[Il retroscena] Il governo azzera i vertici di Fs. Le mani della Lega sugli appalti miliardari della compagnia ferroviaria

Il ministro delle Infrastrutture cinquestelle, Danilo Toninelli, ha estromesso l’amministratore delegato Mazzoncini e l’intero cda. Per i maligni è una mossa richiesta dall'alleato leghista per poter piazzare al comando dell’azienda un uomo del Carroccio e controllare una torta che vale oltre 7 miliardi

[Il retroscena] Il governo azzera i vertici di Fs. Le mani della Lega sui miliardi della compagnia ferroviaria

Per quanto riguarda lo spoil system l’unica novità apportata dal governo del Cambiamento è il metodo: gli annunci ora vengono fatti sui social. La lottizzazione dei posti di comando delle aziende controllate dallo Stato da parte di M5s e Lega sta procedendo a tappe forzate. L’ultimo capitolo è quello di Fs (Ferrovie dello Stato). Con un post su Facebook il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha azzerato l’amministratore delegato Renato Mazzoncini e l’intero Cda. Contestualmente è stato annunciato lo stop alla fusione Fs-Ansa voluta dal precedente governo Gentiloni.

Rimettere al centro i pendolari

La mossa di Toninelli non è arrivata a sorpresa. Il ministro aveva già chiesto a Mazzoncini un passo indietro a causa delle vicende giudiziarie che hanno recentemente coinvolto il top manager. Lo scorso giugno l’ormai ex ad di Fs, è stato rinviato a giudizio per truffa nell’inchiesta su Umbria mobilità. La rimozione dei vertici non sarebbe però motivata solo da problemi etici. Toninelli ha spiegato che con lo stop tra Fs ed Ansa intende rimettere al centro “i pendolari”. Perciò “meno alta velocità e più treni regionali”. 

Danilo Toninelli

Fs territorio di caccia della Lega

Il ministro pentastellato ha potuto azzerare senza colpo ferire il cda di Fs grazie all’utilizzo della legge Frattini che consente ad un governo di azzerare le nomine fatte dai precedenti esecutivi nei sei mesi prima del voto. I soliti maligni affermano però che la fretta di Toninelli, e dunque del governo, più che dal mettere al centro gli interessi e le esigenze dei pendolari sia giustificata dalla voglia di mettere le mani sulla ricca torta dei trasporti ferroviari. Dietro le quinte ci sarebbe in particolare la Lega che punta a mettere un suo uomo alla guida di Fs. In pole position ci sarebbe il varesino Giuseppe Bonomi già presidente di Sea e degli aeroporti milanesi. L’amore del Carroccio con le ferrovie è storia antica dato che da tempo controlla anche Trenord.

Una torta da oltre 7 miliardi 

Marketing politico (i pendolari possono essere un importante bacino di voti) ma anche puro e semplice interesse economico dato che ferrovie è sinonimo anche di appalti e affari. Roberto Rho su la Repubblica ha illustrato in dettaglio l’enorme flusso di denaro gestito da Fs. Nel 2017 il gruppo ha speso ben 7,2 miliardi di euro. La fetta più grossa sono le commesse con investimenti per oltre 5 miliardi. Migliaia di appalti che nel 99% sono rimasti in Italia. E’ perfino superfluo sottolineare che controllare e gestire un simile sistema di gare garantisce un potere enorme.

L'attacco di Mazzoncini al governo 

Mazzoncini, messo alla guida dell’azienda alla fine del 2015 fa da Matteo Renzi, non ha preso bene la sua estromissione ed ha attaccato il governo. "Cari amici, dopo poco meno di tre anni, a seguito della decisione del nuovo Governo di applicare lo spoil system, lascio l'incarico di ad di Ferrovie dello Stato Italiane” ha scritto in una lettera inviata ai dipendenti della compagnia ferroviaria. "In questo triennio – ha proseguito - crescendo al ritmo del 18% annuo Fs ha chiuso i migliori bilanci di sempre con un utile medio di 645 milioni di euro, cresciuto del 60% rispetto al triennio precedente". Risultati inappuntabili ma che non sono bastati per salvarlo.

Renato Mazzoncini