Armi, uomini e mezzi: il dossier con i dettagli della missione italiana lungo il confine est della Nato

La prossima settimana un nuovo decreto dovrebbe potenziare con altri uomini e mezzi la missione italiana. Ma la più potente di tutte è lo lo sguardo delle due donne, una russa e una ucraina, che portano insieme la croce nella via Crucis

Il grafico dell'impegno militare italiano (grafico pubblicato nel Decreto Ucraina)
Il grafico dell'impegno militare italiano (grafico pubblicato nel Dl Ucraina)

Forse già stamani atterrerà in Polonia, in arrivo da Washington, il primo carico del nuovo rifornimento  di armi. Fanno parte dell’ultimo pacchetto da 800 milioni di dollari che Biden ha promesso a Zelensky. Dentro ci sono anche quei sistemi d’arma “pesanti” richiesti dal presidenti ucraino come sistemi di artiglieria, colpi di artiglieria e veicoli corazzati per il trasporto di personale. Berlino, nonostante le titubanze all’interno della maggioranza, ha deciso di alzare a 2 miliardi di euro i suoi aiuti militari ai paesi partner. Già della metà sono destinati all’Ucraina.

Ieri sera siamo rimasti tutti - o almeno chi l’ha guardata - incantati dalla potenza di fuoco dello sguardo delle due donne, una ucraina e l’altra russa, che insieme portavano la croce in una stazione della via Crucis al Colosseo. 

- Il dossier della Camera dei deputati sull'Ucraina (in Pdf)

Un nuovo decreto

Ma è ancora il  fuoco delle armi quello che deve lavorare per difendere la libertà e le democrazie. La guerra in Ucraina è purtroppo lontana dal finire. E tutte le informazioni parlano di una imminente battaglia sul campo. Mentre i missili (russi) continuano a cadere su obiettivi civili. Anche l’Italia, forse già la prossima settimana, dovrà rivedere il proprio impegno di uomini e mezzi lungo il fronte est della Nato. Un nuovo decreto interministeriale, che non prevede un passaggio parlamentare visto che si tratta di aggiornare il decreto Ucraina già approvato dal Parlamento, potrebbe essere firmato la prossima settimana dai ministri Guerini, Di Maio e Franco per decidere l’invio di nuovi mezzi e aggiornare anche lo stanziamento economico visto che quello destinato a fine febbraio (oltre cento milioni di euro) e che doveva coprire fino a fine anno sarebbe già stato esaurito nei primi cinquanta giorni di guerra. L’intenzione è di rifornire di armi anticarro e munizionamento. Per la prima volta, però potrebbero entrare nella lista mezzi ruotati blindati che sono già nella disponibilità delle nostre forze armadi.

Il dossier dell’Ufficio studi

Intanto un dossier dell’Ufficio studi della Camera dei Deputati sul “Conflitto russo-ucraino” ricostruisce al dettaglio  "la partecipazione italiana al potenziamento dei dispositivi Nato previsto dal decreto 14 del 2022”. Si tratta di una decina di pagine suddivise in vari capitoli dal  “Dispiegamento delle forze NATO nelle Repubbliche baltiche” all’”Incremento delle capacità di risposta rapida della Alleanza”;  dalla “Legge quadro sulle missioni internazionali” alla “Attività di sorveglianza dello spazio aereo dell’Alleanza”; dalle “Forze navali di reazione immediata della NATO” ai “battlegroup della NATO nelle Repubbliche baltiche” per finire con “L’Air Policing della NATO” e “Un aggiornamento in merito alla partecipazione italiana ai dispositivi NATO sul fianco Est dell’Alleanza”. 

I  documenti sono forniti da ministero Difesa ed Esteri. Ed è curata dalla Difesa la mappa ragionata che Tiscali pubblica in supporto a questo articolo. Si tratta di una utilissima lettura, piena di riferimenti normativi, consigliata a chi discetta in questi giorni su guerra sì, guerra no, Nato sì e Nato no.   Una lettura da cui si capisce soprattutto una cosa: Il dispiegamento delle forze militari NATO nelle Repubbliche Baltiche “è la diretta conseguenze della richiesta di aiuto avanzata dalle medesime (Estonia, Lituania e Lettonia) nel 2014 a seguito dei disordini avvenuti in Crimea, dapprima invasa e poi annessa alla Russia.

La conseguente paura di una imminente perdita della propria autonomia, ha spinto Estonia, Lituania e Lettonia a chiedere alla Nato di qualificare la capacità offensiva e difensiva nei propri territori. La norma a cui le parti hanno inteso fare riferimento è l'art. 5 del Trattato, secondo il quale ogni attacco subito da un Paese membro deve essere considerato un attacco contro tutta l'Alleanza, che, nell'esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva, ha il dovere di assistere la parte attaccata, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza”.

