L'acqua pubblica sotto la lente: la proposta del M5S alla Camera e il confronto con gli altri Stati

La legge sulla ripubblicizzazione è ferma in Commissione. Dai referendum a oggi, normativa pressoché invariata: cosa può cambiare

L'acqua pubblica sotto la lente: la proposta del M5S alla Camera e il confronto con gli altri Stati

Il presidente della Camera, Roberto Fico, ne ha fatto la sua bandiera politica. Ed è lo stesso M5S a ritenerlo uno dei punti salienti del programma su cui si fonda l'accordo di governo con il Pd e Liberi e Uguali che infatti dice che "l'acqua è un bene comune: bisogna approvare subito una legge sull’acqua pubblica, completando l’iter legislativo in corso". La norma è depositata in Commissione alla Camera e ha come prima firmataria Fedrica Daga del M5S. Quel che resta da fare, dopo i due referendum sulla ripubblicizzazione dell'acqua del 2011 - pressoché disattesi - è contenuto in una norma che vieta la gestione privata della preziosa risorsa idrica superando l'attuale regime.

A ben vedere dopo i due quesiti abrogativi, approvati con una maggioranza schiacciante, poco è stato fatto e il regime continua a prevedere le concessioni ai privati per la gestione dei servizi idrici, quindi la "remunerazione per il capitale investito" dal gestore del servizio idrico. La proposta di legge dal titolo "Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque", presentata il 25 ottobre del 2018, dopo vari passaggi, è ora calendarizzata per il 16 settembre data che però è destinata a saltare, viste le circostanze politiche. 

Il flusso dell'acqua in Italia

La pdl prende parte da un piano normativo, quello attualmente in vigore in Italia, che prevede che le reti idriche siano pubbliche e tali debbano restare. Significa che le si può dare in concessione ma non vendere anche se i soggetti fossero interamente a partecipazione pubblica, come spiega in un suo fact checking l'Agi. Altra cosa quindi è la gestione, l'affidamento in concessione che può andare anche ai privati (dl n. 112 del 2008). La fotografia attuale ci dice che in Italia oltre la metà degli abitanti (il 53%) gode di un servizio offerto da società interamente pubbliche. I numeri relativi al 2017 individuano inoltre un 32 per cento di cittadini che riceve l'acqua da un gestore misto pubblico-privato, mentre il 12 per cento vive in comuni che gestiscono in proprio impianti e rogazione (c. d. in house). 

La norma depositata dal M5S stravolge questo assetto e, basandosi sulle posizioni dei movimenti per l'acqua che portarono ai referendum, prevede la ripubblicizzazione totale della gestione dell'acqua, concepita come "bene comune" ed escludendo quindi la finalità lucrativa e quindi nei fatti la gestione privata. Il blocco delle gestioni in essere sarebbe finanziato sia attraverso la fiscalità generale che, per almeno un miliardo, dalle dotazioni finanziarie dello stato di previsione del ministero della Difesa. La proposta di legge prevede l'istituzione di ambiti territoriali ottimali (Ato) più piccoli e stabilisce il trasferimento dell'Arera (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) al ministero dell'Ambiente. 

L'acqua e l'Europa

Gettando uno sguardo nel resto d'Europa, ci si confronta con situazioni diverse a fronte di standard minimi di qualità stabiliti dall'Unione europea a cui si devono uniformare le normative dei singoli Stati: rientrano nella discrezionalità i mezzi per il loro raggiungimento. E allora se vediamo che in Italia la gestione è prevalentemente in mano pubblica, sia diretta che delegata, con il privato che interviene solo in compartecipazione con il pubblico, in Paesi come il Regno Unito coesiste un sistema di gestione misto con prevalenza verso il privato. E' da rilevare che nel regno di Elisabetta è consentita anche la vendita della proprietà degli impianti idrici (e non la sola gestione) ai privati, il cui operato è però controllato da un'autorità indipendente che vigila sulla qualità del servizio e sulle tariffe. 

La Germania ha un sistema misto con una suddivisione di 40 e 60 a favore di una gestione delegata ai privati. Nel primo caso il pubblic controlla, nel secondo chi vince la gara d'appalto per la gestione della risosrsa è interamente privata fino alla scadenza del contratto. Il pubblico gestisce direttamente solo nell'1 per cento dei casi. La Francia tutela invece la risorsa attraverso un sistema misto che comprende la gestione pubblica diretta, quella pubblica delegata e quella privata delegata. La criticità principale, lamentata dagli organismi di settore, è la frammentarietà della diffusione con situazioni diverse che possono coestere anche all'interno di uno stesso comune. In Spagna una fetta di cittadini che riceve l'acqua direttamente dal pubblico in 11 casi su cento, dato simile a quello italiano. Le altre possibilità rispondono a un tipo di gestione simile a quello tedesco.

Proprietà pubblica e gestione mista nella maggior parte degli Stati, quindi, con unico caso quello del Regno Unito (in particolare Inghilterra e Galles) dove le infrastrutture possno essere di proprietà dei privati. Nel caso dell'Italia è chiaro che le forze politiche in campo sono diverse rispetto a quelle dello scorso anno. Il M5Stelle dovrà infatti trovare la quadra con il nuovo alleato di governo che sulla gestione dell'acqua ha idee diametralmente opposte. Il Pd (la proposta è a firma Braga) lascia libera scelta ai comuni sul tipo di gestione da adottare (pubblico, misto o privato) e non prevedendo cessazione anticipata delle concessioni in essere o il finanziamento attraverso la fiscalità generale.