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Riecco i nostalgici del governo Conte 2: chi vuole l'alleanza tra PD e l'avvocato del popolo

E spunta l'ipotesi Speranza per la Basilicata

di G.A. Falci   
Riecco i nostalgici del governo Conte 2: chi vuole l'alleanza tra PD e l'avvocato del popolo

«Il governo Conte 2 non è mai morto» sorride chi nei giorni della fine dell’esecutivo dell’avvocato del popolo tifava per la sua permanenza. È stato in letargo per tre lunghi anni quell’esperienza di governo. Passata di moda, superata dall’esecutivo dei migliori di Mario Draghi,  e poi ancora dal gabinetto di Giorgia Meloni. Eppure i nostalgici di quel governo ci hanno sempre creduto che la strada giusta sarebbe stata rappresentata da un’alleanza tra i democratici e i grillini. 

La notte di lunedì, in Sardegna,  il giallo e il rosso ritornano di moda. E non c’entra nulla il tifo per la Roma di Dybala e Lukaku.  Dario Franceschini, per dire,  ha tirato un sospiro di sollievo e ha accennato un sorriso. L’ex ministro della Cultura non ha bisogno di presentazioni. È un prodotto della nidiata democristiana di  Benigno Zaccagnini. Un Dc di sinistra, si sarebbe detto con le vecchie categorie della politica. Ma oggi è tutta un’altra storia. Franceschini c’è sempre, è un decano del Parlamento, risiede nel Pd dove ha un ruolo di capocorrente  di Areadem e continua a essere convinto che i grillini siano soltanto degli «amici» da istituzionalizzare. 

E così proprio a mezzanotte di lunedì  l’ex ministro della Cultura si è servito di X per dire la sua e per felicitarsi del risultato sardo. A proposito non parlava da tempo. Nessuna intervista, nessun intervento in aula. Silente come solo i democristiani della vecchia scuola sanno fare. «La Sardegna indica che la strada imboccata tra mille difficoltà nel settembre del 2019 era quella giusta».  Boom. E non è il solo.  È riapparso anche Goffredo Bettini, ideologo del Pd e grande consigliere di Conte al punto da definirlo «punto di riferimento dei progressisti italiani»: «La vittoria del centrosinistra in Sardegna e il risultato del Pd, primo partito, hanno un rilievo politico di grande rilevanza, anche in riferimento alla tenuta dell'attuale governo. Consolida una ripresa e apre a ulteriori speranze. È merito delle compagne e dei compagni sardi, del loro gruppo dirigente, della spinta che la segretaria Elly Schlein ha dato alla nostra battaglia». 

Una premessa cui segue l’idea di coalizione del futuro del centrosinistra: «È grandemente merito anche della coalizione unitaria. Nata non da un appello politicistico, ma da una discussione graduale, intensa, aperta e chiara sui programmi da realizzare e sul merito dei problemi fondamentali della Sardegna. Naturalmente la prima protagonista di questa vittoria è stata la nostra candidata Alessandra Todde, una donna del Movimento 5Stelle, forte, intelligente e di sostanza. E che ha saputo rappresentare l'insieme della alleanza che ha prevalso». 

I nostalgici del Conte 2 ci credono, sognano il ritorno della grande alleanza giallorossa che ha tenuta la barra dritta nei mesi drammatici del Covid. Salvo poi cedere il passo, teorizzano, perché quel guastafeste di Matteo Renzi ha ritirato il sostegno. E adesso ci riprovano, più di prima. Sperano insomma nella crisi della maggioranza di centrodestra servendosi dell’onda lunga sarda. 

La vittoria in Sardegna, dunque, riconsegna le chiavi della coalizione ai Franceschini e Bettini e a Conte. Non a caso ricompare un altro dei protagonisti di quella stagione, Nicola Zingaretti. All’epoca era il segretario del partito e il presidente della Regione Lazio, regione laboratorio per l’asse giallorosso. «L’unità non è solo aritmetica, vuol dire anche dare credibilità al progetto di alternativa. Altrimenti se siamo divisi gli elettori restano a casa perché non ci reputano portatori di un progetto concreto e alternativo di Governo. Questo non vuol dire annacquare le identità, ci si allea tra diversi, non tra uguali, altrimenti non servirebbe ad allargare. Abbiamo bisogno della volontà a tutti i costi di lavorare a un compromesso avanzato». 

E riappare alla stessa maniera Francesco Boccia. In realtà, lui non si è mai eclissato. È stato uno dei registi dell’ascesa di Schlein alla segreteria del Nazareno ed è stato uno dei più leali ministri del Conte 2. Boccia oggi riveste il ruolo di capogruppo al Senato del Pd e non ha mai nascosto di prediligere l’asse con i 5Stelle. «È  vero che le elezioni amministrative hanno una valenza locale. Ma se i leader nazionali sono andati a sostenere Truzzu vuol dire che quel voto aveva una valenza nazionale. A me pare che la destra questa mattina si stia arrampicando sugli specchi. Il risultato sardo ci dice che Solinas aveva lavorato male ma che Truzzu è stato una scelta sbagliata. Il voto di Cagliari nei suoi confronti è stato impietoso. Noi non ci esaltiamo. Abbiamo un lavoro lungo da fare. Oggi al governo c'è una destra che sta mettendo ai margini il nostro paese in Europa e che, ho l'impressione, si sta chiudendo in un bunker. Scegliendo temi identitari e omettendo temi scomodi che evidentemente hanno fatto pagare un prezzo alla coalizione di destra. Il Pd sì è comportato in maniera responsabile tenendo unita una alleanza che ha vinto. In questo anno il Pd ha 'cucito' per costruire l’alternativa». Il clima sembra essere favorevole.

Anche i riformisti del Pd che aspettavano al varco Schlein si sono dovuti ricredere. O comunque hanno deposto le armi per il momento. Ecco perché la vittoria in Sardegna è un risultato spartiacque. Dalle parti del Nazareno l’impressione è che sia iniziata la parabola discendente del melonismo. Vietato sbagliare. A cominciare dall’Abruzzo dove la coalizione di centrosinistra è al gran completo. E vietato sbagliare anche in Basilicata dove si vota il prossimo 21 aprile.  Per il nome dello sfidante di Vito Bardi - governatore di Forza Italia uscente, confermato dal centrodestra come candidato alla Presidenza - 50 "liberi cittadini lucani" hanno inviato una lettera aperta alla segretaria del Pd, Elly Schlein, al presidente del M5s, Giuseppe Conte, "e a tutte le forze progressiste", per chiedere che sia Alberto Iannuzzi - presidente della Corte di appello di Potenza, in procinto di andare in pensione - a guidare la coalizione di centrosinistra. Un appello che sta riscuotendo «incredibili consensi» e i promotori hanno quindi deciso di aprire una raccolta firme. Ma l'imprenditore di Senise (Potenza), fondatore della cooperativa Auxilium - in campagna elettorale dallo scorso 16 dicembre - non sembra essere gradito ai 5Stelle. Ecco perché, da alcuni giorni, in particolare dopo la vittoria in Sardegna, il Movimento e una parte sempre più consistente dei dem  stanno aumentando il «pressing» su Roberto Speranza. Che proprio del governo giallorosso è stato uno dei massimi registi. Un nostalgico anche lui del governo Conte 2.

 

di G.A. Falci   

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