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Oltre tremila militari italiani schierati nei teatri di guerra. La maggior parte sul fronte est della Nato

Dopo il fine settimana di quasi-guerra, sale l’allerta per la sicurezza nazionale. Oggi il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il ministro Tajani convoca gli ambasciatori dei paesi arabi. L’allerta in Italia. E nei vari teatri. Mentre Israele e Iran lasciano capire che dovrebbe essere finita qua

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Alcuni militari italiani all'estero (Foto Archivio Ansa)
Alcuni militari italiani all'estero (Foto Archivio Ansa)

Sperando di poter mettere un punto a conclusione di un fine settimana col fiato sospeso, possiamo cosi ricapitolare: l’Iran degli ayatollah ha dato la prova di forza che annunciava di dare da due settimane e ha lanciato cinque ondate di strike, tre con i droni kamikaze Shahed 136 e due con missili da crociera e balistici; Israele ha a sua volta dimostrato al mondo di essere protetta e avere una eccellente difesa (principi “storici” andati in frantumi la mattina del 7 ottobre) neutralizzando il 99 per cento dei 300 tra droni e missili lanciati; Teheran e le capitali dei paesi proxi hanno così potuto fare festa con un po’ di bandiere bruciate e clacson impazziti; la diplomazia, quella della Casa Bianca in testa, ha convinto il premier israeliano Bibi Nethanyau a mettere la testa sotto il ghiaccio e a fermarsi qua. Nessuna risposta all’attesa risposta dell’Iran dopo che il primo aprile Tel Aviv aveva bombardato il consolato iraniano a Damasco ammazzando Mohamed Reza Zahedi, il comandante iraniano di Hezbollah.

“Nessuna escalation, fermarsi qua, evitare ogni ulteriore azione che possa generare reazioni” che poi è il succo del messaggio che i leader del G7 hanno consegnato ieri pomeriggio al resto del mondo, Israele per prima. Pare che Nethanyau abbia costato e se ne sia convinto. In fondo, a voce, in una lunga telefonata nella notte tra sabato e domenica, Biden gli ha anche spiegato che per lui l’occasione era “ottima” nelle circostanze date: Israele era arrivata al massimo dell’isolamento internazionale dopo il primo aprile e il bombardamento del consolato; l’attacco di Teheran avrebbe potuto far scattare nuovamente la solidarietà del mondo occidentale intorno a Israele. Così è stato, infatti: nella notte tra sabato e domenica le portaerei Usa si sono posizionate nel Mediterraneo tra Libano e Israele; i caccia francesi e britannici si sono alzati in volo per intercettare i droni (il cui lancio era noto fino al secondo, traiettorie comprese, un’altra dimostrazione dell’efficienza dell’intelligence Usa e alleata); la Giordania ha aperto i suoi cieli per permettere la neutralizzazione dei droni. Insomma, diciamo che alla fine può andare bene a tutti chiuderla qua.

Alta tensione

Ma bisogna in ogni caso stare pronti. Pronti a reagire, a capire, avere informazioni, intercettare, muoversi. L’attacco iraniano dimostra che Teheran ha abbandonato quella che in diplomazia si chiama “la politica paziente” , ha scelto certamente una risposta militare “calibrata” per fare quello che doveva fare cercando - forse - di non provocare altre reazioni. Il suo è stato un attacco “prevedibile con forza valenza simbolica perchè diretto” ha spiegato Marco Minniti, l’ex ministro dell’Interno e ora presidente di un think tank Med-Or di analisi geopolitiche.

Gli occhi degli analisti sono puntati su Pechino e Mosca, “alleate” di Teheran nell’asse anti-Nato e nel nuovo ordine multipolare, e su quello che succede sul fronte russo-ucraino. E’ chiaro a tutti che le due guerre - quella mediorientale e quella a Kiev - così vicine sebbene così lontane non devono mai intrecciarsi perchè “l’effetto Sarajevo” - dove scoppiò la scintilla della prima guerra mondiale - sarebbe immediato. Ed è chiaro a tutti che bisogna stare pronti. Il che non vuol dire, come semplifica qualcuno, stare con l’elmetto in testa ispirati da istinti marziali bensì avere occhi aperti e antenne alzate.

Il generale Figliuolo, in qualità di comandate del Covi (e non certo come commissario dell’alluvione in Emilia Romagna) la scorsa settimana è stato in Parlamento e, davanti alle Commissioni unite Esteri e Difesa, ha scattato la fotografia dell’impiego delle nostre forze armate. Un impiego massiccio, verrebbe da dire, ma necessario.

