[Il caso] L’appello di Mattarella: “L’Europa si faccia carico dei migranti in arrivo e anche dei loro rimpatri”

In 48 ore sono stati a colloquio con il Capo dello Stato e il premier Conte, il presidente Macron, il tedesco Steinmeier e il libico Serraj

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

L’obiettivo finale è il permesso di soggiorno europeo a cui si può arrivare solo riformando il Trattato di Dublino vecchio di quasi vent’anni quando il mondo era un’alta cosa. Nel medio periodo c’è l’impegno, assunto nella massime sedi istituzionali, di "applicare criteri effettivi e automatici di redistribuzione dei migranti nei paesi europei volenterosi”, di “punire” chi non collabora tramite il taglio dei fondi strutturali europei, di mettere a punto un’agenzia europea per i rimpatri. Un muro, quello dei rimpatri, su cui sono andati a sbattere individualmente più o meno tutti i paesi europei. Non è facile convincere paesi poveri e disperati, dal Mali alla Costa d’Avorio passando per il Senegal e l’Etiopia, a riprendere in casa giovani andati all’estero per cercare di mandare le “rimesse” a casa. Paesi dove spesso le rimesse sono unica fonte di pil. Diverso, ovviamente, se queste richieste di rimpatrio le fa l’Europa magari accompagnandole a progetti di sviluppo in loco. Ieri è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a mettere sul tavolo, con forza, la proposta. A spiegarne la necessità. Servono, ha detto prima a Macron e poi al tedesco Steinmeier, “meccanismi automatici” per la redistribuzione dei migranti in Europa e rimpatri “a carico dell’Ue” per uscire dalla gestione emergenziale di un fenomeno sempre più strutturale. E servono adesso o sarà troppo tardi perché l’Europa diventerà territorio dei sovranismi e dei nazionalismi. La sua fine.

Giorni di trattative

Il dossier migrazioni si è arricchito in due giorni di una montagna di buoni propositi. A far ben sperare, dopo anni di parole rimaste solo scritte su inutili verbali di sedute e vertici europei, c’è che il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier sono entrambi venuti in visita a Roma prima al Quirinale ospiti del Presidente della Repubblica e poi a palazzo Chigi per vertici di lavoro con il premier Giuseppe Conte. Il tutto in vista del vertice lunedì a Malta, presenti Italia, Francia, Germania, Spagna e Finlandia, che dovrebbe portare ad un accordo “effettivo” sulla redistribuzione nei paesi europei dei migranti che arrivano dal Mediterraneo.

Fine dell’isolamento

Francia e Germania sono partner necessari e obbligatori se l’Italia vuole modificare le regole europee dell’asilo e soprattutto quel Trattato (Dublino) che costringe il paese di primo sbarco a sbrigare tutte le procedure di identificazione e rilascio, eventuale, dei permessi di soggiorno. Peccato che nei quindici mesi del governo sovranista Lega-5 Stelle, Salvini e anche Di Maio abbiano fatto di tutto per isolarsi dal resto d’Europa, soprattutto dai paesi fondatori nostri naturali partner, andando invece ad inseguire i paesi nazionalisti del patto di Visegrad. Ad allearsi con chi chiude la porta in faccia a te che sei per l’appunto l’ultimo della fila e alle tue spalle hai solo il mare. L’Italia, così come Malta e Grecia, sono i primi porti sicuri delle popolazioni che si muovono dall’Africa e non solo. Dopo di noi c’è il mare. Davanti a noi, ai tempi di Salvini, i muri di Orban & soci.

Anche il libico Serraj

Nelle ultime 48 ore, si diceva, qualcosa è cambiato visto che a palazzo Chigi è arrivato anche il terzo corno del problema, il leader libico Al Serraj: stabilizzare la Libia, impedire le partenze, combattere i trafficati di esseri umani e le violenze nei centri dei detenzione è il pezzo fondamentale del puzzle migrazioni.

Le nuove partenze

Il cambio di governo; i progetti europei di redistribuzione dei migranti; le voci, in Tunisia, su un pacchetto di presunti permessi di soggiorno rilasciati dalla Germania: l’eco distorta di tutto tutto questo deve essere suonata come un via libera per i trafficanti e le ong che stazionano nel Mediterraneo. Gli sbarchi, in effetti, sono leggermente aumentati, circa cinquecento unità. Il cruscotto del Ministero dell’Interno, una sorta di contatore di arrivi e partenze, non mente: nel settembre 2019 gli sbarchi sono 1435 contro i 947 del settembre 2018. In tutto il 2019 sono sbarcate 6.570 persone contro i 20.859, sullo stesso periodo, del 2018. Nel 2017 erano stati 102.954. Da venti giorni, però e a Dio piacendo, non dobbiamo più sopportare lo strazio delle persone trattenute in mare, al largo, sotto il sole, su navi un po’ così, perchè il Viminale doveva dimostrare che aveva chiuso i porti. Una tortura cinica e un braccio di ferro inutile visto che poi, anche con Salvini ministro, dopo 10-20 giorni i migranti stremati e umiliati sono tutti sbarcati e per lo più rimasti, al momento almeno, in Italia nonostante le promesse di redistribuzione.

