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Rush finale di campagna elettorale. Il governo vara il decreto sulle liste d'attesa, l'opposizione: "Una truffa"

Tra proteste e incognita astensione, rivendicazioni e decreto last minute acchiappavoti, siamo arrivati agli ultimi giorni prima del voto

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Raffaele Fitto, ministro per gli affari europei (Ansa)
Raffaele Fitto, ministro per gli affari europei (Ansa)

Ultimi scampoli di campagna tra proteste, rivendicazioni e decreto last minute acchiappavoti. Succede tutto questo a poco meno di 72 ore dall’apertura dei seggi. Domenica notte si faranno i conti su chi avrà vinto e su chi avrà perso, nell’attesa i singoli partiti provano a massimizzare i consensi. Le maggiori preoccupazioni risiedono in un’astensione mostre che potrebbe essere alla fine determinante, così da spostare gli equilibri da una parte o dall’altra, e nel voto al Mezzogiorno, dove il voto è più che volatile, basti vedere cosa è successo negli ultimi 5 anni.

La posta in gioco

In questo contesto il governo Meloni si gioca tanto, visto che ha reso la competizione come il girone di ritorno delle elezioni politiche. Raffaele Fitto, ministro degli Affari Ue, depotenzia il responso delle europee: «Non è una corsa tra le diverse circoscrizioni, quello che ci interessa è un dato nazionale che possa confermare il dato delle elezioni politiche di un anno e mezzo fa e che possa anche dare un elemento di stabilità ulteriore per il governo». E sugli alleati sottolinea come sia «chiaro che ognuno sostiene i propri punti come è giusto che sia - ha aggiunto - perché si vota con la proporzionale ma non è in discussione in alcun modo la compattezza della colazione». 

Il decreto sulle liste d’attesa

Il governo, nel frattempo, vara un decreto legge e un disegno di legge, in materia di sanità per tagliare le liste di attesa introducendo la possibilità di fissare visite ed esami anche nel fine settimana, prolungando gli orari, innalzando le tariffe per i medici, istituendo «una piattaforma nazionale di monitoraggio e centri di prenotazione unici che agevolino il coordinamento di prestazioni pubbliche e private convenzionate». E proprio su questo Meloni punge gli avversari con un video sui social: «La sanità e le liste di attesa sono chiaramente di competenza delle regioni dalla riforma del 2001 fatta dalla sinistra e noi abbiamo fatto la nostra parte». 

Solo una mancia elettorale?

La mossa dell’esecutivo polarizza il dibattito. Perché il provvedimento sembra solo una mancia elettorale. Che differenza c’è, per dire, tra questo provvedimento taglia-code nella sanità e quello del 1998 che però non ha mai dato benefici? «Che i cittadini - risponde il ministro della Salute Orazio Schillaci - se trovano code e hanno urgenza, potranno rivolgersi al privato con i prezzi del pubblico o alle strutture convenzionate». E ancora: «Conto che questa volta funzioni perché ci saranno monitoraggio e controllo delle prenotazioni». Seguono criticità sulle risorse stanziate, al punto da far pensare a una mancia elettorale. Non a caso nel corso della conferenza stampa viene chiesto al ministro: quante risorse reali e immediate il governo è riuscito a mettere vista la lunga interlocuzione con il Ministero dell’Economia? «Il costo della defiscalizzazione degli straordinari che i medici vorranno fare per aumentare il numero delle visite specialistiche è stato stimato in 250 milioni».

Schlein: “Un decreto truffa”

Risulta evidente che i 4,5 milioni di italiani che non riescono a curarsi sono un problema che non può essere risolto con 250 milioni visto che mancano 35 mila medici e 45 mila infermieri per soddisfare il fabbisogno degli infermieri. 

Su queste note sbottano le opposizioni. La più dura è la segretaria del Pd che arriva a parlare di decreto «truffa»: «E' un decreto fuffa quello con cui pensano di affrontare le liste di attesa per cui gli italiani aspettano anche due anni per una gastroscopia senza mettere risorse, la presa in giro che hanno fatto ai cittadini a 5 giorni dal voto. Non lo dico soltanto io o il Partito democratico, lo dicono le regioni della destra e gli esperti che è un decreto fuffa con dentro delle misure già previste e senza mettere un euro in più, anzi si cerca di facilitare il privato quando per affrontare strutturalmente le liste di attesa, lo sanno tutti, bisogna evitare che si svuotino i reparti».

Conte contro l’austerità europea

E poi aggiunge con un filo di malizia: «La nostra campagna in tutta Italia sulla sanità pubblica ha sortito il primo effetto prima del voto: abbiamo costretto il governo ad ammettere che avevamo ragione noi, che non ci sono risorse sufficienti ad abbattere le liste di attesa». Dello stesso tenore la reazione del leader del M5S Giuseppe Conte che ieri è stato a Campobasso e si appresta all’ultimo tratto di campagna elettorale che concluderà venerdì a Palermo: «Gli italiani attendono 31 ore per un Pronto soccorso e file lunghissime per un qualsiasi esame. La politica di governo scopre la sanità solo in campagna elettorale. Noi siamo stati gli unici - aggiunge - a dire anche per la pace no alle armi, no a nuovo invio militari e siamo gli unici che si batteranno in Europa contro l’austerità e per ridurre l'orario di lavoro a 32 ore a parità di salario. Con questo governo i cittadini piangono e le banche ridono. Il Movimento 5 Stelle si batterà per tutelare i cittadini e non le banche e i poteri forti». Insomma, le distanze tra maggioranza e opposizione. E l'impressione, nemmeno tanto velata, è che resteranno anche all'indomani delle europee quando le coalizioni faranno i conti. E la maggioranza valuterà o meno se intervenire sulla squadra di governo.

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
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