Silvio come back! Berlusconi è tornato e tutti lo cercano

“Meno male che Silvio c’è”. Berlusconi si dice pronto a dare vita a una nuova maggioranza. “Senza i 5Stelle”, per ora, ma domani chi può dirlo? I giochi si riaprono, ma soprattutto è tornato ‘in campo’ l’uomo e il politico

Silvio come back! Berlusconi è tornato e tutti lo cercano

“Berlusconi? – sorride il deputato azzurro incontrato per caso appena fuori da una Montecitorio deserta - Mi ricorda una canzone di Lucio Battisti, ‘Sì, viaggiare’, in particolare la strofa ‘Quel gran genio del mio amico/ con un cacciavite in mano fa miracoli’. Ora che ha ritrovato l’onore perduto ed è tornato di nuovo centrale, chi lo ferma più?”. Ecco, appunto, Silvio come back, e pure col ‘cacciavite’ in mano.

La crisi – economica, sociale, ma anche politica – che sta attraversando il nostro Paese, “è grave”, dice il leader di Forza Italia, ma l’intervista di ieri a Repubblica segna un cambio di passo davvero notevole, per Forza Italia, per l’intero centrodestra e, anche, per il futuro del governo: Berlusconi apre alla possibilità di un governo ‘nuovo’, questo è, in sintesi, il contenuto della sua intervista, anche se poi non specifica con quali partiti, con quale premier e per fare cosa. Una sola clausola ostativa: ‘no’ ai 5Stelle.

“Silvio c’è”, dunque, e, soprattutto, da oggi in poi, ci sono anche i voti di Forza Italia: sia per sostenere, cambiandolo, il governo attuale, che per farne uno nuovo, il che poi, ovviamente, per Berlusconi, è la ‘via maestra’. Morale, da oggi in poi tutti i giochi politici – rimpasto, nuovo governo, nuova legge elettorale, corsa per il Colle, etc. - possono cambiare, anche nei modi più imprevisti. Nuovi assetti sono alle porte, ma meglio andare con ordine.

“C’è un giudice a Berlino!”. Silvio Berlusconi ritrova, con l’onore perduto, anche la sua centralità politica

Il fondatore e leader di Forza Italia ha ritrovato, per prima cosa, l’onore perduto nel 2016. Il ‘pasticciaccio brutto’ di una sentenza, forse ‘pilotata’, quella che lo ha condannato, fanno intravedere ai suoi legali buone possibilità che il Cavaliere vinca il ricorso presentato alla Cedu, la Corte di giustizia europea, contro una sentenza che pareva dovesse restargli appiccicata addosso come un marchio d’infamia.

Certo, ora i suoi sostenitori, in Parlamento e fuori, vogliono non vincere, ma stravincere: hanno lanciato la richiesta, con tanto di raccolta di firme, per farlo nominare senatore la vita. Difficilmente, tale richiesta sarà accolta, dall’attuale Capo dello Stato. Nessuno immagina Mattarella pronto a compiere un passo simile. Troppe sarebbero le polemiche. La polvere del caso Berlusconi si deve prima depositare.

Ma tra due anni, nel 2022, quando verrà eletto il nuovo Capo dello Stato, e di certo i voti di Forza Italia saranno determinanti per il nuovo inquilino del Colle, e quando – dati i tempi lunghi della giustizia europea, il Cavaliere sarà stato definitivamente riabilitato - chi potrebbe, in scienza e coscienza, opporsi a una sua nomina a senatore a vita? E Berlusconi quello vuole: riprendersi un titolo, ‘senatore’, che ritiene gli spetti per diritto e volontà popolare. ‘A vita’? Pure meglio, vuol dire figurare tra i veri ‘padri della Patria’.

Un lockdown di lavoro: le telefonate di Silvio al governo

Innanzitutto, è tornato, in lui, l’elisir di eterna giovinezza. Nonostante la classe reciti anno 1936 e le primavere siano ben 83, gli anni sono tornati a essere più che ben portati: i continui check-up al San Raffaele hanno dato i loro frutti. Il Silvio stanco, sudato, sfibrato, degli ultimi anni ai comizi, quando inciampava, o sveniva, è soltanto un brutto ricordo.

