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Tajani successore predestinato di Berlusconi. E' l'unico che è sempre stato in Forza Italia

L'uomo da sempre al fianco di Silvio Berlusconi ha visto l'alba e il tramonto di varie ere politiche ma lui no, è sempre stato lì, accanto al Cavaliere, e ora arriva all'unanimità l'elezione a segretario nazionale del partito

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Tajani, l'unico che è sempre stato in Forza Italia
Foto Ansa

In fondo, non poteva che essere lui il successore di Silvio Berlusconi, quello appena eletto dal congresso di Forza Italia. E la prova sta anche nelle fotografie, che sembrano di un altro secolo e in realtà sono proprio di un altro secolo e proprio di un altro millennio, nel senso che fin dalle prime immagini del 1993 e del 1994, i mesi della “discesa in campo” e dell’”amaro calice”, Antonio Tajani è lì, al fianco di Silvio Berlusconi.

Gli inizi

Attorno cambiano tutti gli altri volti, tutti gli altri protagonisti, i vestiti, i look, gli alleati e le ere politiche. Ma lui no, Antonio Tajani è la variabile indipendente al fianco di Silvio Berlusconi. L’inizio è da portavoce, per cui è il profilo perfetto, visto che viene dalla redazione romana de 'Il Giornale' di Indro Montanelli e nella sede di piazza Di Pietra, proprio alle spalle di Montecitorio, si scrivono pagine importanti della storia del giornalismo, sotto gli occhi attenti della segretaria Antonietta Ledda, un’istituzione.

Eppure, nella prima infornata di berlusconiani, le elezioni politiche del 1994 - vinte contro ogni previsione contro la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto e i centristi e Dc di Mino Martinazzoli e Mariotto Segni - e anche nella lista del primo governo Berlusconi, Tajani resta fuori. Ma è un’assenza che dura pochissimo, perché pochi mesi dopo viene eletto per la prima volta eurodeputato in quello che fu il vero trionfo di Forza Italia, ma fu anche l’inizio della fine del primo esecutivo guidato dal Cavaliere perché gli azzurri vinsero “troppo” e Umberto Bossi capì che l’avrebbero fagocitato. E quindi, in quel momento, iniziò a nascere il ribaltone con una lunga marcia di avvicinamento culminata nello scontro in aula a ridosso del Natale 1994.

L'esperienza europea

Insomma, da quel momento Antonio Tajani diventò un inquilino fisso delle aule di Strasburgo e Bruxelles rieletto con messi di preferenze nella circoscrizione Centro per cinque legislature, con un solo stop dovuto al fatto che, per l’appunto, nei sei anni di “buco” ha fatto il commissario europeo prima ai Trasporti e poi all’Industria, in entrambi i casi come vicepresidente della Commissione, quindi un “upgrade”, una promozione. In tanti anni, Tajani è diventato quasi un elemento degli arredi delle strutture di Bruxelles e Strasburgo e nel corso del suo mandato è stato anche presidente dell’Europarlamento, come si conviene a chi ha messo piede per la prima volta in quelle aule il 19 luglio 1994 e l’ultima il 12 ottobre 2022, quando è diventato per la prima volta deputato italiano, entrando a Montecitorio per la prima volta solo il 13 ottobre di due anni fa, eletto nel collegio uninominale di Velletri, prendendo da solo quasi la metà dei voti.

Foto Ansa

E, paradossalmente, è stata la prima volta che Tajani - abituato a vincere a mani basse con le preferenze, superando nel 2014 addirittura i 100mila elettori che scrissero il suo nome sulle schede, per la precisione 109mila 720 – ha vinto un “uno contro uno”. Perché i due precedenti faccia a faccia furono negativi: nel 1996 quando perse nel collegio uninominale di Alatri, in Ciociaria, contro un esponente dell’Ulivo non notissimo a livello nazionale, ma ovviamente sul territorio. E alle amministrative del 2001 quando fu il candidato sindaco di Roma nel centrodestra, ma perse contro Walter Veltroni.

