Assalto alla Cgil, i tanti buchi neri della sicurezza alimentano i complottisti. La stretta sulle manifestazioni

Il Viminale ammette: “Ci sono state gravi sottovalutazioni. Mai più”. Dalla presenza in piazza dei leader di Fn alla cronaca di un assalto, alla Cgil, più che annunciato. Sbagliato il dispositivo di sicurezza. I partiti non capiscono la gravita del momento e lo cavalcano. Da destra e da sinistra. L’abbraccio Draghi-Landini, foto del giorno

L'abbraccio tra Landini e Draghi (Foto Ansa)
L'abbraccio tra Landini e Draghi (Foto Ansa)

Farsi domande non è di destra nè di sinistra. E’ legittimo. Le domande in questa storiaccia dell’assalto squadrista e fascista di Forza Nuova alla sede della Cgil a Roma sono tante. Perchè, dopo tanta evidenza sull’efficacia dei vaccini e del green pass, dobbiamo ancora perdere tempo con chi teorizza complotti e la dittatura sanitaria. Perchè la politica invece di unirsi per combattere derive e rischi di questa strana stagione, non rinuncia alla sua eterna campagna elettorale. Anche ieri, dopo un fatto cosi grave che per trovare precedenti occorre andare indietro un secolo, all’inizio del ventennio fascista appunto, la politica è riuscita a spaccare. Pd, Leu e 5 Stelle hanno presentato una mozione per chiedere lo scioglimento di Forza Nuova in quanto "partito neofascista” contrario quindi ai dettami della Costituzione. “Si tratta di applicare la nostra Carta, lo facciamo per chiarezza, se non ora quando, del resto” sono state le motivazioni spiegate dai vertici del Nazareno. Mettere all’angolo Giorgia Meloni e la sua ambiguità nel condannare il fascismo in se e Forza Nuova nello specifico, era il motivo principale della mozione.  Spaccare il destra-centro, isolare Meloni e Salvini, quello immediatamente successivo.

Gli errori blu della politica

 E’ andata male perchè il destra-centro è rimasto unito e dice che presenterà a sua volta una mozione per chiedere lo scioglimento di tutti i movimenti eversivi. Resta la gravità di Giorgia Meloni. Difficile comprendere come, domenica a Barcellona sul palco di Vox, partito neo franchista spagnolo, abbia condannato la violenza squadrista ma sia riuscita nella capriola di dire: “Non capisco bene però l’origine ideologica di questo assalto alla Cgil che è un fatto squadrista”. Imbarazzante contraddizione. Grave anche il fatto che il vicepresidente del Pd Giuseppe Provenzano sia così accecato dall’idea di vincere i ballottaggi di domenica che ieri è arrivato a chiedere “lo scioglimento di Fratelli d’Italia perchè ormai fuori dall’arco parlamentare e costituzionale”. Poi Provenzano si è corretto, il segretario Letta ha riportato la cosa sulla retta via ma intanto la frittata era fatta. E che dire poi di Salvini e Meloni che invece di fare mea culpa per aver appoggiato per mesi i vari movimenti Io apro, no pass e no vax, attaccano il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese perchè “responsabile dell’ordine e della sicurezza”. Eppure un ex ministro dell’Interno dovrebbe sapere in cima alla catena di comando dell’ordine e della sicurezza ci sono questore e prefetto. Tutti errori da matita rossa.

Ecco, insomma, ci sarebbero tante domande, per lo più politiche, che nascono dal sabato nero della Capitale. E che purtroppo sta dando i risultati “sperati”: ieri, in occasione dello sciopero del settore trasporti, erano previste varie manifestazioni in tutta Italia e non solo si sono sentiti gli attacchi verbali alla Cgil poi diventati attacchi fisici alla sedi (è successo a Livorno e a Trieste ), ma è stata bruciata una bandiera con la foto di Draghi (a Torino). Il problema è che le piazze contro il green pass stanno saldando estremismi di destra e di sinistra. E questo fa molto preoccupare.