L’esilio dorato – in Costa Azzurra – durante il lockdown, proprio a casa di Marina (una dei 5 figli: lei e Piersilvio dal primo matrimonio, altri 3 dal secondo con Veronica Lario), lo ha ritemprato. Lunghe videocall su Skype, Zoom, etc., di nuovo con la voglia di parlare di politica con i suoi ‘amici’ di sempre e con i suoi colonnelli e dirigenti del suo partito.

Ma la ‘corte’ che c’era prima, quella delle Ronzulli e dei Ghedini, i ‘filo-leghisti’, sono stati estromessi, allontanati. E se persino la fedelissima segretaria, Marinella, è tornata, in auge e in sella, ecco i fedeli amici di una vita (Gianni Letta e Fedele Confalonieri), moderati per scelta politica e per temperamento che tornano a dare, finalmente ascoltati, i loro buoni consigli. E anche le opinioni e le decisioni della famiglia e dei figli, che guardano – prima di ogni altra cosa – il ‘bene’ delle loro aziende, sono tornate a contare molto.

‘Silvio’ ha offerto collaborazione, espresso solidarietà, ha incitato il premier e i suoi ministri (particolarmente ‘tenero’ e affettuoso è stato con il ministro della Salute, Speranza: “è così giovane, e così pacato, mica sembra comunista” ha detto ai suoi) a proseguire nella difficile azione intrapresa per contenere il coronavirus. Silvio – formato ‘patriota’ – si è messo al servizio del suo Paese, senza stare a guardare se il governo non era il suo, la gloria non era la sua, etc.

E’ arrivata anche una nuova fidanzata, e nuovi amici… L’uomo Silvio è cambiato, il politico Berlusconi no

Ma, come sempre, nella vita di Berlusconi, il privato conta, conta eccome, specialmente il capitolo ‘affetti’. La nuova fidanzata, Marta Fascina, ha subito ‘cancellato’ il ricordo della ‘vecchia’, la troppo ingombrante e petulante Francesca Pascale, col suo codazzo di ‘pizza magica’, un demi-monde napoletano che ai figli non stava più bene: la Pascale è stata ‘liquidata’ e le sue ‘mattane’ fuggite con lei.

Persino la residenza di palazzo Grazioli, a Roma, nel cuore della Politica e dell’Impero Romano, è stata abbandonata per una più decentrata e funzionale villa sull’Appia (il tocco di maestria è prendere quella che aveva Franco Zeffirelli). Insomma, feste e ‘festini’ appartengono al lontano passato.

L’imprenditore Berlusconi non c’è più, il politico si muove a suo agio in un contesto diverso, quello europeo

Poi, certo, c’era una volta l’imprenditore Berlusconi e quello sì che non c’è più: lo gestiscono i figli, il patrimonio di famiglia, lui non se ne occupo o almeno così dice, ma è abbastanza vero. Anche l’amato Milan è diventato un lontano ricordo: ora Silvio si balocca con il Monza (e Adriano Galliani assicura: “Lo riporteremo in serie A”), ma poco più. Silvio è tornato, invece, a occuparsi di politica, che pure a lungo gli faceva ‘schifo’, e si sente di nuovo al centro della scena, italiana e anche europea.

Certo è che il Cav si è ‘messo a disposizione’ per aiutare il suo Paese. Inoltre, la presenza e il prestigio di Berlusconi, nella Ue e, soprattutto, dentro il PPE, è tornato quello degli anni d’oro. E, guarda caso, è appena iniziato il semestre tedesco di presidenza della Ue. Silvio può dare una bella mano, nell’aiutare l’Italia a ottenere e spuntare di più, nella trattativa – ancora in corso – sul Recovery Fund e nel rapporto con frau Merkel, che, di Conte, non si fida più. 

Inoltre, senza i voti di Forza Italia, in Parlamento, ad oggi, non passerebbe neppure lo scostamento di bilancio che, ogni volta che viene varata una nuova manovra economica (l’esecutivo sta per varare la terza, quella di luglio, 20 miliardi), le Camere devono votare vidimare per forza a maggioranza assoluta. La Bernini lo ha detto, la Gelmini lo ha ribadito, la Carfagna non ha bisogno di dirlo perché è la più furba di tutte (e, di recente, tornata vicina al Cavaliere).

