[L’analisi] Il Sud è il pozzo profondo della sinistra. Il gesto estremo di Bassolino

Ecco perché la decisione di abbandonare il Pd di Antonio Bassolino rappresenta un segnale molto preoccupante per lo stesso Pd. Lui che aveva fatto una battaglia politica dall’interno, chiedendo a Renzi di convocare le primarie per le ultime comunali, non è stato ascoltato

Antonio Bassolino
Antonio Bassolino

Ieri sera, alle 19.50 con un messaggio su Facebook Antonio Bassolino, storico dirigente del Pci napoletano, tra i fondatori del Pd, sindaco di Napoli prima e presidente della Regione Campania dopo, annuncia di non voler rinnovare più la tessera del Pd. Una scelta da non sottovalutare. I dirigenti romani del Pd sbaglierebbero se la circoscrivessero a una vicenda napoletana che coinvolge peraltro un ex sindaco e dirigente andato in pensione formalmente.

Nuovo addio dopo quello di Grasso

Sbaglierebbero intanto perché la decisione di Bassolino è un po’ come il sassolino gettato nello stagno con le sue onde che si propagano. Perché questo abbandono arriva dopo quello del presidente del Senato, Piero Grasso. Ma soprattutto perché racconta il compimento di una mutazione genetica e antropologica del Pd nel Mezzogiorno.
La Puglia del governatore Michele Emiliano, ex pm (era soprannominato  “lo sceriffo”), la Calabria del governatore Mario Oliverio, e la Sicilia, povera Sicilia, che tra poche ore, domenica, andrà a votare per la nuova Assemblea della Regione Sicilia, e che certificherà la sonora sconfitta di un partito, il Pd, che pure poteva contare sulle storiche icone di Pio La a Torre o Piersanti Mattarella, e si ritrova invece con un gruppo dirigente in perenne tourn over per via degli abbandoni e dei traslochi di casacche.

Segnale preoccupante

Napoli, la Puglia, la Sicilia e la Calabria raccontano la crisi profondissima della sinistra.  Ecco perché la decisione di abbandonare il Pd di Antonio Bassolino rappresenta un segnale molto preoccupante per lo stesso Pd. Lui che aveva fatto una battaglia politica dall’interno, chiedendo a Renzi di convocare le primarie per le ultime comunali, non è stato ascoltato.

La crisi dei rifiuti

Lui che si era ritrovato nella bufera della crisi dei rifiuti per avere dovuto subire le sollecitazioni romane che gli chiedevano di non procedere con l’attivazione dell’inceneritore di Acerra, per non provocare una crisi di maggioranza con l’uscita dei Verdi.
E questa obbedienza è costata una emergenza rifiuti drammatica. E pensare che il sindaco Masaniello (De Magistris), o la grillina sindaca romana Raggi, hanno tradito gli impegni elettorali E nessuno gliene rende ancora conto. Gli inceneritori infatti bruciano tonnellate di rifiuti di Roma e di Napoli, altri scarti vengono portati nelle discariche, a Roma anche in quelle del famigerato Cerroni, e comunque fuori regione.

La sinistra che fu

Antonio Bassolino oggi ha deciso di non tornare più indietro, abbandonando quel partito che lui stesso aveva contribuito a fondare. Scrive su Facebook Antonio Bassolino: «Sono una persona di sinistra e spero che si possa costruire una casa comune della sinistra e un nuovo e largo centrosinistra».
In questo suo dichiararsi, l’ex sindaco di Napoli chiede di mobilitarsi al popolo di una sinistra che fu. Un appello contro l’astensionismo e per un nuovo impegno politico di una sinistra non chiusa che affronti subito il tema delle alleanze. Non è un mistero che Bassolino in queste settimane abbia partecipato a tutti gli impegni pubblici di Mdp ed è probabile che nelle prossime settimane questi rapporti si intensifichino.

Le reazioni

Tra i commenti al suo messaggio sul web quello di Adriana Buffardi, storica dirigente sindacale della Cgil che condivide la decisione di Bassolino, che è anche «la presa d’atto di una sconfitta, il fallimento del Pd»: «È però la tua decisione è anche un gesto di speranza: un nuovo inizio possibile per La sinistra».

L'eretico

Un gesto politico estremo, quello di Bassolino. Non è un caso che nella sua storia politica di (quasi) eretico di sinistra, punto di riferimento politico e culturale di intellettuali ma anche di una rappresentanza della classe operaia che lo aveva assunto come interlocutore, non abbia mai fatto seguire a battaglie politiche momenti di rottura. Si è sempre fermato un passo prima. Anche a costo di vedere i suoi compagni di tante battaglie allontanarsi dal partito.

Le ultime critiche al Pd

Di quel vecchio Pci la cui federazione aveva sede in via dei Fiorentini, c’è rimasto ormai ben poco nel nuovo Pd di Matteo Renzi. Quello era stato il Pci di Giorgio Napolitano, Maurizio Valenzi, Gerardo Chiaromonte. E anche di Antonio Bassolino.
Anche di quel Pd di Prodi e Veltroni il partito di Matteo Renzi sembra infastidito. E nella intervista al Corriere della Sera, Antonio Bassolino critica il Pd per non avere invitato alla celebrazione dei dieci anni del partito di uno dei suoi fondatori: Romano Prodi.