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[L’analisi] Vi spiego perché Salvini non difende Israele ma soltanto Netanyahu

Nessuno nega che Hezbollah abbia usato anche metodi terroristici ma l’arma del terrore è usata da tutti nella regione anche da chi ne è bersaglio, Israele compreso, soprattutto nei confronti dei palestinesi. Questo viaggio a Salvini serve per accreditarsi a livello internazionale e con altri interlocutori mediorientali

Alberto Negridi Alberto Negri, editorialista   
Salvini in Israele (Ansa)
Salvini in Israele (Ansa)

Come tutti coloro che non sanno cos’è una guerra al ministro degli Interni Matteo Salvini piace giocare al soldatino e così è andato nel Nord di Israele per infilarsi in uno dei tunnel che sarebbero stati scavati dalla milizia sciita libanese Hezbollah. Secondo Haaretz, che riporta fonti dell’esercito israeliano, questi tunnel (ne hanno trovati tre) non rappresentano comunque una minaccia.

Il sodalizio con Netanyahu

La vera minaccia per noi è che il ministro Salvini vada a tenere bordone al premier Benjamin Netanyahu, in evidenti difficoltà per le accuse di corruzione, che vuole innalzare la tensione in Medio Oriente per cavarsela ancora una volta con una guerra o una situazione di emergenza che lo aiuti a restare in sella.
In poche parole il ministro italiano fa il guerrafondaio sulla pelle degli altri, che siano arabi o ebrei. “Chi vuole la pace - ha dichiarato su Tweetter - sostiene il diritto all'esistenza ed alla sicurezza di Israele. Sono appena stato ai confini col Libano, dove i terroristi islamici di Hezbollah scavano tunnel e armano missili per attaccare il baluardo della democrazia in questa regione”.

Dichiarazioni avventate

Ma che gliele ha dette queste cose a Salvini? I missili Hezbollah li ha certamente e li ha anche usati nel conflitto del 2006 ma non li ha infilati di sicuro in questi tunnel per farseli prendere dagli israeliani. Non lo dice neppure Netanyahu e tanto meno l’esercito israeliano, che può non piacere ma non è guidato da degli sbruffoni e disinformati. Con queste dichiarazioni avventate il ministro non difende la sopravvivenza di Israele ma quella del suo primo ministro Netanyahu.
Il ministro Salvini poi attacca Hezbollah, che in Libano oltre a essere una milizia sono anche un partito rappresentato in Parlamento e al governo. Nessuno nega che Hezbollah abbia usato anche metodi terroristici ma l’arma del terrore è usata da tutti nella regione anche da chi ne è bersaglio, Israele compreso, soprattutto nei confronti dei palestinesi.

La controversa posizione degli Hezbollah

Non solo. Forse qualcuno dei nostri acuti diplomatici dovrebbe informare il ministro che gli Hezbollah hanno combattuto in Libano e Siria contro l’Isis e i jihadisti liberando i villaggi cristiani come quello di Maloula, dove si parla ancora l’aramaico di Gesù Cristo. Mentre il premier Netanyahu ha dato aiuto e sostegno ai jihadisti in funzione anti-Assad sul Golan: questi non sono forse terroristi? Come si suol dire: bada come parli perché da queste parti la situazione è complessa.

Proteste per la visita di Salvini

Ma il nostro ministro queste cose o non le sa oppure le vuole ignorare perché gli piace dare una sola versione della storia. In Israele per protesta contro la sua visita un picchetto di dimostranti si è riunito all'ingresso del Museo dell’Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme su iniziativa del deputato comunista Dov Chenin. “Salvini _ ha spiegato Chenin _ è il leader dell’estrema destra in Italia, loda Mussolini e perseguita le minoranze. La sua visita qui è un affronto alla memoria dei sopravvissuti alla Shoah e non può passare sotto silenzio”. Chenin ha deprecato il furto avvenuto a Roma “a opera di antisemiti italiani” delle pietre d’inciampo sistemate in memoria di deportati ebrei assassinati nei campi di sterminio. Siamo sicuri che il ministro degli Interni andrà a prenderli uno per uno dimostrando così di essere un “baluardo della democrazia”.

In realtà questo viaggio a Salvini serve per accreditarsi a livello internazionale e con altri interlocutori mediorientali: in ballo ci sono la credibilità di un leader che ha una dimensione soprattutto italica. Magari il prossimo viaggio è a Riad per stringere la mano al principe Mohammed bin Salman mandante dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi. Del resto in Arabia Saudita ci sta andando anche Macron per salvaguardare le sue commesse militari. Ma è certo che da Salvini non avremo mai una parola contro le sanzioni all’Iran o a favore dei palestinesi.

Alberto Negridi Alberto Negri, editorialista   

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