La legge proporzionale sarà il vero banco di prova di un nuovo possibile ‘asse’, quello tra Pd-FI (e anche l’M5s)

I parlamentari di FI (95 deputati e 60 senatori) farebbero comodo e gola a qualsiasi governo, figurarsi al Conte bis.

Ma anche un governo istituzionale, se mai nascerà, è solo perché Berlusconi deciderà di farlo nascere. Senza i voti di Forza Italia non passa il Mes, come si sa, ma non passa neppure lo scostamento di bilancio su ogni manovra economica, ordinaria o straordinaria, che bisogna varare (serve la maggioranza assoluta dei componenti dell’Aula).

Senza i voti di FI, inoltre, non passerà mai la riforma della legge elettorale. Il Pd vuole calendarizzarla da mesi, ma ora ci è riuscito: la riforma della legge elettorale, il Rosatellum, e cioè una pdl che avanza l’idea di una legge proporzionale, il Germanicum, è stato incardinato, alla Camera, per il primo esame dell’Aula, a fine luglio, per la precisione il 27 luglio. Naturalmente, è un ‘ballon d’essai’: anche lavorassero tutto agosto, le Camere non riuscirebbero a discuterla, la legge elettorale, prima della pausa estiva.

Ma – e qui i democrat, in termini di tecnicismi parlamentari ne sanno una più del Diavolo, non a caso c’è lo zampino del professor Stefano Ceccanti – sono riusciti nell’impresa di ‘fregare’ alleati e avversari con un cavillo parlamentare. ‘Incardinare’ una pdl un mese, vuol dire che, il mese dopo, devi discuterla per forza. Ergo, saltato ovviamente agosto, quando gli onorevoli si godranno le loro meritate vacanze, a settembre la legge elettorale proporzionale ‘deve’ andare in Aula. Magari prima delle Regionali, forse dopo, si vedrà. Insomma, va discusso e deve pure arrivare il voto finale.

Il Pd, fino all’altro ieri, si era guardato bene dal forzare la mano: consci che Iv, cioè Renzi, contro un proporzionale con sbarramento al 5% che, allo stato, lo penalizza fino al rischio di sopravvivenza, avrebbe fatto fuoco e fiamme.

Ma ora, guarda caso, è arrivato il ‘segnale’ tanto atteso: FI è pronta a votare il proporzionale, ergo i voti per farlo passare (in aula, e anche col voto segreto) ci sono eccome: i pentastellati, stavolta, sul proporzionale ci stanno e i voti di Iv, su questo e su altro, diventerebbero del tutto ininfluenti.

E se FI vota per una legge proporzionale è chiaro che sta per fare ‘ciao, ciao’ con la manina all’alleanza con Lega e FdI: il centrodestra attuale – ne sia leader Salvini o Meloni, da questo punto di vista, poco importa – sta e resta in piedi solo se c’è un maggioritario o una parvenza di esso.

L’intervista a Repubblica: “La crisi è grave. Forza Italia è pronta per far nascere un nuovo governo”

Ieri, poi, alla fine di una lunga serie di avvisaglie e segnali, Berlusconi ha assestato il suo colpo ‘da maestro’, lasciando interdetti e basiti anche molti dei suoi (i parlamentari di FI).

Il Cavaliere ‘sceglie’ il suo giornale ‘nemico’ per antonomasia, Repubblica, per rilasciare un’intervista in cui spiega, senza giri di parole, che “Forza Italia è pronta per tornare al governo” perché “la crisi è grave”. Certo, Berlusconi – almeno per ora – si dice pronto a farlo ‘non’ in un esecutivo di unità nazionale e neppure con i 5Stelle, ma in una ‘nuova’ maggioranza che prescinda dai voti dei pentastellati. Quale maggioranza potrebbe essere, ad oggi, non è dato sapere: senza i voti dei 5Stelle e d’altro canto senza quelli di Lega e FdI, è difficile pensare che Pd e FI più altri partiti minori possano comporre un nuovo governo. Ma l’obiettivo di Berlusconi era un altro: mandare un ‘avviso ai naviganti’ di questo tenore: ci sono, sono tornato.

