[Il retroscena] Ecco perché hanno arrestato Spada. Le carte della svolta: "Ha agito per futili motivi con l'aggravante della mafiosità"

La procura di Roma supera lo stallo delle prime ore e mette in carcere il rampollo del clan che ormai spadroneggia a Ostia. Gli Spada, i vincenti del film Suburra

[Il retroscena] Ecco perché hanno arrestato Spada. Le carte della svolta: 'Ha agito per futili motivi con l'aggravante della mafiosità'

Si trattava di mettere a sistema le possibilità offerta del codice penale. La soluzione era a portata di mano. Giusto il tempo di valutare i referti, la posizione della famiglia, i precedenti, blindare il decreto di in modo che possa reggere davanti al giudice, e infine agire. Roberto Spada è stato fermato intorno alle quattro del pomeriggio dai carabinieri della compagnia di Ostia con le accuse di lesioni aggravate e violenza privata con l'aggravante di aver agito in un contesto mafioso. Nelle ultime 24 ore, poiché non è  stato possibile far scattare l'arresto in flagranza (neppure con la prova video in differita perché quella è valida solo all'interno dello stadio), l'abitazione di Roberto Spada e la palestra dove lavora sono state presidiate. Per evitare ulteriori beffe, ad esempio fughe sotto il naso in attesa di un pezzo di carta.

Come avevano spiegato stamani a Tiscali fonti della procura di Roma, "il setto nasale rotto (quello dell'inviato di Nemo Daniele Piervincenzi,  ndr)  non può certo essere valutato come una lesione lieve (da 20 giorni di prognosi, ndr) ma grave (l'impossibilità di lavorare per almeno 40 giorni, ndr)". Il fascicolo d'indagine, inoltre, era stato affidato alla Direzione distrettuale antimafia e questo lasciava già presagire che oltre alle lesioni sarebbero scattate, come poi è successo, le aggravanti "per aver agito in un contesto mafioso" quello del clan Spada che con i Triassi e i Fasciani si contendono da anni il litorale laziale e soprattutto quello di Ostia.

È stato l'aggiunto Giuseppe Prestipino, titolare degli ultimi fascicoli sulla famiglia, ad evidenziare il contesto mafioso in cui è avvenuta l'aggressione a freddo dell'inviato della trasmissione Nemo. Oltre alle gravi lesioni aggravate dalla mafiosità (articolo 7) è contestata anche la violenza privata e un'altra aggravante, quella dei futili motivi. Un numero di anni di pena ben superiore ai cinque necessari per far scattare un fermo. Il fermo dovrà essere convalidato dal gip. Ma il provvedimento, lungo una decina di pagine, non sembra lasciare spazi a passi indietro.

Il curriculum degli Spada

L'aggiunto Prestipino e il pm Musarò hanno messo in fila e incrociato le sentenze (l'ultima il 4 ottobre) e le indagini in corso sul clan Spada. Possono bastare, infatti, le carte del processo "Sub Urbe" per capire cosa sia diventata Ostia. Un luogo dove due anni di commissariamento sono serviti solo, e non sempre, ad avere meno paura e un po' più di fiducia nelle istituzioni. Un mese fa, ad esempio, era arrivata la sentenza Sub Urbe, 56 anni di condanne (contro i 93 richiesti) ai sette imputati del clan Spada tutti marchiati con l'aggravante del metodo mafioso e costretti a risarcire i danni ad associazioni come Libera, la Regione Lazio, Roma Capitale, l’Associazione Caponnetto, Sos impresa e le famiglie delle vittime.

Quell'inchiesta aveva certificato come "gli zingari" (gli Spada), un tempo criminali ritenuti di seconda fila rispetto ai Triassi e ai Fasciani, prestito a cravatta e riscossione del pizzo, sono diventati la realtà criminale emergente e dominante. "Un'escalation arrivata a vessazioni, schiaffeggiamenti dei boss in pubblico fino alla gambizzazione di Bafficchio ( ex alleato) e l'omicidio di Giovanni Galleoni, ucciso dagli Spada nel 2012. Giovanni Galleoni con la famiglia Cardoni, un mix di banda della Magliana e cosca Cuntrera, erano i padroni di Ostia, criminali col pedegree e non cravattari come gli Spada. Il film Suburra è dedicato a questo assai poco onorevole sorpasso. “Gli episodi violenti si caratterizzano come affermazione di supremazia sul territorio. Sono espressione di una strategia articolata che vede un’organizzazione criminale su base familiare, quella degli Spada, cercare di affermarsi su Ostia”, avevano affermato i pm durante la requisitoria.

L'aggravante del gesto plateale

Nelle carte di quel processo ce n'era abbastanza per chiedere già ieri il fermo di Roberto Spada, uno degli ultimi rimasto in circolazione. "Siam stati costretti ad agire fuori dalla flagranza" dicono seccati in procura. L'aggravante del contesto mafioso sarebbe legata anche alla "platealità con la quale l'indagato ha agito di fronte ai testimoni e al metodo intimidatorio".  Come la gambizzazione di Bafficchio e l'omicidio di Galleoni, in pieno giorno, davanti al supermercato.  Spada ha usato anche un manganello ed è stato spalleggiato da un secondo soggetto che sarà presto identificato. Oltre alla decina di testimoni presenti che non solo non hanno fatto nulla per difendere i giornalisti ma sono stati il branco che ha inveito e insultato.

Ecco un estratto del decreto di fermo emesso dalla Procura di Roma

"Per avere costretto con violenza e minacce Articolo 110, 610 cpv, 7d.l. 152/91 convertito in legge 203 del 1991. Perché con la condotta violenta e minacciosa, meglio descritta al capo precedente e inoltre con la condotta di seguito indicata. Spada Roberto inseguendo Piervincenzi Daniele e colpendolo ripetutamente con un manganello, proferendo in modo minaccioso la frase sono due ore che stai qua. Spada e altro soggetto non meglio identificato proferendo all’indirizzo del giornalista e di Anselmi Edoardo frasi del tipo 'avete rotto il ca..o, non vi fate più vedere qui'. 'Vi prendo la macchina e vedi che non la trovi più'". E ancora: "Con l’aggravante del metodo mafioso consistito nell’ostentare in maniera evidente e provocatoria una condotta idonea ad esercitare sui soggetti passivi quella particolare coartazione e quella conseguente intimidazione propria delle organizzazioni mafiose. Aggravante costituito da aver commesso il fatto in più persone riunite e con l’uso di una arma quale il manganello. Compiendo l’azione in luogo pubblico. E ripreso da una telecamera. Rivendicando il diritto di decidere chi poteva stazionare nella zona teatro dei fatti notoriamente frequentata da diversi soggetti appartenenti alla famiglia Spada".