[L'analisi] Ha vinto il patto dell’arancino tra Berlusconi Salvini e Meloni. Ma i Cinque Stelle hanno fatto boom. Disastro per il Pd

ll Pd a guida renziana, con il suo alleato Alfano, sarebbero fuori dalla competizione testa a testa (stando agli exit poll) anche se avessero dalla loro parte tutti i voti di Fava, cioè della sinistra che va da Mdp a Sinistra Italiana

[L'analisi] Ha vinto il patto dell’arancino tra Berlusconi Salvini e Meloni. Ma i Cinque Stelle hanno fatto boom. Disastro per il Pd

Renzi al capolinea, e il patto di arancino che mette il centrodestra sulla rampa di lancio, con il M5stelle che lo insegue e lo sfida. Bisogna dare retta a quello che dicd Masia su La7, con i suoi Exit Poll? 

Se è vero quello che prevede l’Emg per il tg di Mentana in Sicilia la partita delle elezioni regionali sarebbe finita così: 1) Musumeci tra il 36% e il 40%, 2) Cancelleri con un dato compreso tra il 30% e il 34%, 3) Micari con un voto che può oscillare tra il 18% e il 20%, 4) 

Fava con un voto compreso tra il 5% e il 9%. 

Il secondo exit Poll sul voto, quello realizzato da Piepoli per la Rai è un po' più prudente sulla forchetta de distacco tra i primi due candidati, e disegna diverso sui rapporti di forza a sinistra. Anche Piepoli registra il vantaggio di Musumeci, ma con un margine più stretto nella forchetta, di due punti, che potrebbero rendere possibile (anche se meno probabile, Musumeci 35-39%, Cancelleri 33-37%) un ribaltamento della vittoria di Musumeci, con la prevalenza di Cancelleri. Ma ipotizza un risultato molto più alto di Fava (tra il 7% e l’11%) e immagina il candidato del Pd, Micari ancora più in basso (tra il 15% e il 18%).

Per stanotte è tutto, a parte il dato dell’affluenza al 42%, molto preoccupante. Più di un elettore siciliano su due resta a casa, malgrado il battaglione di candidati messi in campo dalle coalizioni con l’intento di rastrellare preferenze. 

I voti vero, purtroppo, arriveranno solo domani mattina, quando inizia lo scrutinio delle schede custodite nelle urne per una notte intera (per la cronaca: dal punto di vista del metodo si tratta di una follia). In quella sede potrebbero esserci delle variazioni sensibili rispetto a queste percentuali, soprattutto nei voti delle liste, spesso legati a logiche che non si dichiarano nelle indagini demoscopiche. Tuttavia già questi numeri ci consegnano l’effetto di un piccolo terremoto sulla politica italiana e ci dicono che: 

A) La sfida oggi in Sicilia è fra M5s e centrodestra. E probabilmente - se non ci sono cambiamenti radicali - sarà così anche in Italia.

B) il Pd di Renzi è al capolinea: nel senso che la sua strategia si è esaurita, e che i suoi consensi si sono erosi fino a segnalare un allarme rosso. L’uomo di Rignano e il suo candidato si piazzano terzi malgrado la coalizione che hanno messo insieme e non sono competitivi per la vittoria in nessuno dei due denari immaginati dai sondaggisti. Lo strappo a sinistra e l’abbraccio con Alfano a destra non hanno pagato. 

C) i Grillini sono il primo partito, con un risultato incredibile, ma senza alleanze avranno grandi difficoltà ad arrivare primi in una sfida con forze coalizzate. È il senso del paradosso che ci era stato consegnato dalle ultime elezioni regionali, amplificato ancora di più dal dato regionale. 

D) Il “centrodestra vintage”, quello del “patto dell’arancino”, è in questo momento in Sicilia - ma anche in Italia - l’avversario da battere. 

“L’arancino” (nome arrivato dopo la cena condivisa di Catania) significa che la Meloni, Salvini e Berlusconi, per quanti rissosi sono una alleanza vera,  composita, e terribilmente competitiva. Mentre il Pd a guida renziana, con il suo alleato Alfano, sarebbero fuori dalla competizione testa a testa (stando agli exit poll) anche se avessero dalla loro parte tutti i voti di Fava, cioè della sinistra che va da Mdp a Sinistra Italiana. Quella che nasce intorno a Fava è una forza ancora in via di formazione che tuttavia, unita, inizia ad avere una massa critica consistente. Secondo Piepoli la lista dei “I Cento passi” (ovvero quella di Fava) sarebbe addirittura sopra  il 10%. Il voto stimato da Masia sul presidente aumenterà quando arriveranno i dati delle liste? La differenza tra i voti raccolti dalla lista Fava e quelli al candidato presidente (dal 7% al 10%) nei due exit Poll è data dal fatto che molti elettori sinistra hanno dato un voto disgiunto a favore di Cancelleri per farlo vincere contro Musumeci?  Questo spiegherebbe perché nell’exit poll di Piepoli la forbice fra M5s e centrodestra è molto più stretta che nell’exit Poll di Masia. 

Sta di fatto che i risultati siciliani andranno valutati insieme con i risultati che arriveranno da Ostia (un grandissimo test sulla tenuta del voto grillino nella capitale). E con i dati delle regionali in Molise, dove si pesa un altro candidato di Renzi (il presidente uscente) che ha rotto a sinistra e si è alleato con gli alfaniani. 

Ma il test dell’isola è quello numericamente più rilevante: in Sicilia, infatti c’è il 10% degli elettori italiani. E con questi numeri - soprattutto se il risultato finale del solo partito fosse più vicino al 10% - i dirigenti del Pd metteranno Renzi sotto processo cercando di imporgli una correzione di rotta. Arrivare primi o secondi, infatti, è molto diverso da arrivare terzi, in un sistema elettorale (appena imposto dallo stesso Pd con un voto di fiducia!) in cui 200 seggi sono assegnati con i collegi uninominali. Renzi ripeterà domani quello che ha detto in questi mesi: la Sicilia è un test, Micari è stato un candidato scelto con la coazione e non solo da lui, quando si vota a livello nazionale tutto sarà diverso. Prima poteva farlo dando l’impressione di crederci. Con questi numeri Orlando e Franceschini - i suoi grandi oppositori - potranno dirgli che se non cambia rotta, e se non rinuncia alla candidatura a premier va incontro ad un suicidio politico.