Eppure, quelle due sconfitte, quelle che impedirono a Antonio Tajani di entrare a Montecitorio 26 anni prima e di diventare primo cittadino della Capitale, sono quelle che hanno lanciato la sua carriera, straordinaria all’Europarlamento e ora, nel governo di Giorgia Meloni, come “vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana” e “ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale”.

Il nuovo capo del partito

In questo quadro, Tajani è diventato ora ufficialmente il nuovo capo di Forza Italia, anche se già lo faceva da mesi.    E, in attesa di vedere come andrà sulle schede elettorali, i risultati nel Palazzo sono ottimi: nessuna perdita parlamentare per Forza Italia, quando invece in passato le uscite erano quotidiane, come un grand hotel con le porte sempre aperte.

Anzi, per la prima volta da anni, un saldo positivo con l’ingresso di Raffaele De Rosa, ex pentastellato eletto nel collegio uninominale di Acerra, che ha aderito al gruppo di Forza Italia dopo quindici giorni di limbo fra i senatori non aderenti a nessun collegio e nessuna perdita nemmeno dopo la morte di Silvio Berlusconi, che aveva vinto il collegio uninominale di Monza, a cui è subentrato Adriano Galliani che ha vinto in suo nome le suppletive, né dopo le dimissioni di Gianfranco Miccichè, a cui è subentrata Daniela Ternullo. E, contrariamente a quanto avveniva in passato, entrambi i subentranti hanno scelto il gruppo azzurro, che quindi ora – dopo anni ed anni – ha un saldo positivo.

A Strasburgo e Bruxelles, dove ovviamente Tajani ha una capacità seduttiva unica, è un trionfo e sono entrati in Forza Italia: Isabella Adinolfi, che viene dal gruppo del MoVimento Cinque Stelle; Caterina Chinnici, che viene dal Partito democratico; Matteo Gazzini, che è stato eletto nelle liste della Lega; Francesca Peppucci, anche lei subentrata e che era candidata nella Lega; Lucia Vuolo, pure lei proveniente dalla Lega; Stefania Zambelli, ennesima eurodeputata azzurra eletta nelle liste della Lega. E, se si considera che dei dodici eurodeputati italiani del Partito Popolare Europeo uno, Herbert Dorfmann, è un esponente della Sudtiroler Volkspartei, sono meno della metà quelli originariamente eletti fra gli azzurri. E il saldo è assolutamente positivo, con una sola uscita, quella di Aldo Patriciello, in direzione Lega.

E, addirittura, a un certo punto, si è parlato del possibile ingresso dell’ex vicepresidente pentastellato del Parlamento Europeo Fabio Massimo Castaldo, che alla fine ha scelto Azione, mentre tanti altri ex grillini sceglievano Forza Italia: uno su tutti l’ex vicepresidente dell’Assemblea Regionale siciliana, viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture nel secondo governo di Giuseppe Conte, quello giallorosso, e sottosegretario nello stesso ministero nell’esecutivo guidato da Mario Draghi, oltre ad essere stato plenipotenziario pentastellato in Sicilia, candidato due volte presidente della Regione Sicilia e dopo il suo addio il MoVimento è sceso molto nelle percentuali sull’isola.

Paradossalmente, fra l’altro, il capodelegazione leghista all’Europarlamento, Marco Campomenosi, cioè la prima vittima degli “scippi” di Tajani, è favoritissimo per essere il prossimo sottosegretario o viceministro del Carroccio proprio al ministero degli Esteri. E fra i due, ca va sans dire, al di là della politica, i rapporti personali sono molto buoni, civili e amicali. Anche perché è impossibile litigare con entrambi.

E ci sono anche alcuni acquisti nelle Regioni, annunciati in pompa magna con conferenze stampa ufficiali, presentando singoli consiglieri regionali come fossero gli eredi di Churchill. Insomma, se c’è un volto che riassume i trent’anni di Forza Italia, quello è Antonio Tajani.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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