Le missioni militari

Nel 2024 l'Italia “partecipa o è pronta a fornire il proprio contributo a 41 operazioni internazionali” impiegando ad oggi “7.200 uomini e donne”. Nel 2024 in media saranno impiegate “circa 7.800 unità - ha specificato - con un contingente massimo autorizzato di 12.000 unità”. La presenza italiana nei vari teatri operativi “è parte determinante di un approccio onnicomprensivo teso a generare stabilità e sicurezza nonché a favorire lo sviluppo nelle aree di prioritario interesse nazionale”. Le chiamavano operazioni di peace-keeping. Ora sono, nei fatti, missioni in teatri prebellici. Così è ad esempio, la missione Leonte- Unifil in Libano che impiega oltre mille militari e mezzi anfibi e aerei. Ma è quello che succede sul fronte est della Nato che, per quanto noto, ha fatto sobbalzare maggiormente i parlamentari.

Figliuolo ha spiegato che “per quanto riguarda il dominio terrestre va evidenziato l’impegno per il potenziamento della presenza avanzata con circa 290 militari a supporto del battlegroup a guida canadese schierato in Lettonia. Proseguiamo poi il contributo al battlegroup in Ungheria con un contingente di circa 250 militari”. Nel dominio marittimo l’Italia è presente con “un'unità navale nel Mar Baltico” mentre per quanto riguarda il settore aereo, invece, “l'impegno massimo nazionale prevede fino a 300 militari e 12 aerei tra Polonia, Lituania e Romania”. Siamo attualmente schierati in Polonia, all'aeroporto di Malbork, a pochi chilometri dall’ enclave russa di Kaliningrad - un punto questo tanto strategico quando sempre in bilico - con un un contingente di 220 militari, quattro Eurofighter e un velivolo per la ricerca informativa. Su quel fronte il quadro di situazione è nettamente prebellico: l’attività operativa nell’atea è stata definita “incessante” dal generale, tant'è che da inizio anno “sono stati effettuati otto decolli immediati reali, cosiddetti Alfa-Scramble, per monitorare le attività degli aerei russi al confine dello spazio aereo dell’Alleanza”.

Oltre tremila militari italiani

E’ stato specificato che “nel 2023 sono stati effettuati 42 corsi in Italia a favore di 1.420 ufficiali ucraini”. Insomma, facendo due conti e sommando le varie missioni, sul fronte est della Nato sono impiegati circa tremila militare italiani. Una delle già importanti presenze militari all’estero nella storia della nostra Repubblica. Verdi e Sinistra - ma questo accadeva prima dell’attacco iraniano - avevano chiesto di udire immediatamente il ministro della Difesa Guido Crosetto. Il generale Figliuolo è stato molto chiaro nella sua audizione: “La Nato che lo scorso 4 aprile ha celebrato i suoi 75 anni, continua a rappresentare il baluardo di stabilità per rispondere a uno scenario complesso e in continua evoluzione”.

L’analitico resoconto di Figliuolo, pieno di dati e numeri, è stato reso nell’ambito della relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione. La fotografia è riferita all’anno 2023 e chiede la proroga per l'anno 2024.

Il G7 e la deescalation

Giorgia Meloni, che domenica pomeriggio, sollecitata la sera prima dalla Casa Bianca, ha convocato il G7 ha firmato un documento in cui si chiede il cessate il fuoco a Gaza, si condanna Teheran e si chiede a Israele di non reagire. Così dovrebbe essere. Diversamente, dobbiamo tutti essere pronti. Nel frattempo si lavora anche cercando la sponda dei Paesi moderati dell'area. “In Arabia Saudita si gioca la partita chiave della pace attraverso la leadership di Mohammed bin Salman” sottolineava ieri Matteo Renzi, critico con l’Europa (“Non tocca palla”) e con il governo: “Mentre il ministro degli Esteri Tajani faceva un'intervista per dire che l’Italia coinvolgerà i Paesi del G7, francesi, inglesi e americani aiutavano Israele con i propri mezzi militari ad abbattere i droni”. Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, di +Europa, chiedono a Meloni, Tajani e al ministro della Difesa Guido Crosetto di riferire in Parlamento. Da Forza Italia invece è arrivato l'input per una riunione delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato “per valutare la situazione e le iniziative che l'Italia intende assumere nell'ambito del G7 e della comunità internazionale a tutela dello Stato di Israele”. Oggi il ministro dell’Interno convoca il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il ministro degli Esteri Tajani riceverà alla Farnesina gli ambasciatori dei paesi arabi. La diplomazia è al lavoro per evitare escalation e azioni individuali o di gruppi armati. Le più pericolose.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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