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Il Professore torna, la ricreazione finisce.L’asse Draghi-Mattarella chiude l’ennesima crisi. Virtuale

Il giallo della frase di Grillo. Malinteso? O una trappola per Draghi. Ma anche per Conte. “Governare è la migliore ricetta contro il populismo” dice il premier dopo un Consiglio dei ministri che mette altri 7 miliardi contro il caro bollette e energia

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Mario Draghi
Mario Draghi (Foto Ansa)

Il Professore è tornato. E la ricreazione è finita. Gli allievi indisciplinati si sono messi a sedere e la lezione può continuare. Mario Draghi ha preferito lasciare il vertice Nato di Madrid per andare a mettere tutto il suo peso politico nell’agitata maggioranza. Forse ha sottovalutato il combinato disposto della prolungata assenza causa vertici internazionali sommata ai risultati choc delle amministrative. La miscela ha fatto fibrillare il governo come non era mai successo in questi 16 mesi e mezzo. Dopo due colloqui di un’ora al Quirinale, mercoledì sera Giuseppe Conte e ieri mattina il premier, la situazione sembra tornata sotto controllo. “Sono ancora ottimista - ha detto ieri pomeriggio nella conferenza stampa successiva al consiglio dei ministri - il Governo non rischia perchè l'interesse nazionale, l'interesse degli italiani, è preminente nei legislatori e nelle forze che sostengono questo Governo. Ho sempre detto che il Governo è stato formato per fare, questa è la condizione. Abbiamo davanti ancora molte sfide e sono convinto che sapremo superarle se mostreremo la stessa convinzione mostrata in questi mesi di governo”.

Nessun rimpasto, nessuna crisi

E a chi, tra i giornalisti, ha insistito su questo punto in maniera più esplicita, il premier ha replicato sicuro: “Lega e 5 Stelle vogliono staccare la spina? Guardi, non lo so, a me pare che finora non ci sia stata alcuna espressione in questo senso. Però glielo chieda lei…”. E siccome nonostante gli ulteriori tre miliardi più altri quattro messi a disposizione di famiglie ed imprese, senza fare nuovo debito che lo spread ci mangerebbe, non sono stati un argomento sufficiente per focalizzare l’attenzione su “ciò che serve ai cittadini che è l’unico nostro obiettivo” e le domande sono tornate sempre lì, su Grillo-Conte e la richiesta, presunta, di Draghi al comico per far fuori l’avvocato, il premier con un sorriso sfidante ha detto: “Io non mi sono mai permesso di entrare nelle cose dei partiti, non è la mia mission e francamente non capisco questa ossessione di tirarmi dentro”. Potremmo anche dire che non è certamente il suo stile. Ma siccome “si dice che ci siano riscontri oggettivi, bene vediamoli” ha chiesto Draghi. In attesa che venga pubblicato qualche file audio di qualche colloquio - ad esempio tra Grillo e i senatori - la storia sembra al momento chiarita. “Io ho parlato con Conte e non con Grillo… ci siamo sentiti ieri, ci siamo messaggiati oggi, ci sentiremo di nuovo domani”. E’ in programma un incontro. Vedremo quando e come.

“Non guiderò un governo con un’altra maggioranza”

La conferenza stampa, convocata alle 18 in orario utile anche ai telegiornali, nonostante le importanti decisioni del Cdm è stata monopolizzata dalle tensioni nella maggioranza. “All'inizio avevo detto che il governo non si fa senza i 5 Stelle e quella resta la mia opinione. Non ho alcuna intenzione di fare rimpasti (dopo la scissione di Luigi Di Maio, ndr) e non sono disposto a guidare un governo con un'altra maggioranza”. Questo sarà “l'ultimo esecutivo” da lui presieduto in questa legislatura. Il premier ha scelto la modalità “tendo le mani in aiuto”. Propiziata anche dal lungo colloquio in mattinata al Quirinale dove il Presidente Mattarella lo attendeva per il resoconto degli importanti vertici G7 e Nato che si sono tenuti in settimana. Il Presidente del Consiglio ha chiarito: “Il Movimento ha dato un contributo importante all'azione di governo e sono certo che continuerà a darlo nei prossimi mesi. Conte ha assicurato che non è sua intenzione uscire dal governo e limitare il proprio sostegno a un appoggio esterno. Il governo è nato con i 5 stelle e non si accontenta di un loro appoggio esterno”. Tradotto: se i 5 Stelle lasciano, anche per un tattico appoggio esterno (per avere mani libere in campagna elettorale) si apre una crisi di governo. E chi la apre, se ne assume la responsabilità e le conseguenze. Non davanti a Draghi e a Mattarella ma davanti ai cittadini e al paese preoccupato per la guerra e il nuovo asseto geopolitico ratificato dal vertice Nato.

