell’Ilva e l’incertezza che ancora oggi pesa sul centro siderurgico più grande d’Europa. 315 assunzioni rispetto ai diecimila che rischiano di perdere il posto di lavoro è una goccia di sangue in un colpo esangue. Probabilmente è una misura “buona”. Ma perchè metterla di soppiatto in un decreto che deve rispondere a ben altre esigenze? La Puglia è una delle sei regioni al voto. E questo potrebbe di per sè bastare.

Un’altra manina è intervenuta nell’articolo 36 del decreto Agosto per stabilizzare 145 tecnici civili dell’Aeronautica purché abbiano lavorato “tre anni anche se non continuativi”.

Effetto Veneto

Anche il Veneto va al voto. Il governatore uscente e candidato per la terza volta ha un gradimento bulgaro che si agita intorno al 76%. Se sarà veramente questa la percentuale, sarà un primato assoluto nella storia della Repubblica. Insomma, una vittoria scontata sul Pd intorno al 20 per cento. Una situazione netta, chiara, senza possibilità - pare - di sorprese. Eppure il decreto Agosto tiene in alta considerazione la Regione Veneto. Vengono stanziati 14 milioni a titolo di indennizzo per gli investimenti in vista dei Mondiali di sci a Cortina nel 2021 qualora mai il Covid dovesse cancellarli. Se va tutto bene, come ci auguriamo, quei soldi saranno destinato ad altro. Il decreto estende a tappeto “a tutte le regioni colpite da terremoto negli ultimi undici anni” (quindi anche il veneto nel 2012) e Marche (al voto), Emilia Romagna e Lazio, la possibilità per i commissari di fare assunzioni pubbliche in deroga, e poi agevolazioni ed esenzioni straordinarie.

L’Autorità per la Laguna. Un’altra…

Quello che lascia basiti, per non dire esterrefatti, sono le “misure per la salvaguardia della zona lagunare di Venezia” e “l’istituzione dell’Autorità per la laguna”. E’ previsto anche un “Centro di studio internazionale sui cambiamenti climatici”.Eravamo convinti che il gioiello di Venezia e quella assoluta eccezione che è la laguna fossero già muniti di centri di controllo e monitoraggio.  Magari non funzionanti come dovrebbero, però esistenti. Quindi forse sarebbe necessario agire sulla qualità di questi enti anziché crearne di nuovi. Non è così, a quanto pare. Comunque questi nuovi enti prevedono l’assunzione di cento unità con un costo a regime di cinque milioni l’anno.

Beni culturali in grande spolvero

Con il turismo è certamente uno dei settori più colpiti dal Covid. Ciò detto, non sembrano figli dell’emergenza sanitaria il diritto (articolo 24) a “conferire incarichi individuali diretti a tempo e senza concorso” per “responsabili unici” che si dovranno occupare degli appalti delle sovrintendenze. In pratica, professionisti in grado di spendere i soldi che ci sono che non riusciamo ad utilizzare. I “responsabili unici”, i beneficiari della misura, sono soggetti che operano nel campo delle arti, spettacolo, mestieri artigianali. Si va a chiamata diretta e non è necessaria la laurea o titoli specifici. Con buona pace di chi è in attesa dei risultati dei concorsi. Il decreto prevede 500 assunzioni per un costo di 16 milioni nel 2021. Altri 75 mila euro sono destinati a tre collaboratori del Commissario straordinario per le Fondazioni lirico-sinfoniche. Altri 25 milioni sono per il Piano strategico “Grandi progetti Beni culturali”. La misura più stupefacente è che il decreto alza, ma solo per i Beni culturali, dal 10 al 15% la quota di personale ministeriale con incarichi dirigenziali discenda fascia con la possibilità di conferimento diretto a figure esterne e a personale non dirigente. Una bella abbuffata di promozioni, in sostanza.

E il Pd chiederà lo stralcio

Ovviamente le forze politiche sono tutte stupite per la presenza di queste misure nel decreto Agosto. Non si trova - e l’afa di agosto non aiuta -  il padrino o la madrina di tante iniziative. “Roba di governo e non di parlamento” sibilano i senatori che stanno per affrontare il decreto in Commissione. Forza Italia mette in guardia: “Il ministro Gualtieri aveva assicurato che il governo non avrebbe più fatto debito cattivo. Ma il decreto Agosto è una pioggia di spesa corrente, con un diluvio di assunzioni clientelari, concentrata guarda caso proprio nelle regioni in cui si vota a settembre. Una scorpacciata elettorale” ha attaccato la presidente dei senatori di FI Anna Maria Bernini. Anche al Pd non piacciono. “Queste norme andrebbero stralciate e rinviate alla legge di Bilancio. Non si capisce dove stia la necessità e l’urgenza legati al Covid” ragionava ieri un senatore Pd. Vedremo come andrà a finire.

