La Manovra suona l’assalto a spiagge e centri storici, il vero tesoretto del governo giallo verde

Il comma 223 dà il via libera al cambio di destinazione d’uso e allo svincolo urbanistico degli immobili pubblici in vendita. E il 386, oltre a prorogare la Bolkestein senza aumentare affitti e sanando strutture altrimenti abusive, apre la strada alla vendita di nuovi tratti di coste. La denuncia del Verde Angelo Bonelli. “Che fine ha fatto la quinta stella del Movimento, quella che doveva tutelare l’ambiente?”

Sardegna, l'esclusiva spiaggia di Liscia Ruya
Sardegna, l'esclusiva spiaggia di Liscia Ruya

Spiagge, litorali e centri storici, cioè la vera ricchezza italiana, sotto attacco. Limoni da spremere per far cassa e finanziare reddito di cittadinanza e pensioni. Nelle 190 pagine del maxiemendamento che è la legge di bilancio 2019, la tutela del territorio e della sua storia non sembrano valori da tutelare. E se è vero che entrambe le norme sarebbero figlie del lobbying leghista, ci si chiede che fine abbia fatto la quinta stella del Movimento, quello appunto che garantiva il rispetto dell’ambiente. E la difesa da ogni tipo di speculazione.  Due norme, soprattutto, quella che concede una proroga di 15 anni ai titolari di concessioni balneari in deroga alla direttiva Bolkestein e l’altra che consente di vendere immobili liberalizzando i vincoli urbanistici e le destinazioni d’uso, sarebbero il cavallo di Troia per speculazioni di cui il governo non solo sarebbe consapevole ma, di più, auspica per favorire i conti e mantenere le promesse con Bruxelles. 

Il dossier

L’Ufficio studi di Senato e Camera, coadiuvati dal servizio Bilancio, ha elaborato a tempi di record un dossier di 697 pagine che esamina uno dopo l’altro i 654 commi dell’unico articolo che forma la legge di Bilancio. Sono due i passaggi “fortemente critici” secondo il leader dei Verdi Angelo Bonelli che con Sauro Turroni e Claudia Mannino analizza la manovra con la lente dell’ambientalismo e dell’ecologia.  E questa volta i salotti non c’entrano nulla. Sappiamo che il governo ha messo a bilancio la cessione di immobili e proprietà dello Stato per incassare, solo nel 2019, 950 milioni. Una cifra enorme se si pensa quanto siano state assai poco redditizie, o almeno ben al di sotto delle previsioni, gli ultimi tentativi di cartolarizzazione degli immobili. Questa volta le cose potrebbero andare diversamente perché il governo cerca di eliminare quello che è stato il più grosso ostacolo alla vendita, l’insieme di vincoli edilizi, belle arti e commerciali che finora hanno reso difficili gli appetiti dei privati ma anche evitato speculazioni selvagge tutelando il nostro patrimonio. 

Vendere ad ogni costo

Il comma 223 decies prevede infatti che il privato che acquista un immobile dello Stato possa decidere in autonomia non solo la destinazione d’uso dell’immobile ma anche la tipologia dell’intervento di restauro. Prima questo passaggio doveva avvenire tramite una conferenza dei servizi, era cioè il Comune ad avere sempre e comunque l’ultima parola. Se passa la legge, non sarà più così e al privato basterà fare una scelta che sia compatibile ed equilibrata rispetto alla tipologia delle concessioni già presenti in quel territorio. Le amministrazioni locali saranno gratificate garantendo loro il 5-10% dell’incasso dell’immobile. Lo capisce anche un bambino che questo comma vuol dire tutto e niente. Che equivale ad un tana-libera-tutti e co edilizia. “M5S e la Lega hanno deciso di sfasciare e vendere alla speculazione edilizia i centri storici delle nostre città” denuncia Bonelli. Che spiega a Tiscali news: “L’emendamento modifica e interpreta la legge n.410 del 23 novembre del 2001 con cui Berlusconi cercò di cartolarizzare immobili pubblici, di Stato, enti locali e anche, ad esempio Ferrovie”. 