I tatticismi dei partiti

Di sicuro non ne vuole sapere di perdere tempo dietro alle tattiche e alle provocazioni dei partiti. Tutti, va detto. Anche la mossa del Pd che, forte del risultato delle amministrative, ha ipotizzato di accelerare su Ius scholae e legalizzazione della cannabis, non è stata gradita a palazzo Chigi e al Quirinale. Non sono materie di competenza del governo, Draghi ha ripetuto anche ieri di “non voler entrare nelle materia di competenza parlamentare”. Come sono appunto la cittadinanza agli stranieri under 18 e allievi nel nostro sistema scolastico e la cannabis. Decida dunque il Parlamento. Certo che se questi dossier, in attesa dall’inizio della legislatura, risultano divisivi per la stabilità della maggioranza, è chiaro che sarebbe meglio rinviarli. Non c’è dubbio poi che aver voluto spingere su entrambi, cittadinanza e cannabis libera, ha avuto il sapore della provocazione per piegare alleati di governo che non se la passano troppo bene.

Governare contro il populismo

Governare, quindi. Fare le cose. Unica ricetta per contrastare il populismo che “non è qualcosa da ostacolare ma da rendere superfluo grazie appunto alle azioni che servono ai cittadini”. Il populismo spesso è “insoddisfazione, alienazione. E a questo si risponde facendo cose che interessano i cittadini”. Ecco perchè Draghi è tornato un giorno prima a Roma. Oggi ci sono importanti scadenze sul fronte delle bollette. Senza gli interventi decisi, le bollette sarebbero aumentate ancora del 30-40%. “Non è vero che ho abbandonato il vertice Nato” per inseguire le chiacchiere di Grillo, De Masi e Conte. L’impressione, in realtà, è stata diversa. E anche quella foto che lo ritrae seduto su una panchina del museo Il Prado, inchiodato al telefono mentre gli altri Capi di Stato e di governo sorseggiavano aperitivi e osservavano le meraviglie del museo, dava l’idea di un leader ripiegato al suo interno piuttosto che, come invece suggeriscono le cronache, punto di riferimento della comunità europea. E non solo. Quella foto ha fatto il giro del mondo. “Ero solo un po’ stanco, mentre gli altri discutevano del più e del meno, mi sono messo un po’ a sedere e a fare qualche telefonata, tutto qua” ha minimizzato Draghi che sta imparando anche a fare attenzione a come piega il sopracciglio. Non si sa mai.

Nuove misure urgenti per sette miliardi

L’azione di governo, dunque. L’arma più importante contro il populismo. Per dare risposte ai cittadini. Nel Cdm è stato fatto il punto sul Pnrr. Sono stati raggiunti “tutti i 45 obiettivi di questo semestre”. Eravamo alla metà poco più di un mese fa. Quando fu necessaria, per l’appunto, un’altra tirata di orecchie alla maggioranza. Il ministro dell'economia ha già inviato alla Commissione europea la richiesta per l'esborso di 24, 1 mld che sono la rata del primo semestre 2022. È un segnale “essenziale per la serietà e la credibilità del Paese e siamo già al lavoro per le scadenze di dicembre”.
Poi le misure urgenti per sostenere il potere di acquisto delle famiglie e aiutare la capacità produttiva delle imprese davanti ai rincari energetici: prorogati anche per il prossimo trimestre l'azzeramento degli oneri generali di sistema per famiglie, negozi, piccole imprese; abbattimento Iva e rafforzamento del bonus sociale. Quattro miliardi, nel totale di sette, sono destinati alle aziende del settore per incrementare lo stoccaggio di gas naturale, arrivato quasi al 60% (l’obiettivo è il 90% entro ottobre, ndr). Tutti provvedimenti che dovevano “necessariamente” ha sottolineato “essere attuati oggi” perchè diversamente i cittadini avrebbero ricevuto bollette senza agevolazioni con rincari fino al 35/40%”. Ecco perchè Draghi è tornato a Roma un giorno prima. Non era possibile aspettare domani.

