Una telefonata allunga la vita (al centrodestra). Salvini e Berlusconi fanno pace, ma ci sono nodi irrisolti

Possibile, in futuro, una federazione di tutti e tre i partiti. La Lega ha tolto dal campo l’emendamento anti-Mediaset. La ricostruzione della genesi della telefonata

La coppia Berlusconi-Salvini
La coppia Berlusconi-Salvini

Una telefonata allunga la vita, in questo caso quella del centrodestra, che rischiava di finire in frantumi. Dopo giorni in cui si sono guardati in cagnesco e si sono ben guardati dal telefonarsi di persona, ma anche dopo giorni di lavorio dei rispettivi pontieri, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi si sono finalmente telefonati di persona e Giorgia Meloni ha fatto molto per mettere pace tra i due. Ma è stato Salvini, che aveva molte più cose da farsi perdonare (lo ‘scippo’ di ben tre deputati azzurri a FI, le accuse di inciuci con il Pd e soprattutto l’emendamento anti-Mediaset, poi prontamente ritirato), a chiamare il Cavaliere. La telefonata è stata definita, da entrambi gli staff, “cordiale”. I due leader si sono ribaditi reciprocamente l’unità della coalizione di centrodestra e la solidità dell’alleanza tra Lega, FdI e FI in vista dei prossimi appuntamenti parlamentari, ma anche delle amministrative.

E’ stato Salvini a chiamare il Cavaliere…

A ragguagliare i media sulla telefonata è stato Salvini, che aveva una gran fretta di ‘fare pace’, ben più del Cav. “Con Berlusconi – ha raccontato il leader leghista - abbiamo parlato di tasse, di lavoro e concordato la battaglia comune del centrodestra, in Aula, su pochi obiettivi e per portare a casa alcuni risultati importanti per gli italiani che soffrono”. Poi Salvini ha annunciato la (presunta e tutta da verificare) novità politica all’orizzonte per il centrodestra del futuro: “Penso a una federazione, a lavorare insieme, unire cuori, per portare al governo soluzioni concrete”. Come si vedrà. Per ora Salvini resta sul vago sul piano politico generale, ma lancia a Berlusconi una proposta di rango parlamentare: al momento, Lega, FI e FdI hanno 254 deputati e 135 senatori. La proposta di Salvini è di dare vita a un maxi-gruppo parlamentare del centrodestra che si comporti e voti, nelle aule parlamentari, in modo sincronico e identico, dando vita e basi solide all’idea della federazione tra partiti. Difficile, però, che FdI, prima ancora che FI, accetti l’idea.

Salvini lancia l’idea di una ‘federazione’ dei tre partiti

Al di là delle chiacchiere e della propaganda, però, la sola vera novità che dovrebbe segnare un atteggiamento comune dei tre partiti è, per ora, che Salvini apre alla possibilità – apertamente sostenuta da Berlusconi e da FI – di votare sì al nuovo scostamento di bilancio che sta per chiedere il governo, la prossima settimana. “Se ci spiegano come usano i soldi, siamo disponibili a sostenere le proposte del governo, purché siano aiuti concreti e non monopattini” è il mezzo sì, pur vago, di Salvini. In cambio, è ovvio che FI, che ha già rinunciato alla richiesta di un relatore di minoranza sulla manovra e anche a ogni velleità di una sua parte, quella legata a Mara Carfagna, di entrare al governo, accettando di restare ferma nel perimetro dell’opposizione.

