[Il retroscena] Russiagate: gli 007 servono l' assist a Salvini. Mentre il premier Conte prova ad umiliarlo: “In Parlamento il 24”

Ma è solo una nuova modalità della solita messinscena perché in realtà i 5 Stelle non voglio la crisi di governo. Davanti al Copasir  il direttore dell’Aise osserva come “la partita di petrolio trattata al Metropol sia l’equivalente del fabbisogno nazionale”. Abbastanza improbabile, quindi. Perquisiti Meranda e Vannucci 

Il premier Conte e il ministro Salvini
Il premier Conte e il ministro Salvini

“Tre milioni di tonnellate di petrolio sono il fabbisogno annuale del nostro paese. E tre milioni di tonnellate di petrolio sono quelle che sarebbero state oggetto della compravendita all’hotel Metropol…”. Il capo della nostra intelligence estera (Aise) Luciano Carta non avrebbe aggiunto commenti a questa oggettiva considerazione. Che però contiene in sé la considerazione finale: come può essere verosimile una trattativa parallela, fuori dai canali istituzionali, che in un colpo solo esaurisce il fabbisogno nazionale di petrolio? Poco, in effetti. Specie se affidata a tre mediatori con curricula incerti tranne per la paternità politica: leghisti, un po’ massoni, certamente di destra. 

L’audizione di Carta

L’inedito assist arriva al leader della Lega Matteo Salvini dal V piano del palazzo di San Macuto dove ieri mattina, e per tutta la mattina, il presidente del Copasir e i parlamentari membri del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti hanno audito il capo degli 007. Svuotare il caso dal suo eventuale fatto reato vorrebbe dire smontare tutto l’affaire e lasciarlo a terra per quello che per Salvini e il suo staff è sempre stato: un guscio vuoto di millanterie. Il finanziamento illecito alla Lega di 65 milioni sarebbe l’equivalente dello sconto del 4% sul totale della compravendita di quei tre milioni di tonnellate di petrolio nell’arco di un anno. Definire inverosimile il valore commerciale dell’importo significa quantomeno indebolire l’oggetto stesso della corruzione. E quindi l’ipotesi di reato su cui lavora al momento la procura di Milano.  

La minaccia ibrida

In agenda al Copasir l’audizione del direttore dell’Aise c’era da un pezzo. Sul tavolo soprattutto il dossier libico e l’altro dossier collegato, quello dei flussi migratori. Ma era inevitabile che il confronto andasse anche sull’affaire russo. Il direttore dell'Aise ha rimarcato “l’obbligo giuridico per l’intelligence di non interferire con l’autorità giudiziaria vista l’esistenza dell’inchiesta della procura di Milano” e si sarebbe invece dilungato in modo più diffuso sulla cosiddetta “minaccia ibrida” che la Russia mette in campo da qualche anno nei confronti del blocco occidentale e non solo europeo. Da questo fronte non può essere esclusa una reale minaccia per la nostra sicurezza nazionale. Per “minaccia ibrida” gli esperti di intelligence intendono quelle informazioni non vere o parzialmente vere che lanciate e moltiplicate dai social possono agire sul sentiment dell’opinione pubblica, condizionarne umori, priorità ed aspettative e quindi anche la politica interna di un paese.

L’esercito russo, per primo

Per restare alle definizioni, è utile leggerne qualcuna. Nel 2013, il Capo di Stato Maggiore dell’esercito russo, Gen. Valery Gerasimov, stabilisce che “le regole della guerra sono cambiate in modo sostanziale e che in questo stato di guerra costante dove si utilizzano mezzi non militari per raggiungere obiettivi politici e strategici in modo più efficace che attraverso le armi, si devono trovare e sfruttare tutte le vulnerabilità degli avversari in ogni momento e su ogni campo”. Qualche anno dopo la Nato ha definito le minacce ibride come l’utilizzo di mezzi di ogni tipo, in particolar modo di mezzi di propaganda, di movimenti popolari e risorse digitali e di attacchi cyber, con l’obiettivo di destabilizzare le società e le istituzioni dei paesi alleati.

Per quello che se ne sa, anche la diffusione di questi file audio – quanti ce ne sono ancora in giro e di che tipo sono le domande che assillano il quartier generale della Lega – potrebbe essere un tassello di una “minaccia ibrida”. Il procuratore di Milano Francesco Greco di Milano in questi giorni ha tappato la bocca a chi, soprattutto giornali di destra e molto vicini alla Lega, solleva dubbi sull’utilizzabilità dei file audio. “Acquisiti con normali verbali” ha spiegato.

I file audio: il giallo di tempi e contenuti

E’ un fatto che se a febbraio 2019 il settimanale L’Espresso aveva già scritto tutta la storia del Metropol, la procura viene in possesso in quegli stessi giorni del file audio mentre il sito americano BuzzFeed lo pubblica integralmente il 10 luglio, ben cinque mesi dopo.  

