Seduta horror alla Camera, tra suicidi politici e delitti rapaci durante le votazioni per il Green Pass

La Lega prima ritira i propri emendamenti, evita così la fiducia ma poi vota quelli gemelli di Fratelli d’Italia. Negli stessi minuti un piccione soccombe ad un gabbiano e gronda sangue nel cortile dove i deputati vanno tra una votazione e l’altra. Fiano (Pd): “C’è un problema di coerenza, non potete votare diversamente in Cdm e in aula”

Foto Twitter - Claudio Borghi
Foto Twitter - Claudio Borghi

Seduta horror ieri alla Camera. Tra suicidi politici e delitti grandguignoleschi con tanto di sangue che gronda dal cielo e “cadaveri" impigliati nella rete che copre il cortile di Montecitorio. Il contesto è identico per entrambi i fatti: le votazioni sul decreto Green Pass 1, il primo, quello entrato in vigore a metà agosto che ha introdotto la certificazione verde per tutti i ristoranti e i locali che operano al chiuso. Avviene tutto in diretta e negli stessi minuti.  Roba per osservatori di indizi, segnali e aruspici.  E chissà cosa ci avrebbero letto in questa seduta.

Le due Leghe

L’harakiri politico è quello della Lega: ha spaccato la maggioranza e ha  “raggirato” il governo perché ha ritirato i suoi emendamenti al decreto per evitare la fiducia  e poi però ha votato quelli gemelli di Fratelli d’Italia. Che cancellano e sopprimono intere parti del decreto. Un non senso politico visto che il Green Pass 1 passa ugualmente e il merito dell’opposizione andrà alla fine a Giorgia Meloni. Ieri sera Borghi, il deputato no-vax in nome del quale Salvini ha ceduto a questa ambigua decisione, ha potuto fare un tweet per rivendicare “la coerenza della Lega che ha votato contro il green pass”. E però sarà difficile spiegarlo tra una settimana quando il governo voterà un nuovo decreto green pass per allargarne l’uso al lavoro pubblico e privato. “Non può ripetersi troppo spesso che un partito di maggioranza vota compatto in Consiglio dei ministri e poi fa come gli pare in Parlamento. C’è un problema di coerenza. E la politica può essere giusta o sbagliata ma deve essere coerente” ha detto Emanuele Fiano, il deputato Pd che ha preso la parola appena si è chiusa la votazione. Che per l’appunto era a scrutinio segreto ma assolutamente esplicita con 134 voti favorevoli (270 contrari) che sono evidentemente la somma dei deputati di Fratelli d’Italia e della Lega che però sta in maggioranza e avrebbe dovuto contro. Il chiarimento è urgente. Dentro la Lega, ovviamente. “Ci dovete dire chi siete voi? La Lega di Giorgetti o quella di Salvini?”ha potuto infierire Crippa, capogruppo M5s.

Sangue dal cielo

Il delitto è avvenuto all’imbrunire, intorno alle otto di sera. Mentre l’aula votava con procedura segreta l’emendamento di Fdi che boccia il green pass nei ristoranti, un’assistente parlamentare si è precipitata  in cortile - luogo per solito assai affollato di deputati e deputate - urlando: “Attenti al sangue, attenti al sangue, precipita dall’alto…”. In quel preciso momento i deputati erano per lo più in aula a votare e quei pochissimi che lo avevano già fatto ed erano usciti a fumare o a prendere aria (non condizionata) non capivano bene cosa stessa dicendo la gentile assistente parlamentare che risultava però in effetti un po’ sconvolta. “Ma lo vedete lì, guardate, è sangue e gronda dal cielo, andate dentro…”. Una volta messa la testa al riparo sotto i gazebi, una decina di deputati e qualche giornalista hanno potuto alzare il naso “in sicurezza” e risolvere finalmente il giallo: sulla rete che sovrasta il cortile a circa venti metri di altezza, un piccione perdeva sangue, gocce grandi che finivano sui marmi del pavimento del cortile proprio davanti alla porta principale di accesso all’aula (ora in parte trasferita anche in Transatlantico). Nessuno ha potuto vedere il delitto in diretta: molto probabilmente un gabbiano assai rapace ha preso di mira il piccione (ignoto il movente) e l’ha ucciso a forza di morsi e beccate. Il risultato è che il povero piccione è finito agonizzante e sanguinante sulla rete e qui è lentamente spirato. Mentre il sangue colava a terra. Gli stessi vigili del fuoco hanno impiegato diverso tempo per rimuovere dalla rete la carcassa del piccione. Nel cortile molti deputati, anche leghisti, hanno assistito muti alla scena chini effetti poteva dare qualche segno di angoscia. Per gioco giravano le seguenti domande: “Chi è il piccione? Chi è il gabbiano?”. Roba per aruspici, appunto.