Torna la propaganda

L’ex ministro Salvini si frega le mani e nelle dirette Facebook può ridare fiato alla propaganda: “Un governo di veduti ha riaperto i porti”. Il Mediterraneo è tornato in effetti molto trafficato in questi giorni. Sono soprattutto i cosiddetti “barchini” in arrivo dalle coste tunisine il fenomeno di queste ore: 28 tunisini sono stati soccorsi dalla Gdf al largo di Lampedusa, altre 56 persone sono state recuperate da Malta, altri 35 recuperati nelle acque internazionali. Ma i barchini sono sempre arrivati, non hanno mai smesso, spesso non sono stati rendiconti, nella stagione salvininana quando i nostri occhi erano “dirottati” sulle navi delle Ong, il nemico perfetto di Salvini. La Guardia Costiera libica avrebbe riportato a Tripoli quasi 500 persone negli ultimi 5 giorni. In acque internazionali sosta da un paio di settimane la Ocean Viking, la nave norvegese di Sos Mediterranee e Msf che è diventata l’approdo sicuro dei gommoni che partono dalla Libia. “Nessun atto disumano ma neppure una riapertura indiscriminata” è la linea del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che mercoledì ha avuto un importante incontro a Berlino con i suo omologo Seehofer. Dunque la Ocean Viking resta lì, ora ha circa novanta migranti a bordo, la scorsa settimana ne ha consegnati all’Europa più di cento. Ha una capienza fino a 400 passeggeri ed è senza dubbio un fattore di attrazione per i flussi dei migranti e le rotte dei trafficanti. Il governo italiano non ha firmato il decreto e i relativi divieti nei suoi confronti (che restano tutti in vigore ma sono facoltativi). Ma non le assegna il porto sicuro. Si riempie e si svuota via via che si definiscono gli accordi di redistribuzione.

“Solidarietà flessibile”

Questa la situazione oggi. Salvini la può strumentalmente cavalcare. E’ compito del governo impedirlo. Da qui gli accordi e gli incontri serrati di queste ore. Macron, Steinmeier, Seehofer - un tempo tra i più severi critici delle politiche italiane - hanno parlato di “nuova era” e della possibilità di una “solidarietà flessibile” in ambito europeo rispetto al dossier immigrazione. Parole inimmaginabili fino a poche settimane fa. Che devono fare i conti con un fenomeno ormai strutturale e soggetto a momenti di crisi acuta. Non ci sono solo le rotte del Mediterraneo, infatti. L’Europa è raggiunta dai migranti lungo tutti i suoi confini. Il governo di Ankara pretende il pagamento immediato di quel che resta ancora dei 6 miliardi previsti dall’accordo con la Ue nel 2016. Nel frattempo ha “fatto” riempire l’isola greca di Lesbo di gente partita dai campi turchi. Oltre 38 mila migranti sono approdati nei primi otto mesi dell'anno in Grecia e a Cipro, mentre sono 6500 quelli arrivati in Italia e a Malta, 15 mila quelli sbarcati in Spagna. “Se non riusciremo a mettere in piedi un nuovo sistema di regole sensato e sostenibile potrebbe esserci ad un movimento migratorio fuori controllo” ha lanciato l’allarme Seehofer che prima delle fine di ottobre andrà in Grecia e anche in Turchia.

L’accordo di Malta, il rischio di un’altra farsa

L’accordo che dovrebbe essere siglato a Malta lunedì prevede che Francia e Germania si facciano carico, a testa, del 25% dei nuovi arrivi. Il resto deve essere distribuito tra chi ci sta. Un patto tra gentiluomini che garantisca però un’effettività. L’Italia si farà carico del 10%. Altri paesi “volenterosi”saranno della partita. “Se aspettiamo che partecipino tutti i 27 paesi, non troveremo mai una soluzione” ha detto Seehofer. Avanti quindi con la volontarietà ma regolamentata. Una regola non scritta ma a cui si aderisce come se lo fosse. Resta il problema, importante, se la redistribuzione riguarda solo i profughi, cioè chi scappa da guerre e carestie. O anche i migranti economici. Non è un dettaglio. In Italia arrivano quasi tutti migranti economici. Questo è il vero punto debole di tutto l’accordo. Anche perchè finora, al di là delle promesse fatte nell’ultimo anno davanti all’emergenza di far sbarcare persone altrimenti sequestrate in mare, i migranti distribuiti nei paesi europei sono solo poche decine.