L’origine dei soldi

Ogni mese alla ragioneria di Stato fanno salti mortali per recuperare soldi senza fare ulteriore debito. E’ un esercizio raro e per cui occorre essere molto capaci. Parte delle risorse arriveranno dalla tassa sull'extragettito delle imprese del gas che dovranno versare il 10% ogni mese da ottobre a dicembre. Previsto anche l'incentivo agli stoccaggi con il prestito al Gse di 4 miliardi per acquistare gas naturale “al fine di contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti”. Il sottosegretario Garofoli ha spiegato che “l'andamento degli stoccaggi finora è buono, siamo vicini al 60% (58,10%, era il 54% una settimana fa, ndr) e confidiamo di arrivare all'obiettivo previsto (il 90%, ndr) entro la fine di ottobre novembre”.
Il presidente del Consiglio ha spiegato come il governo sia “al lavoro per intervenire contro la terribile siccità che ha colpito il nostro Paese, la più grave degli ultimi 70 anni”. Lunedì saranno approvati i piani di emergenza delle regioni - che vuol dire razionamenti - a cui poi vanno assolutamente affiancate soluzioni strutturali.

Grillo frainteso?

Finisce così la crisi virtuale. In attesa della prossima che arriverà comunque presto. Per gli appassionati del genere, resta ancora da chiarire cosa abbia incendiato quest’ultima.
Alla fine sarà tutta colpa di Grillo che, dopo tre giorni nella Capitale per tentare di dirimere il grande caos della scissione, ha finito per combinarne un paio delle sue. La notizia che “Draghi ha chiesto a Grillo la testa di Conte per lavalo di mezzo” è stata riferita dal professor De Masi, sociologo molto presente nei talk show grazie all’amicizia con Grillo e con Conte, che ne ha fatto oggetto di un’intervista al Fatto Quotidiano pubblicata mercoledì mattina. Quella mattina Conte è andato su tutte le furie e ne ha chiesto conto al Presidente della Repubblica. Mentre l‘incendio divampava e arrivava fino a Madrid dove Draghi era al tavolo Nato a decidere i nuovi assetti geopolitici dell’Alleanza rispetto alla “nemica” Russia. In quell’ottovolante di dichiarazioni di minuto in minuto sempre più ultimative rispetto al governo con la base del Movimento in pressing su Conte per “andare almeno in appoggio esterno al governo”, a nessuno è venuto in mente di verificare cosa sia stato effettivamente detto. Le conseguenze sono venute prima della causa. “Io ho solo riferito quanto alcuni senatori mi hanno riferito in seguito ad un colloquio con Grillo, tutto qua” ha spiegato ieri sera a Tiscalinews il professor De Masi. “Tutto qua” è stata una mezza crisi di governo. Ma non importa.

Un malinteso cercato

Grillo il garante in effetti è stato nella Capitale tre giorni per tentare di dirimere il caos post scissione e il nodo del secondo mandato. Non si sa bene come e quando il garante avrebbe fatto questa confessione su Draghi. O quanto, invece, alcune sue parole siano state fraintese. In fondo Grillo vive di battute, comunica con i paradossi. Come ben dovrebbero sapere i senatori 5 Stelle. A meno che, invece, non abbia fatto comodo prendere sul serio qualche mezza battuta - di Grillo e non di Draghi - e lanciarla come vera nel dibattito politico.
Anche questi errori, o strumentalizzazioni, danno la misura della fine di un’avventura politica. Conte non può uscire dalla maggioranza. Neppure per un appoggio esterno. Figurarsi andare all’opposizione. Per fare quello, il Movimento ha già un leader che si chiama però Alessandro Di Battista. Questa decisione sarebbe poi un ottimo motivo per Letta per chiudere la porta del campo largo all’avvocato del popolo. Ecco che allora Conte diventa un impaccio non per Draghi ma per lo stesso Movimento. Che non sapendo che fare ha provato a scaricare su palazzo Chigi. Non si sa mai che magari gli andava anche bene.

 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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