Cosa chiedere in cambio del sì al Mes e a un Conte ter? Ministri? No, torte pubblicitarie migliori per Mediaset

E così, con ‘questo’ così confuso quadro politico, il Cav ha solo l’imbarazzo della scelta. Può chiedere – a Conte, al Pd e ai M5s – posti da ministro, viceministro e sottosegretari. Ma perché creare un’altra, infida, generazione di ‘cori ingrati’ che poi ti deludono e ti pugnalano alla schiena? Molto meglio chiedere, a questo governo o a uno nuovo, favori per sé e per le proprie aziende, quelle di famiglia.

Succede, infatti, che sia la commissione di Vigilanza sulla Rai che, persino, l’Agcom abbiano aperto una procedura di ‘infrazione’ verso la Rai colpevole, durante il lockdown, di dumping, cioè aver praticato sconti anche del 90% e oltre, agli inserzionisti pubblicitari, pur di farli rimanere con sé. Il risultato è stato quello di aver ‘drogato’ il mercato: introiti praticamente azzerati per la carta stampata, ma anche tv private (Mediaset e La 7) finite subito in grande difficoltà.

E guarda caso, il premier Conte, che punta solo a durare, ci sta provando, d’intesa con il criticatissimo (dal Pd) ad della Rai, Fabrizio Salini, a mettere d’accordo tutti: alla Rai il governo lascerebbe una porzione maggiore di canone tv (150-200 milioni in più) ma in cambio della rinuncia di una quota di pubblicità con cui si finanzia vendendola, come abbiamo visto, a prezzi stracciati, danneggiando Cairo e, anche, i figli di Berlusconi che oggi gestiscono Mediaset. E, di certo, per il Cavaliere, uno ‘sconto’ sulla torta della pubblicità alle sue aziende vale ben di più di due ministeri.

Un nuovo governo o un governo nuovo? Presto la scelta

E, dunque, cosa può e vuole fare, oggi, Berlusconi? Accontentarsi di un ‘rimpasto’ dell’attuale governo in cui piazzare un paio di uomini e/o di donne ‘azzurre’? Poco, troppo poco. I 5Stelle resterebbero, in Parlamento, decisivi.

La cosa migliore sarebbe, appunto, dare vita a un ‘nuovo’ governo. Già, ma con Conte o senza? Ovvio che, per Berlusconi, sarebbe meglio ‘senza’ Conte, il che darebbe l’idea di un ‘cambio’ radicale dell’esecutivo, legittimando così l’ingresso di FI, ma anche se Conte restasse, ma ‘prigioniero’ dei voti azzurri, non sarebbe poi così male.

C’è, inoltre, la possibilità di dare vita un Conte ter basato su una coalizione ‘rosa-giallo-azzurra’ che, però, dovrebbe scontare la piena ostilità di Lega e FdI. Fonti della Lega, davanti all’intervista di Berlusconi, fanno già sapere che “La via maestra sono le elezioni. Mandare a casa un governo che blocca tutto è vitale per il futuro dell’Italia”, ma dicono anche che “sul Mes la posizione di Forza Italia è contro l’interesse nazionale italiano”. Morale, la spaccatura del centrodestra è, già oggi, un dato di fatto. Infatti, FI è pronto eccome, a votarlo, il Mes, perché così vuole e ha deciso lui, Berlusconi. “Meno male che Silvio c’è” cantavano, tanti anni fa, le ‘Papi-girl’. Tanta acqua è passata sotto i ponti e, oggi, la canzoncina la canta Conte. Senza i voti di FI, il governo finirà impallinato, al Senato, quindi con Berlusconi bisognerà, presto o tardi – più facile a settembre che a luglio – scendere a patti. Poi, quando l’attuale maggioranza si siederà al tavolo delle trattative, scoprirà quale è ‘il prezzo’ che Silvio vorrà loro far pagare. Meglio ricordino che, su queste cose, il Cav è imbattibile.