Ritirata la fiducia

Ma torniamo alla cronaca di questa giornata piena di colpi di scena. Salvini a fine mattinata si era  mostrato collaborativo e ha annunciato il ritiro degli emendamenti della Lega (ne erano rimasti per la verità solo 5 ma almeno un paio erano nei fatti soppressivi del Gp), la loro trasformazione e limatura in ordini del giorno che si votano una volta approvata la legge. In cambio palazzo Chigi ha tolto dal tavolo l’opzione fiducia che qualche fonte parlamentare, specialmente a destra, dava invece per scontata. Ha vinto il buon senso, da ambo le parti: nessuna fiducia; nessun emendamento soppressivo della misura da parte di una forza di governo che lo ha votato in consiglio dei ministri. Ecco l’altro paradosso: la Lega di governo, i ministri Giorgetti, Garavaglia e Stefani, hanno votato i decreti green pass senza eccepire. Salvini e Borghi, fuori da palazzo Chigi, per non perdere terreno rispetto a Meloni, hanno cominciato subito a cannoneggiare, ad andare in piazza, assumendo il ruolo contraddittorio ruolo di chi vuole combattere il virus ma non vuole utilizzare gli unici mezzi esistenti (vaccino e green pass), vorrebbe i tamponi gratis (un costo di circa 4 miliardi per lo stato) e ogni volta ce n’è sempre una nuova. Una matrioska di paradossi. Una posizione ambigua dove sono quasi quotidiani i testa coda. Quello di ieri è stato clamoroso.

Testa coda

Senza fiducia e senza emendamenti, alle 12 inizia la votazione sul Green Pass 1. Il leghista Claudio Borghi, che è stato in piazza con i no vax, prende la parola e anticipa che, nonostante qualche miglioramento, la Lega voterà però alcuni degli emendamenti critici presentati da Fratelli d’Italia. In pratica Salvini ha ritirato i suoi per rispetto a Draghi e ai suoi colleghi di governo o per evitare la fiducia.  Ma poi in aula ha fatto come gli pare: il gruppo compatto si è astenuto sull’emendamento soppressivo e ha votato quelli della Meloni, no al Green pass nei ristoranti e no ai minorenni. Le votazioni sono riprese alle 18 e 40 e la Lega ha continuato a votare con Fdi. Emendamenti tutti respinti dalla larga maggioranza. A guidare questa scombinata linea politica il deputato Claudio Borghi, il già no euro ora anche no vax e no pass.  L’intervento di Borghi in aula merita di essere riportato quasi integralmente. “In un primo momento c'era stato un rifiuto totale da parte del governo verso tutte le nostre istanze e allora era stata votata la soppressione (in commissione, ndr). Ma noi vogliamo cercare di procedere in un clima costruttivo: anche a seguito di quell'atto politico forte sono stati già riconosciuti miglioramenti e altri sono allo studio. Arrivare a un dialogo e a compromessi è esattamente quello che un Parlamento dovrebbe fare, invece che il muro contro muro”. Quindi, ha concluso Borghi, “sarebbe offensivo da parte nostra chiudere la porta prima di vedere l'esito della discussione: noi confidiamo che il governo accolga alcune modifiche di buon senso e in attesa di vedere cosa avverrà, la Lega si asterrà sull'emendamento soppressivo dell'articolo 3”.

Nei sondaggi la destra vuole vaccini e Green pass

 Mettendo in fila: la Lega ottiene che non venga messa la fiducia; in cambio ritira gli emendamenti; una volta in aula vota quelli degli alleati-avversari della Meloni che nel caso si prenderebbe i meriti; gli emendamenti comunque non passano. E il Green pass resta in vigore. Un suicidio politico visto che i sondaggi concordano nel dire che il 72% dell’elettorato di centrodestra è a favore di green pass e obbligo vaccinale. La faccenda vaccini ormai ha un dividendo politico molto basso. Ne ha molto di più fare di tutto per tenere aperto il Paese e farlo ripartire.

E però così vanno le cose quando si è prigionieri di una piazza e di un populismo che su vaccini e dintorni sono rimaste mezze vuote.

C’è da dire che questa sceneggiata è stata vissuta a fatica nei banchi della Lega. Il capogruppo Molinari non ha mai preso la parola e l’ha lasciata sempre a Borghi. Un big della Lega passando nel corridoio dei Presidenti ieri sera si è messo le mani in testa: “Abbiamo fatto un bel pasticcio. Comunque dai, passerà anche questa”. E a quell’ora il cadavere del piccione ancora non aveva iniziato a grondare sangue sul cortile di Montecitorio.