Bypassati i comuni

L’obiettivo, dichiarato, era quello di fare cassa. Ma neppure Berlusconi, che di immobili si è sempre occupato, ha mai preteso di passare sopra le decisioni dei comuni per stabilire finalità e utilizzo di quei beni “proprio per evitare il rischio di impoverire la zona in questione di servizi e attrezzature”. “Con questa norma – ha spiegato Bonelli - si potrà demolire e ricostruire, con buona pace della conservazione dell’antico tessuto edilizio e della stessa identità dei luoghi Si consentirà ogni cambio destinazione d’uso possibile, da scegliersi ovviamente fra le più vantaggiose”, Nei fatti “è un via libera alla manomissione delle città, intervenendo sul costruito, incamerando i vantaggi determinati dalla presenza di servizi e infrastrutture realizzati nel tempo”. L’incubo per gli ecologisti è che nei centri storici, immobili di pregio possano diventare centri commerciali. Una speculazione edilizia non solo “legittima”, cioè garantita dalla legge ma addirittura auspicata e incentivata del governo.  

Addio Bolkestein

Le cose non migliorano se si esamina il comma 386 dal bis al duodices. Questa volta la “gallina dalle uova d’oro in chiave di consenso” sono le spiagge e i litorali. Come è noto la Manovra concede una proroga di 15 anni rispetto alla direttiva Bolkestein ai balneari titolari di concessioni. Il tema contravvenzioni europea – andremo sicuramente in procedura – non è contemplato, quasi che non dovesse scattare.  Non solo: il rinnovo avviene senza alcun adeguamento del canone. Oggi si affitta un metro quadro di spiaggia con 1 euro e 27 centesimi. Per fare qualche esempio, l'albergo di lusso di Cala di Volpe continuerà ad avere in concessione a porto Cervo in Sardegna l'esclusiva spiaggia di Liscia Ruya per la cifra di 520 euro l'anno. E il Twiga di Daniela Santanchè per un canone di 16.000 euro l'anno.

50% di evasione

Quel che è peggio è che nulla viene fatto per limitare l’evasione che ornai, in base ai dati dell’Agenzia del demanio, raggiunge una percentuale del 50 per cento. Lo Stato dovrebbe incassare ogni anno circa 103 milioni di euro per gli affitti, ne perde circa la metà a fronte di un fatturato di settore che va dai 7 ai 10 miliardi. Secondo Bonelli, la norma contiene “la proroga anche per chi ha strutture residenziali e non turistiche, ville o casotti già sotto procedura per abusivismo e che per legge dovrebbero essere demolite”. Strutture che dovrebbero sparire alla fine di ogni stagione e che invece di anno in anno restano dove sono diventando nei fatti fisse. E’ come se il famigerato “lungomuro” di Ostia, un mostro di cemento che copre tutto il litorale e su cui pende da anni l’ordine di demolizione, fosse sanato in un colpo solo. E questo di fronte al fatto che il 60 per cento delle coste italiane sono già cementificate. Perdendo il loro tratto di libertà. Un record europeo.  

Nuove concessioni?

Ma non finisce qua. Le norme prevedono di riformare entro 120 giorni la normativa sul demanio marittimo, istituendo il rating sulle spiagge italiane, come avviene con le banche, individuando nuove spiagge libere da dare in concessione. “Le spiagge - sottolinea il leader dei Verdi - diventano definitivamente una merce sottoposta ai meccanismi del rating e le ultime spiagge libere sopravvissute al cemento verranno così sottoposte ad una ulteriore cementificazione e privatizzazione. Il ministro del Turismo, vero vincitore di questa partita con tutta la lobby, assai trasversale, dei balneari, sta preparando la strada alla sdemanializzazione ovvero alla svendita di un bene comune come le spiagge del nostro paese. Altro che Bolkestein”. E poi, conclude Bonelli, “che fine ha fatto la quinta stella del Movimento, quella in tutela e difesa del territorio?”. 

L’ultimo voto

Il 27 dicembre comincia l’iter alla Camera per l’approvazione finale della legge di bilancio che deve avvenire entro il 31 dicembre, pena altrimenti l’esercizio provvisorio. E’ previsto, come già al Senato, un voto al buio, senza possibilità di intervenire. Ma col passare delle ore, via via che emergono errori fattuali e norme con indirizzi e conseguenze che poco c’entrano con la crescita e l’aiuto alla povertà – il contenuto “rivoluzionario della manovra del popolo” – , un voto al buio appare sempre più problematico. Salvini e Di Maio hanno dichiarato in questi giorni come se la manovra fosse già pubblicata in Gazzetta Ufficiale e fosse legge dello Stato. Sostanzialmente è così ma la realtà è che la Camera deve ancora esprimersi. E non è forma di rispetto dare un voto per scontato e già acquisito.