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Violenza minorile: passa la linea repressiva e basta. Tranne che per i siti porno

Che restano gratis e accessibili per tutte le età. Tensioni in Consiglio dei ministri. Vince Salvini, manette e carcere anche a 14 anni. Perde il ministro Nordio. Carente la parte educativa e del recupero sociale. Meloni: “Noi almeno ci mettiamo la faccia, gli altri governi si sono girati dall’altra parte”

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Giorgia Meloni alla conferenza stampa di presentazione del decreto (Ansa)
Giorgia Meloni alla conferenza stampa di presentazione del decreto (Ansa)

L’intenzione è sacrosanta: creare un argine alla delinquenza minorile, fenomeno purtroppo fuori controllo, e tentare il recupero almeno dei più giovani. La soluzione ha il sapore dell’occasione sprecata. E si colora, purtroppo, di quel populismo securitario che insegue l’emergenza di turno, esalta le emozioni, fa tintinnare manette, mette le mani al codice penale ma poi, quando si posa l’eco del frastuono mediatico, a terra resta poco o nulla. O meglio, promesse e illusioni e poi delusioni. Più stile Salvini, insomma. Non quello di Forza Italia. E se Giorgia Meloni sembra sincera quando dice “lo Stato ha abbandonato alcuni territori, molti prima di noi si sono girati dall’altra parte ma noi invece ci mettiamo la faccia”, dei decreto di 14 articoli che dovrebbe diventare il “modello” con cui combattere devianze ed emarginazione, quindi violenza e degrado, alla fine resta con grande evidenza la parte repressiva - teorica - mentre è nulla o quasi quella preventiva. Manca la ricostruzione del tessuto sociale che ha creato il problema e continua ad alimentarlo. Il recupero socio-educativo di un ragazzino che a 14 anni potrà, appena il decreto va in Gazzetta, essere arrestato anche per reati minori.

Populismo securitario?

Il governo approva il decreto Caivano (più altri due testi, il decreto Sud e quello che far circolare le auto Euro 5 in Piemonte) in due ore di riunione di Consiglio dei ministri. La riunione termina alle15 e 20 ma la conferenza stampa sarà rinviata alle 18. Il tempo di incrociare le agende di ben sette ministri, un sottosegretario e della premier che ieri sera è partita per il G20 di New Dheli.

Meloni arriva nella Sala del centro polifunzionale quando i ministri Fitto, Nordio e Piantedosi hanno già illustrato il provvedimento. Ce ne sono otto schierati - anche Roccella, Abodi, Pichetto Fratin, Valditara, mezzo governo, il segno che si vuole celebrare la decisione. E provare a tenere lontane, almeno per 48 ore, le polemiche economiche legate alla legge di bilancio e alla tensioni interne. Che la premier “smorza” a modo suo tentando la sua interpretazione delle parole di Salvini contro il commissario Ue Paolo Gentiloni: “Sarei contenta - ha detto - se i commissari europei tenessero un occhio di riguardo verso la Nazione che rappresentano. Penso che sarebbe normale e giusto e penso che sarei contenta se accadesse di più anche per l’Italia”. Salvini, il giorno prima, era stato più sbrigativo: “A volte pare quasi che l’Italia non abbia un Commissario a Bruxelles”. Diciamo che sono polemiche e osservazioni che in questo momento danneggiano l’Italia che ha con Bruxelles almeno tre fronti aperti e tutti molto sensibili: le nuove regole di bilancio; il via libera a ben due rate del Pnrr e la legge di bilancio con un deficit destinato a salire al 5% (dal 4,5% previsto) .

Meloni: “Noi ci mettiamo la faccia”

La premier arriva nella Sala Polifunzionale e si mette a sedere tra il sottosegretario Mantovano e il ministro Nordio. “Le misure approvate oggi non sono solo repressive ma anche preventive” esordisce sapendo bene che quello è il punto debole del pacchetto. Si va dall'ammonimento del questore fin dai 12 anni d’età all’arresto in flagranza 14 anni) anche a per spaccio di lieve entità; dal carcere fino a 2 anni per i genitori che non mandano i figli a scuola al parental control obbligatorio gratuito in tutti i device contro il porno on line. Passa anche il divieto di uso e possesso di cellulare per minori coinvolti in reati di spaccio e violenza.

Vedremo poi, una volta scritto il testo del decreto, come sarà gestita la parte del controllo di questi divieti. “Quel decreto è una scatola per lo più vuota, impossibile da applicare” attacca il Pd.

A Caivano, poi, arriverà un commissario straordinario - Bruno Ciciliano, della Polizia - che gestirà 30 milioni di euro stanziati per gli interventi di riqualificazione. Tra questi il recupero del grande centro sportivo che una volta recuperato sarà poi affidato alla Polizia come centro di allenamento e addestramento. Un modello, ha spiegato il sottosegretario Alfredo Mantovano, che “potrà valere poi anche per altre aree degradate del Paese”.

