Le cellule tumorali sono in grado di evolvere e resistere alle terapie come i super batteri agli antibiotici

Il professor Bardelli: “Si chiama mutagenesi adattativa e averla riscontrata nelle cellule tumorali è un passo avanti importante”

Le cellule tumorali sono in grado di evolvere e resistere alle terapie come i super batteri agli antibiotici
TiscaliNews

Nonostante i notevoli passi avanti nella cura dei tumori, le recidive rimangono il problema maggiore per i pazienti oncologici. Fino ad oggi venivano considerate un fatto inevitabile: si pensava che la neoplasia contenesse fin dalla sua origine le cellule resistenti ai farmaci. Ma una scoperta dell'Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo ha cambiato l'intero paradigma, aprendo la strada a terapie più efficaci. È l'esito di uno studio, finanziato dalla Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, dall'Airc e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Science, che ha integrato diverse discipline, come la biologia computazionale, l'anatomia patologica e l'oncologia medica.

"In alcuni casi le cellule del tumore si 'ricordano' di essere organismi unicellulari, mutano durante la terapia ed emergono delle cellule resistenti". Il fenomeno è stato descritto dal professor Alberto Bardelli, direttore del laboratorio di Oncologia molecolare all'IRCCS di Candiolo: "Per Darwin le mutazioni fanno parte del corredo generico, un assunto che noi non discutiamo. Secondo Lamark, però, le giraffe allungavano il collo per raggiungere il cibo e hanno trasmesso il mutamento alla progenie". Le recidive sono il collo allungato della giraffa. "Le cellule del tumore, se sollecitate dallo stress di una terapia, possono evolversi e sopravvivere". "È la mutagenesi adattativa, un accumulo di mutazioni - spiega lo scienziato -. Averla riscontrata anche nelle cellule tumorali è un passo avanti importante. È possibile che in futuro questa scoperta porti a una nuova ipotesi terapeutica. Si somministrerà un farmaco e poi durante la fase di risposta si interverrà con un secondo, per fermare le mutazioni di cui il tumore si dimostra capace".

"È stato un lavoro complesso - aggiunge Mariangela Russo, ricercatrice all'IRCCS di Candiolo - che ha integrato approcci diversi, dalla genomica alla biochimica, dalla biologia molecolare all'analisi funzionale. Abbiamo realizzato una modellizzazione matematica della capacità delle cellule tumorali di mutare sotto l'azione del farmaco rispetto a una situazione normale, in cui la terapia non viene somministrata alle cellule". Lo studio ora proseguirà. "Abbiamo dato una risposta al problema delle recidive, fondata su esperimenti su cellule e tessuti umani - conclude il professor Bardelli -. Siamo già al lavoro per cercare i farmaci che blocchino lo sviluppo della resistenza".

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