Stadio di Roma: arrestato per corruzione il presidente 5S dell’assemblea capitolina. Di Maio: "E' fuori dal Movimento"

Si tratta di Marcello De Vito, noto esponente del Movimento. Quando diceva: "Combatteremo la corruzione". Il vicepremier: "Un insulto per tutti noi"

TiscaliNews

E ora il M5s può dirsi normalizzato a tutti gli effetti. Il presidente della assemblea capitolina, Marcello De Vito, noto esponente pentastellato della Capitale, è stato arrestato dai carabinieri per corruzione nell'ambito della inchiesta della Procura sul nuovo stadio della Roma. Immediato l'intervento di Di Maio. "Marcello De Vito è fuori dal Movimento 5 stelle. Mi assumo io la responsabilità di questa decisione come capo politico, e l'ho già comunicata ai probiviri". Lo scrive su Facebook il vice premier e leader del M5S.

L'ordinanaza integrale

Incassate elargizioni per favorire il progetto 

L'esponente grillino avrebbe incassato direttamente o indirettamente delle elargizioni” dal costruttore Luca Parnasi. De Vito in cambio avrebbe promesso - all'interno dell'amministrazione pentastellata guidata dalla sindaca Virginia Raggi - di favorire il progetto collegato allo stadio della Roma”. Questa sarebbe dunque la tesi di accusa dei pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli. Nello specifico De Vito e e il suo avvocato Mezzacapo si fecero promettere oltre 110mila euro dagli imprenditori Claudio e Pierluigi Toti e ne avevano incassati già 48mila in cambio dell'interessamento per un progetto di riqualificazione degli ex mercati generali di Ostiense. Il dettaglio emerge dall'ordinanza che ha portato in carcere per corruzione il presidente dell'assemblea capitolina e lo stesso avvocato

Le intercettazioni

"Questa congiunzione astrale tra ....tipo l'allineamento della cometa di Halley ...hai capito cioè...è difficile secondo me che si verifichi ...noi Marcè dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me guarda ci rimangono due anni". Così intercettato il 4 febbraio scorso l'avocato Camillo Mezzacapo parlava a Marcello De Vito. Parole che secondo il gip di Roma si riferiscono allo sfruttare "il ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e ottener lauti guadagni".

Nome già noto agli inquirenti 

Il nome di De Vito compariva spesso nell'ordinanza che aveva portato all'arresto di Parnasi e di Luca Lanzalone ex presidente di Acea lo scorso giugno. Da quella inchiesta sono finite a processo 18 persone, accusate di aver messo in piedi un sistema corruttivo per la costruzione dell'impianto del club giallorosso, progetto che dovrebbe sorgere a Tor di Valle. I pm avevano messo nel mirino nomi di spicco dell'imprenditoria e politica romana come il costruttore Parnasi e gli esponenti di Pd e Fi, Pier Michele Civita, Adriano Palozzi e Davide Bordoni. 

Quando diceva: combatteremo contro la corruzione

In attesa di sviluppi e chiarimenti sulla vicenda, sono in molti però a 'rispolverare' la presentazione con le parole dello stesso De Vito - pubblicata nel 2016 sul blog di Beppe Grillo -, allora candidato M5S insieme a Virginia Raggi al comune di Roma. "Per la prima volta - prometteva - possiamo andare a colpire gli sprechi, i privilegi, la corruzione con cui i partiti di destra e di sinistra hanno campato per anni sulle spalle dei cittadini romani".

Di Maio: un insulto per tutti noi. De Vito fuori dal movimento

"Quanto emerge in queste ore - scrive Di Maio su facebook - oltre ad essere grave è vergognoso, moralmente basso e rappresenta un insulto a ognuno di noi, a ogni portavoce del MoVimento nelle istituzioni, ad ogni attivista che si fa il mazzo ogni giorno per questo progetto. Non è una questione di garantismo o giustizialismo, è una questione di responsabilità politica e morale: è evidente che anche solo essere arrivati a questo, essersi presumibilmente avvicinati a certe dinamiche, per un eletto del MoVimento, è inaccettabile".

"De Vito non lo caccio io, lo caccia la nostra anima, lo cacciano i nostri principi morali, i nostri anticorpi. Ciò che ha sempre distinto il MoVimento dagli altri partiti è la reazione di fronte a casi del genere. De Vito potrà e dovrà infatti difendersi in ogni sede, nelle forme previste dalla legge, ma lo farà lontano dal MoVimento 5 Stelle", scrive ancora Di Maio che conclude: "Ringrazio la magistratura e le forze di polizia per il lavoro che hanno svolto e che continueranno a svolgere quotidianamente. Ricordo infine che proprio grazie a un provvedimento del MoVimento 5 Stelle, lo Spazzacorrotti, chi viene condannato per questi reati oggi va dritto in galera!".

Chi è mister preferenze

Marcello De Vito è stato il primo candidato sindaco del Movimento Cinque Stelle a Roma nelle elezioni del 2013, vinte poi da Ignazio Marino. Al turno successivo nel 2016, risultato secondo a Virginia Raggi alle primarie online del M5S, si è imposto come 'Mister Preferenze' con 6.451 voti conquistando la presidenza dell'assemblea capitolina. 

Avvocato, grillino della prima ora, fa parte dell'ala ortodossa del Movimento, da sempre vicino alle posizioni della ex deputata ora in consiglio regionale del Lazio Roberta Lombardi. "Ho una splendida figlia - scrive di sé De Vito sul suo blog - soprattutto per lei ho scelto di entrare nel Movimento. Quasi tutto quello che sono lo devo ai miei genitori, all’educazione che mi hanno impartito, a quanto mi hanno consentito di fare". 
 
Sul profilo Facebook, in evidenza tra i suoi post, rivendica #RomaTagliaGliSprechi. "Nel primo anno di consiliatura M5S tagliate le spese e ridotti gli sprechi di denaro pubblico dell'Assemblea Capitolina. Appena arrivati - si legge nel post del 2017 - abbiamo voluto dare da subito un forte segno di discontinuità, andando a tagliare sprechi costi inutili ed improduttivi per recuperare quelle somme che sono necessarie per riportare nel giusto alveo il bilancio del Comune di Roma ed al tempo stesso per erogare i servizi ai cittadini a costi appropriati".