Trump sotto impeachment: quando il suo mandato finirà, "The Donald" lascerà un paese diviso e in rovina

Solo due presidenti degli Stati Uniti prima di lui (Andrew Johnson, 1868 e Bill Clinton, 1998) erano stati sottoposti a questa procedura. Il mandato di Joe Biden, nei primi fatidici cento giorni di presidenza, sarà un difficile percorso ad ostacoli.

Donald Trump, addio (foto Ansa)

Donald Trump entra nella storia. Solo due presidenti degli Stati Uniti prima di lui (Andrew Johnson, 1868 e Bill Clinton, 1998) erano stati sottoposti a una procedura di impeachment, ma nessuno, in due secoli e mezzo di democrazia americana, era stato messo sotto processo dal Congresso per due volte. Un triste record destinato probabilmente a durare per sempre. 

Dopo il voto della Camera dei Rappresentanti, dove dieci deputati repubblicani guidati da Liz Cheney (la figlia del vice-presidente di George W. Bush) si sono schierati a fianco della maggioranza democratica, toccherà al Senato. Non è chiaro ancora quando, perché il leader della maggioranza repubblicana (che resterà tale fino a quando non entreranno in funzione i due senatori democratici eletti il 5 gennaio nelle elezioni suppletive in Georgia) Mitch McConnell vuole convocare la seduta solo martedì 19 gennaio, un giorno prima del giuramento di Joe Biden come nuovo presidente.

  Una mossa che tende ad evitare una ulteriore spaccatura del Grand Old Party. Per condannare definitivamente Donald Trump (l’accusa, gravissima, è quella di “incitamento all’insurrezione”) occorre che almeno 17 senatori repubblicani si schierino con i democratici, cosa praticamente impossibile. Se si arrivasse al voto subito ci sarebbero comunque senatori del Gop disposti a votare a favore dell’impeachment (come Mitt Romney); invece votando nelle stesse ore in cui The Donald è costretto a lasciare la Casa Bianca - questo il ragionamento di McConnell - l’impeachment diventerebbe di fatto inutile ma il Senato potrebbe votare una risoluzione per impedire che Trump si candidi di nuovo. McConnell si è convinto che il presidente uscente abbia commesso reati gravi e perseguibili e considera adesso l’impeachment come un’opportunità per ridurre il controllo di Trump sul Grand Old Party.

   Una mano gli arriva anche dal nuovo presidente. Dopo il voto della Camera, Joe Biden ha chiesto che “la leadership del Senato trovi un modo per affrontare le proprie responsabilità costituzionali sull’impeachment ma che lavori anche ad altre questioni urgenti per il nostro paese, chiuso nella morsa di un virus letale e di un’economia vacillante”.

 Indipendentemente da come andranno avanti le procedure nei prossimi giorni, il secondo impeachment di Trump verrà ricordato più per le circostanze e i retroscena in cui è avvenuto che per il voto stesso. Con le strade della capitale pattugliate da migliaia di uomini della Guardia Nazionale, con decine di ‘terroristi interni’ (questa la definizione ufficiale di chi ha preso parte all’assalto al Campidoglio) incriminati, con l’Fbi che segnala possibili nuovi incidenti, in ogni angolo d’America, per il 20 gennaio, Inauguration Day. Nel corso degli oltre cinque anni da quando è entrato in politica The Donald, gli Stati Uniti sono cambiati radicalmente, ma mai quanto sono cambiati nel periodo che va dal primo (autunno 2019) al secondo impeachment del presidente-tycoon. Quando il suo mandato la settimana prossima finirà, The Donald lascerà dietro di sé un paese non solo diviso e in rovina, ma seminato di mine pronte ad esplodere. Il mandato di Joe Biden, nei primi fatidici cento giorni di presidenza, sarà un difficile percorso ad ostacoli.