Sette anni persi

L’invasione della Crimea aveva già allertato non la Nato in quanto tale bensì i paesi confinati con la Russia e ancora di più gli ex  dell’Unione sovietica,  a chiedere aiuto e protezione. Questi paesi - le repubbliche baltiche a cui poi si sono aggiunte Moldavia e Bulgaria - conoscevano il vero piano dello zar di Mosca, i suoi obiettivi imperialisti e revanscisti. Quelli per cui nel Duemila, quando fu eletto per la prima volta, disse: “Adesso riporteremo un po’ di ordine in questo caos”. Dal 2014 il resto d’Europa ha messo qualche sanzione - sempre più osteggiata e aggirata -, è arrivata persino  a dire che “la Nato è un morto che cammina” e s’è occupata di altro. Fino alla mattina del 24 febbraio scorso. 

I battaglioni

Si legge ancora nel dossier: “Le forze prontamente disponibile della Nato costituite nelle repubbliche Baltiche (cosiddetti “battaglioni") assolvono perciò ad una funzione di garanzia, a monito del fatto che un attacco contro uno dei Paesi Baltici sarà considerato con affronto a tutta la coalizione atlantica”. Il decreto legge approvato il primo marzo dal Consiglio dei ministri, al comma 1 dell’articolo 1, autorizza infatti “fino al 30 settembre 2022” la partecipazione di personale militare alle iniziative della NATO per l'impiego della forza ad elevata prontezza denominata Very High Readiness Joint Task Force. La  VJTF è stata quindi una conseguenza dell’invasione della Crimea proprio per irrobustire la capacità di risposta dell’Alleanza. In un vertice a Newport (settembre 2014)  fu deciso l’aumento di capacità di pronta reazione della Nato Response Force (NRF) e  la costituzione di forze Nato prontamente disponibili (VJTF) costituita da una brigata multinazionale capace di entrare in azione in sole 48 ore.

In questo quadro l’Italia ha per ora messo in campo 1.350 unità di personale militare, di cui 1.278 facenti parte della VJTF e le restanti per il supporto logistico. Sono previsti, anche, 77 mezzi terrestri, 5 mezzi aerei e 2 unità navali operative nel secondo semestre del 2022 (che saranno parte del decreto interministeriale atteso per la prossima settimana). L’operazione, tra terra, mare e cielo,  costa oltre cento milioni di euro.

Navi e aerei

In questi primi 50 giorni abbiano impiegato anche navi e personale in appoggio ai gruppi navali Nato chiamati Standing naval force. Per il potenziamento del dispositivo di difesa destinato allo spazio aereo l'Italia continuerà a garantire con un KC-767 dell'Aeronautica il rifornimento in volo dei velivoli radar AWACS di proprietà ANALISI 36 comune della NATO impegnati nelle attività di sorveglianza dello spazio aereo lungo il confine est e sud-est. L'Italia mette a disposizione anche un altro aereo (CAEW) per incrementare le capacità di sorveglianza dello spazio aereo nell'area sudorientale.

Per la difesa via mare, la Nato ha due forze navali di reazione immediata (Standing Naval Forces – SNFs) costituite da Standing NATO Maritime Group (SNMG) 1 e 2 e da Standing Nato Mine Counter Measures Group (SNMCMG) 1 e 2 specializzate in attività di contromisure mine. L’Italia mette a disposizione 235 militari, 2 mezzi navali (a cui se ne aggiunge una on call disponibile da asseti nazionali attingendo ad assetti impiegati in operazioni nazionali) e un mezzo aereo.

Nel Battlegroup in Lettonia mettiamo 250 militari e 139 mezzi terrestri.

L’ammiraglio

Il 22 marzo, nel corso di un’audizione in Parlamento, il Capo di Stato maggiore delle Difesa ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone ha fornito ulteriore dettagli circa la nostra presenza sul fronte est della Nato (anche qui è disponibile il resoconto stenografico ed è certamente una utile lettura).  

In ambito Nato - ha precisato Dragone - l'Italia ha recentemente aumentato la presenza numerica di Eurofighter in Romania per un totale di 8 velivoli dedicati all'attività Air Policing (sorveglianza aerea), che si aggiungono ai 250 alpini con 139 mezzi in Lettonia per l'Enhanced for Presence e ANALISI 39 alle tre unità navali nel dispositivo delle Standing Naval Forces per la sorveglianza navale dell'area Sud dell’Alleanza”.  Sono pronte a essere mobilitate altre 1.350 unità facenti parte della Very High Readiness Joint Task Force, la cosiddetta «VJTF», tra cui 500 incursori, oltre 77 mezzi terrestri, due mezzi navali e cinque mezzi aerei, che al momento sono in elevato stato di prontezza.

La sfida si è evoluta e complicata

Nel frattempo nel Mediterraneo centrale si svolgono esercitazioni a cui partecipano vari paesi alleati. L’ultima, poco giorni fa, ha coinvolto quattro sommergibili di Francia, Grecia, Italia e Stati Uniti e undici navi di superficie di vari paesi Nato che hanno operato sotto il comando Nato. Dragone ha precisato che l’esercitazione “ha visto anche il riposizionamento e il coinvolgimento della portaerei Truman quale chiaro segnale di deterrenza verso la controparte russa, ma non solo, poiché la crisi ucraina è una conferma di come la sicurezza della comunità internazionale e dell'Italia sia una sfida che si è molto evoluta e, parallelamente, complicata”. Un sfida che si è, appunto, evoluta e complicata. Ma per anni l’abbiamo considerata accessoria.