[L’inchiesta] Abusi edilizi, blitz e denunce nel Grand Hotel dove è morta la piccola Sara, risucchiata dal bocchettone della piscina

La struttura era di Francesco Ermini, un ingegnere di Parete, provincia di Caserta, che nel 2008 denunciò il clan camorristico dei casalesi per minacce estorsive e finì sotto scorta. Poi è scivolato dall’altra parte della sbarra: denunciato per gli abusi edilizi, contravvenzionato per violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio, accusato dei reati di lottizzazione abusiva

Sara Francesca Basso, aveva 13 anni
Sara Francesca Basso, aveva 13 anni

Una lunga storia di sequestri, per il Grand Hotel di Sperlonga nella cui piscina mercoledì scorso ha perso la vita Sara Francesca Basso, 13 anni, letteralmente risucchiata sul fondo da un bocchettone che si è incollato alla gamba, come la ventosa di un polpo, tenendo la ragazzina sott’acqua, a dimenarsi, per diversi minuti. Nel 2014, una ordinanza dell’allora sindaco di Sperlonga, cittadina marina in provincia di Latina, a ridosso del confine con la Campania, indicò numerose irregolarità nel Virgilio Grand Hotel, procedendo a sigillii e provvedimenti.

Il blitz

Proprio nel 2014, nelle strutture del Grand Hotel della tragedia, fecero arrivo i carabinieri, che fermarono un cantiere. Si stavano per realizzare nove stanze aggiuntive in luogo di uno spazio di 400 metri quadrati attigui al ristorante. Dopo quei sigilli, l’approfondimento. Vennero alla luce altri problemi. Pezzi della Spa risultarono difformi. Un’area benessere di gran lusso, per un hotel di fascia alta molto noto in zona. Solarium, area attrezzata, idromassaggi, vasche per trattamenti, bagno turno, sauna: una vasta gamma di servizi con non poche irregolarità: secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, sarebbero mancate all’appello anche autorizzazioni di sicurezza dell’Asl e dei Vigili del fuoco.

Reiterati abusi

Nel 2015, nuovo blitz. Vigili, Carabinieri e Finanza arrivano nella struttura e la pongono sotto sequestro per abuso edilizio. Tre giorni per rimuovere le difformità oppure chiusura. Il 27 maggio 2016, ancora un atto per “reiterati abusi”. Cubature aumentate, struttura ricettiva molto diversa da quella originaria. Il pubblico ministero Giuseppe Miliano indaga: lavori stoppati per l’area cucina che tenta di diventare un’ala ricettiva, e addirittura un’area comunale nei pressi dell’hotel che sarebbe stata di fatto annessa al perimetro della struttura. Poi, nel giugno 2016, interviene il Riesame di Latina. Annullamento del decreto di sequestro preventivo con gli avvocati che producono la documentazione attestante la presentazione in Comune, in due tranche, tra il 2015 e il 2016, della certificazione di agibilità.

Un luogo controverso

Un luogo, in ogni caso, tanto bello e ricercato quanto contestato. E anche sulla compagine societaria, non sono mancati problemi. Originariamente la struttura era di Francesco Ermini, un ingegnere di Parete, provincia di Caserta, che nel 2008 denunciò il clan camorristico dei casalesi per minacce estorsive e finì sotto scorta. Poi è scivolato dall’altra parte della sbarra: denunciato per gli abusi edilizi, contravvenzionato per violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio, accusato dei reati di lottizzazione abusiva, invasione di terreni e deturpamento di cose altrui. Oggi, l’hotel è amministrato da una società, comunque riconducibile alla famiglia Ermini.

Quattro indagati

Proprio Ermini risulta oggi essere indagato, insieme ad altre tre persone (l’amministratore della società, il costruttore della piscina, il responsabile della manutenzione), con l’accusa di omicidio colposo. La morte di Sara non è stata una fatalità. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire parti della dinamica, anche grazie alla testimonianza di chi ha tentato di soccorrere la piccola. Sara giocava allegramente in acqua, in una zona di altezza non superiore a un metro e mezzo, quando è stata letteralmente risucchiata sul fondo. È rimasta attaccata a una ventosa con una gamba. Ha tentato in tutti i modi di staccarsi. Un turista americano si è lanciato in acqua e ha provato anche lui a liberarla. Un altro turista ha fatto lo stesso. Insieme ci sono riusciti solo dopo qualche minuto, quando Sara aveva già bevuto troppa acqua. Riportata in superficie ancora viva, è stata soccorsa. Prima i tentativi di rianimazione, poi la corsa in ospedale con l’eliambulanza, poi la morte.

Gli interrogativi

Ora sono tanti gli interrogativi. I Carabinieri hanno sequestrato piscina e vano pompe. Ci sarà una rigorosa perizia. Si riapre anche il fascicolo sulle accuse di abuso edilizio. Perché non c’era un bagnino? Perché sui tre bocchettoni, che pompavano acqua da una vasca all’altra, non c’erano delle grate protettive? Sono saltate dopo l’incidente, a causa dei tentativi di soccorrere la ragazzina, o non c’erano da prima? Ma soprattutto perché quella piscina e tutta la struttura, ripetutamente colpiti da provvedimenti, erano ancora lì, in piena funzione?