[L’analisi] Dalla legittima difesa all’Autonomia delle regioni, dal Reddito a quota 100, senza dimenticare Bruxelles e la riforma costituzionale: Salvini e Di Maio alla “Prova del 9”

Nei prossimi quattro mesi la maggioranza affronterà numerosi dossier divisivi all’interno ma anche decisivi per la loro credibilità politica. La Lega vuole incassare entro gennaio la difesa sempre legittima attesa alla Camera per il via libera finale ma i pentastellati hanno molti dubbi. Le misure bandiera dovranno passare il vaglio del Parlamento. E la maggioranza al Senato perde pezzi decisivi. Una mappa/agenda per orientarsi

[L’analisi] Dalla legittima difesa all’Autonomia delle regioni, dal Reddito a quota 100, senza dimenticare Bruxelles e la riforma costituzionale: Salvini e Di Maio alla “Prova del 9”

Le chiacchiere sono veramente finite. Ora si passa ai fatti. I prossimi 120  giorni saranno quelli della “Prova del 9” per i due partiti di governo. Sono stati sette mesi di rodaggio, di provvedimenti “popolari” come la legge anticorruzione  detta “spazzacorrotti” e il decreto sicurezza che nel passaggio dalla propaganda alla prassi quotidiana stanno mostrando limiti e inapplicabilità; mesi scanditi da “misure clamorose” come la navi cariche di profughi lasciate in mare al grido “porti chiusi”. Sette mesi di cui almeno la metà assorbiti dalle  scelte di bilancio e finanza pubblica. La prova del 9 è arrivata anche per loro, per le due misure bandiera, il Reddito di cittadinanza e la Quota 100.

Nei prossimi quattro mesi, 120 giorni appunto, sarà tutto più chiaro e il tempo della verifica prenderà il posto di quello della propaganda. Soprattutto si capirà la capacità di tenuta della maggioranza: i prossimi quattro mesi  coincidono con quelli della campagna elettorale per le Europee (26 maggio), il giro di boa che Salvini considera decisivo per capire se e quanto andare avanti con il governo Conte. Quella che segue è una sorta di mappa del rischio dell’esecutivo.  L’agenda degli esami più importanti.

Le misure bandiera

La riunione del Consiglio dei ministri che dovrà varare il decreto con il Reddito di cittadinanza e Quota 100 è attesa giovedì. Ma potrebbe anche essere rinviata a lunedì 14. Nei prossimi giorni potrebbero esserci delle modifiche soprattutto in vista dell’esame della Ragioneria dello Stato che deve verificare la compatibilità dei conti pubblici rispetto alla platea degli aventi diritto. In vista, anche, della verifica del Quirinale rispetto alla compatibilità costituzionale (ad esempio esclusione degli stranieri con cittadinanza italiana da almeno 10 anni) e tecnica specie per Quota 100 (quanti dipendenti pubblici e a quali condizioni lasceranno vacanti i rispettivi ruoli). I sindacati stanno sollevando numerose questioni che porteranno in piazza nel mese di gennaio. Poi sarà la volta della verifica parlamentare. Il decreto dovrà essere convertito entro 60 giorni (metà marzo) ma anche prima se le misure dovranno essere operative dal mese di aprile. E non c’è dubbio che il principale ostacolo riguarda l’operatività dei Centri per l’impiego (Cpi) e dei Navigator: i primi dovranno verificare i titoli dei beneficiari; i secondi sono i tutor che daranno assistenza ai beneficiari del reddito.

La difesa sempre legittima

Nel perenne confronto su chi, tra Salvini e Di Maio, riesce maggiormente a modellare l’azione di governo per ribaltare le insinuazioni di chi dice che un leader è ostaggio dell’altro, il Capitano leghista tiene il punto sulle questioni della sicurezza. In queste ore è evidente lo “scontro” tra “il salviamo donne e bambini” tra i profughi a bordo delle due navi delle ong del leader pentastellato e il “no grazie, abbiamo già dato, ci pensi l’Europa” del ministro dell’Interno. Così Salvini, che ha dovuto ingoiare tra le altre cose lo spazzacorrotti e con la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, fa dell’approvazione della legittima difesa un suo punto d’onore. Un provvedimento a costo zero ma di grande consenso nella base leghista. Il primo provvedimento da incassare nel 2019. Entro gennaio, possibilmente.Il testo della nuova legge è già stato approvato al Senato e ora attende il via libera alla Camera. Il Movimento non digerisce alcuni passaggi del testo. E i parlamentari, come confermano le recenti espulsioni (De Falco e De Bonis che non hanno votato la fiducia al decreto sicurezza, al dl Genova con i condoni edilizi e si sono forzati per votarla alla legge di bilancio), sono sempre meno reticenti rispetto al proprio malumore circa le accelerazioni leghiste condivise da Di Maio.  “Dovremo discutere bene su questo provvedimento” ha avvertito il sottosegretario Vincenzo Spadafora. Il disegno di legge prevede che la difesa sia “sempre” legittima contro chi entra nell’abitazione altrui. Il “grave turbamento” è  causa di non punibilità se uno si difende in casa  così come sussiste “il rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa per chi all’interno del domicilio o luoghi simili respinge l’intrusione posta in essere con minaccia o uso delle armi”. Resta il vaglio del magistrato e dunque chi “si difende e uccide” sarà comunque indagato. Ma sarà in pratica solo una formalità. Un po’ troppo per un movimento che tra le sue stelle ha sempre fatto brillare quella del no-alle-armi.  