Sarà interessante, quando completo, scrivere e raccontare il gioco di spie che si è messo in moto in questi mesi, chi, quali e per conto di chi. Intanto ci dobbiamo limitare ad osservare che ieri la nostra intelligence ha cercato di buttare acqua sul fuoco. Dimenticando invece che intorno agli affari del Metropol ci sono sempre più bugie, forse malintesi o depistaggi. “Il 75% delle spie russe agisce fuori dai confini nazionali” ha spiegato ieri Carta al Copasir. Un magma dove può diventare facile dimenticare la sovranità del Paese mentre si inseguono gli interessi del partito. Dunque da una parte - Lega, parte del governo, parte della nostra intelligence - si cerca di ridimensionare l’incontro del Metropol; ridurre ad una squadra di Totò alle prese con la vendita del Colosseo i tre mediatori italiani (Savoini, Meranda e Vannucci);  ignorare e minimizzare il ruolo di Lombardia-Russia che invece dal 2014 in avanti diventa sempre di più la cabina di regia di affari e business tra Italia e Russia (dove ancora vigono le sanzioni post guerra Crimea) passando dalle regioni del Dunbass (le regioni ucraine filo russe che dal 2014 hanno dichiarato guerra al governo di Kiev).

Timori per ingerenze russe

Quanto legittimi o pericolosi per la sicurezza nazionale possano eventualmente essere certi rapporti nati in queste occasioni, è invece lo sforzo di contestualizzazione che stanno facendo i magistrati della procura di Milano. Senza sottovalutare un dato fornito ieri dal direttore dell’Aise: “Il 75% delle spie russe agisce fuori dai confini nazionali”.

I pm Spadaro e Ruta, coordinati dall’aggiunto Fabio De Pasquale, stanno cercando di dare il giusto ruolo sulla scena a tutti gli attori che emergono giorno dopo giorno, bugia dopo bugia, amnesia dopo amnesia. Dagli accertamenti della Guardia di Finanza emergono ad esempio dettagli sempre più espliciti sul ruolo strategico di Lombardia-Russia e associazioni satelliti. Su come banche e compagnie di idrocarburi russi fossero i principali settori di interesse di convegni e tavole rotonde organizzate a Mosca e dove Salvini era sempre presente. Interessante, anche, come la Lega abbia deciso il cambio al vertice del Forum Italo russo e messo un suo uomo, Ernesto Ferlenghi, già presidente di Confindustria Russia e amico di Claudio D’Amico, il consulente che ha l’ufficio a palazzo Chigi, e Gianluca Savoini.

Le perquisizioni  

Intanto la Guardia di finanza ha perquisito gli altri due italiani seduti al tavolo del Metropol insieme con tre emissari russi di non meglio precisate società petrolifere. Le Fiamme Gialle si sono presentate a casa e in un deposito dove Gianluca Meranda, legale espulso nel 2015 dalla loggia massonica, ha trasferito i suoi documenti in quanto da qualche mese ha dovuto lasciare pure lo studio romano dove lavorava in quanto non pagava l'affitto.

Poi sono andati a Suvereto, provincia di Livorno, dove vive Francesco Vannucci presente al Metropol “in qualità di consulente esperto bancario da anni collaboratore dell'avvocato Gianluca Meranda”. Meranda risulta sicuramente tra gli indagati (con Savoini).

Lo schiaffo di Conte

In tutto questo lo scontro al governo tra Lega e 5 Stelle si fa sempre più duro. Il premier Conte sarà in aula al Senato il prossimo mercoledì (24 luglio) per riferire, come chiesto dal Pd e da altre opposizioni, sui presunti fondi russi alla Lega ma soprattutto sul fatto se certi rapporti possono aver danneggiato la sicurezza nazionale. Il premier infatti ha la delega per l’intelligence. Conte ha così scavalcato Salvini che continua a rifiutare l’invito perché lui “non può perdere tempo su fantasie e spy story”. Se ci mettiamo anche il voto dei 5 Stelle che ha reso possibile l’elezione di Ursula von der Leynen (“la continuità con Merkel e Macron” è la definizione di Salvini) alla guida della Commissione europea, si capisce perché anche ieri fonti parlamentari della Lega parlassero di  “sabotaggio”, di “baratto in cambio di qualche poltrona”, di situazione “sempre più avvitata”, di “posizioni sempre più distanti” tra i soci di maggioranza. Di un crisi, insomma, considerata tra le cose sicure, “è solo questione di tempo”.  Decisivi saranno un nuovo vertice domani sulle Autonomie e il passaggio in aula del decreto sicurezza 2. Che però è ancora fermo in Commissione alla Camera dove il Pd fa ostruzionismo per avere in aula Salvini (“non si può mandare in aula un decreto a prima firma di un ministro che non intende rispondere al Parlamento”).

“Come alla Duma russa”

Poi magari un giorno, a forza di dire che cade, il governo cadrà anche. Finora non c’è dubbio che sono state soprattutto tattiche e messinscena. Stefano Ceccanti, deputato Pd che siede in Affari Costituzionali e attento osservatore delle dinamiche tra le due forze di maggioranza, la mette così: “Da qui non c'è traccia di nessuno di quegli scontri tra M5s e Lega che abbondano nelle agenzie di stampa. Tutto procede in modo assolutamente blindato, come se fossimo alla Duma russa, per fare un paragone a caso”.