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Antiabortisti nei consultori con i fondi del Pnrr: l'emendamento che fa infuriare le opposizioni

Approvato ieri oggi il testo sarà alla prova della fiducia. Braga (Pd): "Nuovo attacco al diritto all'aborto". La Rete dei consultori in presidio davanti a Montecitorio

Antonella A. G. Loidi An. L.   
Uno striscione a una manifestazione (foto d'archivio)
Uno striscione a una manifestazione (foto d'archivio)

Un emendamento al decreto Pnrr approvato ieri permetterà alle associazioni "pro vita" di entrare nei consultori. La maggioranza vota il testo che oggi arriverà in Aula per la fiducia. Ma le opposizioni hanno già promesso battaglia contro quello che considerano un primo passo verso la destrutturazione della legge 194. 

Secondo la norma approvata ieri, un emendamento all'articolo 44 del decreto Pnrr, le Regioni possono "avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del Terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità". Significa che le associazioni anti abortiste potranno stazionare dentro i consultori e quindi entrare in contatto con le donne che si rivolgono a queste strutture per accedere alla interruzione volontaria di gravidanza (Ivg).

L'opposizione all'attacco: daremo battaglia

La destra "ha sferrato un nuovo attacco al diritto all'aborto. Siamo impegnati anche con le altre opposizioni per contrastare il tentativo della destra di restringere gli spazi di libertà e del diritto all'autodeterminazione delle donne", ha detto la capogruppo alla Camera del Pd, Chiara Braga, nel corso di una conferenza stampa con una delegazione dell'Spd al Bundestag, guidata dal capogruppo Rolf Mu' tzenich. Voce alla quale si aggiunge quella della vicepresidente del Pd alla Camera, Valentina Ghio, per la quale la proposta è "inaccettabile e provocatoria: i consultori sono strutture sociosanitarie gratuite e laiche, nate per garantire il benessere delle donne e la libertà sulle scelte riproduttive, sulla maternità e sull'aborto. La destra - insiste - ancora una volta interviene a gamba tesa contro il diritto delle donne ad abortire e lo fa proponendo un emendamento al decreto PNRR insensato e ingiustificato".

Anche il M5S critica pesantemente la misura. La deputata del M5S Gilda Sportiello sostiene che "abortire sarà ancora più difficile. Ancora oggi - prosegue - nel nostro paese una donna che sceglie di abortire si ritrova di fronte troppi ostacoli a partire dalla massiccia presenza di personale obiettore nelle strutture pubbliche. La maternità non è l'unica strada percorribile, ogni donna ha il diritto di scegliere: mentre il Parlamento europeo ha da poco approvato una risoluzione per sostenere l'aborto come diritto fondamentale, questo governo sacrifica i corpi e le vite delle donne sull'altare di una campagna elettorale ideologica perenne".

Anche la Rete dei consultori fa sentire la sua voce, convocando un presidio per oggi alle 14 davanti a Montecitorio. "Facciamo sentire la nostra voce con i nostri corpi contro chi vuole privarci dei nostri diritti svuotando questi presidi con un provvedimento inaccettabile (atto camera 1752 art. 44-bis) che consente agli antiabortisti, i sedicenti pro-life, di stare dentro i consultori con la loro violenza giudicante impedendo l'attuazione della legge 194/78". Lo afferma la Rete nazionale consultori e consultorie, annunciando per domani dalle 14 un presidio sotto Montecitorio.

La rete Dire: "Il governo sbaglia, l'aborto non c'entra niente con la denatalità"

Anche l'associazione D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza dice che "mentre l'Europa definisce l'aborto diritto fondamentale dell'Unione e in Francia questo diritto viene inserito nella Costituzione, in Italia il partito di maggioranza usa un voto di fiducia sul Pnrr per far entrare il movimento cosiddetto pro-vita nei consultori". Perla presidente Antonella Veltri questa è la conferma che "sul tema dei diritti delle donne questo governo, se interviene, lo fa senza investimenti e chiamando in causa i pro-vita", spiega, per poi denunciare la "mancata applicazione della legge dello Stato sul diritto di scelta alla maternità consapevole. Sapevamo già che avere una legge non significa avere acquisito quel diritto, ma questa proposta è inascoltabile, irricevibile e fuori dalla storia", prosegue.

"Ci chiediamo quale sia l'idea di maternità di questo governo e di chi pensa di poter decidere sui corpi delle donne. I numeri dicono chiaramente che non è certo il ricorso all'aborto la causa della denatalità in Italia - aggiunge la presidente - Sarebbe invece importante implementare i servizi a supporto dell'infanzia e rendere effettivamente applicata la legge 194. Le donne in Italia si batteranno per raggiungere l'obiettivo raggiunto in Francia. Basta proclami e propaganda sulle nostre vite", conclude Veltri. 

Antonella A. G. Loidi An. L.   
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