I buchi nella sicurezza 

Una altrettanto lunga serie di domande riguarda la gestione della piazza e dell’ordine pubblico. Perchè se la politica non sta dando un esempio di maturità e sangue freddo, gli apparati della sicurezza nazionale hanno dimostrato di avere come minimo “vari buchi” organizzativi. Al Viminale sono giornate  lunghe e complicate. Cominciamo col dire che non c’è alcun tentativo di rimuovere o non riconoscere che “ci sono state evidenti falle, una su tutte la sottovalutazione”. La lettera scritta dal prefetto di Roma Matteo Piantedosi domenica sera, a 24 ore dai fatti, è un clamoroso mea culpa ma anche la constatazione di fenomeni (le manifestazioni no pass) difficili da controllare  perchè organizzati esclusivamente sui social, difficilmente intercettatili e spesso spiazzanti anche per gli apparati di  sicurezza. Tutti ricorderanno il primo settembre: stazioni e ferrovie blindate con in dispositivo capillare in tutta Italia. Un grosso sforzo messo in campo perchè quel giorno, il primo del green pass obbligatorio sui treni, era stata annunciata l’occupazione di stazioni e binari. Non accadde nulla. La manifestazioni no vax e no pass vanno avanti ogni sabato da tutta l’estate. Non si sono fermate mai. Non era mai successo nulla. Fino a sabato appunto. Nella stessa lettera il prefetto Piantedosi annuncia una “brusca stretta nella gestione dell’ordine pubblico” rispetto al principio di tolleranza seguito finora visto e considerata la specificità delle proteste figlie di un periodo eccezionale come la pandemia che ha imposto  limiti importanti anche alle libertà personali. Insomma, finora i presidi di sicurezza alle piazze hanno dato la priorità alla libertà di espressione. D’ora in poi sarà diverso.

Sottovalutazione grave ma stop complottismo

Ciò non toglie che la sottovalutazione delle dinamiche di giornata sia stata grave. Il problema è che tutto questo è stato dato in pasto ai soliti complottisti che da destra stanno cavalcando l’ipotesi che tutto quanto successo sia accaduto non per caso ma per mettere in difficoltà i candidati sindaci del centrodestra nell’ultima settimana di campagna elettorale. Insomma, l’assalto alla Cgil in pratica sarebbe stato “lasciato accadere” per poi attaccare e accusare di fascismo Lega e Fratelli d’Italia. I complottisti di sinistra invece puntano il dito sul fatto che il prefetto Piantedosi è stato il capo di gabinetto di Salvini quando era al Viminale e che quindi sarebbe stato fin troppo tollerante rispetto al movimento No pass e Io apro a cui Salvini ha sempre strizzato l’occhio. E’ chiaro che nessuno ha lasciato deliberatamente liberi i violenti in modo che potessero scorrazzare indisturbati assaltando la sede della Cigil. Evidenti idiozie, entrambe. Fonti di governo fanno piuttosto notare che “negli ultimi sette-otto mesi ci sono state oltre mille manifestazioni a Roma. Non è mai successo nulla. Una è andata storta. Occorre capire il perchè e correggere”.

Che ci facevano in piazza? E altri buchi neri

Una domanda riguarda sicuramente la presenza in piazza di Roberto Fiore e Giuliano Castellino, segretario e vicesegretario di Forza Nuova, delll’ex Nar  Luigi Aronica detto “er Pantera”, di Biagio Passero, leader del Movimento “Io apro”, quelli che andavano in piazza durate l’inverno per aprire i ristoranti e ora vanno in piazza contro vaccini e gran pass che hanno fatto riaprire il paese. Ieri sera erano saliti a 19 gli arrestati. Seicento gli identificati. Il punto è che quei signori sono tutti più o meno con Daspo e il divieto di partecipare a manifestazioni di piazza (oltre che allo stadio). Non solo sono saliti anche sul palco a dettare le parole d’ordine. Sotto gli occhi di agenti, carabinieri e uomini e donne della Digos. Come è stato possibile chiudere così tanto un occhio? Non solo: gli stessi di cui sopra, a cui va aggiunta Pamela Testa, la donna di Castellino, hanno annunciato e spiegato dal palco cosa sarebbe successo sabato pomeriggio. Hanno detto chiaramente che da piazza del Popolo il sit in (e non un corteo itinerante) “si muove verso alla Cgil. Perchè sapete di chi è la colpa se ci impediscono di lavorare se non con vaccino o tampone? Cgil, Cisl e Uil”.   Questo è stato detto sul palco ai 10 mila in piazza del Popolo intorno alle 16.30. L’assalto alla Cgil è avvenuto circa un’ora dopo. C’era tutto il tempo di stoppare il corteo non autorizzato e di blindare la sede di corso Trieste. Nulla di tutto ciò. Quando Fiore e soci sono arrivati in Corso Trieste  con circa 500 persone, c’erano a mala pena una dozzina di uomini in divisa che sono stati presi a botte (38 feriti tra forze dell’ordine). Ha il sapore amaro della beffa sapere che  fin dalla mattina i servizi sul territorio avevano segnalato l’arrivo anomalo di qualche migliaio di persone su decine di pullman e furgoni da tutta Italia. Era già chiaro dall’inizio che non sarebbe stata una giornata di manifestazioni come le altre. Del resto, sui social da giorni giravano promesse del tipo “il 9 a Roma facciamo er botto”.   L’obiettivo vero era palazzo Chigi. Come aveva annunciato in radio già a fine settembre il no pass spezzino  Nicola Franzoni: “Il 9 ottobre a Roma ci sarà un processo pubblico, un colpo di stato popolare. Il 9 ottobre a Roma porteremo un milione di persone. Significa riappropriarsi della casa del popolo, il Parlamento”. Dove però hanno trovato blindati e idranti. In un sabato di shopping, nel pieno centro della città: non è stato facile gestire la situazione. 