Ipotesi riconoscimento facciale

Nella riunione a Palazzo Chigi c’è stato un confronto per trovare la quadra: alcune misure sono state precisate o smussate. Su qualcuna si è fatto marcia indietro. La ministra Eugenia Roccella, ad esempio, avrebbe voluto vietare l’accesso ai siti porno per i minori visto che “gli studi ci dicono che ormai l’età di primo accesso a questi siti è tra i 6 e i 7 anni”. Nella riunione dei ministri, Roccella ha usato termini e toni più caustici. Le è andata in aiuto la ministra Locatelli (Lega) con delega alle disabilità: “Se voi dite che certi divieti (ad esempio uso e possesso di cellulari, ndr) sono facilmente aggirabili, allora mettiamo il rinascimento facciale”. Gelo intorno al tavolo. Salvini muto e però compiaciuto. Locatelli parla per suo conto. Tajani sbuzza gli occhi: “Signore e signori, guardate che sarebbe l’anticamera del tracciamento…”. Forza Italia è molto scettica su un pacchetto di norme così a s senso unico. Repressione sì, ma il resto?

Il realtà per i porno basterebbe costringere i proprietari dei vari siti a metterli a pagamento. Già così sarebbe fatta una bella scrematura. Meloni alla fine abdica: “E’ una materia molto complessa, se ne deve occupare il Parlamento”. Il decreto si limita così a “sollecitare e sostenere - ha osservato Roccella - la responsabilità educativa della famiglia. Vogliamo che in prospettiva il parental control sia offerto gratuitamente in tutti i device, con un'icona immediatamente riconoscibile. Diamo tempo ai produttori di inserirla”. Ancora, purtroppo, una norma di scarsa efficacia.

Nordio “sconfitto” a metà

Tra le novità ci sono inoltre il Daspo urbano (Dacur) per allontanare da alcune zone delle città, ha spiegato Piantedosi, “anche i quattordicenni e si amplia poi la platea di reati presupposto di queste misure. C’è quindi un inasprimento delle pene per porto d'arma bianca, come i coltelli da cucina, ad esempio”.

Avviso orale, infine, fin dai 12 anni. E il questore può proporre all’autorità giudiziaria di vietare l'uso di cellulari e altri dispositivi per le comunicazioni “quando il loro uso è servito per la realizzazione o la divulgazione delle condotte che hanno determinato l'avviso orale”.

Il modello Caivano poggia su tre pilastri: Il primo: operazione repulisti iniziale (le perquisizioni a tappeto a Caivano, Tor Bella Monaca e i Quartieri spagnoli a Napoli) dove però in tutta franchezza è stato trovato molto poco; 2) “Lo Stato si era dimenticato di questi e di altri territori e noi invece ci torniamo con un approccio totale e duraturo nel tempo” ha accusato la premier. Il secondo pilastro è la stretta sulla criminalità “minorile che sta aumentando ogni giorno di più come ci dicono le cronache”, e quindi le misure del decreto. Infine, il terzo pilastro, la “parte educativa, creare cioè un’alternativa valida nelle giornate e nella vita di questi ragazzi”. Il problema è che la parte repressiva entra in vigore subito. Quella educativa, il recupero del tessuto sociale, chissà. Il ministro Valditara parla di venti insegnanti in più a Caivano, 600 milioni per incentivare l’insegnamento in questi luoghi di frontiera, di duemila insegnanti in più entro la fine dell’anno in duemila scuole del sud, cioè uno per scuola. Ci saranno anche 15 vigili urbani in più. Non può bastare, il ministro lo sa bene. Come sa che tutto questo non è sufficiente il ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Sia chiaro che non previsto alcun arresto per i dodicenni come ho sentito dire in queste ore” si è affrettato a spiegare Nordio la cui filosofia “meno carcere, più prevenzione e più recupero” è stata dimenticata nel decreto Caivano.

Più carcere anche per i genitori

Le norme messe a punto, ha evidenziato Meloni, “sono frutto di un'interlocuzione con chi di questi temi si occupa, come i giudici minorili, ad esempio, insegnanti e sacerdoti straordinari”. Bene la previsione che per reati gravi possano essere chiamati in causa i genitori. Se non vigilano sulla presenza a scuola dei figli ci sono pene fino a due anni di carcere e potranno perdere la patria potestà. “E questo sarà utile anche per i minori rom e le bambine islamiche il cui tasso di abbandono scolastico è altissimo. Quello che si vuole colpire - ha rimarcato la premier - è l'uso della manovalanza minorile da parte della criminalità organizzata, favorita proprio dal fatto che gli under 18 rischiano poco dal punto di vista penale. In questo modo siamo arrivati al paradosso che per non penalizzarli li abbiamo esposti di più ai rischi. I criminali si sono fatti scudo dei minori e a questo vogliamo porre in freno”.

Ci sarà una stretta anche sul carcere: dopo i 18 anni non potranno più stare nel circuito minorile coloro che creano tensioni e ostacolano i percorsi di recupero.

Forza Italia ha provato a spingere sulla parte culturale ed educativa, scuole a tempo pieno, sette giorni su sette, luoghi di aggregazione alternativi alla strada, alle piazze, a famiglie che non sono in grado di offrire nulla. Si dice che non ci siano soldi. “Possiamo fare di più, certamente” ha riconosciuto Meloni. Ad esempio recuperare subito quei 16 miliardi di Pnrr che il governo ha sottratto proprio ai comuni e alle periferie. E darli a Caivano, a Tor Bella

Monaca, ai bassi di Napoli. Un euro in sicurezza e uno in cultura (cit. governo Renzi) sarebbe stato un ottimo approccio. Mettendo in galera ragazzini di 14 anni lo Stato abdica totalmente al suo ruolo e ammette la propria sconfitta.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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