Luci e ombre. Entro il 13 ottobre

Il decreto dovrà essere convertito entro il 13 ottobre. Impresa non semplice con l’ingorgo di provvedimenti e scadenze previsto a settembre - dal Mes alla legge elettorale al decreto immigrazione passando per il Semplificazione e l’Agosto - al netto della manovra di bilancio 2021, i progetti per il Recovery fund (tutto entro il 15 ottobre) e la pausa per le elezioni. Senza contare il post voto che in ogni caso non sarà una passeggiata per nessuno, nè per la maggioranza nè per le opposizioni. Di sicuro una volta esaminato al Senato, è quasi impossibile che il testo del decreto Agosto possa godere di tempi distesi anche alla Camera. Da qui il monito di Maristella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera: “Guai se il Parlamento tutto non potrà lavorare come è necessario su quel testo”. Sappiamo già che alla Camera arriverà un testo blindato che dovrà essere votato a occhi chiusi.

Tra i 115 articoli sono molte, oltre a quelle già viste, le norme che sembrano, ad una prima lettura, fuori contesto: i 20 milioni di fondi in più per il servizio civile;  misure ad hoc per gli studenti universitari fuori sede che per colpa della pandemia rischiano di perdere le borse di studio; altri soldi ad Alitalia, venti milioni alla newco che deve ancora presentare il piano industriale.

12 miliardi per il lavoro

Fino a qua possiamo dire che siamo di fronte ad un ottimo esempio di “debito cattivo”. Che le restanti parti del decreto cercano di far dimenticare. Il pacchetto-lavoro vale circa 12 miliardi di euro: confermate le settimane aggiuntive di Cig; il blocco dei licenziamenti, con le imprese che potranno licenziare solo al termine della cassa Covid, prorogata di 18 settimane (o dei 4 mesi di sgravi contributivi alternativi). La relazione tecnica spiega che i già previsti sgravi contributivi di sei mesi al 100% per neoassunti e trasformazioni a tempo indeterminato puntano a ottenere “410.500 nuove assunzioni” entro fine anno. Previsti anche sgravi all'azienda che rinuncia alla Cig e lo stop delle causali fino a dicembre per i rinnovi dei contratti a termine. Si allungano poi di altri due mesi Naspi e Dis-coll. E ancora: le tasse, i contributi, le ritenute e l'Iva sospesi per i mesi di marzo, aprile, maggio potranno essere pagati per il 50%, senza applicazione di sanzioni o interessi, in un'unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione. Previsto anche lo stop alla riscossione delle cartelle fino al 15 ottobre. Sospese nel 2020 anche Tosap e Cosap per l'occupazione degli spazi pubblici. Nuova tranche, poi, del reddito d'emergenza con una quota una tantum, da 400 a 800 euro, e la possibilità di domanda all'Inps fino al 15 ottobre. Arriva anche un Fondo per la formazione delle casalinghe da 3 milioni l'anno a partire dal 2020. Resta la dote di 600 milioni per sostenere la ristorazione italiana, con il contributo a fondo perduto per gli acquisti 100% made in Italy, di cui potranno usufruire 125.000 imprese che valorizzeranno “la materia prima del territorio”. E poi ancora: altri 500 milioni per la formazione e le “transizioni occupazionali”; la sanatoria per le concessioni spiagge; fondi alla Sanità per smaltire le liste di attesa delle attività rinviate casa Covid; triplicati fondi per il bonus baby sitter.

Debito buono o cattivo?

Tante misure. Qualcosa per tutti. E proprio per questo è difficile catalogare i 25 miliardi del decreto Agosto come debito buono.  Probabilmente neppure cattivo. Ma essendo il terzo decreto con le stesse caratteristiche, è ragionevole chiedersi quale sia - al di là dei bonus, sconti e rinvii per fronteggiare l’emergenza - il piano per la  ripartenza del paese.  Quale la visione di strategia industriale dopo la lezione della pandemia. Quali sono, sempre utilizzando la felice espressione di Draghi, gli spazi del debito buono, quello che incide nelle strutture e sugli asset portanti di un paese, lo guida e lo cambia. Senza contare che il governo deve ancora approvare 232 decreti attuativi, un centinaio solo quelli del decreto Agosto, per vedere operative tutte le misure post Covid. E questo avrebbe a che fare con la Semplificaione. C’è un decreto a parte in approvazione. Ma su questo non incide e non cambia nulla.