I report dell’intelligence e del prefetto Giannini

Da mesi 007 ed esperti di antiterrorismo mettono in guardia circa la “trasversalità” delle piazze “no vax e no pass” e la “saldatura” di opposti estremismi che questo comporta.  Analizzando la strategia dei movimenti di estrema destra e i loro tentativi di guadagnare consensi sfruttando i temi del disagio economico dovuto all'emergenza sanitaria e insistendo sulla presunta 'dittatura sanitaria' del governo, la relazioni, le stesse relazioni hanno anche  sottolineato la difficoltà di controllare l'utilizzo di chat e social per organizzare proteste e disordini. “La propaganda circolante su chat e piattaforme di messaggistica ha concorso ad alimentare il fenomeno dell'estremismo violento - ha scrito l'intelligence - e a favorire percorsi di radicalizzazione tra comunità di utenti sempre più estese”. Contenitori che “sono in continua evoluzione” e nei quali “soggetti anche privi di specifico background ideologico posso indottrinarsi e attingere ad un coacervo di teorie e pseudo ideologie spesso interconnesse che propugnano il ricorso alla violenza indiscriminata”. Parole che il prefetto Giannini, Capo della polizia con sulle spalle tutta una carriera nell’antiterrorismo, aveva rilanciato qualche settimana fa: sul web “corrono disinformazione e complottismo”. E' lì che “si punta a minare certezze con l'idea addirittura di caos organizzato, una sorta di strategia della tensione, per sovvertire l’ordine”. E' lì che si lancia una “diffusa chiamata all'illegalità, alla piazza, non per manifestare democraticamente ma per bloccare stazioni, circondare il parlamento e fare azioni varie”. Tutto chiaro. Tutto previsto. Eppure è successo.

La stretta

 E che si vuole evitare che accada di nuovo. Domani il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha convocato il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza dove siedono capi delle agenzie di intelligence, capi delle vaie forze di polizia, il responsabile del Dap e dei penitenziari. Il Copasir, presieduto da Adolfo Urso (Fdi) ha già convocato Ministro e capo dell’aise, Mario Parente. Soprattutto il premier Draghi ha già avuto contatti con ciascuno di loro. Per capire e prevenire. La stretta è già decisa. L'attività di prevenzione sarà più incisiva, per valutare con il dovuto anticipo le presenze in piazza e rimodulare l'invio dei contingenti di forze dell’ordine. Ci sarà un invito alle autorità locali di pubblica sicurezza a valutare con molta attenzione che tipo di piazza concedere perchè in alcune realtà diventa difficile se non impossibile mantenere in equilibrio il diritto di manifestare pacificamente la propria opinione con quello di garantire la sicurezza e bloccare i facinorosi. Arriverà anche una stretta sulla gestione della piazza: non più solo contenimento ma fermezza assoluta nei confronti di chi tenta di fare in corteo non autorizzato. Tradotto: se finora i reparti hanno avuto l’ordine di incassare senza reagire, non sarà più così. Chi non vuole grane, eviti quindi di partecipare a cortei non autorizzati. Le regole d’ingaggio cambiano.

La foto del giorno resta quella di Mario Draghi che va alla Cigil a abbraccia il segretario Mario Landini. Un gesto che entrambi hanno sentito molto forte e che ha emozionato. Ecco, basterebbe osservare anche più volte il video di quell’incontro. E tante domande, almeno quelle che riguardano le strumentalizzazioni della politica, diventerebbero superflue.