Spostamenti tra Regioni, decisione non prima di giugno. Si teme la seconda ondata del Covid 19

Si aspettano i dati del 29 maggio. Governo verso una proroga di sei mesi dello stato di emergenza

Spostamenti tra Regioni, decisione non prima di giugno. Si teme la seconda ondata del Covid 19
TiscaliNews

Per sapere se gli spostamenti tra le regioni saranno consentiti bisognerà aspettare il monitoraggio di giovedì 29 maggio e la riserva sarà presumibilmente sciolta i primo o il 2 giugno, il giorno della festa della Repubblica. Insomma, se sarà possibile spostarsi nuovamente in tutta Italia o se, invece, ci saranno Regioni che dovranno ritardare di una o due settimane l'apertura dei confini, sarà deciso quando arriveranno i dati sul monitoraggio relativo alle aperture successive al 18. Quindi il governo si prende ancora del tempo per valutare tutti gli aspetti di una decisione dalla quale poi sarà difficile tornare indietro, anche alla luce della ripresa del turismo.

Nord fanalino di coda

La questione è complessa e ha diverse implicazioni politiche, perché ad oggi - nel caso si procedesse a aperture differenziate - a rimanere indietro sarebbe la Lombardia e, probabilmente, anche il Piemonte. Nella regione più colpita dall'epidemia la curva dei contagi sta calando come nel resto d'Italia, così come sta diminuendo il numero giornaliero delle vittime. Ma i dati dicono anche che in Lombardia c'è da settimane circa il 50% dei nuovi casi (anche oggi, con il Piemonte, 245 su 397 totali) e quasi la metà degli attualmente positivi, che sono 24.500 su quasi 53mila. Il virus resta dunque molto presente. Non solo: la Fondazione Gimbe ha segnalato un mese e mezzo fa come la Regione contasse tra i guariti i dimessi dall'ospedale, in molti casi ancora positivi.

Anomalie

In Lombardia c'è poi stata l'anomalia degli zero decessi di domenica, preceduti dal +56 del giorno prima e seguiti dal +34 del giorno dopo, lunedì (oggi sono 22). I numeri, inoltre, non tengono conto di un altro aspetto: il vero problema, dicono gli esperti, è quello dagli asintomatici. Con una circolazione del virus così forte, sono decine di migliaia e sarebbe impossibile vietarne gli spostamenti. Con il risultato di far circolare il virus nelle altre Regioni dove invece il contagio è rimasto contenuto.

No al tutti contro tutti

Qui si inserisce il secondo elemento che il governo dovrà valutare: alle dichiarazioni pubbliche 'aperturiste' molti governatori e sindaci, tra cui diversi del Sud, in via riservata hanno fatto intendere la loro contrarietà ad una riapertura totale nel caso fossero questi i numeri, minacciando di procedere con ordinanze alla chiusura dei confini regionali. Un atteggiamento che scatenerebbe il tutti contro tutti e che l'esecutivo vuole evitare, cercando di trovare una linea comune.

I tempi

Ecco perché la decisione verrà presa all'ultimo momento, con il Dpcm che scade il 3 giugno. Gli esperti, tra l'altro, hanno già chiesto, una volta noti i dati del 29 maggio, ulteriori 24-36 ore per valutare l'andamento della curva. Il perché lo ha spiegato lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza. "L'incubazione del virus è in media 7 giorni, quindi i dati veri per misurare cosa è avvenuto dal 18 maggio li vedremo solo a fine mese e solo quelli ci consentiranno davvero di capire cosa è avvenuto. Li analizzeremo e sulla loro base prenderemo le decisioni". E per capire cosa è avvenuto, ad esempio, in quest'ultimo fine settimana con le immagini della movida da Palermo a Milano, bisognerà attendere il 31. Se non addirittura oltre, come ricorda il professor Luigi Lopalco, coordinatore della task force pugliese. "Gli eventuali effetti di queste aggregazioni li vedremo più avanti, forse a metà giugno, perché quando il virus circola tra i giovani lo fa in maniera molto subdola. Ce ne accorgiamo quando questi ragazzi trasmetteranno la malattia ai loro genitori".

I timori per la seconda ondata

Tutti elementi che fanno dire a Speranza che una "seconda ondata" del virus, forse non in estate ma comunque tra settembre e ottobre, "è prevedibile" e dunque "il paese deve farsi trovare pronto nella sua interezza". Questo è anche il motivo che porterà nelle prossime settimane il governo a prolungare lo stato d'emergenza per altri 6 mesi. La decisione definitiva non è ancora stata presa, ma la proroga è data per scontata in ministeri e istituzioni, anche per poter disporre degli strumenti normativi che lo stato d'emergenza consente di utilizzare.