Il federalismo

E’ un altro dossier bollente su cui Lega e 5 Stelle alzano continuamente l’asticella fino a minacciare pubblicamente la crisi di governo. Si tratta della legge su “l’autonomia differenziata delle Regioni”. In sostanza: più autonomia su più materie e, quindi, più risorse. Sono tre al momento le regioni richiedenti: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Altre, ad esempio la Puglia ma anche il Piemonte, potrebbero presto muoversi nella stessa direzione. Prima di Natale, nonostante le tensioni sulla legge di bilancio, la Lega ha ottenuto di dedicare  all’argomento una riunione del Consiglio dei ministri al termine della quale il premier Conte ha dettato l’agenda (“entro metà febbraio ci sarà il testo” che poi dovrà essere convertito dalle Camere) e di fronte a Salvini e al ministro Stefani (Lega) si è assunto la responsabilità di fare presto e di fare bene, in ossequio all’articolo 116 della Carta  cui, spiegò mettendo le mani avanti,  “stiamo dando attuazione”.  E’ chiaro anche ad un bambino che un passaggio del genere andrà a rompere, nei fatti, l’unità del Paese a discapito delle regioni del sud. Ed è chiaro che i parlamentari grillini, in larga parte eletti al sud, si oppongono in tutto e per tutto ad una legge che temono possa venir meno ai principi di solidarietà, rigore ed equità sociale.  Vedremo come andrà a finire. Ad oggi la Lega vuol tirare diritto. I 5 Stelle hanno già detto che faranno mancare i voti. Cioè crisi di governo. Che se dovesse capitare tra fine marzo e aprile, potrebbe  anche essere un alibi perfetto, motivato e coerente, per far saltare tutto.

La democrazia diretta

Ecco qua un’altra patata bollentissima nel menu di palazzo Chigi. Il governo gialloverde ha “inventato” di sana pianta la delega “per la democrazia diretta”. Ne ha investito il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, fedelissimo di Luigi Di Maio, che, a parte mettere fiducie, ha anche avviato l’iter parlamentare di un pacchetto di riforme costituzionali che portano il suo nome.  In pratica la democrazia diretta si realizza tramite lo strumento del referendum propositivo però senza quorum.  A proposito di “mettersi le dita negli occhi” tra i due alleati di governo, questa mossa equivale ad un cazzotto. Già in Commissione i due alleati hanno messo da parte il fair play e il leghista Igor Iezzi ha piazzato l’emendamento che introduce il quorum di validità al 33%. I 5 Stelle l’hanno presa malissimo perché il quorum di per sè falsa la loro idea di democrazia diretta. Si prefigura un braccio di ferro interno alla maggioranza visto che la riforma costituzionale dovrà comunque passare 18 mesi in Parlamento. “E’ certamente avventuristico – dice il costituzionalista e deputato Pd Stefano Ceccanti – non prevedere un quorum minimo ma non meno gravi sono mettere in alternativa un testo popolare  ed uno parlamentare e consentirlo anche su leggi di spesa e in materia penale: un conto è integrare la democrazia rappresentativa e un altro è scardinarla”. La competizione, finora limitata alla Commissione, si sta per trasferire in aula alla Camera. Ne vedremo delle belle.

Il monitoraggio della Ue

A tutto questo, che è già molto, si deve aggiungere che nei prossimi mesi Bruxelles eserciterà quel monitoraggio sui conti pubblici che ha promesso nella lettera che ha dato il via libera alla legge di bilancio e che il commissario Moscovici ha ricordato dopo il via libera del Parlamento. La tenuta dei conti è il faro della Commissione, deficit al 2% e  +1 di crescita sono pilastri non derogabili. Per non parlare del disegno di legge sulle Semplificazioni che rischia di portare in pancia misure ostiche ai 5 Stelle come la riforma del codice degli appalti, cioè il suo smantellamento che vede nettamente contrario un riferimento dei 5 Stelle come il presidente dell’Anac Raffaele Cantone.  Già è stata dura far accettare ai rigoristi grillini il fatto che i Comuni potranno fare gare fino a 150 mila euro con affidamenti diretti.  Anche questo testo è destinato ad armare scontri interni alla maggioranza.

Quattro mesi per fare la “Prova del 9”. Il menu è ricco. In palio c’è la differenza tra propaganda e realtà.