La Lega ha tolto dal campo l’emendamento anti-Mediaset

Volendo ricostruire la genesi della telefonata mattutina “lunga e cordiale” per appianare le “incomprensioni”, va detto anche, però, che le voci di un colloquio imminente tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini si erano rincorse per due giorni. Ma soltanto ieri mattina, dopo che la Lega ha espunto il riferimento alla questione Mediaset dalla pregiudiziale di costituzionalità contro il Decreto Covid, la conversazione diretta tra i due si è realmente concretizzata. Un gesto simbolico rafforzato dalle parole del capogruppo a Montecitorio Molinari, fedelissimo salviniano, sulla norma anti-Mediaset che, come ha già fatto FdI, è stata espunta dalle pregiudiziali di incostituzionalità che verranno discusse a partire da martedì prossimo nel dl Covid: “E’ stato un equivoco, siamo stati fraintesi”.

La ricostruzione della genesi della telefonata

Ad alzare il telefono è stato il leader leghista, a cui Berlusconi ha subito espresso “stupore e dispiacere” per i sospetti dell’alleato, dato che lui non ha mai ipotizzato “alcun supporto alla maggioranza” né di voler entrare al governo o di voler fare inciuci e “lo ho anche detto in tutte le salse, caro Matteo” ha rimbrottato, piccato, l’alleato. Salvini ha tenuto il punto, spiegando che il suo malumore non era rivolto verso l’ex premier bensì verso “un pezzo di Forza Italia” (leggi: l’area Carfagna) troppo propenso al dialogo con il governo. Berlusconi però ha tagliato corto: “Tutto il partito è con me. Siamo uniti e compatti”. Non è vero, come si sa (sono molti gli azzurri pronti a sostenere il governo: non solo la Carfagna, ma anche dalla Polverini alla Camera fino a Napoli) ma Salvini fa finta di crederci.

Il centrodestra dovrebbe astenersi in modo unitario sullo scostamento di bilancio

Su queste basi, per quanto malferme, i due leader hanno concordato il punto politico: il centrodestra si muoverà con una posizione comune su tutti i provvedimenti economici, dagli emendamenti alla manovra al decreto ristori, fino allo scostamento di bilancio che sarà votato al Senato mercoledì prossimo. “L’unità del centrodestra non è in discussione” è stata la conclusione comune. Dato politico che, come dicevamo, Salvini si è subito speso intervenendo a SkyTg24: “Abbiamo parlato tasse e di lavoro, al di là delle beghe che non interessano gli italiani. Faremo una battaglia comune come centrodestra in aula per portare a casa risultati concreti, cambiare la vita agli italiani non garantiti, al fianco dei produttori. Ci saranno emendamenti comuni alla legge di bilancio. Proposte a un governo che finora non ha ascoltato nessuno”. Ma il Capitano è andato oltre, recependo un suggerimento che arriva dal governatore ligure Giovanni Toti: “Mi piacerebbe nei prossimi mesi fare una federazione del centrodestra, a partire dai gruppi parlamentari, per unire le nostre proposte concrete”. Una proposta fumosa, per ora, anche perché una ‘federazione’ tra partiti vuole dire indicare quali e quante cessioni di sovranità ognuno è pronto a dare, ma almeno è una traccia.

La campagna acquisti della Lega in FI per ora si è fermata

E dunque, il meteo del centrodestra sembra tornare sereno. Come ironicamente aveva previsto Giorgia Meloni, che pure si è spesa molto per far tornare il bel tempo: “Quando gli uomini litigano bisogna lasciarli raffreddare”. In parte, è quello che è avvenuto. Alla base, raccontano i bene informati, c’era un fastidio reciproco: da parte di “Silvio” per i toni e il protagonismo di “Matteo”, da parte di questi per la ritrovata centralità politica di Forza Italia nel clima di “collaborazione istituzionale”. Salvini, prendendosi tre deputati, ha lanciato un avvertimento di quelli pesanti. Forte delle proiezioni che, con una Fi al 6%, assottiglierebbero la pattuglia parlamentare a 12 senatori e 24 deputati, Salvini fa capire di poterne accogliere molti. Infatti lo stesso Molinari parla di “fermento” tra gli azzurri che potrebbe portarne in dote alla Lega almeno altri sei tra deputati e senatori. Ma se trapela che i potenziali transfughi arrivano forse fino dieci, o anche di più, gli azzurri replicano che il rischio overbooking, specie al Senato, non lo corrono solo loro. E che il “reclutamento” che sta mettendo in campo la Lega ha in realtà come bersaglio prediletto i grillini, lasciando poco spazio agli altri.

Insomma, derubricato l’accaduto a riposizionamento tattico anziché frattura, il gioco a nascondino tra Salvini e Berlusconi su come ‘dialogare’ con la maggioranza continua. “Se ci spiegano come usano i soldi pronti a votare lo scostamento di bilancio, basta che non si parli di monopattini, ma di aiuti concreti” ha ribadito Salvini. E’ quello che ripete anche la leader di FdI, ma pochi ci credono. Ad oggi la unica certezza è che i tre partiti – nonostante i distinguo - voteranno in modo concorde sullo scostamento di bilancio. Come hanno fatto le ultime volte: due sì e una non partecipazione al voto, l’ultima volta, condita dal “trappolone” leghista per far mancare il numero legale. Stavolta i pronostici sono più ottimistici: se il voto favorevole a cui punta il Pd è tutto da costruire, le condizioni per l’astensione, che al Senato vale oro, ci sono.

Le “proposte concrete” del centrodestra al governo sul fisco

E’ una partita però ancora tutta da giocare e da verificare alla luce di quanti miliardi utilizzabili anche dalla minoranza metteranno sul piatto della manovra il premier Conte e il ministro Gualtieri. Semestre fiscale bianco, aiuti alle partite Iva, ristori alle categorie imprenditoriali e commerciali “tralasciate”, potenziamento della sanità territoriale e domiciliare: i temi non mancano. “Abbiamo presentato 34 pagine di proposte e sono state accolte con interesse dal governo – spiega Renato Brunetta, uno dei “pontieri” del dialogo – Valuteremo laicamente quello che ci sottoporrà la maggioranza”. Mentre il portavoce azzurro Giorgio Mulé ribadisce: “Vogliamo avviare un dialogo che comprenda tutto il centrodestra”. Chiarisce la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini: “L’unità del centrodestra non è in discussione: abbiamo votato insieme 80 miliardi di scostamenti di bilancio e presenteremo emendamenti comuni per migliorare una legge di bilancio datata e insufficiente”. Poi indica uno dei nodi centrali: “Chiederemo una programmazione del rinvio delle scadenze fiscali. Non si può decidere all’ultimo momento, quando la maggior parte dei contribuenti ha già pagato. Gli stop and go provocano danni anziché risolvere i problemi”.

Alla certificazione del “rapporto di reciproca lealtà” tra i due leader plaude anche il senatore azzurro Francesco Giro, che smentisce di voler lasciare FI per la Lega. Sulle basi della pace ritrovata, il centrodestra ha cinque giorni per decidere l’orientamento sullo scostamento di bilancio. Molti i temi sul tavolo, ma uno solo il punto di caduta: l’accettazione da parte del governo della proposta di un “reddito di ripartenza” per le partite Iva che abbiano avuto un calo di fatturato nell’anno del Covid. Una cifra che potrebbe variare intorno ai mille euro. Un risarcimento per gli autonomi e una vittoria che Fi si intesterebbe volentieri.

La prossima settimana il vertice sulle amministrative

Ma a mettere alla prova la ritrovata unità, a metà della prossima settimana, sarà anche il vertice sulle comunali per decidere i candidati sindaci a Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli. Nonostante i timori di rinvio della tornata elettorale da primavera all’estate, o a settembre, il centrodestra è intenzionato a chiudere entro il 3 dicembre sui nomi. E Berlusconi, che pensa di partecipare in video-conferenza, si prepara a far valere la sua ritrovata centralità per far pendere la bilancia a favore di Guido Bertolaso per il comune di Roma come pure per altri nomi su Milano.